CONTINUA LA TERZA GUERRA MONDIALE SCATENATA DA USA E ISRAELE

ATTACCO ALL’IRAN:
Siamo a dieci giorni dalla nuova ondata di attacchi contro l’Iran dopo la “guerra dei dodici giorni” dello scorso giugno. Indipendentemente dal giudizio politico che ognuno di noi può esprimere sulla Repubblica Islamica (il nostro di SGB è sempre stato estremamente negativo) l’intero movimento dei lavoratori deve condannare questa ennesima avventura militare di Trump e Netanyahu, appoggiati dai loro servi europei (Meloni in testa) e dalle monarchie sunnite del Golfo.
Le forze armate americane e israeliane continuano a sganciare migliaia e migliaia di bombe e di missili sul territorio iraniano. Trump e Netanyahu (entrambi in forte crisi di consenso elettorale interno), giustificano la riapertura di questo fronte di guerra con la necessità di impedire a Teheran di realizzare la bomba nucleare, ipotesi al momento del tutto esclusa dalle NU e di sostenere il terrorismo (l’Iran sciita non ha mai avuto nulla da spartire con il terrorismo islamico). Nelle stesse ore in cui i soliti politicanti italiani ed europei si sgolavano per spiegare la necessità di un regime change in Iran a favore della libertà delle donne, 165 bambine iraniane venivano uccise e 96 rimanevano ferite sotto il bombardamento della scuola in cui si trovavano (altre 35 si aggiungeranno successivamente). Il conflitto si è subito allargato a macchia d’olio in tutta l’area giungendo anche in Europa con l’attacco alla base militare britannica di Cipro. I colpi di coda dell’impero americano in declino (che anche con questa guerra, continua a provocare la Cina, uno dei principali importatori del petrolio iraniano) e le ambizioni ultra-imperialiste di Israele in tutto il Medio Oriente, stanno accelerando la catastrofe mondiale. Secondo i comunicati di Trump, la prima fase dell’offensiva sarebbe stata un successo: i vertici della Repubblica Islamica sarebbero stati tutti decapitati, i centri di comando demoliti, la difesa contraerea decimata e l’arsenale devastato. Dal campo di battaglia arrivano però anche altre notizie. Colpire l’Iran per Israele non sembra così facile come uccidere i bambini di Gaza. L’Iran è un paese gigantesco, grande cinque volte l’Italia. La risposta degli Ayatollah non si è fatta attendere: contro Israele sono state dirette ondate composte da nove a trenta missili balistici per volta, perforando, in almeno due occasioni, lo scudo contraereo Iron Dome. Basi americane, centrali elettriche, raffinerie di petrolio, alberghi di lusso sono stati pesantemente attaccati dalle forze iraniane in Giordania, Qatar (che ospita il Comando centrale USA in Medio Oriente e le piste di partenza dei caccia USA), Emirati, Bahrein (che ospita la V flotta americana), Arabia Saudita, Kuwait (dove il fuoco “amico” ha abbattuto tre velivoli americani) e Kurdistan iracheno. È notizia del 6 marzo, la rivendicazione dei Pasdaran di aver colpito la base americana negli Emirati dalla quale sostengono sia partito l’attacco alla scuola femminile di Minab. Tre petroliere hanno incassato razzi mentre cercavano di superare lo Stretto di Hormuz (chiuso della autorità iraniane) e un drone sottomarino ne ha squarciata un’altra davanti all’Oman. A parte i più che comprensibili caroselli di auto per festeggiare l’uccisione di Khamenei, non si è finora registrata alcuna scintilla di rivolta per il regime change. Quello che è certo è che ancora una volta saranno i lavoratori pagare il prezzo più salato della guerra con aumento dell’inflazione (soprattutto su bollette e benzina) e perdita di posti di lavoro. Secondo gli analisti di Capital Economics, l’Europa pagherebbe con tre decimi in più di inflazione l’avventura sionista-americana. Sui mercati valutari soffrono soprattutto i titoli del trasporto aereo considerata la paralisi dei grandi hub del Golfo. Soffrono anche il turismo internazionale e dei grandi eventi (è probabile che venga annullata la Formula 1 in Bahrein) ed il settore del credito. Vanno in controtendenza le aziende della difesa e quelle dell’energia, soprattutto americane. E come generalmente accade, in fasi di volatilità, vengono apprezzati i beni rifugio come l’oro, il dollaro e i titoli di Stato americani.
Il movimento dei lavoratori deve scendere in piazza contro il governo Meloni che non ha condannato nemmeno l’eccidio alla scuola femminile di Minab! Lo Stato italiano, sempre più servo di USA e Israele, non deve mettere a disposizione le basi sul territorio nazionale e deve ritirare tutti i mezzi finora forniti a questa scellerata avventura. Diversamente significa esporre la popolazione italiana a forti pericoli di ritorsione.
NO ALLA GUERRA, NO ALLA NATO!
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