Sindacato SGB

Sindacato Generale di Base

La periferia non è un luogo da compensare con un museo

Al quartiere Pilastro di Bologna, noto anche come zona con più alta densità di edilizia popolare in città, sta per arrivare l’ennesima colata di cemento. Un progetto che promette un “museo”, sacrificando spazio verde e spazio pubblico.

Un parco non è uno spazio vuoto da riempire: è vita, è incontro, è aria per i bambini e per gli anziani che vivono quotidianamente il quartiere.

Dopo il flop del mancato arrivo del tram, il Comune sembra essersi improvvisamente “ricordato” del Pilastro.

Un museo calato dall’alto come retorica e inconsistente risposta ai problemi della periferia.

Una periferia, quella del Pilastro, già in sofferenza per le promesse annose e mai mantenute dai vari mandati di Governo Comunale, non ha davvero bisogno di questa beffa.

Difendere il parco in maniera pacifica, come sta accadendo in questi giorni (diversamente da quanto riportato dal mainstream dell’opinione pubblica e dei media), significa difendere spazi di socialità, di gioco e di respiro del quartiere, conosciuto per la sua complessità, ma anche per la forte solidarietà fra le persone che lo contraddistingue da mezzo secolo.

Per questo si chiede di fermare la costruzione del Muba ed aprire un confronto reale e leale, con i residenti sul progetto in fieri per dare davvero voci a coloro che sono gli attori quotidiani di quello spazio, e che oggi invece sono lasciati dietro le quinte, imbavagliati.

Sotto questi alberi tagliati di cui qualcuno parla come fossero “rami secchi “si svolgono(svolgevano) attività scolastiche, letture all’aperto, feste. Le scuole partecipano al progetto Scuole Aperte, che promuove l’educazione all’ambiente e alla comunità. Come è possibile da una parte realizzare progetti scolastici all’aperto e dall’altra surrogare il parco con un edificio in cemento di dimensioni spropositate e sviluppato su tre piani? I bambini nell’indicare i loro luoghi preferiti del parco sottolineano l’importanza del verde ed in particolare degli alberi ritenuti fondamentali per il loro benessere.

La questione ambientale è però solo una parte di questa protesta, centrale è come detto, la richiesta di maggiore partecipazione alle decisioni, e la netta sensazione che l’intervento innescherà, anche al Pilastro, dinamiche di valorizzazione e speculazione immobiliare già viste altrove in città, le scelte che ci riguardano sono già state prese altrove, l’importante è non perdere il finanziamento del PNRR del Pilastro, e dei residenti, bambini, e insegnanti che vi operano, non importa davvero a nessuno!

Non siamo contro al museo, ma sappiamo indubbiamente che questa non è la via da percorrere per la sua eventuale realizzazione, non di certo attraverso la cementificazione e la privatizzazione dei servizi: a tutt’oggi infatti non è chiara la futura gestione di questa struttura, viene annunciato che sarà a “guida pubblica”, tale locuzione non convince affatto , appare invece la ormai consueta operazione, o manipolazione, per sedare gli animi dei sostenitori della protesta, ben consapevoli di quale sia la differenza fra una struttura pubblica in senso pieno, con personale assunto e gestione DIRETTA dell’ente, e la fumosa definizione “gestione pubblica”.

Il precedente della Biblioteca Lame, passata dalla gestione diretta comunale a gestione diretta delle cooperative, gli abitanti e gli insegnanti di un’altra zona a massiccio tessuto popolare della città, se la ricordano ancora.

Inoltre, come SGB, sappiamo perfettamente che oggi il sottodimensionamento voluto dal Comune di Bologna, (che non riesce a trovare i soldi per aumentare gli stipendi ai dipendenti), colpisce in particolare proprio musei, biblioteche civiche e SET (servizi educativi territoriali), chi lavorerà dunque nei nuovi spazi annunciati al Pilastro, se già oggi manca personale per garantire l’apertura regolare dei servizi citati esistenti?
Risposta: con ogni probabilità qualche dipendente di cooperativa a banca ore.

Rifiutiamo ancora una volta, come accaduto alle Scuole Besta, la narrazione manichea e stigmatizzata “dei buoni e dei cattivi”, ribadiamo invece a gran voce, con mani alzate e disarmate, che questo parco urbano rappresenta il simbolo di un conflitto più esteso sulla città che Bologna vuole essere.

Bologna, 9/03/2026
Sindacato Generale di Base

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