Firmato il contratto per i lavoratori della scuola
Nell’attesa della discriminazione salariale dei docenti, ancora una volta
LA MONTAGNA PARTORISCE IL TOPOLINO

Sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali, da diversi giorni, si leggono titoloni sugli imminenti aumenti stipendiali per gli insegnanti della scuola statale.
Dopo mesi di contrattazione senza lotta, si è giunti alla firma all’ARAN del CCNL Istruzione e Ricerca per il biennio 2022-24, tra MIM e 5 sindacati su 6.
Finite da un pezzo le elezioni RSU, la UIL torna alla firma, non ha più bisogno (al momento) di ulteriori pagliacciate. La CGIL non ha firmato ma non per questo torna ad essere credibile dopo aver sottoscritto per decenni tutti gli altri contratti a perdere.
Come da copione, ministro e sindacati firmatari danno i numeri in totale libertà.
Gli aumenti ammonterebbero a circa 150 euro medi mensili per i docenti e 110 per gli ATA, per 13 mensilità, in base all’anzianità di carriera. Gli arretrati corrisponderebbero a 1.948 euro per i docenti e 1.427 per il personale Ata.
Non viene mai ricordato che questi “aumenti” non coprono nemmeno un terzo dell’inflazione cumulata in questi anni (l’incremento stipendiale è di circa il 6% mentre l’inflazione è poco sotto il 18%) e sono al lordo dell’imposta (l’abbassamento dell’aliquota Irpef dal 35 al 33%, se venisse confermato in Parlamento dalla legge di bilancio 2026, porterà una parziale riduzione del prelievo fiscale ai redditi compresi tra 28 e 50mila euro ma assolutamente nulla ai redditi al di sotto di 28.000 euro).
Inoltre, il 60% degli arretrati è stato già corrisposto sotto forma d’indennità di vacanza contrattuale.
Sulla parte residua (40%) che sarà pagata, ancora una volta, con un triennio di ritardo ai lavoratori, ovviamente non c’è nessun interesse moratorio o ristoro risarcitorio, come se fosse una cosa normale.
Questo rinnovo contrattuale sembra quasi una vendetta di Valditara e dei sindacati servi contro i lavoratori della scuola per la massiccia adesione agli scioperi, indetti dai sindacati di base, contro il genocidio in Palestina ed il riarmo in Europa.
Gli insegnanti italiani, dopo tre anni di governo Meloni, continuano ad essere i meno pagati d’Europa.
Ma per pochi eletti, qualcosa potrebbe cambiare. Entra nel Contratto il nuovo sistema di formazione “incentivata” dei docenti, una forma di legalizzazione del clientelismo salariale voluta dall’ex ministro Bianchi del PD. Solo una parte minima dei docenti (generalmente quella nelle grazie del dirigente) sarà ammessa a questa formazione, per lo più farlocca, al termine della quale avrà un aumento di stipendio.
Dal 2026/27 è infatti prevista la partenza dei cicli triennali di formazione, che non sarà certo di libera scelta del docente (con buona pace della libertà d’insegnamento), ma saranno tarati o sullo svolgimento delle attività aggiuntive (le funzioni strumentali già oggi previste o il ruolo di tutor e orientatore) oppure sul rafforzamento dell’offerta formativa. In base a quanto contenuto nell’atto di indirizzo per il Ccnl 2022/24, chi supererà con una valutazione positiva il primo triennio otterrà una prima “una tantum” e lo stesso accadrà alla fine del secondo. Chi terminerà anche il terzo ciclo triennale vedrà l’incentivo economico trasformarsi in strutturale.
Tutto questo mentre le Nuove Linee Nazionali ed il DDL Gasparri (secondo cui tutti i docenti antisionisti dovrebbero essere sottoposti a sanzioni disciplinari) vogliono riportare indietro l’orologio della Scuola esattamente di un secolo.
Leggi qui l’ipotesi di accordo: https://www.aranagenzia.it/wp-content/uploads/2025/11/2025_11_05_I_L_CIR_2022_2024-_completo.pdf
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