CONTRATTO SANITA’ – Non si cambia di una virgola. BOTTE AI POVERI!
SANITA’ – Pubblico Impiego. Oltre il 10% di perdita dell’inflazione

Il 27 ottobre 2025 è stato ratificato il CCNL comparto sanità sancito con la preintesa del 18 giugno da CISL, Nursind, Nursing up e Fials. CGIL E UIL non hanno firmano, ma tanto hanno avallato i CCNL precedenti, contribuendo insieme agli altri a trasformare i dipendenti della sanità in “poveri con il lavoro”. E la Uil sta già firmando tutti i contratti non firmati prima delle elezioni Rsu.
Come previsto, “niente di nuovo sul fronte occidentale”, anzi. Si confermano dunque i due spicci di aumento tabellare a lavoratrici e lavoratori, nonché gli incrementi ben al di sotto della linea di inflazione: morale della favola, ecco gli stipendi più bassi d’Europa.
Ricordiamo le cifre: Un livello medio di infermiere (Area dei professionisti della salute) a valere dal 01 01 2025 avrà a regime un aumento di 135€ mensili tabellari + un aumento dell’indennità di specificità infermieristica, che passerà a 87,79€ mensili per 12 mensilità.
Un livello medio OSS (Area degli Operatori) che avrà a regime un aumento di 120€ mensili + l’indennità di tutela del malato, che passerà a 43,51€ mensili per 12 mensilità.
Un’ostetrica livello medio (Area professionisti salute – profilo ostetrica) prenderà un aumento del tabellare di 135€ mensili + l’aumento dell’indennità di specificità che passerà a 87,79€ mensili per 12 mensilità. In definitiva le indennità aumentano di pochi spiccioli e complessivamente stiamo parlando di aumenti LORDI. Peraltro, da queste cifre vanno decurtate le quote, già erogate in busta, relative alla indennità di vacanza contrattuale (IVC) e di anticipo rinnovo contrattuale. E soprattutto per gli anni 2022 e 2023 non sono previsti arretrati. Quindi a novembre non è prevista l’erogazione di tutto il dovuto ai dipendenti.
Inoltre, il governo non vuole certo bene ai lavoratori: nella Finanziaria in approvazione, la riforma spacciata per la classe media: nessun aumento per chi guadagna fino a 28.000 euro. Zero. Per i redditi di 30.000 euro, ben 3 euro lordi al mese.
Non solo, chi dovesse superare i 28.000 euro di reddito per via dei 2 spicci contrattuali, infermieri o raramente Oss, perde il diritto al bonus irpef, senza alcuna clausola di salvaguardia, tagliando ulteriormente gli “aumenti”.
Il nulla. L’ennesimo contratto a perdere, che lascia a casa per tutti oltre il 10% di inflazione. Basta!
Questa la conseguenza delle politiche governative, che destina il 5% del PIL + 12 miliardi nel prossimo triennio al RIARMO INCONTROLLATO, togliendo risorse a SANITA’, SCUOLA e TRASPORTI.
Le altre indennità rimangono ferme al palo! Non un euro di più! Per le lavoratrici e i lavoratori della sanità il futuro è fatto di poco e niente.
Fin qui il Contratto per la parte economica. Per il resto, i problemi rimangono gli stessi, nonostante il Contratto formuli la “promozione di modalità di lavoro che consentano migliore armonizzazione con la vita privata e familiare”. Nei fatti le assunzioni, soprattutto di Operatori Sociosanitari e a seguire di infermieri e medici, sono e saranno ben al di sotto del fabbisogno di personale nei presidi ospedalieri, nei territori, spremendo allo stesso tempo chi al lavoro c’è già e a fronte di una popolazione sempre più anziana e bisognosa.
Invece di prendere atto della carenza endemica di lavoratori si istituiscono figure nuove come l’educatore socio-pedagogico – senza che se ne conosca l’inquadramento stipendiale e le mansioni, anziché valorizzare il già presente Educatore professionale, figura fondamentale – e l’assistente infermiere, un ibrido fra un OSS e un infermiere. Avvolta nel dimenticatoio la figura dell’OSS con formazione complementare, sparita nel nulla benché molti siano gli operatori in possesso di tale qualifica volutamente mai introdotta nelle AUSL.
Viene ampliata la possibilità di attivare la pronta disponibilitàfino a 9 turni al mese per il periodo estivo (non potevano essere più di 7), mettendo nero su bianco “criteri di flessibilità” che sanciranno di fatto il ricorso a questo istituto anche in caso di ferie del personale, malattie, L.104, come del resto succede anche adesso.
Inoltre, vengono riformulate in CCNL le prestazioni aggiuntive, anche qui per “fronteggiare la carenza di organico ed abbattere le liste di attesa”. Viene spinta l’attività a ore “extra officio” che poi diventa la norma, solo per le professioni sanitarie cui spetterà una tariffa oraria non inferiore ai 50€ lordi.
Ciò significa che comunque verranno coinvolti loro malgrado gli operatori sociosanitari (o gli assistenti infermieristici) nel lavoro di équipe, i quali verranno pagati, invece che con prestazioni aggiuntive, con straordinario o altre formule che eroderanno i già poveri fondi a discapito della premialità.
Si introduce la possibilità per gli infermieri di praticare la Libera professione tramite una sorta di “emolumento libero-professionale” (un intramoenia di fatto) che, accanto alla libera professione vera e propria – come la nuova Attività di collaborazione o le Attività esercitabili dal personale sanitario al di fuori delle strutture dell’Azienda – ci portano verso la sempre più forte privatizzazione della sanità pubblica.
Ma è veramente questo che vogliono i lavoratori? Sempre al lavoro con sempre meno tempo per la propria vita privata?
Veramente crediamo che le “Politiche e strategie per l’invecchiamento del personale” contenute nel CCNLe destinatea coloro che hanno superato i 60 anni di età – con il possibile esonero dai turni notturni, dai servizi di pronta disponibilità, trasformazione da tempo pieno a tempo parziale, riduzione della durata del turno – verranno praticate all’interno di Aziende che assumono col contagocce? Come si concilieranno queste “buone intenzioni” con la carenza di personale e con il sempre maggior ricorso a aumento delle Pronte Disponibilità, Prestazioni aggiuntive, rientri, straordinari, godimento ferie a ore (incostituzionale, fra l’altro) e ore accumulate, congelate e scongelate a piacimento delle Aziende?
Botte ai poveri dunque. Ma la nostra soluzione è semplice:
STIPENDI IN LINEA CON IL RECUPERO INFLAZIONE E ADEGUATI AL COSTO DELLA VITA, ovvero seri aumenti salariali nell’ordine di 300/400€ mensili NETTI al mese per garantire salari dignitosi.
ASSUNZIONE DI PERSONALE –questo è sì l’investimento più ragionevole per abbattere le liste di attesa, soddisfare i riposi, il diritto alle ferie, ai permessi e ai congedi, invece di far accumulare ferie e poi farle smaltire “a ore”.
DOVEROSA CONCILIAZIONE FRA TEMPO DI VITA E TEMPO DI LAVORO;
INTRODUZIONE DI UNA VERA SETTIMANA CORTA(e non quella che sarà opzionale, e solo per il personale amministrativo, prevista dal nuovo contratto, con la possibilità di coprire le 36 ore settimanali su 4 giorni anziché 5, con rimodulazione e diminuzione delle giornate di ferie totali) A PARITA’ DI SALARIO;
POSSIBILITA’ PER TUTTE E TUTTI DI CRESCITA PROFESSIONALE.
Nulla di tutto ciò è presente nel nuovo contratto. Anzi, si avranno dipendenti costretti a lavorare molto di più per avere molto di meno, sempre più stanchi e avviliti dallo smantellamento del SSN verso una progressiva privatizzazione della sanità.
Se le lavoratrici e i lavoratori non faranno sentire forte la loro protesta, sarà sempre peggio.
Allora, opponiti all’ennesimo contratto spazzatura e mobilitati contro le politiche di sfruttamento, contro i salari da fame, contro il riarmo che toglie risorse alla sanita’!
VISUALIZZA QUI IL TESTO COMPLETO DEL CONTRATTO: https://www.aranagenzia.it/wp-content/uploads/2025/10/2025.10.27-CCNL-comparto-definitivo-3.pdf
Il 28 NOVEMBRE SCIOPERA!
Per contatti: b.pecchioli@sindacatosgb.it – m.manella@sindacatosgb.it
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