AI LAVORATORI NEMMENO LE BRICIOLE

MANOVRA DA 18 MILIARDI DI CUI 8 MILIARDI A FAVORE DELLE IMPRESE
GRAZIATE COME AL SOLITO BANCHE E ASSICURAZIONI
Tutti sanno che l’Italia è l’unico paese dell’UE dove i salari, nell’ultimo trentennio, sono diminuiti.
Giorgia Meloni, che aveva vinto le elezioni politiche nel 2022 per “abolire la riforma Fornero” e per “rompere con i diktat dell’UE” si conferma, anche con questa legge di bilancio 2026, il capo di governo più europeista e atlantista d’Occidente, eseguendo alla lettera la politica del rigore dei conti pubblici e dell’economia di guerra dettati da Bruxelles e da Washington.
ED I SALARI? La manovra, al momento approvata in Consiglio dei ministri, ammonta a circa18,7 miliardi ma per i salari non si arriva ai 2 miliardi di euro.
L’abbassamento dello scaglione Irpef dal 35 al 33% per i redditi da 28mila a 200mila euro è per lo più una truffa propagandistica.
Secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica, si tratta di un “contentino che arriva dopo che, tra il 2022 ed il 2024, tutti i lavoratori dipendenti con imponibile sopra i 35mila euro hanno subìto per effetto della maxi-inflazione degli scorsi anni, un salasso (anche fiscale) pesantissimo quantificato in 25 miliardi e che l’intervento annunciato dal governo è lontano, anni luce, dal compensare”.
Una vera e propria presa in giro che non porterà nulla nelle tasche di chi guadagna fino a 28.000 euro annui e restituirà ben 3 euro al mese a chi guadagna intorno ai 30.000 euro.
Sempre per fingere di bilanciare l’inflazione, la manovra detassa al 5 percento esclusivamente gli “incrementi salariali” che verranno dai nuovi contratti per i redditi fino a 28 mila euro.
Per farci ridere, il Corriere della Sera e la Confindustria, hanno prontamente lanciato l’allarme del “ritorno alla scala mobile” e del solito spettro della “spirale inflazionista”.
Le cose stanno invece in tutt’altro termini, come ha correttamente ricordato in questi giorni la Feder Manager Lombardia, un’associazione non propriamente proletaria: “negli ultimi 30 anni l’inflazione cumulata ha eroso il 50% del potere d’acquisto dei dipendenti”.
Salari più bassi e prezzi più alti: è questa la spirale che abbiamo conosciuto in Italia!
E LE PENSIONI? Analogo discorso per le pensioni minime, che dopo esser state anch’esse falcidiate dall’inflazione riceveranno poco più di 10 euro netti.
La tendenza alla pensione sempre più povera si unisce all’obbligo di restare al lavoro più a lungo.
Si andrà a 68 anni e si intravede ormai la soglia dei 70, con buona pace delle promesse elettorali di Meloni e Salvini che parlavano di abolire la Fornero.
E LE IMPRESE? Le cose andranno molto meglio per gli imprenditori che godranno di altri 4 miliardi di agevolazioni (senza alcuna contropartita certa in termini d’investimenti e assunzioni) e per quelli che hanno debiti col fisco, i quali, potranno beneficiare della quinta rottamazione delle cartelle esattoriali, senza pagare sanzioni.
E LE BANCHE? Grazie soprattutto all’impegno del vicepremier Tajani, rappresentante quasi ufficiale della lobby bancaria Mediolanum nel governo, vengono graziate ancora una volta le banche e le assicurazioni, evitando di tassare gli enormi extraprofitti realizzati in seguito agli aumenti dei tassi stabiliti dalla BCE.
La manovra si limita a “chiedere” agli istituti bancari uno strano contributo volontario spostando gli utili accantonati nel 2023 (anno boom per i profitti bancari) dalle riserve ai dividendi, pagando in cambio un’aliquota ridotta (27% rispetto al 40%).
Gli investimenti pubblici dipendono oramai quasi esclusivamente dal PNRR in via di esaurimento e tra un anno saranno dirottati tutti sulle armi e sulla spesa militare.
E ARMI E GUERRA? Appena l’Italia uscirà dalla procedura per deficit eccessivo, il governo potrà chiedere in prestito i 15 miliardi all’Ue per il riarmo (non esenti da interessi) e, come stabilito dalle nuove regole europee, l’incremento di spesa militare sarà calcolato in deroga ai vincoli di spesa.
E SANITA’ E SERVIZI? Il tutto, mentre si assumeranno nel 2026 solo 1000 medici e 6000 infermieri sull’intero territorio nazionale a fronte di una sanità pubblica al collasso che secondo le stime ufficiali avrebbe bisogno di almeno 65.000 infermieri per coprire il turn over e allinearsi gradualmente agli standard europei e almeno 20.000 medici.
Non si tratta quindi di un sostegno alla sanità pubblica ma al contrario di un suo progressivo e veloce depauperamento a favore della sanità privata.
Una manovra ancora una volta sotto il segno dell’austerity economica che inserisce un altro pesante tassello di quella economia di guerra utile unicamente a sostenere gli interessi economici e le mire espansionistiche atlantistiche.
Un altro passo verso il baratro di quella “guerra mondiale a pezzi” nella quale la resistenza del popolo palestinese ha sussunto in sé la resistenza a queste politiche dei lavoratori e dei settori popolari di tutto il mondo che continuano a sostenerne le ragioni con una miriade di iniziative di solidarietà e in cui sono state fondamentali le due giornate di sciopero del sindacalismo di base del 22 settembre e del tre ottobre scorso!
Governo Meloni, Unione Europea e Amministrazione americana ci stanno portando sempre più alla fame ed alla guerra
Continuiamo a sostenere la resistenza del popolo palestinese
Occorre subito un altro
SCIOPERO GENERALE
PER RIPRENDERCI SALARIO E PACE