Sindacato SGB

Sindacato Generale di Base

In merito al grave episodio avvenuto lo scorso 25 marzo presso l’Istituto Comprensivo “Leonardo Da Vinci” di Trescore Balneario, ribadiamo la nostra piena e sincera solidarietà alla docente coinvolta, vittima di un’aggressione tanto violenta quanto inaccettabile. Avremmo preferito non commentare l’accaduto per non rischiare di prestare il fianco alla quotidiana macchina della propaganda di regime che vorrebbe far passare l’intero mondo degli adolescenti come un mondo malato, deviato e pericoloso.

Ma di fronte a un fatto di tale portata, riteniamo necessario contribuire al contrasto delle prolungate semplificazioni che rischiano di alimentare una narrazione sempre più distorta del mondo giovanile. Lo diciamo per l’ennesima volta: non siamo di fronte a una “generazione malata” ma a forme di disagio create da una società e da istituzioni che non capiscono i problemi sociali e non sanno (e non vogliono) risolverli.

Il riproporsi di risposte esclusivamente improntate alla logica securitaria, l’inasprimento delle misure di controllo e repressione sui minori non affrontano le cause profonde del fenomeno e non contribuiscono a rendere le scuole luoghi più sicuri. Al contrario, è necessario investire con decisione in politiche educative, nel rafforzamento delle comunità scolastiche, nel supporto psicologico e nella costruzione di relazioni significative tra studenti, docenti e famiglie. Ma soprattutto va estirpata la sottocultura della violenza e della guerra dalla scuola. Non è tollerabile che alla recente fiera delle armi di Parma, a soli tre giorni dall’accoltellamento, sia stato consentito l’ingresso gratuito a studenti e bambini come se fosse una fiera del cioccolato.

Particolarmente significative sono state le parole della docente aggredita, che, pur nella drammaticità dell’accaduto, ha indicato una strada fondata non sulla paura o sulla punizione, ma sulla responsabilità collettiva e sulla cura. Un messaggio che richiama tutti a un impegno concreto e non ideologico.

Ribadiamo con forza la necessità di un cambio di paradigma: mettere al centro la cultura della vita, dell’educazione e della prevenzione, per costruire ambienti scolastici realmente sicuri, inclusivi e capaci di accompagnare ogni studente nel proprio percorso di crescita nella vita e non nel mero avviamento al lavoro.

Ringraziamo la professoressa Chiara Mocchi per la lettera diffusa a mezzo stampa nei giorni successi all’accoltellamento e di cui riportiamo alcuni passi più significativi e che facciamo nostri.

Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure, eccomi qui, ancora viva.

Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare.

Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti.

Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori.

So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio.”

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