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Sindacato Generale di Base

UN’ALTRA AUTONOMIA DIFFERENZIATA SOTTO MENTITE SPOGLIE!

Lo scorso 10 marzo è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito del 19 febbraio in materia di revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici, con la relativa definizione degli indirizzi, delle articolazioni, dei corrispondenti quadri orari e dei risultati di apprendimento in esito ai relativi percorsi.

Occorre prima di tutto rilevare che l’accesso al mondo della scuola che predilige la formazione teorica senza finalizzazione all’apprendimento pratico o semi pratico di un mestiere, nel nostro paese favorisce le classi maggiormente agiate (non necessariamente più meritevoli e capaci).

Infatti, gli istituti tecnici così come gli istituti professionali sono preferiti dalle famiglie della classe lavoratrice più svantaggiata.

La riforma delineata dal decreto del 10 marzo, si palesa come ulteriore discriminante di questa condizione.

La scuola non ha il compito principale di fornire una formazione indirizzata alla occupazione lavorativa.

Basti pensare che la disoccupazione giovanile è rimasta stabile al 18% per anni e lo è tutt’ora, non per la mancanza di riforme che trasformino le scuole in anticamere aziendali, quanto piuttosto a causa della debolezza del mercato del lavoro, dei salari bassi, dei diritti calpestati, dell’assenza di certezze e di riconoscimenti, è la precarietà, in queste declinazioni, a determinare la mancata occupazione he porta i giovani, come estrema ratio, all’emigrazione.

Nella riforma degli istituti tecnici si rafforza la visione della scuola caratterizzata da squilibri sociali una scuola cioè al servizio delle imprese:

  • viene ridotto il tempo scuola
  • Il percorso di formazione scuola-lavoro viene anticipato al secondo anno, evidenziando così l’intento di attribuire alla formazione tecnica una funzione fortemente orientata all’apprendimento pratico e professionale (avviamento)
  • tagli alle materie caratterizzanti, fra i quali diritto ed economia, discipline fondamentali anche solo per l’educazione civica 
  • risultano ancora ignoti i quadri orari per alcune classi di concorso e per ciascun indirizzo, si individuano già differenze in termini di quote orario tra le classi di concorso del precedente ordinamento e quelle che deriverebbero dall’applicazione della riforma, con il rischio di quote di organico soprannumerarie.

Attraverso il ricatto strumentale dell’urgenza di “rispondere alle necessità del territorio” (ovvero delle imprese del territorio), il decreto declama la facoltà di “personalizzare i percorsi di studio” attraverso

l’adattamento- fino al 20% del percorso formativo che rappresenta la quota dell’autonomia- cui si aggiunge un altro 30% potenziale nel secondo biennio e un 35% nell’ultimo anno, c.d. quote di flessibilità.

Ne consegue che gli iter di studio si possono differenziare da scuola a scuola, nell’ultimo anno, fino al 55% inasprendo di fatto la frantumazione dell’unitarietà nazionale dell’istruzione, compromettendo altresì l’equipollenza dei titoli di studio, dando luogo in sostanza ad una forma di autonomia differenziata fra gli studenti che frequentano scuole diverse, in territori diversi o anche, in taluni casi (come nelle città metropolitane), nello stesso territorio dal centro alla periferia disagiata .

Inoltre, per confermare la natura imprenditoriale della riorganizzazione introdotta, vengono considerati colonne portanti i patti educativi 4.0, ovvero accordi territoriali fra imprese, scuole, università e centri di ricerca, e per effetto dei quali imprenditori e loro collaboratori non saranno più ospiti, ma assumeranno la funzione di formatori attivi dei docenti in coerenza con il principio mercato-centrico della riforma.

A fronte di tutto questo, sollecitiamo tutto il personale scolastico, dai docenti agli educatori, a tutto il personale ata, finanche i dirigenti (se ci sono) più democratici e le famiglie a manifestare il dissenso contro questa radicale trasformazione che compromette il valore prezioso dello studio riducendolo in gran parte e per molti futuri studenti.

È ora di dire basta alle carneficine che colpiscono la scuola pubblica e gli studenti. I giovani hanno dimostrato impegno nei valori costituzionali partecipando in modo straordinario al referendum e opponendosi a una riforma dannosa per libertà di ciascuno.

Le nuove generazioni hanno bisogno di insegnamenti e stimoli concettuali, non della scuola azienda sempre più impoverita e imbarbarita.

SGB INSIEME ALLA CUB HA PROCLAMATO L’APERTURA DELLO STATO DI AGITAZIONE IN TUTTA LA CATEGORIA CONTRO QUESTA ENNESIMA CONTRORIFORMA E CONTRO L’ENNESIMO RINNOVO A PERDERE DEL CONTRATTO

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