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DL SCUOLA DEL 24 SETTEMBRE 2026

Il DL n. 170 del 24 settembre 2026 conferma la controriforma degli istituti tecnici, ai quali si aggiunge la beffa del cambio di denominazione in licei; introduce un tetto del 30% per gli alunni stranieri per classe, il divieto di coprire il volto (come nel caso del burqa), corsi obbligatori di italiano per i genitori stranieri, pena sanzioni, e modifiche alle tempistiche relative al PEI (Piano Educativo Individualizzato) per gli alunni disabili.

Cominciamo subito col dire che questo decreto è pura propaganda e produrrà ben pochi risultati concreti. Anzitutto, è quasi ridicolo che un decreto-legge, che secondo la Costituzione dovrebbe costituire uno strumento normativo d’urgenza, venga utilizzato così platealmente per una campagna elettorale, introducendo nel mese di settembre misure destinate a entrare in vigore nel settembre dell’anno successivo. Ancora una volta si abusa del decreto-legge per bypassare qualsiasi discussione, dentro e fuori dal Parlamento.

Per quanto concerne il tetto del 30% di alunni stranieri per classe, il ministro Valditara non si inventa nulla di nuovo, ma trasforma in decreto-legge una vecchia circolare della Gelmini del 2010, che raccomandava alle scuole il rispetto di tale limite. Quel tetto non è stato rispettato all’epoca e, con ogni probabilità, non sarà rispettato neppure adesso.

Non a caso, così come la circolare Gelmini prevedeva già una serie di deroghe al limite — per esempio, per gli studenti stranieri che possiedono una buona conoscenza dell’italiano, per garantire la continuità didattica o, più semplicemente, in assenza di alternative — anche il decreto di Valditara prevede un fondo di 3,4 milioni di euro per il 2027, destinato a finanziare attività extracurricolari di italiano nelle scuole che non riescono a rispettare tale limite.

In effetti, allo stato attuale, applicare questo decreto è fisicamente impossibile. Ammettiamo che in una scuola gli alunni stranieri rappresentino il 40% degli iscritti, un’ipotesi significativa soprattutto in una regione come la Lombardia. Sarebbe impossibile distribuirli tutti in classi nelle quali non superino il 30%, mantenendo invariata la popolazione scolastica. È un fatto semplicemente matematico. Per rispettare il limite, bisognerebbe trasferire studenti italiani da altri istituti oppure spostare gli studenti stranieri verso altre scuole, dal momento che il decreto non prevede investimenti aggiuntivi per aumentare il numero delle classi e delle sezioni, aprire nuovi plessi scolastici o assumere il personale necessario. Questi trasferimenti, oltre a essere illegittimi sul piano giuridico, perché si scontrerebbero con una serie di norme di rango superiore, dalla Costituzione al diritto europeo e agli obblighi internazionali, incontrerebbero anche ostacoli oggettivi insormontabili legati alla disponibilità di personale, di edifici scolastici e di trasporti pubblici.

Per quanto riguarda i genitori, dopo il propagandistico decreto Caivano, il Ministero dell’Istruzione continua nell’opera di trasformazione del docente in una sorta di poliziotto, chiamato, stavolta, a segnalare ai servizi sociali i genitori degli alunni stranieri che non conoscono l’italiano. La segnalazione dovrebbe dare avvio a un «progetto personalizzato di sostegno alla genitorialità».

Su questo punto, il decreto appare ancora più ridicolo e inattuabile. La segnalazione della scuola innesca l’intervento dei servizi sociali, il cui progetto può imporre ai genitori determinati obblighi, sanzionandoli in caso di inosservanza. Allo stesso tempo, come spesso accade, il decreto prevede eccezioni che consentono di essere esonerati dall’obbligo: l’impossibilità di frequentare i corsi per motivi legati all’età, a patologie o a disabilità, da attestare mediante certificato medico. In pratica, esistono diverse possibilità per giustificare l’inadempimento. Le amministrazioni scolastiche e i servizi sociali dovranno quindi fornire indicazioni precise sia sui presupposti che giustificano la segnalazione sia sulle cause di esonero dall’obbligo di frequentare i corsi. Se la segnalazione della scuola è infondata, gli atti che ne conseguono possono essere contestati per invalidità derivata. Se, invece, la segnalazione è fondata, ma la determinazione dell’obbligo di frequentare i corsi è illegittima, sarà altrettanto contestabile la successiva sanzione per l’assenza. Allo stesso modo, se le modalità di erogazione dei corsi non sono definite con chiarezza, aumenteranno i margini per contestare la sanzione amministrativa pecuniaria, prevista nella misura da 200 a 1.000 euro.

Insomma, si tratta di altri rompicapi burocratici, del tutto gratuiti, per docenti, personale amministrativo e dirigenti scolastici, che potrebbero ben guardarsi dall’infilarsi nell’ennesimo inutile tunnel burocratico senza sbocchi.

Le scuole devono adeguare i propri regolamenti interni, precisando, in particolare, quali attività didattiche o formative giustifichino la presenza in aula con il volto coperto.

Anche in questo caso, il governo Meloni non introduce alcuna novità sostanziale, dal momento che nell’ordinamento italiano esistono già diverse norme di pubblica sicurezza che vietano la copertura integrale del volto.

Teniamo a precisare che siamo favorevoli a una scuola totalmente laica, all’interno della quale non dovrebbe essere presente alcun simbolo religioso.

Per quanto riguarda il PEI, con il nuovo decreto-legge sulla scuola sarà sufficiente la prova dell’avvenuta convocazione del medico dell’ASL per rendere valido il PEI, anche in assenza del suo effettivo contributo. Piuttosto che potenziare le ASL attraverso l’assunzione di neuropsichiatri, si sceglie quindi la strada della cosiddetta semplificazione, con il rischio di arrivare a PEI elaborati senza il contributo dei medici.

Dopo aver introdotto quella che consideriamo un’altra grave distorsione, ossia la possibilità di garantire la continuità didattica attraverso la conferma del docente precario di sostegno su richiesta dei genitori, si rischia così di compromettere ulteriormente il diritto all’inclusione degli alunni con disabilità.

Il DL Scuola, lo ribadiamo, è destinato a rimanere prevalentemente inapplicato, sarà lasciato in eredità al prossimo governo.

La nostra lettura non è ideologica, ma realistica, non avendo mai aderito al partito della finta inclusione e della finta accoglienza. Noi di SGB continueremo a batterci per i diritti reali e di tutti.

È sacrosanto pretendere, anche nell’interesse degli stessi immigrati, che chi vive in Italia conosca la lingua italiana, ma non basta prescrivere obblighi e sanzioni. Per realizzare una reale integrazione degli stranieri bisognerebbe partire da due aspetti imprescindibili.

Il primo è una legge sullo ius soli, secondo il principio per cui chi nasce in Italia dovrebbe essere considerato cittadino italiano a tutti gli effetti. Una simile riforma contribuirebbe anche a fare chiarezza sul numero effettivo degli stranieri presenti in Italia.

Il secondo è rappresentato da investimenti massicci nei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti) e nel sistema nazionale d’istruzione, accompagnati dal superamento delle cosiddette classi pollaio in tutto il Paese e dal potenziamento dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri.

SGB INVITA TUTTI I LAVORATORI DELLA SCUOLA AD ADERIRE ALLO SCIOPERO GENERALE DEL 4 DICEMBRE 2026

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