A partire dall’anno scolastico 2026/27 entreranno in vigore le Nuove Indicazioni Nazionali, in sostituzione di quelle del 2012, per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione (scuola primaria e secondaria di primo grado). Successivamente si arriverà alle Nuove Indicazioni per la secondaria di secondo grado. Le Indicazioni, giova ricordarlo, non sono programmi prescrittivi per i docenti, non impongono formalmente il come insegnare, ma fissano comunque obiettivi in termini di competenze e di Assi Culturali condizionando pesantemente le programmazioni didattiche dei docenti, le offerte formative delle “autonomie” scolastiche ed i contenuti dei libri di testo. Leggendo alcuni passaggi delle Nuove Linee, sembrerebbe quasi di trovarsi davanti ad un mix di innovazioni e tradizioni. Si precede al rilancio di strumenti come il riassunto e l’apprendimento delle poesie per potenziare il pensiero critico e la memoria. Ma si potenzierà al contempo anche la didattica laboratoriale, soprattutto per le discipline STEM. Non si tratta di un nostalgico ritorno al passato, fanno sapere dal Ministero, ma di una strategia mirata a fornire agli studenti strumenti mentali robusti come memoria, logica e astrazione, indispensabili per orientarsi criticamente nel mondo digitale.

Invece, per noi di SGB sembra proprio un terribile ritorno al passato. A poco più di 100 anni dalla Riforma Gentile, lo Stato italiano sembra riproporre un modello scolastico funzionale alla formazione di un “uomo nuovo”, devoto ai valori della meritocrazia, dell’individualismo e dell’Occidente.

Come Sindacato Generale di Base, da sempre impegnato nella lotta contro i processi di aziendalizzazione della scuola pubblica, per la difesa e l’estensione del diritto allo studio, per l’affermazione della democrazia sindacale nelle scuole e la libertà d’insegnamento, ci mettiamo a disposizione del movimento che sta nascendo in Italia contro questa nuovo tentativo pluriforme di fascistizzare la scuola. Lo scopo di questo documento vuole essere quello di facilitare la comprensione della portata storica delle “Indicazioni”, le quali vanno lette rigorosamente in sincronia al Disegno di Legge (DDL) Gasparri sulla repressione del dissenso antisionista, al DDL Valditara sull’educazione all’affettività, al Disegno di Legge sulle Disposizioni in favore degli alunni e degli studenti ad alto potenziale cognitivo. Senza avere alcuna pretesa di avere la verità in tasca, ribadiamo che soltanto da una lettura coordinata di tutti e quattro i testi si potrà avere non solo un quadro d’insieme sulla svolta reazionaria e restauratrice che il governo Meloni intende imprimere alla scuola pubblica italiana, in un ritrovato periodo di guerra, ma anche sulle armi spuntate per contrastarla. Con questi attacchi simultanei, il governo Meloni intende: riscrivere tutti i libri di testo ed i programmi di studio secondo la propaganda di guerra, sostituire le fonti scientifiche con quelle religiose e creazioniste, mettere fuori legge i lavoratori della scuola che si dichiarano antisionisti e contrari alla guerra, rinchiudere gli studenti nell’esclusivo recinto scuola/famiglia. Secondo il DDL Valditara l’educazione affettiva e sessuale necessiterebbe infatti del consenso dei genitori. I figli tornerebbero così ad essere proprietà privata delle famiglie dovendone conservare ogni orientamento. La scuola non sarebbe più essere occasione di emancipazione culturale dal contesto socio familiare di provenienza.

Ci troviamo davanti ad un tentativo di far ulteriormente regredire l’intera società italiana. Teniamo subito a chiarire che questo epilogo reazionario è stato possibile prevalentemente grazie all’inerzia e all’edulcorato collaborazionismo delle forze politiche e sindacali “riformiste” (insieme purtroppo anche a molti pedagogisti di “sinistra”) che negli ultimi tre decenni hanno sdoganato la scuola azienda spacciandola per scuola inclusiva. Questi soggetti hanno contribuito a creare ed alimentare un enorme equivoco all’interno del corpo docente: la scuola azienda, ispirata al libero mercato del sapere (quella dello studente cliente e del preside manager che decide tutto infischiandosene di tutti) sarebbe l’unica scuola democratica possibile, moderna ed inclusiva da contrapporre alla scuola autoritaria e nozionistica di gentiliana memoria. Questa dicotomia forzata non è mai stata digerita da docenti sempre più depauperati, precarizzati e burocratizzati nella loro funzione. Molti insegnanti, sempre più disillusi dal mito della scuola come grande motore di riscatto sociale, si sono via via appassionati, negli ultimi anni, ad un filone di pensiero neo-reazionario sulla scuola, come dimostrato anche dall’enorme successo dei manuali revisionisti, come quelli di Ricolfi e Mastrocola all’interno della categoria. Il titolo del più celebre di questi saggi non necessita di particolari commenti: “Il danno scolastico, la scuola progressista come macchina della disuguaglianza”. E si tratta di un libro, duole ammetterlo, che contiene anche molte verità.

Analizziamo i principali punti delle Indicazioni 2025.

Partendo dalle “premesse culturali” troviamo i riferimenti a persona, scuola, famiglia.

La centralità dell’individuo

“La fondamentale azione della scuola nel promuovere l’identità personale, culturale, relazionale e partecipativa di ogni essere umano.”

“Per raggiungere obiettivi educativi efficaci, è necessaria un’alleanza tra scuola e famiglia, una collaborazione autentica e rispettosa dei ruoli, fatta di incontro sostanziale oltre che di accordo documentale”.

“La scuola dell’infanzia è tenuta ad offrire costanti occasioni educative per accompagnare i bambini a trovare le prime risposte a questi interrogativi, contribuendo alla formazione della loro identità personale”.

“La libertà d’insegnamento si coniuga con l’obbligo professionale di personalizzare e individualizzare i percorsi formativi, affinché ciascun alunno, nella sua unicità, possa accedere effettivamente al sapere e allo sviluppo delle proprie potenzialità. Tale approccio è condizione imprescindibile per garantire equità ed effettiva eguaglianza delle opportunità educative”

Fermo restando che bambini e ragazzi sono tutti diversi, da ogni punto di vista, e che una scuola realmente democratica ed inclusiva dovrebbe essere sempre in grado di valorizzare tali differenze, è del tutto evidente che le Indicazioni mirino a ben altro. Al di là delle belle parole sulle “costanti occasioni educative”, l’intero documento non fa altro che rafforzare il concetto d’identità personale fin dai primissimi anni di vita scolastica del bambino. Una vera e propria ossessione utile alla competizione “meritocratica” fin dagli albori della prima infanzia. Inoltre, non si va mai oltre l’eguaglianza meramente formale “delle opportunità educative” dimenticandosi dell’eguaglianza sostanziale, del reale diritto per tutti gli studenti alle stesse opportunità materiali di partenza.

“Il concetto di talento va inteso come l’espressione attiva e situata delle potenzialità del soggetto, non riducibile a una dote innata, ma strettamente connesso alla sua capacità di mettere in gioco risorse cognitive, affettive e creative in risposta alle opportunità offerte dall’ambiente. In questa prospettiva, il talento emerge quando l’alunno è inserito in un contesto capacitante, ossia in un ambiente educativo che riconosce le sue possibilità, ne sostiene l’autonomia e ne stimola lo sviluppo”.

Piuttosto che concentrarsi su una scuola che continua a lasciare troppi studenti indietro e a perderne tanti altri per strada, il legislatore, anche con i DDL abbinati n. 180 e n. 1041 in materia di alunni con alto potenziale cognitivo, sembra più sensibile alla valorizzazione di qualche “genio” che potrebbe far fatica ad emergere all’interno della classe.

La superiorità culturale, civile e politica dell’Occidente

“La libertà è il valore caratteristico più importante dell’Occidente e della sua civiltà sin dalla sua nascita, avvenuta fra Atene, Roma e Gerusalemme”.

“Capire che cosa è la libertà e soprattutto che cosa significhi essere liberi (anche attraverso il confronto con coloro che liberi non sono, in moltissime parti del mondo), agevola la comprensione di cosa sia una democrazia occidentale”

Perché si studia la storia?

“Solo l’Occidente conosce la Storia. (…) Nella cultura dell’Occidente la storia diviene lo specchio dei progressi dello spirito umano. Per divenire infine nel XIX secolo l’ambito elettivo di affermazione e diffusione dei diritti dell’uomo e dei principi costituzionali, della straordinaria crescita economica e del benessere. È stata per l’appunto una tale crescente centralità culturale che – in un reciproco scambio di causa ed effetto – ha reso inevitabile l’analoga centralità che dapprima in Occidente e poi dappertutto nel mondo, ha acquistato la dimensione della politica. La storia, cioè la conoscenza e il giudizio sul passato sono divenuti per questa via fonte decisiva per il pensiero e l’educazione politica dei popoli del mondo occidentale e in seguito di tutti i Paesi della terra”.

In parole semplici, secondo il Ministero dell’Istruzione e del Merito, solo l’Occidente è democratico e conosce la storia. Altre società millenarie, come quella cinese, non conoscono la storia o forse non l’hanno mai avuta.

Inoltre, a proposito di Gerusalemme, giova ricordare che la maggioranza di governo ha risposto all’elevata adesione del personale scolastico agli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre contro il genocidio dei palestinesi con il DDL 1627 – Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo – presentato dal senatore Gasparri.

Nel DDL 1627 si legge in premessa:

“Dopo il terribile attacco terroristico del 7 ottobre 2023, compiuto dall’organizzazione terroristica Hamas con altri movimenti alleati della galassia terroristica islamista, come il Jihad islamico palestinese, i focolai di antisemitismo già presenti in tutta Europa (documentati per l’Italia dal CDEC e dall’Eurispes) si sono estesi e propagati sotto la veste di antisionismo, dell’odio contro lo Stato ebraico e del suo diritto a esistere e difendersi”

Segue il breve articolato.

Art. 2

1. I Ministeri della difesa, della giustizia, dell’interno, dell’istruzione e del merito e dell’università e della ricerca promuovono corsi di formazione iniziale e progetti di formazione continua destinati ai militari, ai magistrati, al personale della carriera prefettizia, alle Forze di polizia, ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado e ai docenti e ricercatori universitari. I corsi e i progetti di cui al presente comma sono specificamente dedicati allo studio della cultura ebraica e israeliana e all’analisi di casi di antisemitismo, nonché, con specifico riferimento alle Forze di polizia, alla formazione in materia di redazione dei verbali di denuncia di atti di antisemitismo.

2. Il Ministro dell’istruzione e del merito istituisce, presso le scuole di ogni ordine e grado, corsi annuali di formazione rivolti agli studenti, al fine di favorire il dialogo tra generazioni, culture e religioni diverse, e di contrastare le manifestazioni di antisemitismo, incluso l’antisionismo.

Art. 3. (Prevenzione e segnalazione di atti razzisti o antisemiti in ambito scolastico e universitario e relative sanzioni) 1. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’istruzione e del merito, di concerto con i Ministri dell’università e della ricerca, dell’interno e della giustizia, sono definite le misure volte alla prevenzione e alla tempestiva segnalazione di atti a carattere razzista o antisemita nell’ambito scolastico e universitario, anche attraverso il coordinamento tra le istituzioni e le amministrazioni interessate. 2. Nei casi di violazione dei doveri di prevenzione e segnalazione di cui al comma 1, si applicano: a) nei confronti del personale scolastico, le sanzioni di cui all’articolo 492 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297;

Art. 4. (Modifica al codice penale e disposizioni in materia di giustizia riparativa) 1. All’articolo 604-bis del codice penale sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: « La stessa pena si applica qualora la propaganda, l’istigazione o l’incitamento si fondano, in tutto o in parte, sull’ostilità, sull’avversione, sulla denigrazione, sulla discriminazione, sulla lotta o sulla violenza contro gli ebrei, i loro beni e pertinenze, anche di carattere religioso o culturale, nonché sulla negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele o sulla sua distruzione. Per i reati commessi ai sensi del quarto comma, se l’offesa è recata con l’uso, in qualsiasi forma, di segni, simboli, oggetti, immagini o riproduzioni che esprimano, direttamente o indirettamente, pregiudizio, odio, avversione, ostilità, lotta, discriminazione o violenza contro gli ebrei, la negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele, la pena è aumentata fino alla metà ». 2. Ai reati di cui all’articolo 604-bis del codice penale, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano le disposizioni di cui al capo II del titolo II del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, in materia di giustizia riparativa.

Nel caso di conversione in legge di questo DDL, chiunque protesti contro il genocidio dei palestinesi sarebbe “antisemita”. Gli insegnanti, come altri dipendenti pubblici, sarebbero tenuti a sottoporsi a corsi di “formazione continua” di “cultura ebraica e israeliana” per “contrastare l’antisionismo”. Inoltre, nei casi di mancata prevenzione di non meglio specificati “eventi antisionisti” il docente andrebbe incontro a procedimenti disciplinari (le sanzioni di cui all’articolo 492 del testo unico 297/94) e se esprimesse parere negativo sulla legittimità dello Stato coloniale e genocida d’Israele potrebbe anche vedersi aprire le porte del carcere malgrado “la libertà è il valore caratteristico più importante dell’Occidente”.

La conferma dell’integrazione dei disabili solo come burocrazia e medicalizzazione della scuola

Si legge nelle indicazioni: “A quasi cinquant’anni dall’entrata in vigore della L. 517/1977 che sancì l’accoglienza degli allievi con disabilità nelle scuole comuni del nostro Paese, la scuola è entrata in una nuova stagione che è anche l’esito di un processo di evoluzione culturale sul tema dell’approccio educativo ai bisogni speciali che vede il nostro Paese all’avanguardia nel mondo.”

“Peraltro, il campo di intervento e di responsabilità delle comunità scolastiche si è spostato sull’intera area dei bisogni educativi speciali (BES) – comprendente “svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.

Ricordiamo che la Legge 517 del 1977 introdusse l’integrazione scolastica rendendo obbligatorio l’inserimento degli alunni con disabilità nelle classi comuni, abolizione le classi differenziali ed introducendo l’insegnante di sostegno che viene assegnato alla classe e non al singolo alunno, per sottolineare la responsabilità dell’intero contesto scolastico. È nostro dovere ricordare che l’avvio della scuola inclusiva è stata una delle più grandi conquiste di civiltà negli ultimi decenni che continueremo per sempre a difendere. Purtroppo, i continui tagli agli organici di sostegno (e al sistema sanitario pubblico) hanno favorito il progressivo svuotamento di questa importante innovazione normativa. Tutti sanno che non sempre le scuole riescono a garantire la piena e reale integrazione educativa dello studente disabile ma spesso riescono, a malapena, a fornire una risicata assistenza in condizioni difficili. In questi decenni abbiamo assistito e denunciato ogni genere di abuso: mancato riconoscimento delle ore di sostegno agli alunni con handicap, insegnante dedicato usato come tappabuchi anche in presenza dell’alunno certificato per sostituire i colleghi assenti, mancanza di aule e attrezzature, classi pollaio e complesse che non consentono l’integrazione nemmeno degli alunni normodotati. Piuttosto che essere chiamati a svolgere al meglio la propria funzione di docente, agli insegnanti di sostegno è stato spesso chiesto illegittimamente tutt’altro: dalla somministrazione di farmaci all’ assistenza all’igiene personale dell’alunno disabile, con buona pace delle stesse Indicazioni Ministeriali del momento. Altro ridimensionamento del sostegno si è avuto, con la circolare del 2013, con l’introduzione dei Bisogni Educativi Speciali, un calderone nel quale spesso finiscono studenti disabili le cui famiglie non si adoperano per la dovuta certificazione. In molti casi, come già ironizzammo allora, l’acronimo BES non sembra tanto significare “Bisogni Educativi Speciali” ma “Bisogna Eliminare il Sostegno”.

Come lavoratori della scuola di SGB guardiamo con forte simpatia il movimento che si sta sviluppando per contrastare le Indicazioni e i disegni di legge reazionari e ci dichiariamo disponibili a collaborare con chiunque sia sinceramente interessato a queste lotte.

Gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre 2025 hanno dimostrato che nella Scuola qualcosa si muove.

Tuttavia, non possiamo fingere di non sapere che diverse forze politiche e sindacali che oggi chiamano il popolo della scuola alla mobilitazione contro la svolta reazionaria sono purtroppo figlie della stessa cultura suprematista occidentale e della visione meritocratica e aziendalista della scuola e della società. Bisogna fare chiarezza su un punto fondamentale: la scuola democratica, di massa, inclusiva e di qualità non è certo la scuola che è stata costruita in Italia a partire dagli anni ’90.

Con queste premesse possiamo tornare a vincere!

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