IL MINISTRO BIANCHI SPOSTA L’ATTENZIONE DAL MITO DELLA PRODUZIONE ALLA FAVOLA DELLA DEDIZIONE

LO STIPENDIO DEI DOCENTI È FERMO DA TRENT’ANNI!

IL MINISTRO BIANCHI SPOSTA L’ATTENZIONE DAL MITO DELLA PRODUZIONE ALLA FAVOLA DELLA DEDIZIONE 

Alla vigilia di ogni “rinnovo” contrattuale (si fa per dire, visto che il CCNL in vigore è stato sottoscritto ed è scaduto nello stesso 2018) spuntano nuove e fantasiose parole d’ordine inventate dal ministro di turno per giustificare il rifiuto di adeguare i livelli retributivi dei docenti italiani a quelli dei colleghi europei. 

Dalle prime bozze di legge di bilancio per il 2022 abbiamo appreso di un incremento di 240 milioni di euro al fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (inizialmente l’aumento era di 260 milioni ma poi 20 milioni sono stati trasferiti, tanto per cambiare, sul trattamento accessorio dei presidi) per premiare “in modo particolare la dedizione all’insegnamento, l’impegno nella promozione della comunità scolastica e la cura nell’aggiornamento professionale continuo”. 

È molto probabile che questo premio farlocco sarà eliminato già nei prossimi giorni in Senato.

Quello che rimane però è il dato politico. Il MI ed il legislatore continuano a perseverare nell’ideologia della Buona Scuola: tutte le responsabilità a docenti e ATA, tutti i poteri e i soldi ai dirigenti scolastici!

Si continua a far passare il concetto secondo cui solo un’esigua minoranza di docenti sarebbe dedita al suo lavoro (la stragrande maggioranza farebbe evidentemente finta di lavorare) e che non tutti gli insegnanti s’impegnino nella crescita della propria professionalità e della comunità scolastica. 

Al posto d’interrogarsi sui colossali fallimenti del modello scuola-azienda (oltre che sulle nefaste conseguenze dei tagli draconiani alla pubblica istruzione degli ultimi decenni) certificati dal fatto che il nostro Paese vanta il primato in Europa di dispersione scolastica e universitaria, i nostri governanti insistono nell’incentivare il personale docente all’acritica adesione a una miriade di progetti e progettini di istituto, all’ex alternanza scuola lavoro, al teaching to test Invalsi, a fare pubblicità al proprio istituto solo per accrescerne le iscrizioni (anche a costo di negarne pubblicamente ogni criticità e alterare, nel caso delle scuole superiori, ogni possibilità di corretto orientamento degli studenti in uscita dalle scuole medie), a fare propria una formazione ministeriale che assume sempre più i toni di propaganda politica sulla categoria. L’ossessione del MI e del legislatore continua ad essere quella di riempire un fantomatico eccessivo tempo libero del docente, disconoscendo, ancora una volta, la “seconda parte” della giornata lavorativa dell’insegnante, quella trascorsa non solo nella preparazione e nella correzione delle prove scritte e dei vari elaborati ma anche nella compilazione di assurdi e interminabili documenti.   

Tra il 2001 e il 2017 il totale delle retribuzioni dei lavoratori pubblici italiani è diminuito del 12% in termini reali. I dipendenti pubblici che nel 2017 guadagnano di meno di tutti sono quelli del comparto scuola con un reddito lordo annuale medio di 26.480 euro.

I soli modi per favorire realmente la piena dedizione all’insegnamento di tutti i docenti, oltre alla necessaria sburocratizzazione di questa figura, consistono nell’incremento di stipendio generalizzato per tutta la comunità educante (docenti, ATA ed educatori dei convitti), anche al fine di favorire l’esclusiva prestazione lavorativa della categoria all’interno delle scuole e nella garanzia di percorsi formativi liberi dai diktat governativi che tengano conto delle reali attitudini e necessità dell’insegnante.

PER UN ADEGUATO RINNOVO DEL CCNL PER TUTTO IL PUBBLICO IMPIEGO SGB INVITA TUTTI I LAVORATORI DELLA SCUOLA AD ADERIRE ALLA GIORNATA NO – DRAGHI DAY IL PROSSIMO 4 DICEMBRE IN TUTTE LE PRINCIPALI PIAZZE ITALIANE. 

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