Il 18 giugno 2025 è stato firmato da CISL, Nursind, Nursing up e Fials il preaccordo per il rinnovo del CCNL comparto sanità. Ancora una volta registriamo aumenti mensili irrisori che non soddisfano praticamente alcuna Area professionale.

Gli aumenti tabellari sono ridicoli, gli incrementi sono ben al di sotto della linea di inflazione, gli stipendi di lavoratrici e lavoratori rimangono i più bassi d’Europa.

Un livello medio di infermiere (Area dei professionisti della salute) a valere dal 01 01 2025 avrà a regime un aumento di 135€ mensili tabellari + un aumento dell’indennità di specificità infermieristica, che passerà a 87,79€ mensili per 12 mensilità.

Un livello medio OSS (Area degli Operatori) che avrà a regime un aumento di 120€ mensili + l’indennità di tutela del malato, che passerà a 43,51€ mensili per 12 mensilità).

Un’ostetrica livello medio (Area professionisti salute – profilo ostetrica) prenderà un aumento del tabellare di 135€ mensili + l’aumento dell’indennità di specificità che passerà a 87,79€ mensili per 12 mensilità. In definitiva le indennità aumentano di pochi spiccioli e complessivamente stiamo parlando di aumenti LORDI.

Peraltro, da queste cifre vanno decurtate le quote, già erogate in busta, relative alla indennità di vacanza contrattuale (IVC) e di anticipo di rinnovo contrattuale. E soprattutto per gli anni 2022 e 2023 non sono previsti arretrati.

Le altre indennità rimangono ferme al palo! Non un euro di più!

Insomma, per le lavoratrici e i lavoratori della sanità il futuro è fatto di pochi spiccioli.

Come abbiamo sempre affermato in tutti i nostri precedenti comunicati, per garantire a lavoratrici e lavoratori stipendi dignitosi occorrerebbe mettere sul piatto seri aumenti salariali nell’ordine di 300/400 € mensili netti al mese. Come possiamo fare fronte altrimenti al carovita, all’inflazione che galopperà sempre di più, complici gli scenari politici fra dazi e partecipazione a guerre che nessun sindacato corporativo sembra voler vedere?

Solo a parole il nuovo contratto formula la “promozione di modalità di lavoro che consentano migliore armonizzazione con la vita privata e familiare”. Nei fatti scarse assunzioni, spremendo allo stesso tempo chi al lavoro c’è già.

Invece di assumere personale (drammatica la carenza endemica di OSS e di infermieri) si istituiscono figure come l’educatore socio-pedagogico – senza che se ne conosca l’inquadramento stipendiale e le mansioni, anziché valorizzare il già presente Educatore professionale, figura fondamentale – e l’assistente infermiere, un ibrido fra un OSS e un mezzo infermiere.

Avvolta nel dimenticatoio la figura dell’OSS con formazione complementare, sparita nel nulla benché molti siano gli operatori in possesso di tale qualifica volutamente mai introdotta nelle AUSL.

La conciliazione tempi di vita/lavoro va a farsi friggere: viene ampliata la possibilità di attivare la pronta disponibilitàfino a 9 turni al mese per il periodo estivo (finora non potevano essere più di 7), mettendo nero su bianco “criteri di flessibilità” che sanciranno di fatto il ricorso a questo istituto, nonostante non sia ammesso, anche in caso di ferie del personale, malattie, L.104, come del resto succede anche adesso.

Inoltre, vengono riformulate in CCNL le prestazioni aggiuntive, anche qui per “fronteggiare la carenza di organico ed abbattere le liste di attesa”. Viene spinta l’attività a ore “extra officio” che poi diventa la norma, e solo per le professioni sanitarie cui spetterà una tariffa oraria non inferiore ai 50€ lordi.

Ciò significa che comunque verranno coinvolti loro malgrado gli operatori sociosanitari (o gli assistenti infermieristici) nel lavoro di équipe, i quali verranno pagati con straordinario o altre formule che eroderanno i già poveri fondi a discapito della premialità.

Per espletare dunque l’assistenza diretta si ricorre nel contratto anche a una sorta di “emolumento libero-professionale” (un intramoenia di fatto) che, accanto alla libera professione vera e propria – come la nuova Attività di collaborazione o le Attività esercitabili dal personale sanitario al di fuori delle strutture dell’Azienda – ci portano verso la sempre più forte privatizzazione della sanità pubblica.

Privatizzazione che viene resa “papabile” per molti operatori, dagli aumenti irrisori in busta paga firmati dai sindacati rappresentativi (meno CGIL e UIL, sindacati che non si sono fatti scrupolo però di firmare CCNL peggiorativi in anni passati. Se siamo a questi miseri stipendi non adeguati all’inflazione la responsabilità è anche la loro).

Nel contempo, il godimento di ciò che i lavoratori hanno maturato è oggetto di sempre maggiori restrizioni: si formalizza la disciplina, incostituzionale, delle ferie fruibili a ore per lo smaltimento delle ferie pregresse; il mutamento di profilo per temporanea inidoneità psico-fisica (e i certificati di idoneità temporanei, benché i lavoratori siano sempre più vecchi e acciaccati, sono ormai la norma, mancando il personale nel setting di provenienza si cerca di farveli ritornare il prima possibile invece di trovare una collocazione stabile in base alle mutate condizioni di salute) .

Si aggiungono le “Politiche e strategie per l’invecchiamento del personale” per coloro che hanno superato i 60 anni di età con il possibile esonero dai turni notturni, dai servizi di pronta disponibilità, trasformazione da tempo pieno a tempo parziale, riduzione della durata del turno. Ma come si concilieranno queste “buone intenzioni” con la carenza di personale e con il sempre maggior ricorso a aumento delle Pronte Disponibilità, Prestazioni aggiuntive, rientri, straordinari, godimento ferie a ore e ore accumulate, congelate e scongelate a piacimento delle Aziende?

I veri risultati si ottengono solo ASSUMENDO LAVORATORI; questo è sì l’investimento più ragionevole per abbattere le liste di attesa, conciliare tempi di vita e di lavoro, soddisfare i riposi, il diritto alle ferie, ai permessi e ai congedi, invece di far accumulare ferie e poi farle smaltire “a ore”.

Un buon contratto dovrebbe contenere STIPENDI IN LINEA CON IL RECUPERO INFLAZIONE,AUMENTI ADEGUATI AL COSTO DELLA VITA, una giusta conciliazione fra tempi di lavoro e tempo di vita, L’INTRODUZIONE di una veraSETTIMANA CORTA (e non quella che sarà opzionale, e solo per il personale amministrativo, prevista dal nuovo contratto, con la possibilità di coprire le 36 ore settimanali su 4 giorni anziché 5, con rimodulazione e diminuzione delle giornate di ferie totali) a parità di salario, la possibilità per tutte/i di crescita professionale.

Nulla di tutto ciò è presente nel nuovo contratto. Anzi, si avranno dipendenti costretti a lavorare molto di più per avere molto di meno, sempre più stanchi e avviliti dallo smantellamento del SSN verso una progressiva privatizzazione della sanità.

Se le lavoratrici e i lavoratori non faranno sentire forte la loro protesta, sarà sempre peggio.

SGB è e sarà dalla parte delle lavoratrici e lavoratori che vogliono opporsi all’ennesimo contratto spazzatura. Pertanto, invitiamo tutte e tutti a contattarci per una grande mobilitazione contro queste politiche di sfruttamento, contro i salari da fame e il continuo scippo del proprio tempo di vita!

Per contatti: b.pecchioli@sindacatosgb.it
SINDACATO GENERALE DI BASE

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