Campeggia da mesi sulla stampa nazionale quella che sembra una vera e propria campagna di disinformazione relativa agli aumenti di stipendio dei dipendenti pubblici. 

La comunicazione politica si è trasformata in propaganda, parlando di aumenti e arretrati e non tutti di natura contrattuale. 

Eppure, i media hanno continuato a ripetere la favola del “cedolino più ricco”. Vero certamente per i dirigenti. Vediamo.

La realtà è che lì dove il contratto è stato chiuso, in sostanza i dipendenti delle cd. Funzioni Centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti previdenziali, etc.), gli adeguamenti sono risultati invisibili, come da 30 anni a questa parte.

Ed il risultato è che abbiamo lasciato a casa il 10% dei nostri stipendi rispetto al costo della vita. 

Ancora, 190 milioni di euro stanziati con il DL 25/2025 per far aumentare gli stipendi dei ministeriali (solo loro) per avvicinarli a quelli della Agenzie Fiscali e, da ultimo, il passaggio dalla decontribuzione alla defiscalizzazione (questa per tutti i lavoratori).

Per quest’ultimo aspetto va precisato che fino al 31/12/2024, il cosiddetto “taglio del cuneo fiscale” si traduceva in una riduzione dei contributi previdenziali a carico del lavoratore (6% o 7%) chiaramente visibile in busta paga come voce di sgravio, con un impatto netto mensile fino a 130 €. 

Dal 1° gennaio 2025, la Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) ha eliminato la decontribuzione, sostituendola con una nuova forma di detrazione IRPEF. In sostanza, ciò che veniva scontato sui contributi è stato “spostato” sulle tasse. 

Ma il risultato, oltre alla minor trasparenza, è spesso inferiore (soprattutto per i redditi più bassi).

Altro elemento di confusione è in arrivo con la retribuzione di luglio. Si tratta dell’indennità di vacanza contrattuale (IVC pari a +0,6% sul tabellare da aprile e a +1% da luglio). Si tratta della misura, concertata con i soliti sindacati di regime, per far digerire la prolungata attesa del rinnovo contrattuale (e poi da questi riassorbita).

Intanto è stata approvata l’ipotesi di contratto nazionale per la Sanità: il risultato è che come sempre mettono la firma su una mancia invisibile ma, soprattutto, sulla perdita del 10% del potere di acquisto di stipendi già provati da 30 anni di questi contratti. 

Per gli Enti Locali le misure previste dal DL 25/2025 per recuperare il divario salariale con gli altri comparti della PA sarà esiziale, o addirittura nullo, visti i limiti posti dal legislatore e il fatto che le risorse debbano provenire dalle stesse amministrazioni locali perennemente all’asciutto (e di contratto neanche l’aria). 

Per il comparto scuola (il 30% della forza lavoro della PA) potremmo dire che è il grande dimenticato: nessuna disposizione economica per il personale e contratto ancora in alto mare.

In definitiva stiamo lentamente scivolando dalla politica dei bonus a quella del bluff: fingono di aumentarti lo stipendio che invece resta sempre lo stesso o, addirittura diminuisce, se rapportato al costo della vita.

Agli spot governativi SGB ha proposto una sfida reale: pagare subito quanto stanziato in finanziaria e poi parlare del contratto con i soldi già in tasca (vedi la petizione #dateciildenaro).

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