Pubblico Impiego

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Contratto Pubblico Impiego:

 

dopo 10 anni, stanziati 20 euro, riforme e sindacati complici

E’ mobilitazione

Sgb: “Necessario che i lavoratori si riprendano direttamente parola e ruolo. Il 4 novembre Sciopero Generale. Il 26 novembre Assemblea Nazionale per la democrazia anche nei posti di lavoro”.

Ecco la finanziaria e le cifre. Per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, 900 milioni. “A conti fatti, neanche 20 euro medi per ogni dipendente. Tutto questo mentre il 31 dicembre i lavoratori pubblici potranno festeggiare 10 anni senza un euro di aumento: l’ultimo fu nel 2007”, così Massimo Betti, tra i fondatori di Sgb Sindacato Generale di Base.

Uno stanziamento economico che si commenta da solo”, continua, “accompagnato da una trattativa per un nuovo contratto che vorrebbe rendere discrezionale ogni diritto, dal salario, alla carriera, al contratto nazionale stesso in favore di quelli locali, fino allo stesso posto di lavoro. E con sindacati complici da tempo, pronti a tirare fuori dal cappello anche la proposta di aumento dell’orario di lavoro, come del resto già fatto e sottoscritto nel rinnovo dei contratti in altri settori. Nulla sui precari, nulla sul blocco del turn over, nulla sullo smantellamento in atto dei dei servizi pubblici”.

Sullo sfondo una nuova stretta per la democrazia anche nei posti di lavoro, l’accordo per la riduzione dei comparti e quello del 10 gennaio 2014, il Testo unico di rappresentanza voluto da Cgil Cisl e Uil ma sottoscritto anche da alcune organizzazioni di base, la loro richiesta di trasformarlo in legge per tutto il mondo del lavoro e comunque la volontà di applicarlo in tutti i contratti, fatti apposta per blindare gli apparati ed impedire l’organizzazione dei lavoratori, prevedendone il sanzionamento in caso di sciopero proprio quando di mobilitazione e protesta c’è bisogno come il pane”.

Non si capisce in nome di chi”, conclude, “stiano trattando in questi termini questo rinnovo contrattuale, tra l’altro scaduto nel 2009. E’ necessario che i lavoratori si riprendano parola, spazi e ruolo. E c’è bisogno di iniziare un percorso attivo di mobilitazione, a cominciare dallo sciopero generale del 4 novembre. Per questo stiamo lanciando anche l’appello per un’assemblea nazionale a Bologna il 26 novembre, proprio una settimana prima del referendum costituzionale, per chiamare a raccolta organizzazioni, cittadini e lavoratori e rimettere al centro diritti e democrazia anche e soprattutto nei posti di lavoro”.

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Totò lavatura e stiratura

Agenzia delle Entrate. Sicilia.

No alla chiusura dell'ufficio di Patti.

Il Comune si impegna formalmente a fornire gratis locali ed utenze. E Sgb scrive all'Agenzia chiedendo la sospensione delle procedure di chiusura

In allegato, la richiesta di Sgb e la nota dell'impegno dell'Amministrazione Comunale di Patti

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Quando il potere dà alla testa

 

 

In merito all’offensiva e ripugnante lettera inviata ad una docente dal Preside di Imola Lamberto Montanari, pubblicata dai Partigiani della Scuola  Pubblica:

SGB sostiene la battaglia intrapresa dalla collega e non intende lasciare nel silenzio simili abusi.
Agli organi preposti abbiamo chiesto di Verificare se i comportamenti del Dirigente Scolastico Lamberto Montanari menzionati siano compatibili ed idonei al ruolo di un Dirigente Scolastico della Repubblica e consentano la prosecuzione dell'incarico affidatogli. 
Sappiamo che oltre agli insegnanti, anche tanti Dirigenti si sentono squalificati da tali comportamenti.
A questi presidi chiediamo di prendere le distanze dall'operato di questo collega, a tutela della loro immagine, di quella del corpo docente e di tutta la Scuola Pubblica.
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IL FALLIMENTO  E I PASTICCI DELLA BUONA SCUOLA RISPETTO ALLE GAE SI RISOLVONO CON PIÙ POSTI DI LAVORO E IMPIEGO MIRATO DELLE RISORSE

Il 19 settembre SGB e CUB, a fianco delle associazioni di docenti GAE chiedono soluzioni certe e rapide

 

 

La buona scuola prometteva l'esaurimento delle GAE in 3 anni ed un percorso certo di reclutamento incentrato su concorsi basati su posti di lavoro certi. A poco più di un anno dall'approvazione della Legge 107/15 tutti gli obiettivi sono falliti:

  1. chi è stato assunto in fase C, accettando la roulette russa della mobilità nazionale e gli incarichi triennali, si è ritrovato spesso a dover emigrare a centinaia di chilometri di distanza dalla propria famiglia e con meno stabilità di quando era precario;

  2. per “limitare i danni”, il governo ha stabilito una deroga al vincolo triennale per la mobilità, utilizzando i posti vacanti, precedentemente destinati ad assorbire personale dalle GAE e dal concorso (emendamento Puglisi);

  3. chi ha tentato la via del concorso si è ritrovato al nord con percentuali irreali di bocciatura (a meno che non si ritenga che le università delle regioni settentrionali siano di così scarso livello da non garantire lauree e TFA che diano una preparazione adeguata) che costringeranno a coprire i posti vuoti con un uso massiccio del precariato; al sud i vincitori di concorso non trovano più i posti promessi perché questi sono stati utilizzati per la mobilità straordinaria, compresi quelli dei pensionamenti dal 1 settembre;

  4. Chi non ha accettato il ricatto del piano straordinario di assunzioni, né il concorso, considerando che, dopo decenni di servizio, la propria posizione in GAE gli permettesse in tempi brevi la stabilizzazione, vede negarsi anche un incarico precario, perché i posti sono stati utilizzati per la mobilità straordinaria.

  5. Il tutto nella completa incertezza dovuta alla mancata pubblicazione dei dati sugli organici, il numero di studenti e soprattutto dei pensionamenti, in provincie (come Roma) dove la situazione è complicata anche dai tanti errori sulla mobilità del personale di ruolo e dai cronici sotto-organici negli uffici.

CHE FARE?

 

In questi giorni abbiamo visto centinaia di scuole senza i docenti, con classi mandate a casa ed altre ad orario ridotto, o insegnanti che regalavano doppi turni per garantire l'apertura. Il punto centrale resta quello degli organici e dei posti di lavoro e della mancanza di almeno 350.000 unità di personale per far funzionare la scuola. Serve quindi un piano straordinario di ampliamento dell'organico nel giro di pochi anni, non soluzioni pasticciate con continui ricorsi al Tribunale  e assalti alle GAE (utili a far fare tessere ai sindacati e soldi agli avvocati).

Nell'immediato, alcune soluzioni concrete potrebbero sanare le profonde ingiustizie provocate dalla 107 ed allontanare lo spettro della disoccupazione:

- il MIUR deve dare indicazioni alle scuole di impiegare l'organico di potenziamento non nella funzione di tappabuchi per le supplenze, ma per l'ampliamento (ripristino) dell'orario di scuola e per garantire ore di contemporaneità per lo svolgimento di attività a piccoli gruppi o innovazioni didattiche. Questa semplice soluzione, oltre ad “ampliare l'offerta formativa” e recuperare un po' di didattica per gli studenti, permetterebbe a migliaia di precari di ottenere ancora un lavoro ed eviterebbe il demansionamento di decine di migliaia di docenti parcheggiati in attesa di una sostituzione (su qualsiasi materia) con il rischio della perdita di titolarità nella scuola;

- per garantire davvero lo svuotamento delle GAE in 3 anni, occorre sospendere l'indizione di concorsi.

Per farla finita con la guerra tra poveri scatenata ad arte per dividere la categoria ed indebolirne la forza contrattuale, con il conseguente sfascio della scuola e la sua funzione sociale prima di tutto occorrono PIÙ POSTI DI LAVORO, anche con l'abbassamento dell’età pensionabile e percorsi chiari per il reclutamento del personale una volta esaurite le graduatorie: SOLO  concorsi abilitanti e la fine delle speculazioni sulla pelle dei lavoratori con corsi a PAGAMENTO (TFA PAS e via dicendo ) che sono serviti ad illudere e ad arricchire i soliti potentati.

Lunedì 19 saremo al MIUR con i precari e porteremo le nostre proposte concrete. Se il governo ha proposte migliori saremo pronti a recepirle ma è finito il tempo dei proclami elettorali.

LAVORO E STABILIZZAZIONE PER I PRECARI E SCUOLA STATALE DI QUALITÀ PER TUTTI SUBITO

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FIRMA CONTRATTO PUBBLICO IMPIEGO:
NON IN MIO NOME

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 2015 che ha sancito l’obbligo di rinnovare i contratti del Pubblico Impiego, stiamo assistendo a una commedia che non rispecchia il dramma che stanno vivendo milioni di lavoratori del Pubblico Impiego.
In sette anni di blocco contrattuale i lavoratori pubblici hanno perso circa 300 euro al mese di valore d’acquisto con ricadute pesantissime sulla qualità della vita personale e familiare.
In queste settimane di ripresa degli incontri sindacali emergono notizie preoccupanti: dai 300 milioni di euro stanziati dal governo (8-10 euro di aumento mensile in busta paga) agli 80 euro chiesti dai sindacati; dai 70 milioni di Euro stanziati dagli Enti Locali, all’ipotesi di un maggiore aumento retributivo se accompagnato ad un aumento di lavoro settimanale; per finire all’ipotesi di un “accordo ponte” che, solo per il 2017, concede un aumento stipendiale sottoforma di “indennità rafforzata”.
Quest’ultima ipotesi pare prendere piede viste le difficoltà politiche dell’attuale Governo, alla spasmodica ricerca di consenso elettorale: si tratterebbe in questo caso di un contentino che sazia momentaneamente la fame di milioni di lavoratori.
Ma come si arriva, dopo sette anni senza contratto, a queste fantomatiche proposte? Perché nessuno parla di pagare ai lavoratori pubblici sette anni di arretrato retributivo?
Lo scenario in cui si collocano i rinnovi è fortemente condizionato da due fattori. Da un lato l’atteggiamento, al limite del derisorio, adottato dal Governo Renzi nei confronti delle rappresentanze sindacali.
Dall’altro il terreno su cui, con la complicità di Confindustria, ha ottenuto prima la firma dell’accordo sulla rappresentanza del 10 Gennaio 2014 (con il vero e proprio ricatto di una legge regolatrice) e, successivamente, quella sulla revisione dei Comparti del Pubblico Impiego, che, seppure sblocca il negoziato sul rinnovo, implica la totale accettazione dei diktat imposti con il decreto Brunetta (compresa la presunta meritocrazia) e, finora, tenuti abbastanza alla larga dalla contrattazione decentrata.
Anche i flebili belati di parte sindacale ci fanno comprendere che la stagione contrattuale si chiuderà rapidamente con qualche rappresentazione di facciata e con qualche ora di sciopero più simbolico che reale.
Dopo gli anni della concertazione e successivamente del dialogo sociale, siamo ormai giunti all’era della totale complicità sindacale con la controparte.
Noi riteniamo che sia assolutamente prioritario dar vita ad un piano occupazionale straordinario che permetta di stabilizzare i rapporti di lavoro precario, di compensare il personale che ha subito il blocco dei contratti con un avanzamento di carriera (opponendosi così anche al blocco sostanziale delle progressioni verticali imposto sempre da Brunetta). Analogo discorso per gli aumenti stipendiali che devono recuperare tutto l’arretrato degli ultimi sette anni di blocco.
L’attacco alle retribuzioni, sia nel pubblico che nel privato, e ai diritti individuali (Jobs act, legge 104, Riforma Fornero, etc.) e collettivi (diritto di assemblee e di sciopero), al dogma dell’orario di lavoro, stanno producendo una vistosa lacerazione della classe lavoratrice anche nel Pubblico Impiego.
Grazie anche alla condivisione sindacale, si è alimentata ad arte la divisione tra settore pubblico e privato giocando sulle inefficienze (determinate invece dalle leggi e da una classe dirigente e politica corrotta e inetta).
Si ordiscono campagne mediatiche contro il settore pubblico, usando gli “assenteisti” del cartellino come specchietto per le allodole, nascondendo così la realtà che i servizi pubblici sono garantiti soltanto grazie alla coscienza di milioni di lavoratori pubblici, che sopperiscono ai disastri della politica e all’incapacità di buona parte della dirigenza, scelta dalla stessa politica.
Si azzerano conquiste civili e sociali definendole non più sostenibili; si alleva, anche attraverso l’istruzione, una nuova generazione che approda al lavoro pubblico dimenticandone la funzione nella vita sociale del paese.

CUB e SGB ritengono che vada riportata al centro dell’agenda politica e sindacale una visione culturale “altra” per restituire, oltre al reddito e ai diritti, la dignità - anche professionale – di un’intera classe lavoratrice: nel settore pubblico, come in quello privato, in sinergia con la cittadinanza e con l’utenza.

Milano, 19 settembre 2016


CUB Pubblico Impiego - Confederazione Unitaria di Base
Sede nazionale: Milano: V.le Lombardia 20 - tel. 02/70631804 e mail pubblicoimpiego@cub.it www.cub.it

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Sindacato Generale di Base - SGB –
Sede nazionale: Milano Via Mossotti 1 tel. 02683091 -fax 026080381 nazionale@sindacatosbg.it www.sindacatosgb.it

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LA GRANDE ILLUSIONE: UFFICI SCOLASTICI NEL CAOS

il sacrificio dei lavoratori e la mancetta di Faraone

NON SALVANO L'AVVIO DELL'ANNO SCOLASTICO 

 

 

Nei mesi scorsi avevamo denunciato l'insostenibile situazione dei lavoratori degli uffici scolastici territoriali, costretti a centinaia di ore di straordinario per provare a garantire il lavoro necessario, con organici largamente insufficienti da anni. La retorica del governo sugli “sprechi” della pubblica amministrazione, ha reso impossibile il lavoro di uffici vitali per le scuole ed il paese.

Al di là delle promesse del governo, la scuola inizierà con buchi in organico, insegnanti in procinto di trasferirsi e segreterie impazzite per nominare supplenti temporanei.

  • Il fallimento della mobilità varata dal governo con l'accordo di Cisl, Uil, Snals e Cgil,
  • le chiamate dirette dei presidi,
  • le conciliazioni attivate senza mai comunicare agli interessati le esclusioni,
  • le assegnazioni annuali ancora in alto mare,

Hanno mandato in tilt gli uffici e con loro tutta la scuola

 

E il 7 settembre il governo ha emanato un decreto per l'assunzione dei docenti che prevede di svolgere tutte le operazioni entro il 13 settembre.

In questi giorni i lavoratori degli uffici territoriali sono al lavoro fino a tarda sera per provare a salvare il salvabile, ma tutti sanno che non è possibile.

  • Le assunzioni in ruolo vengono convocate con poche ore di preavviso,
  • le supplenze annuali non sono ancora neanche calendarizzabili,
  • le assegnazioni provvisorie sono in alto mare.

La 107 aveva annunciato meno burocrazia e più efficienza. Invece, tra mobilità e chiamata diretta, le operazioni sono raddoppiate. Anche questa volta la “buona scuola” ha fallito.

Il super lavoro degli uffici potrebbe poi non servire. Tra i pasticci del governo c'è infatti il famoso concorso. Al sud i posti messi a concorso vengono coperti dalla mobilità, al nord le pesantissime e irreali bocciature lasceranno molti buchi in organico. Tanto lavoro, tanti soldi spesi e il risultato finale sarà disoccupazione al sud e aumento del precariato a nord per coprire i posti vuoti.

Il governo ha quindi venduto fumo e lo ha fatto sulla pelle dei lavoratori degli uffici territoriali, degli insegnanti del personale delle segreterie e degli studenti.

La soluzione non è nella mancetta promessa da Faraone (di cui nessun lavoratore ha visto traccia visto che probabilmente i famosi 1000 euro andranno solo ai dirigenti), né in un rinnovo del contratto senza risorse o con il ricatto di salario in cambio di più ore di lavoro. Per molti impiegati degli uffici scolastici le 40 ore settimanali sono state superate da un pezzo.

 

L'unica soluzione è una lotta che metta insieme le rivendicazioni di tutti i lavoratori della scuola: docenti, ATA e lavoratori degli uffici scolastici. Una lotta che veda protagonisti i lavoratori, le loro RSU e i sindacati conflittuali. Siamo stanchi dei rinvii dei sindacati complici, preoccupati solo di ritagliarsi un ruolo al tavolo del rinnovo contrattuale.

Vogliamo condizioni di lavoro e salari dignitosi. Vogliamo poter fare un buon lavoro.

L'efficentista Renzi dovrebbe sapere bene che la produzione richiede investimenti, ovvero aumenti consistenti degli organici, calendari delle operazioni basati su semplice logica e vero snellimento burocratico.

Per questo è urgente avviare assemblee e confronti tra lavoratori e sindacati conflittuali per arrivare a definire un primo grande sciopero che avvii un lungo percorso di mobilitazione.  

Scuola: lo smantellamento degli Uffici territoriali del MIUR anello dello sfascio della Scuola pubblica statale

 

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