Pubblico Impiego

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FIRMA CONTRATTO PUBBLICO IMPIEGO:
NON IN MIO NOME

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 2015 che ha sancito l’obbligo di rinnovare i contratti del Pubblico Impiego, stiamo assistendo a una commedia che non rispecchia il dramma che stanno vivendo milioni di lavoratori del Pubblico Impiego.
In sette anni di blocco contrattuale i lavoratori pubblici hanno perso circa 300 euro al mese di valore d’acquisto con ricadute pesantissime sulla qualità della vita personale e familiare.
In queste settimane di ripresa degli incontri sindacali emergono notizie preoccupanti: dai 300 milioni di euro stanziati dal governo (8-10 euro di aumento mensile in busta paga) agli 80 euro chiesti dai sindacati; dai 70 milioni di Euro stanziati dagli Enti Locali, all’ipotesi di un maggiore aumento retributivo se accompagnato ad un aumento di lavoro settimanale; per finire all’ipotesi di un “accordo ponte” che, solo per il 2017, concede un aumento stipendiale sottoforma di “indennità rafforzata”.
Quest’ultima ipotesi pare prendere piede viste le difficoltà politiche dell’attuale Governo, alla spasmodica ricerca di consenso elettorale: si tratterebbe in questo caso di un contentino che sazia momentaneamente la fame di milioni di lavoratori.
Ma come si arriva, dopo sette anni senza contratto, a queste fantomatiche proposte? Perché nessuno parla di pagare ai lavoratori pubblici sette anni di arretrato retributivo?
Lo scenario in cui si collocano i rinnovi è fortemente condizionato da due fattori. Da un lato l’atteggiamento, al limite del derisorio, adottato dal Governo Renzi nei confronti delle rappresentanze sindacali.
Dall’altro il terreno su cui, con la complicità di Confindustria, ha ottenuto prima la firma dell’accordo sulla rappresentanza del 10 Gennaio 2014 (con il vero e proprio ricatto di una legge regolatrice) e, successivamente, quella sulla revisione dei Comparti del Pubblico Impiego, che, seppure sblocca il negoziato sul rinnovo, implica la totale accettazione dei diktat imposti con il decreto Brunetta (compresa la presunta meritocrazia) e, finora, tenuti abbastanza alla larga dalla contrattazione decentrata.
Anche i flebili belati di parte sindacale ci fanno comprendere che la stagione contrattuale si chiuderà rapidamente con qualche rappresentazione di facciata e con qualche ora di sciopero più simbolico che reale.
Dopo gli anni della concertazione e successivamente del dialogo sociale, siamo ormai giunti all’era della totale complicità sindacale con la controparte.
Noi riteniamo che sia assolutamente prioritario dar vita ad un piano occupazionale straordinario che permetta di stabilizzare i rapporti di lavoro precario, di compensare il personale che ha subito il blocco dei contratti con un avanzamento di carriera (opponendosi così anche al blocco sostanziale delle progressioni verticali imposto sempre da Brunetta). Analogo discorso per gli aumenti stipendiali che devono recuperare tutto l’arretrato degli ultimi sette anni di blocco.
L’attacco alle retribuzioni, sia nel pubblico che nel privato, e ai diritti individuali (Jobs act, legge 104, Riforma Fornero, etc.) e collettivi (diritto di assemblee e di sciopero), al dogma dell’orario di lavoro, stanno producendo una vistosa lacerazione della classe lavoratrice anche nel Pubblico Impiego.
Grazie anche alla condivisione sindacale, si è alimentata ad arte la divisione tra settore pubblico e privato giocando sulle inefficienze (determinate invece dalle leggi e da una classe dirigente e politica corrotta e inetta).
Si ordiscono campagne mediatiche contro il settore pubblico, usando gli “assenteisti” del cartellino come specchietto per le allodole, nascondendo così la realtà che i servizi pubblici sono garantiti soltanto grazie alla coscienza di milioni di lavoratori pubblici, che sopperiscono ai disastri della politica e all’incapacità di buona parte della dirigenza, scelta dalla stessa politica.
Si azzerano conquiste civili e sociali definendole non più sostenibili; si alleva, anche attraverso l’istruzione, una nuova generazione che approda al lavoro pubblico dimenticandone la funzione nella vita sociale del paese.

CUB e SGB ritengono che vada riportata al centro dell’agenda politica e sindacale una visione culturale “altra” per restituire, oltre al reddito e ai diritti, la dignità - anche professionale – di un’intera classe lavoratrice: nel settore pubblico, come in quello privato, in sinergia con la cittadinanza e con l’utenza.

Milano, 19 settembre 2016


CUB Pubblico Impiego - Confederazione Unitaria di Base
Sede nazionale: Milano: V.le Lombardia 20 - tel. 02/70631804 e mail pubblicoimpiego@cub.it www.cub.it

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Sindacato Generale di Base - SGB –
Sede nazionale: Milano Via Mossotti 1 tel. 02683091 -fax 026080381 nazionale@sindacatosbg.it www.sindacatosgb.it

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IL FALLIMENTO  E I PASTICCI DELLA BUONA SCUOLA RISPETTO ALLE GAE SI RISOLVONO CON PIÙ POSTI DI LAVORO E IMPIEGO MIRATO DELLE RISORSE

Il 19 settembre SGB e CUB, a fianco delle associazioni di docenti GAE chiedono soluzioni certe e rapide

 

 

La buona scuola prometteva l'esaurimento delle GAE in 3 anni ed un percorso certo di reclutamento incentrato su concorsi basati su posti di lavoro certi. A poco più di un anno dall'approvazione della Legge 107/15 tutti gli obiettivi sono falliti:

  1. chi è stato assunto in fase C, accettando la roulette russa della mobilità nazionale e gli incarichi triennali, si è ritrovato spesso a dover emigrare a centinaia di chilometri di distanza dalla propria famiglia e con meno stabilità di quando era precario;

  2. per “limitare i danni”, il governo ha stabilito una deroga al vincolo triennale per la mobilità, utilizzando i posti vacanti, precedentemente destinati ad assorbire personale dalle GAE e dal concorso (emendamento Puglisi);

  3. chi ha tentato la via del concorso si è ritrovato al nord con percentuali irreali di bocciatura (a meno che non si ritenga che le università delle regioni settentrionali siano di così scarso livello da non garantire lauree e TFA che diano una preparazione adeguata) che costringeranno a coprire i posti vuoti con un uso massiccio del precariato; al sud i vincitori di concorso non trovano più i posti promessi perché questi sono stati utilizzati per la mobilità straordinaria, compresi quelli dei pensionamenti dal 1 settembre;

  4. Chi non ha accettato il ricatto del piano straordinario di assunzioni, né il concorso, considerando che, dopo decenni di servizio, la propria posizione in GAE gli permettesse in tempi brevi la stabilizzazione, vede negarsi anche un incarico precario, perché i posti sono stati utilizzati per la mobilità straordinaria.

  5. Il tutto nella completa incertezza dovuta alla mancata pubblicazione dei dati sugli organici, il numero di studenti e soprattutto dei pensionamenti, in provincie (come Roma) dove la situazione è complicata anche dai tanti errori sulla mobilità del personale di ruolo e dai cronici sotto-organici negli uffici.

CHE FARE?

 

In questi giorni abbiamo visto centinaia di scuole senza i docenti, con classi mandate a casa ed altre ad orario ridotto, o insegnanti che regalavano doppi turni per garantire l'apertura. Il punto centrale resta quello degli organici e dei posti di lavoro e della mancanza di almeno 350.000 unità di personale per far funzionare la scuola. Serve quindi un piano straordinario di ampliamento dell'organico nel giro di pochi anni, non soluzioni pasticciate con continui ricorsi al Tribunale  e assalti alle GAE (utili a far fare tessere ai sindacati e soldi agli avvocati).

Nell'immediato, alcune soluzioni concrete potrebbero sanare le profonde ingiustizie provocate dalla 107 ed allontanare lo spettro della disoccupazione:

- il MIUR deve dare indicazioni alle scuole di impiegare l'organico di potenziamento non nella funzione di tappabuchi per le supplenze, ma per l'ampliamento (ripristino) dell'orario di scuola e per garantire ore di contemporaneità per lo svolgimento di attività a piccoli gruppi o innovazioni didattiche. Questa semplice soluzione, oltre ad “ampliare l'offerta formativa” e recuperare un po' di didattica per gli studenti, permetterebbe a migliaia di precari di ottenere ancora un lavoro ed eviterebbe il demansionamento di decine di migliaia di docenti parcheggiati in attesa di una sostituzione (su qualsiasi materia) con il rischio della perdita di titolarità nella scuola;

- per garantire davvero lo svuotamento delle GAE in 3 anni, occorre sospendere l'indizione di concorsi.

Per farla finita con la guerra tra poveri scatenata ad arte per dividere la categoria ed indebolirne la forza contrattuale, con il conseguente sfascio della scuola e la sua funzione sociale prima di tutto occorrono PIÙ POSTI DI LAVORO, anche con l'abbassamento dell’età pensionabile e percorsi chiari per il reclutamento del personale una volta esaurite le graduatorie: SOLO  concorsi abilitanti e la fine delle speculazioni sulla pelle dei lavoratori con corsi a PAGAMENTO (TFA PAS e via dicendo ) che sono serviti ad illudere e ad arricchire i soliti potentati.

Lunedì 19 saremo al MIUR con i precari e porteremo le nostre proposte concrete. Se il governo ha proposte migliori saremo pronti a recepirle ma è finito il tempo dei proclami elettorali.

LAVORO E STABILIZZAZIONE PER I PRECARI E SCUOLA STATALE DI QUALITÀ PER TUTTI SUBITO

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LA GRANDE ILLUSIONE: UFFICI SCOLASTICI NEL CAOS

il sacrificio dei lavoratori e la mancetta di Faraone

NON SALVANO L'AVVIO DELL'ANNO SCOLASTICO 

 

 

Nei mesi scorsi avevamo denunciato l'insostenibile situazione dei lavoratori degli uffici scolastici territoriali, costretti a centinaia di ore di straordinario per provare a garantire il lavoro necessario, con organici largamente insufficienti da anni. La retorica del governo sugli “sprechi” della pubblica amministrazione, ha reso impossibile il lavoro di uffici vitali per le scuole ed il paese.

Al di là delle promesse del governo, la scuola inizierà con buchi in organico, insegnanti in procinto di trasferirsi e segreterie impazzite per nominare supplenti temporanei.

  • Il fallimento della mobilità varata dal governo con l'accordo di Cisl, Uil, Snals e Cgil,
  • le chiamate dirette dei presidi,
  • le conciliazioni attivate senza mai comunicare agli interessati le esclusioni,
  • le assegnazioni annuali ancora in alto mare,

Hanno mandato in tilt gli uffici e con loro tutta la scuola

 

E il 7 settembre il governo ha emanato un decreto per l'assunzione dei docenti che prevede di svolgere tutte le operazioni entro il 13 settembre.

In questi giorni i lavoratori degli uffici territoriali sono al lavoro fino a tarda sera per provare a salvare il salvabile, ma tutti sanno che non è possibile.

  • Le assunzioni in ruolo vengono convocate con poche ore di preavviso,
  • le supplenze annuali non sono ancora neanche calendarizzabili,
  • le assegnazioni provvisorie sono in alto mare.

La 107 aveva annunciato meno burocrazia e più efficienza. Invece, tra mobilità e chiamata diretta, le operazioni sono raddoppiate. Anche questa volta la “buona scuola” ha fallito.

Il super lavoro degli uffici potrebbe poi non servire. Tra i pasticci del governo c'è infatti il famoso concorso. Al sud i posti messi a concorso vengono coperti dalla mobilità, al nord le pesantissime e irreali bocciature lasceranno molti buchi in organico. Tanto lavoro, tanti soldi spesi e il risultato finale sarà disoccupazione al sud e aumento del precariato a nord per coprire i posti vuoti.

Il governo ha quindi venduto fumo e lo ha fatto sulla pelle dei lavoratori degli uffici territoriali, degli insegnanti del personale delle segreterie e degli studenti.

La soluzione non è nella mancetta promessa da Faraone (di cui nessun lavoratore ha visto traccia visto che probabilmente i famosi 1000 euro andranno solo ai dirigenti), né in un rinnovo del contratto senza risorse o con il ricatto di salario in cambio di più ore di lavoro. Per molti impiegati degli uffici scolastici le 40 ore settimanali sono state superate da un pezzo.

 

L'unica soluzione è una lotta che metta insieme le rivendicazioni di tutti i lavoratori della scuola: docenti, ATA e lavoratori degli uffici scolastici. Una lotta che veda protagonisti i lavoratori, le loro RSU e i sindacati conflittuali. Siamo stanchi dei rinvii dei sindacati complici, preoccupati solo di ritagliarsi un ruolo al tavolo del rinnovo contrattuale.

Vogliamo condizioni di lavoro e salari dignitosi. Vogliamo poter fare un buon lavoro.

L'efficentista Renzi dovrebbe sapere bene che la produzione richiede investimenti, ovvero aumenti consistenti degli organici, calendari delle operazioni basati su semplice logica e vero snellimento burocratico.

Per questo è urgente avviare assemblee e confronti tra lavoratori e sindacati conflittuali per arrivare a definire un primo grande sciopero che avvii un lungo percorso di mobilitazione.  

Scuola: lo smantellamento degli Uffici territoriali del MIUR anello dello sfascio della Scuola pubblica statale

 

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Ripubblichiamo l’articolo scritto dai Partigiani della Scuola Pubblica in merito all’offensiva e ripugnante lettera inviata dal preside di Imola Lamberto Montanari ad una collega, dirigente che già a giugno si era espresso pubblicamente come riportato in foto (scherzando si dice spesso quel che si pensa!), vogliamo darne diffusione, con lo scopo di far capire a quei dirigenti scolastici che si pongono come esempio di preside padrone voluto dalla 107/2015 che non lasceremo nel silenzio simili abusi.

Vogliamo, inoltre, sapere dal MIUR, che tanto blatera di valutazione, se è questa è la strada che intende lasciare aperta con l'introduzione del bonus e del potere dato ai dirigenti con la chiamata diretta.

Questi comportamenti squalificano anche tutti quei dirigenti che non prenderanno pubblicamente le distanze da simili azioni e insieme a loro tutta la scuola pubblica.

SGB sostiene la battaglia intrapresa dalla collega e continuerà a mostrare solidarietà attiva verso tutti i colleghi in lotta alla riconquista della scuola pubblica.

 

PER INSEGNARE OCCORRE DARE L'ESEMPIO.

PRATICARE LA DIGNITA' E NON PIEGARE LA TESTA!

 

ringraziamo ancora i Partigiani della Scuola Statale per la loro segnalazione

 

"Divulghiamo quanto il dirigente scolastico Lamberto Montanari ha scritto ad una insegnante  che si è ‘permessa’ di criticare la Riforma della Scuola e certi atteggiamenti dell’ANP, di cui il suddetto è presidente regionale. La critica della docente, garbata e mai fuori dalle righe, era conseguente alla vicenda delle slides ANP sui docenti contrastivi dello scorso dicembre: 

https://www.facebook.com/notes/monica-fontanelli/lanp-continua-a-scivolare-e-a-mostrare-il-suo-volto-reazionario/1284593728224247?__mref=message_bubble.

 

Con ben otto mesi di ritardo il preside Montanari, che è anche (udite, udite) membro del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, le ha risposto non rinunciando neanche questa volta ad una assurda violenza verbale. Già in precedenza aveva elegantemente “auspicato un suicidio collettivo” dei docenti contrastivi alla legge 107 in un commento su Facebook:

https://www.facebook.com/1867737396785222/photos/a.1867853900106905.1073741829.1867737396785222/2096149930610633/?type=3&theater

Non commentiamo il suo scritto, perché si commenta da solo. Lo riportiamo qui di seguito, mettendo semplicemente in grassetto, per sottolinearle, le parti più raccapriccianti.

Chiediamo un intervento nei suoi riguardi da parte del MIUR e del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, a cui i Partigiani della Scuola Pubblica invieranno presto un esposto.

Leggo solo ora e per puro caso il suo miserevole testo che nemmeno entra nel merito di quanto avevo scritto. Lei usa un mio testo preciso e argomentato per i suoi patetici e lagnosi slogan “impregnati” (orrendo termine che usa lei) di ideologia assemblearistico – sovietica tra l’altro immiserita dall’empito fasullo tipico delle maestrine urlanti per la democrazia offesa e negata. Solo una cosa ancora e dopo bloccherò lei, con la sua brutta pagina, per evitare ogni possibile futuro disgusto provocato dalla stupidità delle sue vuote parole: il danno fatto da docenti come lei, alla scuola non è il contrasto sistematico (e qui sta il “contrastivo” che pure da scemi avete ritenuto tanto offensivo quando invece dovreste esserne fieri, ma da stupidi non capite una minchia) alle leggi democraticamente approvate dal Parlamento (c’è da studiare signora mia! Non bastano le scuoline magistrali) il danno consiste nella sua mediocrità, nella povertà culturale nascosta dietro l’arroganza e la iattanza, nella sua pochezza e nell’arbitrio preteso e spacciato come libertà d’insegnamento, nella vigliaccheria nel rifiutare da sempre di essere valutati come ogni onesto professionista, nella presunzione di avere la verità rivelata, nella conseguente e totale mancanza di rispetto per chiunque non ‘abiti’ nella sua ottusità mentale ed esistenziale. Poveretta lei e i suoi amici mentecatti, usurpatori del nome di chi ha combattuto davvero per la libertà, libertà che lei mai riuscirà a capire cosa sia.

 

 

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Basta Diritti. Decido io?

Salario, carriera. Fino al posto di lavoro

 

Il ruolo di Cgil Cisl Uil fino a Salfi Confsal e Flp. Una miriade di accordi nazionali e locali. Persino Brunetta ormai è superfluo, in ritardo. Ci hanno già pensato organizzazioni che di sindacale ormai non hanno più nulla da un pezzo.

Arrabbiarsi non basta. Il comunicato in allegato

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La transumanza dei docenti e le finte soluzioni di certi sindacati

Utilizzare i docenti, sprovvisti di specializzazione, su posti di sostegno non può essere la soluzione agli effetti assurdi del contratto sulla mobilità.

Si tratta semplicemente di togliere il lavoro ad una parte dei docenti precari per fingere di tutelare altri colleghi nella perenne ottica di “guerra tra poveri”.

Più che di algoritmi si tratta di veri e propri rompicapi per cercare di rattoppare alla men peggio la situazione di incertezza totale in cui si è scelto di far iniziare il nuovo anno scolastico.

Gli insegnanti di sostegno che lavorano da anni nelle scuole italiane sanno che aver scelto un certo percorso di studi li avrebbe portati a svolgere un ruolo diverso da quello dei colleghi che insegnano su posto comune, nella specificità di un intervento per il quale, nonostante corsi su corsi non si è mai abbastanza preparati. Un ruolo per certi versi più difficile e da molti schivato per l’elevata complessità dei casi e per il quale oltre ad un’adeguata preparazione è necessaria soprattutto un’assunzione di responsabilità specifica.

Proprio in Sicilia, dove la deportazione al Nord è stata tra le più intense, è stato siglato un contratto regionale da CGIL, CISL, UIL, SNALS E GILDA, che per “risolvere” il danno generato dalla mobilità, prevede l’assegnazione di migliaia di cattedre di sostegno a docenti “deportati” in altre regioni, non aventi il titolo di specializzazione adeguato.

Consideriamo che molti di questi posti sono quelli che, venivano assegnati ai precari, anche senza specializzazione, dopo l’esaurimento delle graduatorie e che, con questo escamotage, sono attribuiti ai docenti assunti in fase B e C, ma di fatto sottratti a precari che non lavoreranno.

Inoltre viene sancito da un accordo la volontà di usare sul sostegno personale non formato, sminuendo pericolosamente il valore della specializzazione e fornendo argomenti a quanti vorrebbero eliminare questa figura. L'insegnamento di sostegno diventa il finto ammortizzatore sociale dei tagli agli organici. Per il momento, la precedenza sul sostegno spetta ancora agli specializzati ma già si avanzano proposte di avvio dei c.d. “corsi di riconversione” o “Pas” e simili che andrebbero a vanificare tutto il sacrificio di chi si è abilitato sul sostegno.

Il compito del sindacato è certo quello di difendere i lavoratori, ma per farlo non servono rattoppi, ma una vera e propria determinazione a pretendere quello che ci è stato tolto, altrimenti si è complici di un sistema che svaluta gli insegnanti e la scuola pubblica e che penalizza una categoria debole -i cui diritti ad avere un’educazione ed un istruzione specializzata, ricordiamolo, sono sanciti dalla legge-quadro 104/92- propinandogli un docente di sostegno “improvvisato”, per non essere mandato a lavorare a centinaia di chilometri dal luogo dove avrebbe diritto a svolgere il proprio lavoro.

Un sindacato SERIO si mobiliterebbe per pretendere posti in più sui quali inserire i docenti vittime del contratto sulla mobilità. La soluzione NON E’ quella dei sindacati complici di cogestire l’applicazione della 107, scegliendo quale pezzo di lavoratori tutelare rispetto ad altri, col chiaro obiettivo di tentare di spegnere le proteste.

Ci rivolgiamo a tutti comitati e sindacati che si battono per i diritti dei lavoratori e la difesa della scuola pubblica: il movimento sindacale è una cosa seria, non si possono rivendicare più posti per i precari quando si è precari e meno posti per i precari quando si e' diventati di ruolo.

L’UNICA SOLUZIONE VERA E’ UNA BATTAGLIA SERIA E DURATURA PER L’AUMENTO DEGLI ORGANICI E QUINDI DEI POSTI DI LAVORO PER TUTTI!

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Già proclamati 4 scioperi in un mese nella scuola.

La Malascuola colpisce tutti, è inutile e dannoso rispondere separati

Distinti dai collaborazionisti, la lotta per la riconquista della scuola pubblica statale può vincere!

 

 

 

L’affermazione della Malascuola sta avvenendo senza sconti, grazie anche alla robusta stampella fornita dai sindacati complici; cosi al lascito dei danni provocati dalla Gelmini e successori, si aggiungono il caos per chiamate dirette dei presidi, la mancanza di organici ATA, i trasferimenti folli. I lavoratori sono sempre più divisi a causa delle misure del governo, agevolate dall'operato dei sindacati complici che, dopo la firma pure dell’ultimo Contratto integrativo sulla mobilità e piazzati i propri delegati nei comitati di valutazione, sono impegnati nel solito teatrino di finta e sterile opposizione volta ad espletare il loro compito di pompieraggio nei confronti anche dei docenti pronti a riprendere le mobilitazioni, sul bonus e il disastroso capitolo mobilità.

Questa è la scuola dei padroni che vuol lasciare nell'ignoranza i figli dei lavoratori.

Di fronte a questo?

Il governo va avanti nella distruzione di ogni diritto e si appresta ad ufficializzare la nuova era con il rinnovo del contratto, senza soldi. La riforma Madia e l’accordo sui comparti della P.A. portano nuovi colpi mortali ai lavoratori pubblici e allo Stato Sociale, tentando di soffocare le Organizzazioni Sindacali conflittuali e di classe.

E’ sempre più urgente contrastare questa aggressione.

Per questo abbiamo costituito SGB e ne curiamo il carattere di classe e la sua indipendenza.

Perché questo contrasto abbia una prospettiva, inoltre, è imprescindibile intraprendere un percorso di netta alternatività ai sindacati complici e unità dei sindacati conflittuali, mirata al varo di un forte e duraturo percorso di mobilitazione, che si inserisca nelle lotte generali della classe lavoratrice.

I lavoratori, compresi quelli della scuola, hanno bisogno che questa prospettiva veda la luce ora.

LO SCIOPERO E' UNA COSA SERIA E NON VA SPRECATO

Il proliferare delle date di sciopero non è sintomo di forte mobilitazione, ma di grave frammentazione

In queste settimane, tutte le Organizzazioni stanno ragionando sul da farsi, qualcuna ha già intrapreso dei percorsi che ci sentiamo però di ritenere insufficienti e a volte nocivi. Mentre scriviamo, sono già stati proclamati da diverse sigle (tra scioperi della categoria e generali, nazionali e locali) scioperi per il 15, 23 e 30 settembre e per il 21 ottobre.

Il balletto delle date e l'uso dei limiti imposti dalla Legge anti-sciopero (la 146/90) per autodefinirsi o per mera propaganda, ostacola oggettivamente la nascita di un fronte forte ed incisivo, svilendo il sacrificio che i lavoratori compiono scioperando. Sulla 146/90 (legge che dovrebbe essere abolita) per anni nessuno si è posto il problema di trovarne i punti deboli, come abbiamo fatto con lo sciopero degli scrutini o in occasione dell'Invalsi e invece la vediamo utilizzata anche dagli “oppositori” per conservare il proprio “orticello”, limitando di fatto le lotte. La situazione non cambia, riproponendo asfitticamente appuntamenti discriminanti, per proporre ricette, iniziative e date precostituite, cercando improbabili scorciatoie per arrivare alla generalizzazione delle lotte.

La molteplicità di date e la rincorsa alle iniziative “unitarie” con i collaborazionisti sono il sintomo più evidente della mancanza, ancora, di una forza soggettiva, di un blocco possibile di sigle sindacali e comitati, in grado di ricomporre settori di categoria artificiosamente divisi (ognuno con il proprio “gruppo di pressione”), su una piattaforma comune con forme di lotta adeguate al nuovo contesto della Malascuola.

Siamo convinti che lo sciopero sia lo strumento più importante, non sarà sufficiente un solo grande sciopero ma, in queste condizioni, è ineludibile e sarà tanto più efficace se vedrà schierarsi un fronte compatto, alternativo ai sindacati complici.

Sappiamo bene che ogni organizzazione ha le sue specificità e che non perseguiamo tutti gli stessi identici obiettivi, ma l'unità si può trovare su di un progetto di alternativa di lungo periodo e su un piano di autonomia degli interessi dei lavoratori da qualsiasi gioco partitico e d'interesse di cordate affaristiche.

Questa situazione si può e si deve cambiare, ci rendiamo da subito disponibili e ricerchiamo il confronto libero e paritario con tutti i soggetti conflittuali e alternativi ai sindacati complici, nel rispetto delle diversità e senza decisioni precostituite, su una piattaforma forte che per noi deve partire dalla battaglia per l'aumento degli organici, dal rispetto per gli organi collegiali e delle scelte sindacali dei lavoratori, dando agibilità a tutte le organizzazioni sindacali che vengono scelte dai lavoratori all'interno di ogni singola scuola.

Sappiamo che sarà un percorso lungo, ma è l'unica strada utile ai lavoratori.

Non partiamo da zero perché in questi anni abbiamo potuto accumulare molta esperienza.

Dalle esperienze più positive e dai fallimenti più dolorosi si deve partire per costruire un autunno che faccia rialzare la testa ai lavoratori.

Milano, 1 settembre 2016 

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