Pubblico Impiego

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Ripubblichiamo l’articolo scritto dai Partigiani della Scuola Pubblica in merito all’offensiva e ripugnante lettera inviata dal preside di Imola Lamberto Montanari ad una collega, dirigente che già a giugno si era espresso pubblicamente come riportato in foto (scherzando si dice spesso quel che si pensa!), vogliamo darne diffusione, con lo scopo di far capire a quei dirigenti scolastici che si pongono come esempio di preside padrone voluto dalla 107/2015 che non lasceremo nel silenzio simili abusi.

Vogliamo, inoltre, sapere dal MIUR, che tanto blatera di valutazione, se è questa è la strada che intende lasciare aperta con l'introduzione del bonus e del potere dato ai dirigenti con la chiamata diretta.

Questi comportamenti squalificano anche tutti quei dirigenti che non prenderanno pubblicamente le distanze da simili azioni e insieme a loro tutta la scuola pubblica.

SGB sostiene la battaglia intrapresa dalla collega e continuerà a mostrare solidarietà attiva verso tutti i colleghi in lotta alla riconquista della scuola pubblica.

 

PER INSEGNARE OCCORRE DARE L'ESEMPIO.

PRATICARE LA DIGNITA' E NON PIEGARE LA TESTA!

 

ringraziamo ancora i Partigiani della Scuola Statale per la loro segnalazione

 

"Divulghiamo quanto il dirigente scolastico Lamberto Montanari ha scritto ad una insegnante  che si è ‘permessa’ di criticare la Riforma della Scuola e certi atteggiamenti dell’ANP, di cui il suddetto è presidente regionale. La critica della docente, garbata e mai fuori dalle righe, era conseguente alla vicenda delle slides ANP sui docenti contrastivi dello scorso dicembre: 

https://www.facebook.com/notes/monica-fontanelli/lanp-continua-a-scivolare-e-a-mostrare-il-suo-volto-reazionario/1284593728224247?__mref=message_bubble.

 

Con ben otto mesi di ritardo il preside Montanari, che è anche (udite, udite) membro del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, le ha risposto non rinunciando neanche questa volta ad una assurda violenza verbale. Già in precedenza aveva elegantemente “auspicato un suicidio collettivo” dei docenti contrastivi alla legge 107 in un commento su Facebook:

https://www.facebook.com/1867737396785222/photos/a.1867853900106905.1073741829.1867737396785222/2096149930610633/?type=3&theater

Non commentiamo il suo scritto, perché si commenta da solo. Lo riportiamo qui di seguito, mettendo semplicemente in grassetto, per sottolinearle, le parti più raccapriccianti.

Chiediamo un intervento nei suoi riguardi da parte del MIUR e del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, a cui i Partigiani della Scuola Pubblica invieranno presto un esposto.

Leggo solo ora e per puro caso il suo miserevole testo che nemmeno entra nel merito di quanto avevo scritto. Lei usa un mio testo preciso e argomentato per i suoi patetici e lagnosi slogan “impregnati” (orrendo termine che usa lei) di ideologia assemblearistico – sovietica tra l’altro immiserita dall’empito fasullo tipico delle maestrine urlanti per la democrazia offesa e negata. Solo una cosa ancora e dopo bloccherò lei, con la sua brutta pagina, per evitare ogni possibile futuro disgusto provocato dalla stupidità delle sue vuote parole: il danno fatto da docenti come lei, alla scuola non è il contrasto sistematico (e qui sta il “contrastivo” che pure da scemi avete ritenuto tanto offensivo quando invece dovreste esserne fieri, ma da stupidi non capite una minchia) alle leggi democraticamente approvate dal Parlamento (c’è da studiare signora mia! Non bastano le scuoline magistrali) il danno consiste nella sua mediocrità, nella povertà culturale nascosta dietro l’arroganza e la iattanza, nella sua pochezza e nell’arbitrio preteso e spacciato come libertà d’insegnamento, nella vigliaccheria nel rifiutare da sempre di essere valutati come ogni onesto professionista, nella presunzione di avere la verità rivelata, nella conseguente e totale mancanza di rispetto per chiunque non ‘abiti’ nella sua ottusità mentale ed esistenziale. Poveretta lei e i suoi amici mentecatti, usurpatori del nome di chi ha combattuto davvero per la libertà, libertà che lei mai riuscirà a capire cosa sia.

 

 

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La transumanza dei docenti e le finte soluzioni di certi sindacati

Utilizzare i docenti, sprovvisti di specializzazione, su posti di sostegno non può essere la soluzione agli effetti assurdi del contratto sulla mobilità.

Si tratta semplicemente di togliere il lavoro ad una parte dei docenti precari per fingere di tutelare altri colleghi nella perenne ottica di “guerra tra poveri”.

Più che di algoritmi si tratta di veri e propri rompicapi per cercare di rattoppare alla men peggio la situazione di incertezza totale in cui si è scelto di far iniziare il nuovo anno scolastico.

Gli insegnanti di sostegno che lavorano da anni nelle scuole italiane sanno che aver scelto un certo percorso di studi li avrebbe portati a svolgere un ruolo diverso da quello dei colleghi che insegnano su posto comune, nella specificità di un intervento per il quale, nonostante corsi su corsi non si è mai abbastanza preparati. Un ruolo per certi versi più difficile e da molti schivato per l’elevata complessità dei casi e per il quale oltre ad un’adeguata preparazione è necessaria soprattutto un’assunzione di responsabilità specifica.

Proprio in Sicilia, dove la deportazione al Nord è stata tra le più intense, è stato siglato un contratto regionale da CGIL, CISL, UIL, SNALS E GILDA, che per “risolvere” il danno generato dalla mobilità, prevede l’assegnazione di migliaia di cattedre di sostegno a docenti “deportati” in altre regioni, non aventi il titolo di specializzazione adeguato.

Consideriamo che molti di questi posti sono quelli che, venivano assegnati ai precari, anche senza specializzazione, dopo l’esaurimento delle graduatorie e che, con questo escamotage, sono attribuiti ai docenti assunti in fase B e C, ma di fatto sottratti a precari che non lavoreranno.

Inoltre viene sancito da un accordo la volontà di usare sul sostegno personale non formato, sminuendo pericolosamente il valore della specializzazione e fornendo argomenti a quanti vorrebbero eliminare questa figura. L'insegnamento di sostegno diventa il finto ammortizzatore sociale dei tagli agli organici. Per il momento, la precedenza sul sostegno spetta ancora agli specializzati ma già si avanzano proposte di avvio dei c.d. “corsi di riconversione” o “Pas” e simili che andrebbero a vanificare tutto il sacrificio di chi si è abilitato sul sostegno.

Il compito del sindacato è certo quello di difendere i lavoratori, ma per farlo non servono rattoppi, ma una vera e propria determinazione a pretendere quello che ci è stato tolto, altrimenti si è complici di un sistema che svaluta gli insegnanti e la scuola pubblica e che penalizza una categoria debole -i cui diritti ad avere un’educazione ed un istruzione specializzata, ricordiamolo, sono sanciti dalla legge-quadro 104/92- propinandogli un docente di sostegno “improvvisato”, per non essere mandato a lavorare a centinaia di chilometri dal luogo dove avrebbe diritto a svolgere il proprio lavoro.

Un sindacato SERIO si mobiliterebbe per pretendere posti in più sui quali inserire i docenti vittime del contratto sulla mobilità. La soluzione NON E’ quella dei sindacati complici di cogestire l’applicazione della 107, scegliendo quale pezzo di lavoratori tutelare rispetto ad altri, col chiaro obiettivo di tentare di spegnere le proteste.

Ci rivolgiamo a tutti comitati e sindacati che si battono per i diritti dei lavoratori e la difesa della scuola pubblica: il movimento sindacale è una cosa seria, non si possono rivendicare più posti per i precari quando si è precari e meno posti per i precari quando si e' diventati di ruolo.

L’UNICA SOLUZIONE VERA E’ UNA BATTAGLIA SERIA E DURATURA PER L’AUMENTO DEGLI ORGANICI E QUINDI DEI POSTI DI LAVORO PER TUTTI!

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Basta Diritti. Decido io?

Salario, carriera. Fino al posto di lavoro

 

Il ruolo di Cgil Cisl Uil fino a Salfi Confsal e Flp. Una miriade di accordi nazionali e locali. Persino Brunetta ormai è superfluo, in ritardo. Ci hanno già pensato organizzazioni che di sindacale ormai non hanno più nulla da un pezzo.

Arrabbiarsi non basta. Il comunicato in allegato

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Già proclamati 4 scioperi in un mese nella scuola.

La Malascuola colpisce tutti, è inutile e dannoso rispondere separati

Distinti dai collaborazionisti, la lotta per la riconquista della scuola pubblica statale può vincere!

 

 

 

L’affermazione della Malascuola sta avvenendo senza sconti, grazie anche alla robusta stampella fornita dai sindacati complici; cosi al lascito dei danni provocati dalla Gelmini e successori, si aggiungono il caos per chiamate dirette dei presidi, la mancanza di organici ATA, i trasferimenti folli. I lavoratori sono sempre più divisi a causa delle misure del governo, agevolate dall'operato dei sindacati complici che, dopo la firma pure dell’ultimo Contratto integrativo sulla mobilità e piazzati i propri delegati nei comitati di valutazione, sono impegnati nel solito teatrino di finta e sterile opposizione volta ad espletare il loro compito di pompieraggio nei confronti anche dei docenti pronti a riprendere le mobilitazioni, sul bonus e il disastroso capitolo mobilità.

Questa è la scuola dei padroni che vuol lasciare nell'ignoranza i figli dei lavoratori.

Di fronte a questo?

Il governo va avanti nella distruzione di ogni diritto e si appresta ad ufficializzare la nuova era con il rinnovo del contratto, senza soldi. La riforma Madia e l’accordo sui comparti della P.A. portano nuovi colpi mortali ai lavoratori pubblici e allo Stato Sociale, tentando di soffocare le Organizzazioni Sindacali conflittuali e di classe.

E’ sempre più urgente contrastare questa aggressione.

Per questo abbiamo costituito SGB e ne curiamo il carattere di classe e la sua indipendenza.

Perché questo contrasto abbia una prospettiva, inoltre, è imprescindibile intraprendere un percorso di netta alternatività ai sindacati complici e unità dei sindacati conflittuali, mirata al varo di un forte e duraturo percorso di mobilitazione, che si inserisca nelle lotte generali della classe lavoratrice.

I lavoratori, compresi quelli della scuola, hanno bisogno che questa prospettiva veda la luce ora.

LO SCIOPERO E' UNA COSA SERIA E NON VA SPRECATO

Il proliferare delle date di sciopero non è sintomo di forte mobilitazione, ma di grave frammentazione

In queste settimane, tutte le Organizzazioni stanno ragionando sul da farsi, qualcuna ha già intrapreso dei percorsi che ci sentiamo però di ritenere insufficienti e a volte nocivi. Mentre scriviamo, sono già stati proclamati da diverse sigle (tra scioperi della categoria e generali, nazionali e locali) scioperi per il 15, 23 e 30 settembre e per il 21 ottobre.

Il balletto delle date e l'uso dei limiti imposti dalla Legge anti-sciopero (la 146/90) per autodefinirsi o per mera propaganda, ostacola oggettivamente la nascita di un fronte forte ed incisivo, svilendo il sacrificio che i lavoratori compiono scioperando. Sulla 146/90 (legge che dovrebbe essere abolita) per anni nessuno si è posto il problema di trovarne i punti deboli, come abbiamo fatto con lo sciopero degli scrutini o in occasione dell'Invalsi e invece la vediamo utilizzata anche dagli “oppositori” per conservare il proprio “orticello”, limitando di fatto le lotte. La situazione non cambia, riproponendo asfitticamente appuntamenti discriminanti, per proporre ricette, iniziative e date precostituite, cercando improbabili scorciatoie per arrivare alla generalizzazione delle lotte.

La molteplicità di date e la rincorsa alle iniziative “unitarie” con i collaborazionisti sono il sintomo più evidente della mancanza, ancora, di una forza soggettiva, di un blocco possibile di sigle sindacali e comitati, in grado di ricomporre settori di categoria artificiosamente divisi (ognuno con il proprio “gruppo di pressione”), su una piattaforma comune con forme di lotta adeguate al nuovo contesto della Malascuola.

Siamo convinti che lo sciopero sia lo strumento più importante, non sarà sufficiente un solo grande sciopero ma, in queste condizioni, è ineludibile e sarà tanto più efficace se vedrà schierarsi un fronte compatto, alternativo ai sindacati complici.

Sappiamo bene che ogni organizzazione ha le sue specificità e che non perseguiamo tutti gli stessi identici obiettivi, ma l'unità si può trovare su di un progetto di alternativa di lungo periodo e su un piano di autonomia degli interessi dei lavoratori da qualsiasi gioco partitico e d'interesse di cordate affaristiche.

Questa situazione si può e si deve cambiare, ci rendiamo da subito disponibili e ricerchiamo il confronto libero e paritario con tutti i soggetti conflittuali e alternativi ai sindacati complici, nel rispetto delle diversità e senza decisioni precostituite, su una piattaforma forte che per noi deve partire dalla battaglia per l'aumento degli organici, dal rispetto per gli organi collegiali e delle scelte sindacali dei lavoratori, dando agibilità a tutte le organizzazioni sindacali che vengono scelte dai lavoratori all'interno di ogni singola scuola.

Sappiamo che sarà un percorso lungo, ma è l'unica strada utile ai lavoratori.

Non partiamo da zero perché in questi anni abbiamo potuto accumulare molta esperienza.

Dalle esperienze più positive e dai fallimenti più dolorosi si deve partire per costruire un autunno che faccia rialzare la testa ai lavoratori.

Milano, 1 settembre 2016 

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TERREMOTO: SGB SCRIVE AL MINISTRO GIANNINI E

CHIEDE GARANZIE PER L’AVVIO DELL’ANNO SCOLASTICO NELLE ZONE TERREMOTATE ED IL MANTENIMENTO DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI

 

 

Mentre tutto il Paese si unisce al dolore delle comunità colpite dal sisma, emerge già la necessità di lavorare affinchè chi è stato colpito dalla tragedia possa continuare ad avere un futuro.

E’ per questo che abbiamo chiesto al Ministro Giannini garanzie in merito al mantenimento di tutti i presidi scolastici nei territori colpiti dal sisma (seppur a volte necessariamente in strutture che potranno essere provvisorie), quali elementi fondanti di una comunità.

Abbiamo inoltre chiesto che vengano confermati gli organici di diritto e di fatto, per docenti e  ATA di ruolo e precari, previsti prima del sisma. Tale misura appare imprescindibile per garantire un futuro occupazionale ai tanti operatori del settore compresi tra quanti sono stati colpiti dalla tragedia del 24 agosto.

Inoltre abbiamo segnalato la necessità di affrontare il problema dei tanti lavoratori che, a causa della devastazione dei centri abitati, sono costretti a dimorare in zone lontane dalle sedi di lavoro.

Crediamo che le dichiarazioni di questi giorni di numerosi esponenti delle istituzioni circa l’impegno a garantire la ricostruzione delle comunità colpite dal terremoto debbano vedere da subito fatti concreti, quali la garanzia di avere ancora una scuola, un lavoro ed uno stipendio.

Sarebbe inumano che questi colleghi, specie i precari, già duramente colpiti, dovessero vedersi negato un posto di lavoro ed uno stipendio.

Il terremoto non può dare al governo l’occasione di attuare nuovi tagli e risparmi sulla scuola.  

Vigileremo sull'operato del MIUR perché ricordiamo bene che per i colleghi abruzzesi il terremoto fu anche un dramma anche in termini occupazionali, infatti dopo tante belle dichiarazioni i colleghi si videro tagliare per gli anni successivi più di quanto la stessa Gelmini aveva definito nel suo infame piano.

Lettera al ministro Giannini:

ALLA SIGNORA MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA
PROFESSORESSA STEFANIA GIANNINI

OGGETTO: ENERGENZA TERREMOTO E RICADUTE SUL SISTEMA SCOLASTICO E SUI LAVORATORI

In seguito al tragico sisma del 24 agosto, diversi Istituti scolastici danneggiati non potranno avviare l’anno scolastico o potranno solo in parte.
In questi giorni, al centro del dibattito politico, così come riscontrabile dalle dichiarazioni di diversi esponenti del Governo, emerge l’esigenza e l’impegno della ricostruzione degli edifici, ma anche delle comunità colpite dal terremoto.
In quest’ottica, il mantenimento integrale del sistema scolastico quale presidio fondamentale di una comunità e del sistema democratico risulta condizione imprescindibile.
Inoltre, queste comunità sono state colpite mortalmente nelle possibilità economiche; elemento che richiede un impegno profondo per il mantenimento dei livelli occupazionali anche nella scuola.

Per quanto premesso, il Sindacato Generale di Base – settore Scuola
CHIEDE GARANZIA
1) Che nei territori colpiti dal sisma del 24 agosto vengano attivate in tempi ragionevolmente brevi strutture che garantiscano l’avvio delle lezioni;
2) Che vengano confermati gli organici di diritto e di fatto previsti per l’anno scolastico 2016-2017 così come il numero dei punti di erogazione del servizio, indipendentemente dalle classi che sarà possibile attivare;
3) Che vengano comunque stipulati i contratti di incarico annuale nel numero previsto per i posti di docenti e ATA anteriormente al sisma, anche nei casi in cui non vi siano i numeri di norma necessari o nei casi in cui il personale, essendo rimasto senza abitazione, sia stato costretto a spostarsi in zone lontane dalle sedi di lavoro;
4) Che al personale docente ed ATA costretto a risiedere temporaneamente in zone lontane dalle usuali sedi di lavoro venga consentito di prestare servizio in sedi vicine all’attuale luogo di dimora.

Tali richieste non richiedono un aggravio di spesa per l’amministrazione e permetterebbero di dare una prospettiva di futuro per gli studenti e per il personale di ruolo e non di ruolo e le loro famiglie.
Non abbiamo d'altronde dimenticato che, in occasione del terremoto che colpi L'Aquila, il Governo di allora soppresse molti posti, superando addirittura i tagli previsti dal piano Gelmini-Tremonti.

Certi nell’accoglienza delle nostre richieste che riteniamo rispondenti al comune sentire del Paese, restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti e porgiamo cordiali saluti.

Milano, 27 agosto 2016 Per SGB Scuola

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Enti Locali: limitato lo sciopero in biblioteche e musei

 

Un ulteriore taglio ai diritti dei lavoratori
Cgil Cisl e Uil complici del sistema

Il premier Renzi il 20 settembre 2015 ha decretato che le Biblioteche e Musei sono "servizi pubblici essenziali" e che, in quanto tali, dovranno stare sempre aperti in caso di sciopero o assemblea, alla pari di sanità e trasporti. Ora anche i comuni si stanno adeguando alle disposizioni nazionali, proponendo accordi aziendali in tal senso da rigettare senza se e senza ma. Invitiamo tutti i lavoratori eletti nelle RSU degli enti locali a non siglare alcun accordo e a denunciare con fermezza questo ulteriore taglio di diritti dei lavoratori. Limitare lo sciopero e il diritto di assemblea, estendendolo alle Biblioteche e ai Musei, significa mettere una pietra tombale sul diritto al dissenso e a ciò che i lavoratori hanno  conquistato con le lotte degli anni '60-'70.
Tutto ciò avviene in un clima di forte repressione dei diritti dei lavoratori, con un contratto nazionale scaduto da sette anni che il Governo di appresta a rinnovare con cifre risibili. 

CGIL CISL UIL e anche il CSA, confermando la loro totale complicità con il Governo, hanno siglato l'accordo dell'8 marzo 2016 che aggiorna le norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali in caso di sciopero, estendendole a Musei e servizi Bibliotecari. Una complicità gravissima che limita fortemente diritti costituzionalmente tutelati come quello di sciopero e di assemblea. 

 

CUB e SGB non ci stanno e denunciano il totale asservimento del panorama sindacale ai disegni del Governo, finalizzato a limitare al massimo la possibilità del dissenso dei lavoratori del Pubblico Impiego.

 

CUB e SGB non firmano accordi in questo senso, né a livello nazionale né a livello locale, e invitano i rappresentanti eletti dai lavoratori a fare altrettanto.

 

Sollecitiamo i lavoratori a intervenire presso le proprie amministrazioni e le proprie organizzazioni sindacali rivendicando il pieno esercizio dei diritti di sciopero e di assemblea. Chiediamo inoltre ai lavoratori di segnalare eventuali accordi in itinere onde poter intervenire per bloccarli.
Il decreto Renzi, scritto a seguito di una chiusura per assemblea autorizzata dei lavoratori del Colosseo, viola un diritto costituzionalmente garantito e per questo stiamo valutando di intraprendere tutte le strade possibili per respingerlo sia dal punto di vista legale che della mobilitazione dei lavoratori.
Milano, 20 agosto 2016

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UNA SCUOLA MUTILATA

ORA BASTA! SERVONO 50.000 NUOVI POSTI DI LAVORO

 

 

Dopo il vergognoso blocco dello scorso anno, il governo si appresta ad assumere 10.294 unità di personale ATA. Chi conosce la scuola sa però che sono numeri del tutto insufficienti e che chi entrerà di ruolo dovrà lavorare in condizioni terribili, mentre le scuole funzioneranno sempre peggio.

Il MIUR dice che con le assunzioni coprirà il 71% dei posti vacanti. Perché non il 100% visto che sono vacanti? Inoltre, si nascondono i posti di lavoro per trasformarli in organico di fatto e non stabilizzare, gonfiando lo sfruttamento del precariato. Ma se anche assumessero su tutti i posti in organico di fatto la situazione non sarebbe migliore per le scuole che scontano il dimezzamento del personale ATA (attraverso tagli e dimensionamento), a fronte dell’aumento continuo degli studenti. La complessità odierna delle scuole impone un forte incremento di posti per gli assistenti tecnici e la fine della scandalosa pratica degli appalti esterni per gestire la tecnologia. Intanto si continuano ad esternalizzare anche i servizi di pulizia, svolti da LSU che lavorano in condizioni da fame e che dopo tanti anni dovrebbero vedere aprirsi un percorso di stabilizzazione e reinternalizzazione. In caso di accorpamento di istituti, il personale resta lo stesso, anche se si arriva a 1500 o 2000 alunni. Le segreterie, oltre al lavoro ordinario, affrontano le graduatorie, le ricostruzioni di carriera, la mobilità e quest’estate hanno anche dovuto improvvisare in pieno agosto le pratiche per la chiamata diretta dei docenti dagli ambiti territoriali. L’aumento dei carichi di lavoro, oltre a mettere a rischio la sicurezza dei lavoratori, è un vero e proprio furto di lavoro e salute. Ma la salute deve sempre sorreggerci perché il governo non ha cambiato una virgola dell’assurdo divieto di nominare i supplenti in caso di malattia (norma che ha mandato in tilt tutti gli istituti del paese per raggranellare qualche centinaio di milioni di Euro da regalare a qualche banca).

Il tutto con un personale con una media di età molto avanzata, al quale viene richiesto sempre più lavoro, con uno stipendio che risulta sempre più magro.

E se di fronte alle richieste insensate del MIUR ci opponiamo, scattano le minacce di sanzioni disciplinari, spostamento di sede o orari illegittimi (spezzati, slittati, accantonati, ecc)

Stimiamo in 50.000 unità il fabbisogno di personale ATA per le scuole italiane, in aggiunta all’organico di diritto e di fatto appena varato, senza se e senza ma.

Il MIUR sa bene la situazione, ma risponde con il ridicolo accantonamento (taglio) di 507 posti per l’eventuale arrivo del personale in esubero dalle province (come per lo scorso anno, tutti sanno che non arriverà nessuno dalle province). I 2020 posti tagliati dalla finanziaria di 2 anni fa, poi, non sono stati restituiti e le scuole dovranno elemosinare posti in deroga per poterne sfruttare qualcuno provvisoriamente.

Ai tagli, alle angherie, ai soprusi bisogna rispondere con la compattezza dei lavoratori per imporre un cambiamento immediato. Il personale ATA ha dimostrato che se lotta compatto si fa sentire, lasciando i cancelli delle scuole chiusi o bloccando le pratiche delle segreterie.

All’interno di ogni scuola possiamo pretendere il rispetto di procedure che migliorino le nostre condizioni e permettano di avere voce in capitolo sull’organizzazione della scuola.

SGB fornirà tutto gli strumenti necessari, a partire da vademecum su come muoversi già dal 1 settembre per non farci schiacciare da organizzazioni del lavoro mirate e estorcere sempre più lavoro e a nascondere i tantissimi problemi delle nostre scuole.  

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