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MINISTRO FEDELI: L'ULTIMO DI UNA LUNGHISSIMA SERIE DI  PACCHI (NON SOLO DI NATALE) DELLA CGIL AI LAVORATORI

Da quando si è insediato il nuovo ministro Fedeli, ai vertici del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, non si placano le polemiche  a causa della sua millantata laurea. 

Ricordiamo subito che negli altri Paesi dell'UE e dell'area OCSE, la prassi consolidata vuole che un cittadino che mente ai mezzi d'informazione, quando ricopre cariche istituzionali,  venga immediatamente costretto alle dimissioni. In Italia questa prassi non è mai esistita. E' naturale quindi che, da noi, una donna come Valeria Fedeli dopo aver più volte mentito, anche nel giro di soli pochi giorni, ai mezzi d'informazione, in maniera anche spudorata e clamorosa, possa diventare Ministro.

Noi di SGB dovremmo scandalizzarci per così poco?  Sinceramente no! Il problema principale della Ministra Fedeli è quello che lei stessa rappresenta, al di là  dei suoi titoli di studio, veri o presunti, ossia un maldestro tentativo di riaprire un'apparente nuova fase di “concertazione” con i sindacati complici dopo la rottura elettorale, creata dal governo Renzi, con i lavoratori della scuola.

Attaccare un Ministro semplicemente perché “non è laureato”, oppure perché “non parla inglese” o addirittura perché  “non è giovane” o “non è bello e affascinante” rientra in una retorica fascio-populista che non ci appartiene. E' nostra abitudine esprimere giudizi politici sulle persone per quello che fanno e soprattutto per le classi sociali a favore delle quali s'impegnano. Il cinismo della sorte, mai così ironica e paradossale come in questa fase di crisi, ha voluto che a capo del MIUR arrivasse proprio una donna non laureata (in verità non è neanche diplomata, con la sua qualifica triennale potrebbe aspirare solo al profilo di collaboratrice scolastica) e che manomette, tranquillamente, il suo curriculum vitae proprio quando la Legge 107 (Buona Scuola) introduce la chiamata diretta “per competenze” dei docenti  in base al curriculum (immodificabile da parte dello stesso insegnante, una volta inoltrato, attraverso la modalità polis), il Piano Nazionale della Formazione Obbligatoria, il bonus premiale individuale, elargito direttamente dal preside. Per non parlare poi delle recenti ondate di licenziamenti (e contestuali espulsioni dalle graduatorie) di docenti e ATA, avvenute in seguito a verifiche operate dagli Uffici, e riscontri tra i titoli effettivamente posseduti e le dichiarazioni rese dai dipendenti, risultate talvolta mendaci. In un periodo come questo, la nomina del Ministro Fedeli,  rischia di passare come una provocazione ideologica, come una sorta di ritorno al paleolitico. Indubbiamente, i politici ed i sindacalisti che hanno scritto le migliori pagine della storia del nostro Paese non erano laureati. In periodi maggiormente democratici, le competenze necessarie, per fare politica e sindacato, risiedevano nella capacità di ascolto, d'intercettazione delle istanze dei lavoratori e dei cittadini, di saper leggere politicamente la fase storica, di saper parlare alla gente (non solo in TV), di risolvere i problemi collettivi a favore della classe sociale di riferimento. Tutte competenze sicuramente non certificabili da una semplice laurea. Da decenni, abbiamo istituzioni formalmente democratiche ma sempre più prive di lavoratori e sempre più piene di dirigenti e burocrati sindacali. La  presenza dei sindacalisti dentro le istituzioni è sempre stata, soprattutto, funzionale a far credere all'opinione pubblica che le varie misure anti operaie fossero invece provvedimenti a favore del mondo del Lavoro. L'introduzione dei voucher, nel 2007, da parte del Ministro del Lavoro Damiano (ex segretario nazionale FIOM ed ex presidente del fondo pensione Cometa) costituisce solo uno dei tanti esempi. Va indubbiamente riconosciuto che lo Stato italiano ha sempre saputo premiare, con l'onorificenza dell'ingresso nelle istituzioni, chi da sindacalista aveva ben saputo neutralizzare le lotte sociali, raggirare, sottrarre salario e diritti ai lavoratori.

La nomina della signora Fedeli a capo del MIUR è, indubbiamente, figlia,  di queste tradizioni politiche. L'ex sindacalista arriva però al Governo in forte ritardo, quasi fuori tempo massimo, dopo la fine “ufficiale” della concertazione, decretata morta sia dalla “destra” che dalla “sinistra”. La signora Fedeli giunge alla carica di Ministro dopo che il sindacato è stato già, abbondantemente, scaricato dal Governo ma mai del tutto,  dopo oltre 20 anni di  predicazione liberista e di diffusione della demagogia del merito, in nome della quale, sono state giustificate anche le nomine degli ultimi ministri, ultra professori, Profumo, Carrozza e Giannini. La nomina del dinosauro Fedeli potrebbe riscuotere un minimo di rispetto e di legittimazione solo se, per assurdo,  la signora dichiarasse superata la demagogia del merito in un comparto, come la scuola, dove lavorano migliaia di persone non laureate come molti maestri elementari, assistenti tecnici, amministrativi, collaboratori scolastici, insegnanti tecnico-pratici, educatori dei convitti. Tutte persone che, con enorme professionalità, contribuiscono, ogni giorno, al reale funzionamento degli istituti , alla crescita umana, culturale e professionale dei nostri bambini e dei nostri ragazzi. Se la ministra avesse un minimo di coerenza e di onestà intellettuale, dovrebbe schierarsi almeno contro la chiamata diretta per curriculum e per la totale abrogazione della Legge 107, per l'abolizione immediata dell'Invalsi e dell'Indire, per la totale difesa dei 5 anni di corso delle scuole superiori, per il pieno mantenimento del valore legale del diploma e del titolo di studio in generale. E soprattutto per l'immissione in ruolo di tutti i docente precari, abilitati e non.  Noi però già sappiamo che questo non accadrà. La neo ministra già preme sull'acceleratore per le deleghe ancora inevase della Legge 107. Maggiore cautela viene riservata solo per le deleghe su edilizia scolastica e fascia 0-6 anni, appena bocciate dalla Consulta.  Gli incontri con i sindacati concertativi di questi giorni lasciano supporre che potrebbe esserci qualche piccolo contentino di facciata sul  contratto di mobilità. Ma questo teatrino, che dura da decenni, stavolta sembra in forte affanno. Fino ad ora tutti i sindacalisti CGIL mandati nelle istituzioni, da Bertinotti a Cazzola, da Ichino a Damiano, sono tutti diventati impopolari soltanto dopo essere riusciti a portare a termine l'intero loro operato (Pacchetto Treu, Legge Biagi, voucher, Jobs act, etc.).  La ministra Fedeli è invece impopolare già prima dell' inizio del suo mandato. Non era mai successo prima. Il motto del prete “fa quello che dico io ma non ciò che faccio io” stavolta sembra reggere poco. In apparenza la Fedeli sembrerebbe scivolata solo su una buccia di banana. In parte è così. Peccato però che quella buccia, per larghi strati dell'attuale opinione pubblica, vittima e carnefice della stessa demagogia del merito, rappresenti un macigno inamovibile. Il re è già nudo! Auspichiamo che queste nostre modeste riflessioni possano contribuire positivamente al dibattito che si è aperto attorno alla nomina del nuovo ministro. L'unica speranza per il riscatto dei lavoratori nel nostro Paese (non solo della scuola) sta nella costruzione di un sindacato di massa e di classe fuori da questo quadro concertativo.