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FIGLIO E PADRE

         Addio al figlio dei fermenti e delle lotte operaie, al figlio del sogno del riscatto della classe operaia.

         Addio al padre della resistenza ostinata alla concertazione, al patto tra i “produttori”, alle derive collaborazioniste.

         Piergiorgio Tiboni ha attraversato la storia della classe operaia senza tatticismi, compiendo scelte difficili mai cedendo a sirene opportunistiche, intuendo che la strada era finita per il sindacalismo confederale e che solo un nuovo percorso di riorganizzazione dal basso, dalla “base” avrebbe potuto far da argine alla decomposizione sia a livello sindacale che politico delle lotte che avevano attraversato gli anni settanta.

         Un sindacalista puro che ha evitato la facile illusione della delega ad istanze politiche, ne tantomeno partitiche del ruolo di difesa dei lavoratori.

         La storia che ci ha accompagnati fin qui dimostra quanto fosse stata vera l'intuizione, quanto tempestiva sia stata la scelta della organizzazione dal basso che pure non ha impedito e non ha arginato gli effetti distruttivi dell'attacco economico, sociale e culturale che il capitale ha portato con la complicità dei sodali sindacali e politici e con l'irresponsabile “soggettivismo” di molta parte della sinistra e di larga parte del sindacalismo di base più attento alle lotte di concorrenza tra sigle che a quelle contro i padroni.

         Dal 1992 quando è nata la CUB molte sono le crisi che hanno attraversato il sindacalismo di base, innumerevoli le divisioni, gli accorpamenti, le ridivisioni, le rifondazioni, ognuno ha sempre proclamato di essere più di sinistra, più conflittuale e spesso sono avvenute vere e proprie faide.

         Ostinatamente Piergiorgio Tiboni è rimasto fermo con il suo sorriso ironico, sapeva discernere le vere istanze di rinnovamento, le pulsioni delle nuove leve dalle “rappresentazioni” e dalle tentazioni di usare il sindacato come surrogato dei partiti.

         A lui dobbiamo molto, dobbiamo anche un riconoscimento personale che non è scontato in un mondo che è sempre esasperatamente concorrenziale:

         anche noi siamo figli delle lotte della classe operaia e siamo allo stesso tempo suoi figli, siamo stati per lungo tempo lontani ma le vicende della frammentazione del sindacalismo di base ci hanno fatti reincontrare e, come in una parabola laica, con quel sorriso a volte enigmatico di Giorgio ci ha fatti sentire come il figliol prodigo, nessuna abiura, nessun prezzo … solo la certezza che il cammino insieme poteva ricominciare.

         Ora quel cammino per Giorgio si è fermato ma esisterà pure un luogo laico dove metaforicamente ci starà aspettando.