EMERGENZA-CALDO SUI POSTI DI LAVORO: LE FOGLIE DI FICO NON BASTANO!

Lo scorso 17 giugno la giunta regionale della Campania, ha emanato un’ordinanza contenente “Disposizioni in materia di attività lavorative nei settori agricolo, edile ed affini in condizioni di esposizioneprolungataalsole”, la quale, al pari degli analoghi provvedimenti adottati da molte altre regioni, si propone l’obbiettivo di contrastare i pericoli per la salute dei lavoratori esposti al sole durante le ondate di caldo, sempre più frequenti nei mesi estivi a causa dei cambiamenti climatici.
Peccato che la suddetta delibera (che ricalca quasi interamente quelle degli scorsi anni), sia poco più che una dichiarazione di “buone intenzioni”, poiché i criteri e i meccanismi di tutela previsti sono del tutto insufficienti di fronte alle dimensioni del fenomeno e all’impatto che quest’ultimo produce sul benessere e sulla salute di milioni di lavoratori.
Infatti:
- L‘ordinanza del Presidente Fico, nei casi in cui il sito web worklimate.it preveda un rischio alto, impone esplicitamente il divieto di lavoro dalle 12,30 alle 16,00 soltanto nei settori agricoli ed edili con esposizione prolungata al sole, limitandosi poi a un generico “e affini”, senza precisare il senso e il perimetro concreto di tale definizione: ciò a differenza di altre regioni, la quali (come nel caso dell’Emilia-Romagna) hanno almeno menzionato tra i settori tutelati i piazzali della logistica e/o la consegna di beni per conto terzi in ambito urbano (vale a dire i riders, come nel caso del Lazio);
- La genericità di tali precetti ne svuota di fatto il contenuto, lasciando migliaia e migliaia di lavoratori esposti per ore al sole e al caldo infernale nelle ore di punta completamente in balia della discrezionalità padronale, tanto più in assenza di organi reali di controllo che possano tempestivamente intervenire sul posto di lavoro ed eventualmente sanzionare il mancato rispetto dell’ordinanza e delle norme a tutela della sicurezza previste dal D.Lgs. 81/08: tanto più di fronte alla cronica carenza di organico degli Ispettorati del lavoro, si sarebbe potuto e dovuto attribuire poteri decisionali e di controllo e ai Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza (RLS), i quali (se effettivamente eletti dai lavoratori e non come succede spesso, dall’azienda stessa…) sono il primo riferimento diretto a tutela della loro salute, e invece non vengono minimamente menzionati.
- Tali omissioni costringono quasi ovunque i lavoratori, i preposti e le RLS ad agire in “autotutela” anche quando le condizioni climatiche siano più insostenibili e pericolose, quindi di fatto ad esporli ad ogni tipo di rappresaglia da parte padronale (richiami, discriminazioni, contestazioni disciplinari, fino al licenziamento) qualora intendano far valere il rispetto delle ordinanze e delle leggi: il caso di Ciccio Collina, RSA licenziato per rappresaglia alla Logiport nel Porto di Salerno dopo essersi battuto contro le ripetute violazioni delle normative sulla
sicurezza, è solo l’esempio più lampante del prezzo che i lavoratori sono costretti a pagare se vogliono far valere i loro diritti…
- D’altronde, se per i lavoratori il caldo rappresenta un rischio reale e immediato, ben più contenuto è il rischio per i padroni che violano le prescrizioni delle ordinanze, se è vero che in molti casi (compresa la Campania) per la loro inosservanza è prevista come unica sanzione certa (art.650 c.p.) un’ammenda di massimo 206 euro: una cifra che una media-grande azienda equivale a poco più di mancia!
- Tutte le ordinanze regionali (ed è ampiamente prevedibile che sarà lo stesso qualora il governo Meloni intenda adottare delle misure analoghe sul piano nazionale) negano ogni forma di tutela a quei milioni di lavoratori che operano in ambienti coperti (fabbriche, magazzini, depositi, capannoni, scuole, ecc.) ma che in assenza di strumenti e dispositivi di climatizzazione sono costretti a lavorare in vere e proprie fornaci, con temperature reali persino superiori a quelle registrate al sole.
PERTUTELARESULSERIOLASALUTEEL’INCOLUMITA’DEILAVORATORIESPOSTI AL CALDO ECCESSIVO SERVE BEN ALTRO:
- Il potenziamento dei poteri ispettivi e sanzionatori delle ITL e delle ASL, tramite un ampliamento dei loro organici e un piano di assunzioni straordinarie;
- L’attribuzioneincapoagliRLSdiuneffettivopoteredecisionaledisospendereleattività almeno nelle ore di punta laddove la piattaforma worklimate segnali un rischio altoper le attività esposte al sole, e in tutti i posti di lavoro in cui si registri una temperatura percepita superiore ai 35 gradi.
- Un forte inasprimento delle sanzioni pecuniarie e delle pene per tutte le aziende che violanolenormedelD.Lgs.81/08atuteladellasicurezzaedelbenesserepsicofisicodei lavoratori.
- Obbligodiintegrazionefinoal100%delsalariopertutteleaziendecheaccedonoalla
C.I.G.acausadelletemperatureelevate.
Pertuttaladuratadell’estatelenostreorganizzazionisindacalihannoattivisportellidiconsulenza e assistenza ai lavoratori operanti in luoghi e settori esposti al caldo eccessivo.
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– CUB Campania (347 8896778 / 347 4770011)
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