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Dopo un paio di licenziamenti di pubblici dipendenti a Roma Capitale fatti passare per i primi effetti della legge Madìa esprimiamo la nostra valutazione al riguardo.

 

Non paghi di aver bastonato i dipendenti capitolini con l’odioso atto unilaterale imposto dalla Giunta Marino e che per 30 mesi ha tagliato le retribuzioni (differenziate, non "a pioggia") con cifre che vanno dai 500 ai 2000 euro annui;

plaudenti a qualunque accordo (vedi il recente decentrato) o a qualunque atto che consolidi la sottomissione e lasci inalterato il sistema di potere e di controllo;

smemorati di fronte al blocco dal 2009 dei contratti dei pubblici impiegati e dalle mancate progressioni di carriera dal 2010 al 2015;

ipocriti nel fingere di non sapere che il pomposo appellativo di Roma Capitale non è servito ad aumentare gli organici, ma a tagliare 5000 unità in circa 15 anni;

eppure tanto accaniti contro i pubblici dipendenti, specie quando fruiscono della legge 104!

Parliamo della stampa del nostro paese, di ogni colore politico, che individua nel comportamento sbagliato o "furbesco" di una esigua minoranza di dipendenti la causa dei disservizi pubblici.

Ci viene il sospetto (ma più che un sospetto e’ una certezza che il sistema Mafia Capitale, troppo presto "dimenticata" dai clamori mediatici, ha messo solo in parte in luce) che questi giornali – saldamente in mano all’imprenditoria privata – cavalchino una vera e propria caccia alle streghe per distogliere l’attenzione da fatti ben più gravi determinati dall’insipienza, dalla incompetenza e, in più di qualche occasione, dall’interesse privato della classe dirigente di questo paese: sia essa classe politica, imprenditoriale, o dei manager pubblici.

Crediamo che azzopparlo mostrandone tutte le lacune e i difetti (ed esaltando a male del mondo una errata timbratura) sia congeniale a privatizzarlo del tutto facendo percepire alla gente comune che lì si annida il privilegio.

Il loro scopo è ribaltare il senso di giustizia delle persone in modo da scatenare una guerra fra tutte e tutti coloro che quotidianamente soffrono i disagi di una vita sociale sempre più incerta, precaria, povera e insicura, siano italiani o immigrati, lavoratori o precari e disoccupati, studenti, tutti poveri cristi che si arrabattono in un sistema sempre più ingiusto e disumano. La guerra fra "poveri" serve a confonderci e distogliere l’attenzione dai veri responsabili del marcio, cioè tutti coloro, autentici "carnefici sociali", che desiderano che beni essenziali per la vita di tutti come sanità, istruzione, mobilità, acqua, energia siano fonte di profitti per pochi anziché benessere per tutti. Questi signori temono per i loro tornaconti, per i loro pacchetti azionari, per le loro poltrone e – furbescamente – cercano di indirizzare il malcontento della gente (che loro stessi con le loro leggi inique hanno creato) contro i lavoratori pubblici e, più in generale, contro i servizi pubblici.

Laddove un servizio funziona lo affossano! Laddove ci sono dipendenti che si prodigano per fornire un’immagine pubblica accogliente vengono destinati altrove; così da giustificare la "necessità" di ricorrere al privato.

Noi invitiamo ogni persona che ci legge a non cadere in questa trappola. Invitiamo a qualsiasi confronto in pubblico o in privato. Invitiamo a verificare di persona – approfondendo e non rimanendo in superficie – quanto affermiamo.

Invitiamo a pretendere fermezza di fronte alle vere inefficienze.

Non ci uniremo al coro di quanti scambiano un funzionale recupero psicofisico in orario di lavoro per una truffa aggravata in base a cui licenziare. La crociata anti-caffè di Brunetta, di Madia e dei loro epigoni locali potrà essere sconfitta solo dalla "santa" alleanza tra lavoratrici e lavoratori pubblici insieme a tutti coloro che fruiscono del servizio pubblico.

 

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