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Pontedera indotto Piaggio: ROMPIAMOLE CATENE OCCUPIAMO LA TMM

Purtroppo la notizia più brutta è arrivata: la TMM vuole chiudere! Bisogna far intervenire, non a parole, Piaggio e istituzioni locali per garantire il posto di lavoro a tutti/e gli 85 operai/e. Non facciamoci confondere con la solita promessa sugli ammortizzatori sociali, insufficienti per durata e importo e funzionali a diluire nel tempo i licenziamenti e la morte delle fabbriche.

Ormai la situazione è chiara: fino a quando le fabbriche saranno gestite da padroni attenti ai listini borsistici e alle plusvalenze finanziarie, noi operai saremo trattati come una semplice merce, spremuti e alla occorrenza cacciati via. Quanto già avvenuto alla Piaggio e alla Ristori, accade oggi alla
Tmm, e senza cambiare rotta verremo solo sconfitti.
Sono invece maturi i tempi per occupare la fabbrica e costruire una vertenza per l'occupazione con i lavoratori di Piaggio e del suo indotto chiedendo alle istituzioni di vincolare qualsiasi finanziamento e contributo pubblico al mantenimento degli attuali livelli occupazionali.

Esistono nel paese numerose fabbriche occupate ove i lavoratori stanno provando a difendere i posti di lavoro. Non si difende l’occupazione senza una lotta radicale e senza scelte forti, per questo occorre mantenere la produzione nella TMM o in caso contrario la Piaggio si impegni ad assorbire al suo interno
gli\le operai/e TMM.

Questi sono tra i pochi obiettivi reali per salvare i posti di lavoro per poi entrare nel merito degli investimenti necessari, dell’orario di lavoro e per contrastare quelle delocalizzazioni che hanno distrutto quello che era l’indotto Piaggio.

E chi ritiene utopistica la riduzione dell’orario di lavoro per rilanciare l’occupazione ricordi che la riduzione esiste già ma è a carico dei cittadini con le settimane di cassa integrazione alle quali siamo abituati nei mesi di calo produttivo.

Una risposta doverosa ai vertici della Fiom Cgil

Non vogliamo dare lezioni a nessuno, ma se la produzione della TMM per il 95% viene dalle commesse Piaggio vuol dire che l'azienda di Colaninno puo' fare il bello e il cattivo tempo, decidere vita e morte di una fabbrica e dei suoi operai.
Come già accaduto negli ultimi anni, le aziende dell'indotto Piaggio sono alla mercè dei Colaninno che possono decidere di esternalizzare nel sud est asiatico alcune produzioni e con esse anche le forniture.
La politica della delocalizzazione non conosce limiti, amministrazioni locali e regionali non hanno mai posto fine a queste scelte che impoveriscono la nostra provincia mentre i profitti della Piaggio aumentano, come ci dicono i listini di Borsa.
Soldi a fondo perduto a gruppi industriali senza mai mettere vincoli e pretendere la restituzione dei soldi, con relativi interessi, in caso di licenziamenti e delocalizzazioni, questa sarebbe una politica industriale seria di cui il Sindacato dovrebbe farsi carico.
Per questo, vorremmo sapere il senso della paura da parte della Fiom a chiamare in causa direttamente la Piaggio per costruire una vertenza unica sul territorio visto che quando accade oggi alla TMM è già successo mesi fa alla Ristori e si presenterà presto altrove.
I soldi di Industria 4.0 cancelleranno altri posti di lavoro, le innovazioni tecnologiche e produttive avranno effetti negativi sulla occupazione e non ridurranno per i pochi che restano in produzione tempi e ritmi di lavoro.
Tanta subalternità del sindacato, e delle istituzioni locali, alla Piaggio inducono a porsi qualche domanda, per esempio sul ruolo della Giunta Regionale Toscana in Industria 4.0 e sulla finalità di questi finanziamenti per la robotizzazione industriale. Non vorremmo che il silenzio assenso verso la Piaggio fosse parte di un accordo già fatto sulla pelle dei lavoratori, una sorta di politica di riduzione del danno per accordare ai lavoratori gli ammortizzatori sociali e alla Piaggio nuovi finanziamenti e profitti
Non vorremmo che gli attuali capannoni della TMM servissero presto alla Piaggio progetti innovativi e magari per tagliare altri posti di lavoro nella logistica dell'indotto.
Per tutte queste ragioni, con umiltà ma con determinazione, non vogliamo limitarci alla generica solidarietà verso gli operai ma sviluppare con loro e per loro un ragionamento su quanto sta accadendo da anni alla Piaggio e nel suo indotto, mettere in discussione scelte aziendali che si sono dimostrate dannose e perdenti per gli operai.
Vorremmo che di questo e di altro (per esempio di una legge regionale che penalizzi fortemente chi delocalizza e licenzia) parlassero anche il Sindaco di Pontedera e il Presidente della Regione Toscana perché non si utilizzino i soldi di tutti per consentire agli industriali di accumulare enormi profitti e alla occorrenza chiudere le fabbriche, licenziare gli operai delocalizzando la produzione dove un lavoratore costa 2 euro l'ora. In tal caso al danno seguirebbe la beffa e la rabbia degli operai.


SGB Pisa

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