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“FINO A QUANDO IL COLORE DELLA PELLE NON SARA' CONSIDERATO COME IL COLORE DEGLI OCCHI, NOI CONTINUEREMO A LOTTARE” (Che Guevara )

Nella frase che abbiamo messo come titolo per noi sta la differenza profonda fra razzismo e antirazzismo, fra civiltà e barbarie ed è da questa angolatura che vogliamo affrontare come Sgb la questione della regolamentazione dei lavoratori immigrati presenti  nel nostro paese.

Regolamentazione che ad oggi è semplicemente un palliativo perché non sarebbe  per tutti,  e solo per sei mesi, senza più possibilità di ricerca di ulteriore lavoro alla scadenza dei sei mesi.

 

 Abbiamo un capitalismo che marcia su due binari: da una parte un mercato del lavoro formalmente legale con i diritti ridotti al minimo e continuamente flessibilizzato e teso a ridurre il costo della forza lavoro,  dall'altra un mercato del lavoro illegale dove oltre alla flessibilità nell'utilizzo della forza lavoro vi è  la disumanità organizzata dei capitalisti mafiosi.

Mano d'opera invisibile, flessibile e fatta lavorare a cottimo nei campi e nei cantieri per 2-3 euro all'ora. Questa è la civiltà organizzata e disumanizzata del braccio mafioso del capitalismo Italiano.

Lo stato italiano tollera e chiude gli occhi perché ciò gli serve a competere sui vari mercati, dunque è semplicemente complice di questa incivile disumanità.   Sono state organizzate campagne ideologiche reazionarie utili a condizionare i cervelli delle persone a tutto vantaggio dei capitalisti, un esercito di servi infami è stato pagato con soldi pubblici unicamente per spargere menzogne e veleno. Le forze politiche di centro destra  hanno montato  campagne ideologiche apertamente reazionarie e  razziste e quelle di centro sinistra da una parte parlano di solidarietà e dall'altra varano riforme  e leggi funzionali alle esigenze del capitale.

Sono mesi che i razzisti fanno circolare a livello di massa una balla spaziale: “ gli immigrati ci rubano il lavoro”. Purtroppo in questa cretinata sono caduti anche tanti operai che invece di guardare e denunciare i padroni italiani che gli rubavano davvero  il lavoro, trasferendolo nei paesi dove potevano guadagnare di più, se la prendevano con i  lavoratori immigrati supersfruttati.

Cosa dire di questi operai/e incosciamente filo-capitalisti? Che al posto del cervello hanno un cassonetto di immondizia e che si stannoprestando a quello che il capitalista vuole? Cioè scaricare la rabbia e la conflittualità  addosso ai lavoratori facendogli fare  la guerra fra poveri. Un capolavoro politico eculturale che fa  percepire ai proletari come nemici i proletari che stanno peggio di loro.

Morale l'obiettivo finale è che abbiamo  un mercato del lavoro estremamente flessibile, con salari da fame e un mercato del lavoro illegale flessibile con salari inesistenti gestito dalla mafia.

Lo slogan che ha dominato per mesi diceva: “Dobbiamo difendere i nostri valori”: ma quali sono questi valori? Prima di tutto il valore assoluto è, da decenni, “il mercato”. In nome del mercato sono stati tagliati sanità, scuola, assistenza e la possibilità di dare un futuro ai   giovani.

A Rosarno nel 2010, dove i raccoglitori di arance e pomodori vivono tuttora in condizioni di schiavitù, ecco il solito “folle” che spara e uccide.

Di sfruttamento non muoiono solo gli “immigrati”, perché i padroni non sono razzisti, sfruttano allo stesso modo bianchi e neri. Nel 2015 e nel 2017 due donne italiane, braccianti nelle campagne di Andria e di Taranto, sono morte - letteralmente - di sfinimento.

Altro che “prima di tutto gli Italiani”, ai padroni interessa la realizzazione del plusvalore, cioè quella parte di lavoro gratuito che va nelle sue tasche e non gli importa se a produrlo sono operai Italiani o stranieri.

Dunque la regolarizzazione di tutti i lavoratori immigrati dovrebbe essere un obiettivo di tutto il movimento dei lavoratori, non una regolarizzazione a tempo e solo per alcuni, una definitiva, con uguale salario, orario di lavoro e diritti sociali e previdenziali, e contrapponendo alla flessibilità capitalista la rigididità operaia dei diritti.

SINDACATO GENERALE DI BASE PISA