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UCCISA UN’ ALTRA VOLTA

Eravamo speranzosi che almeno promuovessero una proroga alle indagini sulla morte, per mesotelioma pleurico causato dall’amianto, di Daniela Cavallotti ex lavoratrice del Comune di Milano ma anche questa volta il tribunale di Milano non si è smentito, è notizia di ieri l’archiviazione tombale del caso, promossa dal GIP Gennaro Mastrangelo.

Ci ha messo un anno dalla richiesta di archiviazione, formulata dal PM Letizia Mocciaro a seguito della relazione dell’ATS Milano, per convocare l’udienza preliminare sentendo le parti in causa e solo quattro giorni per chiudere definitivamente il caso.

Perché ha atteso dodici mesi, per convocare l’udienza, forse i dubbi erano tali che non consentivano un archiviazione totale?

O meglio quali fattori l’hanno indotta e illuminata a prendere una decisione così importante in meno di una settimana?

 

Certo che sapevamo che il caso di Daniela avrebbe costituito uno scomodo precedente per un Ente Pubblico importante come il Comune di Milano ed eravamo certi che le pressioni da parte di quelli che contano, siano essi politici o dirigenti non si sarebbero fatte mancare.

Ma confidavamo che almeno per una volta si sarebbero approfonditi i punti oscuri che hanno caratterizzato tutta questa vicenda, sentito la testimonianza delle decine di lavoratori del palazzo Pirelli, degli RLS, approfondimenti sulla parziale relazione dell’ATS, che non prendeva in seria considerazione la denuncia del ritrovamento di materiali contenenti amianto abbandonati da tre mesi in un corridoio quotidianamente frequentato da lavoratori e cittadini utenti.

Ma il procedimento sancisce che non è possibile affermare che i soggetti datoriali abbiano tenuto condotte colpose e che la valutazione alla riconducibilità delle malattia a tale esposizione è complessa.

Ma è proprio questo il compito della magistratura, risolvere i casi che si presentano anche come difficili e complessi, mentre straordinaria appare l’esclusione di condotte colpose da parte datoriale, evidentemente si è ritenuto come buona condotta accatastare nei piani dei luoghi di lavoro per mesi, materiali contenenti amianto senza alcun confinamento, senza alcuna precauzione e protezione.

Di certo se si fosse voluto approfondire le indagini chissà quanti altri casi simili si sarebbero potuti riscontrare ma evidentemente, ne Daniela, ne tanto meno i colleghi che hanno lavorato per anni nel palazzo Pirelli sono così importanti, da meritare la giusta attenzione.

Pertanto si è proceduti con l’ennesima ingiustizia italiana, e chissà quanti responsabili in questo momento stanno brindando per lo scampato pericolo.

Per il momento rimaniamo con l’augurio che non emergano altri casi analoghi che coinvolgano altri lavoratori, nostro impegno continuare la battaglia per la determinazione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Milano 18.7.17

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