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Sono passati più di 10 giorni dall’8 aprile 2019 quando si è svolto presso gli uffici dell’Ambito Territoriale Provinciale di Roma (ex Provveditorato agli studi) un presidio dei lavoratori della scuola dell’istituto superiore statale “J. von Neumann” di Roma.

Docenti, assistenti tecnici, collaboratori scolastici si sono recati presso gli uffici diretti dalla dirigente dott.ssa Spallino dopo la richiesta di incontro da parte della RSU sulla assegnazione delle classi e relativi organici per il prossimo anno.

La dott.ssa Spallino non ha accettato di incontrare i lavoratori e la loro rappresentanza sindacale, rimandando alla Dirigente Scolastica il compito di comunicare con loro. I lavoratori si sono opposti con determinazione, per avere opportunità di esporre le problematiche che vivono ogni giorno e motivare la loro rivendicazione di avere più organici. Solo grazie a questo hanno ottenuto che un dirigente dell’ufficio accogliesse il loro documento. In quell’occasione si è fissata la scadenza di 10 giorni entro i quali la Dirigente Scolastica avrebbe dovuto incontrare la dirigente Spallino, altrimenti i lavoratori hanno chiesto di essere convocati direttamente. Ma tutto ciò non è avvenuto e i lavoratori hanno annunciato una nuova manifestazione presso l’ufficio.

L'atteggiamento arrogante e di chiusura dell’ufficio della dott.ssa Spallino non è nuovo ai lavoratori, fa parte del generale meccanismo che vuole fuori dalla gestione della scuola i lavoratori e i loro figli.

Il rimpallo tra Dirigenti, le delegazioni NON elette dei sindacati firmatari che contrattano ai livelli provinciali e regionali senza alcuna relazione con i lavoratori che nella scuola ogni giorno la mandano avanti, sono i primi ostacoli che frappongono con il solito ritornello “non ci sono i soldi”. Sono decenni che la scuola viene falcidiata dai tagli e i debiti aumentano, è forse ora di tagliare dove ci sono i soldi?

L’istituto scolastico con più sedi tra San Basilio, tiburtino e nel carcere di Rebibbia, da anni subisce tagli alle sue dotazioni organiche per effetto delle “riforme” degli ultimi decenni, oltre ai tagli ai finanziamenti per il suo funzionamento, compresa la sicurezza. Come in tutta la scuola italiana, i lavoratori sono beffati da stipendi ai limiti della povertà.

La situazione si fa sempre più pesante e l’attività didattica è sempre meno all’altezza delle difficili sfide che la scuola è chiamata a sostenere in ambiti cosi complessi.

Le rivendicazioni dei lavoratori sono:

  • poter accogliere le domande degli studenti almeno fino a giugno

  • l’attivazione delle classi necessarie con un numero massimo di 23

  • attivare i laboratori previsti dal piano di studi del liceo tecnologico con l’assegnazione degli assistenti tecnici

  • di avere almeno due collaboratori scolastici in più per ottemperare alle norme sulla sicurezza e per l'igiene dell’istituto

  • avere un numero maggiore di amministrativi, docenti per il sostegno

  • impedire l’esclusione di centinaia di studenti dalla attività didattica/rieducativa ripristinando le classi 40 classi nel carcere di Rebibbia.

In merito a questo il portavoce della dott.ssa Spallino ha nuovamente consegnato ai lavoratori il documento dell’estate 2018 scritto dal dirigente dott. De Angelis, il quale ha annunciato che a Rebibbia il numero di classi da assegnare non sarebbe più stato calcolato in funzione del numero di iscritti (come previsto dalla norma vigente), ma reso indipendente e fissato a 32, numero arbitrariamente stabilito dal suo ufficio.

Lo stesso dott. De Angelis aveva, nel corso del passato anno scolastico, pubblicamente ed esplicitamente tacciato i docenti di Rebibbia di mancanza di trasparenza nella raccolta di iscrizioni: sosteneva che i numeri ad esse relativi non fossero rispondenti alla realtà. Oggi, che tali numeri sono stati certificati e che tutti gli iscritti sono nella Anagrafe degli Studenti, si sostiene che i numeri non serviranno più.

I lavoratori non hanno nessuna intenzione di assistere inermi allo sfascio della loro scuola, fanno appello agli studenti, alle famiglie a non cedere alla sfiducia, a riprendere la propria dignità partecipando attivamente alla gestione democratica della scuola, e quando è necessario anche con la protesta.

Fanno appello alle istituzioni ai diversi livelli e all’informazione di dare la giusta attenzione ai veri problemi dei quartieri popolari, perché il costo della scuola (come per tutti i servizi sociali) è il miglior risparmio che si possa fare.

L’ignoranza e l’irresponsabilità generata dalla assenza di istruzione ed educazione, sono la causa della inutile (successiva) corsa a ripararne i danni sociali ed economici.

 

Il rispetto di chi lavora è il primo passo per far rialzare la testa verso il futuro.

 

Il futuro è nella “sostanza” della scuola: i nostri studenti.

 

La componente RSU del Sindacato Generale di Base -SGB “J. von Neumann” di Roma

 

 

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