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SGB costituisce la sua Rappresentanza Sindacale Aziendale anche al RECUP, e chiama la Regione Lazio e l'azienda GPI srl su telelavoro, applicazione del Decreto Legge 18 del 17 marzo 2020 sui servizi essenziali sociosanitari e assistenziali ai quali le istituzioni devono corrispondere i finanziamenti messi in preventivo per gli appalti; risponde alla azienda sulle ferie che sono state tolte ai lavoratori.

Di seguito la lettera inviata

 

 Sindacato Generale di Base -SGB

sede naz. Viale Marche 93 20159 Milano Tel. 02683091- fax 026080381

sede Roma Via Antonio Tempesta 262

www.sindacatosgb.it roma@sindacatosgb.it

Roma, 2 aprile 2020

Alla gentile attenzione del

Presidente della Regione Lazio

Assessore alla Sanità Regione Lazio

Assessore al Lavoro Regione Lazio

Amm.tore Delegato di GPI spa

Amm.tore Delegato di Inopera coop

Responsabile della sede di Via I.Silone 199

 

Oggetto: COVID-19. Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020 art.48 - Finanziamenti per l’appalto Recup, conversione temporanea attività, attivazione del telelavoro

 

Ringraziamo l’azienda per il pronto riscontro alla ultima nostra del 23 marzo, confermiamo, anche a seguito delle segnalazioni dei lavoratori, che l’azienda ha effettivamente approntato tutte le possibili misure di sicurezza previste all’interno della sede.

Sulle ferie richieste a personale, i DCPM avevano dato un’indicazione non certo un’imposizione, perché non trattandosi di pubblico impiego (al quale al massimo sono state tolte le ferie pregresse) la modifica per legge delle condizioni contrattuali sarebbe stata illegittima. Non solo, l’azienda ha chiuso il sabato la sede, ma pur potendo distribuire l’orario settimanale escludendo il sabato su 5 giorni, come usualmente già succedeva, invece ai lavoratori sono state imposte le ferie anche per il sabato. Ci viene riferito che pure nei turni di FIS sia stato inserito il sabato.

Rimane aperta la questione della gestione degli operatori del Recup che non possono oggettivante usufruire dello smart working. Questo, infatti, ci risulta essere stato attivato solo per il Back Office e l’Help Desk, cioè la parte più amministrativa e di gestione, di cui comunque vorremmo conoscere il numero.

Ricordiamo che gli operatori sono per oltre il 50% disabili, spesso gravi, e tra tutti sono almeno il 75% donne, come più volte abbiamo sottolineato, questa attività lavorativa non rappresenta solo la propria sopravvivenza ma anche la possibilità di avere un ruolo sociale di aiuto e supporto agli altri. Va, inoltre, ricordato che oltre 350 persone fecero, già prima dell’emergenza, richiesta del telelavoro e che l’azienda ne ha attivati circa 36.

L’attuale gestione della FIS, con la semplice riduzione delle presenze in sede, impone comunque l’esposizione dei lavoratori durante il tragitto.

La loro attività presuppone orari prestabiliti e una postazione: il telelavoro rimane la modalità che meglio si addice a questa categoria.

Vogliamo sottoporre alla vostra attenzione alcune considerazioni, proposte e richieste.

L’emergenza che stiamo affrontando crea una sempre maggiore necessità dei cittadini e delle famiglie di un contatto con le istituzioni e i vari servizi che offrono; il rapporto umano e diretto che gli operatori mettono a disposizione può essere un punto di riferimento a quanti preferiscono, o non possono, accedere alle informazioni attraverso altri canali o la gestione di altro tipo di appuntamenti (o code) alle strutture pubbliche .

Vogliamo con la presente alcuni chiarimenti, anche dalla Regione Lazio, sulla questione della riduzione dei finanziamenti a cui si riferisce l’azienda in occasione della sua indisponibilità ad anticipare gli assegni del Fondo d’ Integrazione Salariale (FIS).

Recup è parte integrante del sistema sanitario regionale, uno snodo fondamentale tra i cittadini e i servizi sanitari della Regione Lazio, considerato servizio essenziale in occasione degli scioperi per la legge 146/90.

Dal Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020 all’art.48 si evince chiaramente che per mantenerne l’operatività dei servizi sociosanitari e socioassistenziali dati in appalto, gli enti possono in accordo con le aziende “convertire le prestazioni” alle attuali necessità.

Dal c.1 “Tali servizi si possono svolgere secondo priorità individuate dall'amministrazione competente, tramite coprogettazioni con gli enti gestori, impiegando i medesimi operatori ed i fondi ordinari destinati a tale finalità”.

Prevede pertanto il riconoscimento economico già messo in bilancio preventivo, addirittura è disposto che anche quantunque il servizio prestato fosse ridotto rispetto allo stato pre emergenza, gli enti devono corrispondere l’intero importo già pattuito.

Dal c.2 “Sara' inoltre corrisposta un'ulteriore quota che, sommata alla precedente, darà luogo, in favore dei soggetti cui e' affidato il servizio, ad una corresponsione complessiva di entità pari all'importo già previsto, al netto delle eventuali minori entrate connesse alla diversa modalità di effettuazione del servizio stesso.” Previa verifica dell'effettivo mantenimento, del servizio alla ripresa della normale dell’attività.

Dal c.3 “I pagamenti di cui al comma 2 comportano la cessazione dei trattamenti del fondo di integrazione salariale”.

Il telelavoro è tecnicamente possibile, può essere affidato al personale con l’assegnazione dei macchinari già in uso o in possesso degli stessi e, in considerazione dell’emergenza, si possono rinviare se necessario i controlli previsti ordinariamente; anche i problemi relativi alla privacy degli utenti sono molto ridotti, visto il calo delle prenotazioni, mentre la conversione in altri servizi dell’attività non dovrebbe avere gli stessi limiti.

Con il telelavoro gli operatori potrebbero mantenere il loro stipendio pieno, rendere un servizio utile e l’azienda mantenere i propri finanziamenti.

Non sappiamo, al momento, se in questa situazione la Regione stia mettendo in campo dei finanziamenti proprio per l’adeguamento tecnico delle aziende. Sicuramente potrebbe essere più agevole per tutti e meno rischioso per un operatore, lavorare da casa piuttosto che andare a lavorare presso la propria sede o andare in una ASL, anche se con qualche vantaggio economico, a sostituire qualcuno che a sua volta è stato posto in FIS.

In conclusione e per riassumere, chiediamo:

1) alla Regione quanto è stato messo in bilancio per l’appalto Recup;

2) alla Regione di riconoscere il Recup come un servizio integrante del sistema sociosanitario regionale;

3) alla Regione e all’azienda di avviare al più presto una co-progettazione per la riconversione dei servizi prestati dal Recup (art.48 c.1)

4) all’azienda attivare il telelavoro per tutti gli operatori, immediatamente anche per le attività ridotte dalla FIS;

5) all’azienda la restituzione dei giorni di ferie almeno per il giorno di sabato.

Comprendiamo che per nessuno è semplice prendere decisioni in questo momento, ma è pur vero che ognuno dovrebbe “mettere” quanto più gli è possibile in proporzione alle sue effettive capacità.

Sicuri della vostra disponibilità

SGB Roma - RSA SGB Recup

 

 

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