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in allegato il testo dell'Accordo

RECUP firmato l’ennesimo Accordo bidone dai sindacati collaborazionisti.

Come prevedevamo, il passaggio di appalto con il subentro della G.P.I. da parte della giunta Zingaretti spiana la strada ad un futuro di incertezze per i lavoratori e cittadini.

L’Accordo firmato, spacciato come “importante”, per il telelavoro e la “produttività” restringe infatti la possibilità di ottenerlo, grazie a una serie di parametri, imposti in fase di assegnazione, che non tengono in minimo conto delle condizioni di vita.

Viene da chiedersi dove fossero CGIL,CISL e UIL mentre – per fare un esempio - si limitava ai genitori con bambini fino ai 3 anni di età il “punteggio” più alto per potersi “candidare” all’ottenimento del TL, come se a 4 anni i bambini non avessero le stesse esigenze;

viene da chiedersi dove fossero mentre si metteva nero su bianco che la “distanza dal luogo di lavoro” per fare richiesta di TL deve essere minimo di 45 km.

Ma il vero obiettivo dell’Accordo era la produttività

“Meritocrazia” che non tiene conto delle differenti condizioni sociali e fisiche dei lavoratori molti dei quali sono svantaggiati.

La produttività, volutamente offuscata nell’Accordo, viene definita chiaramente nel Bando, ovvero in base alle prenotazioni effettuate e dal numero delle telefonate gestite.

In pratica da questi accordi il lavoratore del RECUP ne esce a pezzi: se la sua produttività sarà misurata sulle prenotazioni, sarà potenzialmente licenziabile visto che le disponibilità degli appuntamenti in SSN scarseggiano da sempre.

Se la misurazione avverrà sulla base dal telefonate gestite, questo costringerà i lavoratori a rinunciare alla professionalità acquisita cercando di gestire le chiamate con pratiche di dubbia validità andando così ad incidere sulla qualità complessiva del servizio.

Da oggi, il servizio sarà gestito da lavoratrici e lavoratori stressati dall’impossibile traguardo della produttività che, è realistico prevedere, saranno sempre meno accoglienti, inclini all’ascolto e dediti a fornire ogni spiegazione del caso, per diventare invece una specie di “Amazon della sanità” per quel che riguarda le condizioni di lavoro ma senza l’infinita disponibilità delle merci a garanzia della soddisfazione, almeno, dell’utente. Tutto questo, ovviamente, se riuscite a prendere la linea.

Viene da domandarsi dove, in questo accordo, il sindacato collaborazionista abbia fatto opposizione e negoziato a tutela dei lavoratori?

La risposta è: da nessuna parte.

 

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