Lazio

 

No alla riduzione 'al buio' dell'orario di lavoro e della paga per risanare l’enorme buco finanziario e economico che nessuna delle istituzioni, che avrebbero dovuto vigilare, ha voluto affrontare individuando le responsabilità della falla dentro la gestione del più grande Ente di Formazione della Provincia di Roma. Si chiedeva ai lavoratori a tempo indeterminato, con le paghe bloccate da 9 mesi, di fare un atto di fede nei confronti non tanto del nuovo proprietario, quanto della logica per cui i lavoratori devono lavorare senza chiedersi dove vadano a finire i loro sacrifici.

Dopo diversi incontri con tutti i sindacati, lettere ai lavoratori, non sono stati mai consegnati un piano di ristrutturazione, una pianta degli organici (nemmeno a quanti è stato chiesto il part time) e tanto meno una ipotesi di rientro degli arretrati che i lavoratori vantano nei confronti dell’azienda (dai 3 ai 4 milioni di euro in totale).

Il no dei lavoratori, in numero solo stimato pari al 50 per cento, le fonti aziendali anche in questo caso non sono state fornite, ha costretto l’azienda a non poter utilizzare i sacrifici dei lavoratori a suo piacimento; l’azienda ora ha aperto la procedura di licenziamento collettivo.

La procedura prevista dalla legge 223/1991 obbliga il datore di lavoro ad aprire la trattativa su dati precisi e completi e, soprattutto, impone all’azienda di coinvolgere la Regione Lazio e convocare TUTTE le realtà sindacali presenti in azienda.

Regione Lazio -Zingaretti- e Città Metropolitana - Raggi- rimasti nel loro assordante e complice silenzio, lasciando soli i lavoratori e gli studenti ad affrontare questa crisi, ora dovranno intervenire. Formalba è la storia del fallimento provocato dalla gestione privatistica e clientelare del bene pubblico (dai vari Sindaci del Comune di Albano in su) e chi gestisce le istituzioni ne è il primo responsabile.

L’azienda si propone di licenziare 25 lavoratori tra ausiliari e amministrativi, con l’aggiunta di due Direttori, tra quelli meno costosi, di settimo livello. Entriamo nel dettaglio di ciò che scrive:

I sacrifici fatti fino ad adesso sono stati inutili.

Anni di cassa integrazione, un anno di contratti di solidarietà difensivi, per altro ancora non pagati ai lavoratori, anni di ritardati pagamenti e 9 mesi di arretrati sulle spalle dei dipendenti che hanno mantenuto in vita l’Ente andando comunque tutti i giorni sul posto di lavoro e svolgendo mansioni talvolta difficili con un'utenza delicata, difficile e problematica.
Ma cosa sta veramente proponendo l’azienda con questi licenziamenti?

Conti alla mano l’obiettivo è un risparmio presunto di circa 600 mila euro all’anno. Questo è, più o meno, il costo di 25 lavoratori, considerando che la fascia più bassa, gli ausiliari, verrebbero spostati in una cooperativa esterna, pesando comunque sul bilancio aziendale, ma senza avere più voce in capitolo, senza avere diritti, senza poter più sentirsi parte di un tutto che non a caso è sancito e previsto dal contratto nazionale del settore. La funzione dell’ausiliare va ben oltre le pulizie, ricopre e svolge numerose mansioni parte di un sistema globale di formazione che solo nel suo insieme può funzionare.

Tutto, invece, è all’insegna del risparmio. Ma forse non tutto. I conti, infatti, non tornano mai quando si esternalizza il servizio. Tutti sappiamo quanto costi alla amministrazione pubblica del Comune di Roma l’affidamento delle supplenze a Capitale Lavoro, o i costi lievitati per le pulizie nelle scuole statali con gli ex-LSU dei Consorzi.

Perché questa volta la solita ricetta dovrebbe funzionare?

Di fatto, come in precedenza, non si pone come obiettivo centrale la qualità e la funzione svolta per il territorio, gli studenti e le loro famiglie. Precarizzare il lavoro, con le paghe a singhiozzo, con il job act o le collaborazioni esterne, va di pari passo con la riduzione della qualità della nostra Scuola, lo stiamo verificando sulla nostra pelle. La perdita di studenti, la mancanza di qualsiasi idea di potenziamento delle attività di promozione e orientamento faranno ben più danni ai conti della presenza di un bidello in più; la iniziative “pubblicitarie extra scolastiche” non potranno sostituire gli effetti di un clima di serenità di cui deve godere il momento formativo-educativo.

Ma mancano ancora tantissimi dati per la comprensione effettiva dello stato di Formalba, se ad esempio paragoniamo i numeri degli organici riportati nel Bilancio del 2016 con quelli resi noti per l’apertura della L. 223/91 ne viene fuori che i tagli dal 2016 sarebbero di 49 unità non 25:

- 18 unità - 50% del personale amministrativo

- 16 unità -100% ausiliari

- 19 unità -18% docenti

+ 4 unità +30% tra dirigenti e personale di sistema

Insomma nessuno ha spiegato come, dai 154 dipendenti risultanti nel 2015, si sia passati ai 170 nel 2016 e ad oggi a 146; si capisce che per fare delle corrette valutazioni mancano informazioni di base: quanti lavoratori sono a tempo pieno? Con quali tipi di contratti? Quante sono le partite iva e le collaborazioni esterne? Quanti sono andati in pensione, quanti si sono già licenziati? Quanti sono delle categorie protette?

L’azienda parla di un costo del lavoro al 90% dei ricavi; come è aumentato dal 73% dello scorso anno? Siamo sicuri che una scuola deve sottostare alle stesse leggi contabili di una azienda che produce bulloni? 

Affitti, spese per interessi, altre spese di gestione dovranno essere conosciuti e analizzati e .. tagliati.

Si potrebbe dedurre, inoltre, che ci siano stati fatti anche dei passaggi di livello dagli Amministrativi a Figure di Sistema, da Ausiliari ad Amministrativi, e se aggiungiamo una politica del “facilitare” i licenziamenti “spontanei” ci troviamo davanti ad un Piano di Ristrutturazione già in piena attuazione, come dicemmo sin dall’inizio.

Questa logica di una gestione del personale che ha iniziato a parlare di rivalutazione, innovazione, merito ma nei fatti segue ancora l vecchie pratiche che ricordano più sistemi feudali di investitura, dove i designati non devono render conto del proprio operato, i sottoposti devono lavorare senza chiedersi nulla sulla propria funzione, tanto meno devono conoscere come il sistema funzioni nel suo insieme ma, soprattutto, devono sentirsi graziati dal poter mantenere un posto anche senza paga.

La “nuova” gestione, se non vuole incappare nell’annullamento dei risultati di questa procedura, deve immediatamente correggere due aspetti: fornire tutti i dati e convocare SGB.

L’art. 4 comma 2: “ Le imprese ...sono tenute a darne comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanze sindacali aziendali costituite a norma dell'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (RSU ndr), nonché alle rispettive associazioni di categoria.” Non può essere sfuggito che un membro della RSU è di SGB la cui presenza è da oltre un anno più che riconosciuta dai lavoratori, dalla azienda e dalle istituzioni con cui ha avuto tanti incontri.

SGB in poco tempo ha portato il suo contributo, garantendo in tante occasioni non solo la possibilità per i lavoratori di conoscere ed essere informati ma ha anche svolto una funzione di controllo.

La presenza di SGB al tavolo della trattativa a questo punto è dovuto per legge ma è certo che tutti i lavoratori che intendano rafforzare una voce indipendente a quel tavolo, portare altre proposte, in questo momento ancor di più, devono rafforzare SGB scegliendo di iscriversi.

SGB non ha mai lasciato i lavoratori da soli, ha portato in tutti gli incontri sempre la RSU e i lavoratori, la sua linea è sempre frutto dalla decisione collettiva dei suoi componenti, la sua linea è unitaria e la propone a tutte le RSU e alle altre forze sindacali: purtroppo non rispondono a SGB e neppure convocano una assemblea da mesi con i lavoratori!

SGB ha messo una zeppa e tiene aperta la porta, ora insieme ai lavoratori vogliamo portare a casa i nostri diritti, le nostre paghe, e già ci siamo ripresi la nostra dignità di lavoratori.

 

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