Lazio

mordillo stelle cadenti

Scrivendo nella notte di S. Lorenzo l’accostamento con le vicissitudini pentastellate della Capitale è venuto fin troppo facile. Questa amministrazione monocolore si sta distinguendo per non riuscire a produrre nessun reale cambiamento in una città che non ce la fa più, con i servizi essenziali al collasso, le aziende comunali minacciate di privatizzazione e i posti di lavoro a rischio. Vero è che per cambiare abitudini consolidate ci vogliono anni, ma è vero anche che la speranza riposta in una modalità di gestione della politica diversa dal passato era ed è nell’aria: o almeno, questo avrebbero gradito molti elettori votando il Movimento 5 stelle.

Nei giorni scorsi ha visto la luce la nuova proposta di macrostruttura come voluta dal direttore generale Giampaoletti. Si tratta di una proposta che sia da parte nostra (qualche settimana fa), sia da altre organizzazioni è stata vista come l’ennesima introduzione di un livello gerarchico ulteriore (i direttori di area – che portano alla memoria i megadirettori fantozziani) allo scopo – evidentemente – di assicurarsi il controllo della filiera dei servizi (e poteri sostitutivi) qualora si presenti qualche capo di struttura recalcitrante ai dettami pentastellari.

Ma la mano pesante il direttore generale non la sta mettendo solo nel riempire le caselline della macrostruttura (anche se con alcune lacune). La proposta consegnata ai sindacati contiene anche una riscrittura del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi che forse per la prima volta si ricorda che oltre al personale dirigente esiste anche il personale non dirigente.

Quello che stona nella proposta del direttore generale è di concentrare – nei tre articoli che ci riguardano – i criteri ispiratori della mobilità interna, anche con riguardo a chi riveste un ruolo sindacale, o a chi ha figli minori.

Ovviamente se questo presiedesse ad un ampliamento delle tutele ne saremmo lieti, ma la sensazione è invece che si vogliano limitare (se non annullare) diritti garantiti dalle leggi superandole con un Regolamento di parte e con la sola informativa sindacale in ragione “…delle preminenti e indifferibili esigenze di salvaguardia della funzionalità dei servizi ovvero di tutela del prestigio e dell’immagine dell’Amministrazione.” (art. 44, comma 4, ultimo periodo): insomma siamo quasi alle esigenze superiori che giustificarono l’adozione dell’atto unilaterale da parte della Giunta Marino in applicazione delle norme di Brunetta!

E torniamo a bomba: a quella promessa di cambiamento che non vediamo nella gestione del personale.

Così abbiamo che le stabilizzazioni (ancora parziali) nelle scuole e nei nidi –legittimo vanto della Giunta Raggi - non hanno per nulla inciso sulla pessima organizzazione del lavoro imposta dall’allora assessore Masini con la complice accondiscendenza di cgil,cisl e uil.

Il contratto, che ha inteso superare l’unilaterale, e che, nella sua concreta applicazione discrezionale da parte dei dirigenti, sta mettendo a rischio il riconoscimento di diversi istituti indennitari a centinaia di dipendenti (vedi ad esempio le indennità di responsabilità nelle sue varie forme): oltre ad essere messo a repentaglio dalle incursioni del MEF, ripropone gli stessi principi meritocratici che significano discrezionalità, soggettività della valutazione e azzeramento dei valori propri del lavoro pubblico.

Poi la nuova macro - su cui abbiamo detto - che, straordinariamente, cancella l’articolo che prevedeva l’istituzione, modifica o soppressione delle posizioni organizzative sulla base delle previste relazioni sindacali. Forse si vogliono attribuire “ad personam”?

Da ultimo le cronache estive ci rimandano un nuovo affondo sull’Ipa che, fra denunce e commissariamenti, si trascina da anni in gravi difficoltà gestionali. Non vorremmo che per stroncare il malaffare e gli sprechi i vertici capitolini pensassero di gettare il bambino con l’acqua sporca. Signora Sindaca, l’IPA è fatta con soldi nostri, di noi dipendenti: giù le mani!

A tutto questo non basta dire NO! Occorre una nuova e ferma consapevolezza da parte dei lavoratori impegnati nell’erogazione di pubblici servizi.

Il 27 Ottobre molte organizzazioni di base hanno chiamato a uno sciopero generale. Da Settembre daremo vita alle assemblee per rivendicare oltre a un vero contratto nazionale la nostra opposizione alle scelte sbagliate dell’amministrazione guidata dalla Sindaca Raggi.