EmiliaRomagna

(Reading time: 3 - 6 minutes)

iefp 

In seguito all’emergenza covid-19 anche gli istituti professionali e gli enti di formazione professionale distribuiti su tutto il territorio nazionale e facenti capo alle Regioni, hanno interrotto le attività formative di aula e di stage, come previsto dai diversi disposizioni regionali e DDL

 

Dal mese di febbraio tutte le scuole di ordine e grado sono chiuse, gli allievi e i docenti lavorano da casa cercando di trovare le soluzioni migliori per garantire una formazione di qualità e delle relazioni sociali solide e attente.

Il governo italiano ha deciso che l’anno scolastico durerà meno, verranno ridotti i giorni di scuola per permettere alle scuole di completare questo anno scolastico e ripartire a settembre con quello successivo.

Ma cosa succederà agli studenti della Iefp, l'Istruzione e Formazione Professionale?

Sappiamo che gli studenti degli istituti professionali, dipendenti dal Ministero dell'Istruzione termineranno a giugno il loro anno scolastico, probabilmente verranno loro abbonati alcuni debiti o nelle situazioni più gravi si potrà recuperare a settembre.

E per gli studenti Iefp che frequentano i centri di Formazione Professionale ?

A differenza della scuola, che concluderà l'anno con meno ore e giornate rispetto al calendario previsto, la Formazione Professionale - che non dipende dal Ministero dell'Istruzione bensì dalla Regione che la finanzia con il Fondo Sociale Europeo – pur nell'impossibilità pratica di realizzare percorsi formativi efficaci, vuole concludere le 1000 ore annuali originariamente previste.

Pertanto l'Assessorato Regionale ha deciso di prolungare il calendario sino al 31 agosto.

In questo modo Enti di Formazione, gli operatori della formazione professionale e i loro studenti Iefp dovranno lavorare anche d’estate per concludere l’anno formativo in corso.

Inoltre per realizzare il percorso senza rientrare in aula è necessario riprogettare l'attività formativa adottando anche il metodo del Project Work, attraverso cui gli allievi oltre a fare lezione on line realizzano a casa loro un piccolo progetto.

Con queste decisioni la regione sta creando una grave disparità di trattamento tra allievi dello stesso sistema, sfaldando la coerenza di un sistema unico, la Iefp, della cui creazione la Regione Emilia Romagna si è sempre vantata.

Questi giovani studentesse e studenti dei centri di formazione dovranno lavorare molto più degli altri studenti nei mesi di giugno e luglio; si rischia inoltre di compromettere la possibilità, per i giovani qualificati che lo vogliono, di continuare gli studi rientrando nei percorsi della scuola di stato.

 

A questi allievi come spiegheremo che loro devono svolgere tutte queste ore, che a loro non viene riconosciuto nulla? Mentre i loro compagni dei licei, degli istituti tecnici e professionali potranno concludere l’anno scolastico nei tempi consoni, SOLO LORO dovranno restare connessi un numero altissimo di ore (anche con aggravio economico per le famiglie).

Anche per i lavoratori questa prospettiva suona come ingiusta. Hanno inventato un nuovo sistema, hanno velocemente imparato a lavorare a distanza, sperimentato nuove metodologie e mantenuto il legame sociale ed affettivo con gli allievi, lavorando ben oltre l’orario standard di lavoro, con l’obiettivo di non disperdere nessuno/a e garantire continuità formativa. Naturalmente tutto questo sistema si sta realizzando basandosi sulle risorse personali dei lavoratori: PC, cellulari, connessioni. Ma ci si può chiedere di lavorare con questo ritmo tutta l’estate oppure rimandare il tutto all’autunno- periodo in cui dovremo gestire anche le nuove classi? E per i precari che impatti ci saranno? Sono un soggetto strategico e necessario per la tenuta stessa del sistema della Formazione professionale.

Ciononostante diversi Enti hanno stabilito, almeno per una parte dell’orario di lavoro, di attingere alla Fis o cassaintegrazione per il personale, con sostanziale riduzione del reddito.

A questa va aggiunta la grave disparità di trattamento che subiscono i docenti della Formazione Professionale che, come i colleghi della scuola, non entrano in aula dal 24 febbraio. Ma, a differenza dei colleghi che insegnano nella scuola pubblica, per la stragrande maggioranza non sono lavoratori dipendenti, ma lavorano a Partita Iva o contratti di collaborazione e vengono pagati unicamente per le ore di lezione che svolgono. Nulla più, nonostante la mole di lavoro che devono necessariamente dedicare per garantire il pieno funzionamento dei corsi che come a scuola richiedono riunioni, consigli di classe, colloqui, ore di progettazione, formazione etc.

 

In questo momento, in base alla riprogettazione dei corsi, decisa dall'assessorato regionale che ne ha modificato le modalità operative, non hanno nessuna certezza che i loro contratti e incarichi, a suo tempo sottoscritti dagli Enti, vengano rispettati. Molti di loro si troveranno con meno ore rispetto a quelle indicate dai contratti e con un drastico taglio del reddito.

Inoltre, ad oggi, non tutti hanno ricevuto i 600€ che il governo ha destinato alle Partite Iva: sono infatti esclusi i professionisti iscritti alle casse autonome, numerosi tra le fila dei formatori. Sostegno che peraltro copre a malapena le perdite delle altre prestazioni, delle consulenze e dei lavori con cui generalmente riescono ad integrare il reddito della formazione.

Molti lavoratori hanno anche figli o anziani di cui prendersi cura e in questo si sentono abbandonati. Stanno lavorando a ritmi molto impegnativi senza alcun supporto nella cura dei loroi famigliari con supporti irrisori a causa della mancata riprogettazione dei servizi e si chiedono: “In che regione e in che stato viviamo? Dove sono finiti i diritti delle donne lavoratrici, l’uguaglianza di trattamento tra le persone, dov’è finito il senso di giustizia? Come coltiveremo la speranza?”

Nella grande crisi che stiamo vivendo e che ha persino visto l'Europa superare il dogma del Patto di stabilità, mostrando così a chi se n'era dimenticato che di fronte all'emergenza la politica può cambiare le regole, l'Assessorato alla formazione e al lavoro dell'Emilia Romagna sembra irrigidito su norme e procedure burocratiche che hanno come unico effetto quello di peggiorare le condizioni dei lavoratori, precari e dipendenti, degli allievi della formazione e delle loro famiglie allo scopo di risparmiare.

Vogliamo sottolineare che questi corsi sono tutti finanziati con il Fondo Sociale Europeo che ha programmato e impegnato la spesa da tempo, quindi i soldi della formazione ci sono e vanno spesi è che devono andare a coloro cui erano destinati, per questo rivendichiamo il diritto ad ottenere il 100% quanto previsto dai contratti ed incarichi in nostro possesso e sottoscritti dagli Enti.

 

Per questo chiediamo che sia trovata velocemente una soluzione che consenta a Regione, Unione Europea, Enti di formazione di concludere un accordo che non penalizzi in nessun modo i formatori, gli studenti e le famiglie che gravitano nel sistema Iefp.

 

Rete Lavoratori autonomi della Formazione Professionale di Bologna e Modena agli operatori dipendenti degli Enti di formazione per reclamare insieme parità di diritti per i lavoratori e le lavoratrici della Formazione che rispetto a quelli della Scuola appaiono come la serie B rispetto alla serie A e parteciperà alla mobilitazione diffusa e generale già a partire dal 4 Maggio.