EmiliaRomagna

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Dalla grande Assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici combattive del 27 settembre a Bologna è emersa la volontà di costruire un autunno di mobilitazione politica e sindacale che provi a sfidare l'attacco di classe che governo e padroni stanno portando dall'alto cercando di scaricare i costi della crisi pandemica sui settori popolari. Da marzo Confindustria è scesa prepotentemente in campo ad imporre le sue logiche di profitto sulla pelle dei lavoratori, stabilendo chi è essenziale, quindi sacrificabile, e chi no, i criteri con cui un'azienda può restare aperta, quando e come si può scioperare, dove devono essere diretti aiuti e investimenti, e quali politiche sociali devono essere messe in campo. Intanto il governo, prono agli interessi dei padroni, non mette in discussione nulla delle fallimentari politiche neoliberiste che hanno condotto ad una crescente disuguaglianza in Italia e anzi, con la finta abolizione dei Decreti sicurezza di Salvini, continua a criminalizzare lo sciopero e il picchetto, mentre il razzismo di stato rimane l'unica risposta politica al tema delle migrazioni e continua a fornire forza lavoro ricattabile ai padroni. La pressione dell'emergenza pandemica, inoltre, sta colpendo duramente le donne, sulle cui spalle grava quasi sempre tutto il peso del lavoro riproduttivo. Anche sull’ambiente si scarica con forza la contraddizione tra salute e profitto insita nel modello di sviluppo capitalista, ad esempio con il ricorso massiccio alla mobilità individuale e alla plastica usa e getta come forme di distanziamento e igienizzazione.
Un nuovo picco di contagi, ampiamente previsto dagli studiosi, ha portato all’ennesimo Dpcm riguardo a contenimento e chiusure, che rivela le pesanti responsabilità di un governo che, nonostante i mesi di tregua, ha badato solo a salvaguardare i profitti dei padroni e a distribuire un welfare della miseria invece che mettere in opera un grande piano di rilancio della sanità pubblica e misure economiche rivolte ai lavoratori e alle lavoratrici, al precariato, agli studenti e alle studentesse, al mondo della disoccupazione e del non lavoro. Al posto che tamponi gratuiti per tutti e nuove terapie intensive si è preferito nuovamente finanziare le spese militari. Ad una riforma fiscale che colpisca i redditi più alti con una patrimoniale, si è preferito sbandierare il risibile risparmio ottenuto col taglio dei parlamentari. Agli investimenti pubblici e privati in tema di sicurezza sul lavoro e nelle scuole, per garantire un rientro in sicurezza (investendo anche sul trasporto pubblico), si è preferito chiudere gli occhi oppure aprire a forme di smart working totalmente sbilanciate dalla parte del comando sul lavoro e di didattica a distanza che faticano a garantire il diritto allo studio. Alla difesa e al miglioramento dei salari diretti, indiretti e differiti e alla rivendicazione di un reddito di base si è contrapposta ancora una volta la retorica dei sacrifici. La disputa che attualmente sta avvenendo sui CCLN, tra cui quelli dei metalmeccanici e della logistica, è evidenza da un lato della volontà dei padroni nel non concedere alcunché ai lavoratori e nel poter agire impunemente nel determinare compensi e ritmi di lavoro, dall'altro di tutta una operazione di facciata da parte dei confederali il cui unico obiettivo è quello di tenere sotto controllo il conflitto sociale, anche in previsione dello sblocco dei licenziamenti.
A tutto questo è possibile opporre una controffensiva sociale e di classe. A tutto questo è possibile opporre un programma di lotta e una risposta unitaria che sappiano indicare con decisione nemici e responsabilità e che si propongano come obiettivo la costituzione di un fronte unico di classe tra tutti i lavoratori e le lavoratrici combattive, indipendentemente dalle sigle sindacali di riferimento, capace pure di relazionarsi con le istanze sociali e le rivendicazioni relative alla tutela dell'ambiente e all'emancipazione femminile nei diversi territori. Anche a Bologna, come in tante altre città d’Italia, sabato 24 ottobre manifesteremo (ritrovo ore 15 in piazza San Domenico) contro Confindustria e Governo perché la loro crisi non abbiamo nessuna intenzione di pagarla!