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NO alla privatizzazione NO all’integrativo

La giunta comunale di Bologna il 14 luglio scorso ha deliberato a favore dell’emissione di bond da parte di Tper: un ulteriore passo verso la sua completa privatizzazione.

I sacrifici fatti da lavoratori ed utenti non devono finire in operazioni speculative poco chiare a vantaggio dei soliti noti; oggi Tper, grazie all’aumento della produttività  e a tariffe fra le più alte d’Italia, è un’azienda sana che produce addirittura  utili che dovrebbero avere un ritorno positivo per chi li ha resi possibili: i lavoratori, migliorandone  le  condizioni lavorative;  l’utenza, incrementando la qualità del servizio.

Il contratto integrativo firmato qualche giorno fa tra Tper e sindacati complici non va in questa direzione perché:

 - L’orario di lavoro non viene diminuito, le condizioni e l’organizzazione del lavoro non vengono migliorate, vengono anzi introdotte modifiche che complicano il meccanismo dei cambi turno e mettono a rischio le residenze di servizio.

- I lavoratori della sosta restano figli di un dio minore, neanche l'una tantum sembra spetti loro ma hanno lavorato come gli altri.

- L'aumento delle indennità è irrisorio (a parte quella per gli AE).

- I soldi dati ai lavoratori, attraverso un discutibile meccanismo premiante, sono poca cosa in confronto a quanto ricevono quadri e dirigenti, e sono sempre più collegati ad elementi non obiettivi e penalizzando la malattia.

- Vengono modificate le regole sul lavoro notturno per le donne, per ora su base volontaria, poi…..

- Si  prevedono forme di welfare aziendale: un modo per sottrarre soldi dalle tasche dei lavoratori a favore dei sindacati che gestiscono i vari fondi contribuendo a  distruggere l’unico vero welfare, quello universale.

- Sul tema delle relazioni sindacali viene  recepito l’accordo del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza, un ulteriore attacco al diritto di sciopero. Non a caso le proposte di modifica alla legge 146  vorrebbero trasformare in legge l’ accordo del 10 gennaio. Inoltre il meccanismo di accentramento delle trattative e gli RLS, calati dall'alto invece che votati, consegnano il futuro dei lavoratori nelle mani di sindacati complici senza alcuna possibilità di controllo.

Per l’insieme di queste ragioni diamo un giudizio estremamente negativo sull’integrativo aziendale ed invitiamo i lavoratori a votare NO al frettoloso referendum organizzato dai firmatari.

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