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acer smart

Ci corre l’obbligo di evidenziare come in questa fase di riacutizzazione dell’emergenza sanitaria la grande maggioranza degli enti e uffici pubblici, nonché tante aziende ed uffici privati, tengono, e devono tenere, di mira l’obiettivo comune di lavorare in sicurezza e adottare tutte le misure più idonee a tale  scopo: ma cosa succede nell’Azienda Casa Emilia-Romagna della provincia di Bologna?

Nell’Acer di Bologna ci si è subito adoperati, sin dalla prima ora, a far lavorare i dipendenti in remoto da casa, ma, superata la “nottata”, dal mese di maggio tutti sono rientrati a lavorare in sede. E sempre i lavoratori hanno mantenuto un contegno responsabile sia dal punto di vista sanitario che lavorativo.

Con l’acuirsi nuovamente dell’emergenza i delegati sindacali aziendali, anche su richiesta dei lavoratori, hanno chiesto che si riaprisse una programmazione pianificando nuovamente il lavoro a distanza, cosa che ora viene concessa solo su specifiche casistiche, già peraltro prescritte per legge. La risposta è stata negativa su tutta la linea. Non ci sono state motivazioni precise a riguardo, ma la risposta si palesa come una presa di posizione del Presidente Alessandro Alberani che in una riunione alla fine del lockdown chiarì subito che all’interno dell’Azienda non ci sarebbe stato più spazio per lo smart working.

Tale atteggiamento decisionista e arbitrario del Presidente, a discapito della sua storia da sindacalista attivo, è stata la cifra con la quale si è distinta la gestione di tutto il CdA,  basti pensare che appena insediatosi ha disdettato tutta la precedente contrattazione decentrata con il solo scopo di affievolire i diritti dei lavoratori già da tempo acquisiti all’interno dell’Azienda.

Ed ora le decisioni prese al vertice dell’Azienda non tengono conto affatto del contesto dove ci muoviamo, le cui condizioni sono mutate e muteranno rapidamente, cosa che invece lo spirito della decretazione d’urgenza valorizza imponendo misure a salvaguardia e tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini.

Ora, di fronte alla scelta a nostro avviso obbligata di mantenere un regime di cautela e sicurezza per i lavoratori, i vertici Acer giocano sul filo delle probabilità statistiche ritenendo improbabile un rischio di contagio all’interno dell’azienda: e chi può dirlo? Nessuno ha la sicurezza in tasca e non si può certo sapere cosa accadrà.

Per queste ragioni SGB non può che muovere una ferma critica alla gestione Acer, che non tiene conto delle azioni necessarie nella contingenza sanitaria non solo a favore dei propri lavoratori ma dei cittadini che li circondano, e fermamente sollecita l’attuazione di tutti gli strumenti più idonei a garantire la sicurezza, compreso il lavoro a distanza.

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