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SGB cresce ed avvia la sua attività anche sul territorio di Caserta

 

Siamo particolarmente orgogliosi di questo avvio e, al tempo stesso, prendiamo sulle spalle la responsabilità di tornare a fare lotta per il lavoro in una provincia tra le più colpite in Italia (e sicuramente la più colpita in Campania) dalle politiche di tagli e deliberata contrazione del lavoro avviate dai vari governi in questi ultimi anni, contro cui le dirigenze dei sindacati storici non hanno saputo, né voluto, organizzare la classe lavoratrice per porre un freno alla distruzione di sé stessa.

Pochi dati alla mano per comprendere l'entità della tragedia casertana: con un tasso di occupazione pari al 36,5% (in pratica lavora un casertano ogni 3) Caserta chiude la classifica delle province campane in fondo a tutte.

Province campane che, nel loro insieme, non godono certo di ottima salute, e che con il 39,6% di media complessiva regionale si trovano 3 punti percentuali sotto la media del Sud Italia (42,5%) e abbondantemente sotto la media nazionale del 56,3% (dato quest'ultimo non certo confortante, in quanto ormai in tutta Italia lavora 1 italiano su due).

Ma è nel confronto sui dati relativi a 10 anni fa che il quadro diventa ancora più chiaro.

Se negli ultimi 10 anni il tasso di occupazione nazionale è sceso di “appena” 1,2 punti percentuali (dato raccapricciante se si pensa che già nel 2005 lavora meno del 58% degli italiani) a Caserta questo stesso dato è sceso del 6,6%, partendo da un già tragico 42,9, ed è seconda solo a Benevento nella decennale disfatta, che però nonostante tutto conserva 5 punti percentuali di lavoratori in più rispetto a Caserta.

Se a tutti questi freddi numeri aggiungiamo il fatto che l'Istat considera come “occupato” anche chi ha svolto una sola ora, ripetiamo UNA SOLA ORA, di lavoro nella settimana in cui procede al rilevamento dei dati, ci si può rendere definitivamente conto dello sfacelo immenso di cui stiamo parlando.

Ma se sono sicuramente i dati e le vicende legate alla disoccupazione a tenere banco, contro cui in una provincia come Caserta e dintorni solo le attività illecite riescono a fungere da neppur sufficiente “ammortizzatore sociale”, per chi ancora resiste al lavoro le cose non vanno certo bene. Con una “concorrenza” sempre più ampia, incattivita e affamata di non-lavoratori, chi lavora deve accettare condizioni sempre più assurde, con salari sempre più miseri. Chiunque abbia avuto esperienza di lavoro a Caserta, soprattutto in ambito privato, sa bene come buste paga false, lavoro nero o “grigio”, orari extra-contratto e piccoli, grandi abusi di vario genere siano all'ordine del giorno, il tutto nella totale indifferenza da parte di quegli organi che dovrebbero vigilare sul rispetto delle leggi di tutela conquistate grazie a decenni di lotta nel secolo scorso.

Ci si chiede, allora, cosa hanno fatto i grandi sindacati storici quando le Italtel-Siemens chiudevano i battenti mandando in pensione anticipata migliaia di lavoratori stabili, che hanno generato migliaia di figli disoccupati, e producendo anche una discreta quota di esodati?

Dove erano quando imprese come Finmek, Ixfin, Siltal, 3m, Formenti, Morteo, Indesit, Ericcson (e tante, tante altre) chiudevano o riducevano fortemente le commesse, andando però a produrre all'estero, facendo gonfiare i profitti dei padroni a scapito di migliaia di lavoratori a cui i suddetti sindacati non sanno offrire altro che l'elemosina di una proroga di cassa integrazione o di corsi di formazione (formazione per restare disoccupati, tra l'altro) retribuiti nel migliore dei casi 800 euro al mese, rinnovati di 6 mesi in 6 mesi, con la spada di Damocle che puntualmente a cominciare dal 3° mese il non-più-lavoratore sente sempre più vicino alla propria testa?

Dove erano i suddetti sindacati, quando i servizi pubblici degli enti venivano esternalizzati a cooperative o aziende private, e lì dove prima esisteva un lavoratore con uno stipendio dignitoso e con tutte le tutele del dipendente comunale/provinciale/regionale, oggi esiste o il disoccupato o lo schiavo mal pagato, senza ferie, precario, e senza strumenti di sicurezza sul lavoro?

Dove erano quando questa nuova massa di non-più-consumatori non poteva più affollare le caratteristiche strade in pietra lavica dei centri delle nostre belle cittadine commerciali, portando al collasso migliaia di piccole e medie attività commerciali e artigianali?

Quanto sono tenere le associazioni di categoria, quando ancora sono lì a fare iniziative pubbliche in cui si chiedono il perché il commercio non va più, puntando il dito sui centri commerciali (che sono una parte del problema, ma non sono IL problema) e non capiscono che innanzitutto quella “materia prima” fatta di lavoratori stabili che non aveva paura di spendere, oggi non c'è praticamente più? Chi ancora può spendere qualcosa, infatti, spende sempre peggio, comprando prodotti di qualità sempre più scadente, perché quelli ci si può permettere.

Ogni giorno si fa un passo indietro nel rispetto della dignità del lavoratore, dell'ex lavoratore, un passo indietro sulla possibilità di essere economicamente indipendenti o di creare una famiglia pur lavorando in due, un passo indietro nella serenità di mantenere il proprio posto di lavoro, un passo indietro nel non valorizzare gli studi e gli sforzi di migliaia di laureati-proletari, senza né arte né parte.

E' per tutto questo che, in tutto l'occidente, in Italia, ma soprattutto nella provincia di Caserta, si sente la necessità di costruire un forte Sindacato di Classe, di Base, di Lotta, che serva a non arretrare ulteriormente in questo generale disastro, e che serva ad abbandonare una volta per tutte il compromesso e la concertazione, lì dove questi diventano a senso unico in favore di padroni e padroncini di turno.

 

Noi saremo lì, al fianco del lavoratore che sta perdendo il lavoro, come ad esempio i parcheggiatori della PUBLIPARKING di Caserta, in favore dei quali SGB ha recentemente strappato un impegno scritto da parte del neoeletto Sindaco a conservare i livelli occupazionali precedenti; oppure al fianco di chi un lavoro ce lo aveva, come i licenziati della FLORA CASERTA SRL, cooperativa che gestiva il verde nei dintorni della Reggia, a cui SGB sta prestando assistenza gratuita, un 'assistenza di cuore e viva compartecipazione; o magari al fianco di che è costretto all'ennesimo straordinario non-retribuito, o a lavorare senza il rispetto delle più elementari norme di sicurezza sul lavoro...

noi saremo lì, a tessere l'unità tra chi ancora un lavoro ce l'ha, chi ce lo ha avuto, e chi non l'ha mai avuto, consapevoli che le lotte tra poveri fanno bene solo a chi non è povero, mentre invece la lotta per vedere rispettati i diritti e la dignità dei lavoratori paga sempre.

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