Pubblico Impiego

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Pubblico Impiego. Contratto. Dopo 10 anni, nel Def 40 euro dal 2018. Lorde

Def, per i Lavoratori elemosina e nuove strette

SGB: “Per i sindacati, invece, nuovi fondi previdenziali e sanitari da gestire. Si deve girare pagina”. Arriva il Def del Governo. “E continua la politica di tagli a salario e condizioni dei lavoratori, anche pubblici. Evidentemente 4,5 milioni di poveri in questo Paese non sono sufficienti”, così Vincenzo Capomolla, rappresentante nazionale del Sindacato Generale di Base. “Il Governo lo ha messo nero su bianco nel Def: poco più di 1,5 miliardi stanziati, dal 2018, per i 3,2 milioni di dipendenti pubblici. A conti fatti, in media, dopo 10 anni senza contratto e 3 mancati rinnovi, in tasca arriverebbero in tutto poco più di 20 euro nette. Cosa vuoi commentare?”, continua. “Per i Lavoratori pochi spicci che sono un insulto, ma per i sindacati restano gli impegni sottoscritti lo scorso 30 novembre dal Governo per incentivare i loro fondi pensionistici ed istituirne nuovi anche per sanità ed assistenza, come già fatto in altri recenti rinnovi contrattuali. Si smantellano sanità pubblica e pensioni per tutti, si tagliano servizi e salari”, sottolinea, “ed in cambio ai sindacati amici, mentre per i lavoratori non ci sono soldi, arrivano nel piatto nuovi fondi da gestire”. “C’è bisogno di girare radicalmente pagina, che i lavoratori si riprendano in mano direttamente il proprio futuro. Anche quelli pubblici. Per esempio, vogliamo chiederci perché i dipendenti pubblici, soprattutto in questa crisi salariale, siano rimasti praticamente gli unici per i quali il contratto non preveda la 14° mensilità. O perché non possano chiedere l’anticipo del Tfr in caso di necessità, o siano costretti ad aspettare anche più di 2 anni per vederselo liquidato al momento della pensione”. “E ancora, con una tale disoccupazione ed i nostri giovani sempre più in uscita dal Paese in cerca di una possibilità, crediamo che il blocco delle assunzioni abbia già fatto troppi danni e debba essere radicalmente superato immediatamente”. “Di recente abbiamo visto contratti pessimi per metalmeccanici, igiene ambientale, ferrovie, passati grazie alla pax garantita dalle nuove regole antidemocratiche dell’accordo del 10 gennaio 2014, il nuovo Testo Unico delle relazioni sindacali, fatto apposta e sottoscritto da Cgil Cisl Uil fino a USB. E tutto questo amplifica un problema di democrazia non più tollerabile all’interno dei posti di lavoro ”. “Adesso per la Pubblica Amministrazione, è il momento di non perdere questo treno e costruire un contatto vero” conclude il rappresentante SGB, “che serva ai lavoratori ed ai cittadini. Altro che pochi spicci e Brunetta, smantellamenti e privatizzazioni, è il momento di mobilitarsi, di organizzarsi, di costruire lavoro, salario, diritti e condizioni con i lavoratori e tutte le organizzazioni e le energie sindacali di classe e non colluse”.

Milano, 18 aprile 2017

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CONTRATTO DI MOBILITÀ E NOTA MIUR DEL 31 GENNAIO   

                   VERSO LA DEFINITIVA DISTRUZIONE  DELLA TITOLARITÀ SU SCUOLA

Il 31 gennaio 2017 è stato siglato da MIUR e sindacati (FLC-CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA e SNALS CONFSAL) il CCNI concernente la mobilità del personale docente, educativo e ATA. Ciascun docente potrà esprimere con un' unica domanda fino a 15 preferenze (5 preferenze su scuole più 10 tra ambiti e province).

La titolarità su scuola del docente assunto su ambito

L'art. 3 comma 2 del CCNI recita: “nel corso del movimento il posto per il quale i docenti hanno ricevuto l'incarico triennale viene considerato indisponibile analogamente ai titolari su scuola sino a quando, eventualmente, il docente non ottenga , a domanda, una diversa titolarità su scuola o di ambito attraverso la mobilità”. In altre parole, il docente reclutato su scuola, con chiamata diretta triennale da ambito territoriale, non può indicare la sua sede di servizio tra le 5 preferenze esprimibili nella domanda di trasferimento, poiché, tale scuola risulta al sistema, già occupata da lui stesso e quindi non disponibile per i trasferimenti. Questa possibilità era stata invece riconosciuta, con il CCNI dello scorso anno, ai docenti di sostegno (ex DOS) delle scuole superiori che non avevano titolarità su scuola ma sulla provincia. Tale diritto viene oggi negato ai titolari su Ambito che per acquisire la titolarità su scuola dovranno solo sperare nella “fortunata” scelta delle sole 5 sedi.

La titolarità su scuola del docente assunto prima della L 107

Lo stesso giorno della firma del CCNI sulla mobilità, il 31/01/2017, il MIUR ha emesso la circolare n. 237 con cui segnala agli Uffici scolastici che “a partire dal prossimo anno scolastico saranno definitivamente attuate le previsioni normative che riguardano la creazione dell’unico organico dell’autonomia scolastica in tutte le istituzioni statali e la modifica delle classi di concorso della scuola secondaria sulla base del D.P.R. 19/16. Pertanto, in tempo utile per la presentazione delle domande di trasferimento, il Gestore del sistema SIDI provvederà, (…) alla riassegnazione in automatico dei docenti della scuola secondaria sulle nuove classi di concorso e su un’unica sede di organico per ciascuna autonomia, fatte salve le sezioni speciali (carcerarie, ospedalieri, sperimentali e per l’istruzione degli adulti)”.  In termini più semplici, secondo la nota, i docenti della secondaria che otterranno il trasferimento su una delle 5 scuole, indicate tra le preferenze, non avranno la titolarità su scuola ma sull'intera istituzione scolastica. Sarà il dirigente scolastico a decidere in quale indirizzo delle scuole superiori il docente dovrà insegnare (o fare altro visto che si tratta di organico dell'autonomia) come già accade in un istituto comprensivo.  La nota va ben oltre la stessa L 107  la quale afferma che il docente già assunto in ruolo, a tempo indeterminato, alla data di entrata in vigore della legge conserva la titolarità “della cattedra” presso la scuola di apparenza. Il codice unico farà anche perdere la titolarità nella sezione staccata per farla acquisire sull'intera istituzione scolastica, anche se in comuni diversi. Tuttavia, la definizione del codice unico dimostra, ancora una volta, l'illegittimità dei provvedimenti con cui molti ds hanno utilizzato i docenti, in quest'anno scolastico, nei vari indirizzi e nei vari plessi, in disprezzo della loro specifica titolarità.

VA RILANCIATO UN GRANDE MOVIMENTO PER LA RICONQUISTA DELLA TITOLARITÀ SU SCUOLA E PER LA STABILIZZAZIONE DI TUTTI I PRECARI!

I DOCENTI DI RUOLO NON POSSONO DIVENTARE DEI  PRECARI DI FATTO ALLA MERCÈ DEL PRESIDE PADRONE CHE  DECIDE INCARICHI E SALARI !

SCIOPERO GENERALE DEL COMPARTO SCUOLA 8 MARZO 2017   

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8 MARZO GIORNATA INTERNAZIONALE di LOTTA delle DONNE: SCIOPERO GENERALE! 

DENTRO E FUORI DALLE SCUOLE E IN TUTTI I POSTI DI LAVORO

[in allegato la circolare del MIUR]

SGB ha risposto all'appello del movimento internazionale  delle donne e in Italia a “Non una di meno”, proclamando lo sciopero generale per la giornata dell'8 Marzo.

Il diritto al lavoro, all’istruzione ed all’educazione, alla salute e a tutti i servizi sociali sono imprescindibili per l’emancipazione delle donne. Non può esserci lotta alla violenza sulle donne senza lotta allo sfruttamento nei posti di lavoro, alle privatizzazioni, allo sperpero di soldi per le armi e la corruzione anziché per le scuole e gli ospedali!

Rifiutiamo per intero e in modo incondizionato le riforme che si sono abbattute sulla scuola dalla Gelmini alla Giannini,  alla sciagurata Buona Scuola ed ora con l'emanazione delle otto deleghe sulla scuola, previste dalla Legge 107/15, ad opera della Ministra Fedeli. Le otto deleghe al Governo, in quanto espressione della “Buona Scuola”, vanno respinte al mittente. Dietro alla demagogia “riformatrice” mostrano il vero volto dei piani espressi da Draghi (presidente della Banca Centrale Europea) e applicati dai vari Governi esecutori che si sono succeduti.

Finanziano per miliardi le Banche e i guerrafondai con le spese militari, alimentano i sistemi di corruzione ma fanno caccia mediatica dei “fannulloni-assenteisti” tra i dipendenti pubblici, così da  nascondere i tagli ai servizi e ai posti di lavoro, la precarizzazione di tutto il personale della scuola, gli stipendi decurtati (con la chimera della mancetta per il “merito”).

La vita nelle scuole è diventata squallida e avvilente, sotto il ricatto della mobilità forzata e i cambi di mansione/materia di insegnamento, con l’aumento dei carichi di lavoro e degli anni di servizio per una miseria di pensione che non si sa quando vedremo.

Per avere una Scuola degna di questo nome

  • vanno cancellate tutte le “riforme”, in primi la legge 107/2015,
  • vanno ripristinati tutti gli organici ante-Gelmini (Docenti e  ATA), 
  • vanno stabilizzati tutti i precari della scuola, va diminuita l’età pensionabile,
  • nessun arretramento sul piano dei diritti,
  • vanno aumentati gli stipendi,
  • va eliminato l'Invalsi.

Le istanze della Scuola non possono essere recintate al solo ambito vertenziale, per  riconquistare la Scuola Pubblica Statale Laica e di Massa va seguita l'aspirazione delle lavoratrici e dei lavoratori: portarla in un terreno di confronto con tutta la società. Chiuderci nella singola vertenza ci condanna ancora alla sconfitta e non lascia prospettive per un futuro di rivendicazioni collettive.

SGB si è dichiarata subito contraria alla doppia proclamazione di sciopero a Marzo, che costringerà questa volta, le lavoratrici e i lavoratori ad una insensata divisione. Fa appello alle lavoratrici, alle studentesse, alle genitrici affinché portino nelle piazze, nelle assemblee dell’ 8 Marzo TUTTA LA SCUOLA

PER UN 8 MARZO DI  VERA LOTTA

         PER LA RICONQUISTA DELLA SCUOLA PUBBLICA STATALE

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Giù La maschera!

In questi giorni è uscito l’avviso dell’Aran in merito alla famigerata trattenuta del 2,5% per i lavoratori
pubblici assunti dopo il 31 dicembre 2000, ai quali è applicato il TFR.
Un parere che toglie la maschera a CGIL-CISL-UIL-UGL e parte del sindacalismo autonomo: l’Aran conferma infatti che quella trattenuta che ogni mese colpisce gli assunti nel P.I dal 1.1 2001 in poi trae origine dall'accordo sindacale del 29 luglio 1999 sottoscritto da CGIL-CISL-UIL-UGL e parte del sindacalismo autonomo.
Ricordiamo ancora una volta che in virtù di quell'accordo i lavoratori sono penalizzati due volte: dal calcolo della liquidazione secondo le regole del TFR che risultano penalizzanti rispetto al TFS, e dalla decurtazione di un 2,5% di retribuzione, per evitare presunte differenze stipendiali con coloro che versano il contributo del 2,5% per l’indennità di fine servizio.

In buona sostanza, i lavoratori pubblici assunti dal 2001 subiscono a seguito di un accordo sindacale poi trasformato in legge una riduzione della retribuzione, senza che questo si traduca in un beneficio per il calcolo della liquidazione.
Mentre sono in corso decine di cause in vari tribunali, anche alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale del 2012, vogliamo rimarcare, come riconosce l’Aran, la responsabilità di chi ha firmato quell’accordo e poi, in questi ultimi anni si è presentato negli uffici proponendo ricorsi magari a contributo zero per chi si iscriveva al sindacato responsabile di questo scempio.

Ai lavoratori che hanno abboccato facendo la tessera sindacale proprio dei sindacati firmatari dell’accordo diciamo che così sono stati fregati perchè finanziano e contribuiscono alla rappresentatività sindacale proprio dei sindacati responsabili di questa fregatura.
Ma CGIL-CISL-UIL che continuano a sbandierare di voler difendere il salario, perchè non iniziano facendo una  cosa molto semplice, disdettando l'accordo del 29 luglio 2009?

I lavoratori hanno nel frattempo la possibilità di restituire le tessere di quei sindacati complici che facevano finta di tutelarli perché in realtà non potevano certo combattere accordi che loro stessi avevano sottoscritto per favorire l’introduzione dei fondi pensionistici contrattuali in cui far confluire il TFR dei lavoratori.

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img Volantino 15 feb017

Maggiorazioni: in Sicilia No?

In Sicilia i Lavoratori non si sono mai viste pagate le maggiorazioni contrattualmente previste in caso di compensativo. Nel resto del Paese si, correttamente e regolarmente, in Sicilia NO. Già centinaia di richieste dai Lavoratori.

Per la Direzione Regionale locale sarebbe in seguito ad un accordo regionale con le organizzazioni sindacali, economicamente peggiorativo rispetto al Contratto nazionale.

Nuova nota di SGB al Direttore Centrale del Personale, Margherita Calabrò, ed al Direttore Regionale, Pasquale Stellacci. Ed ai Lavoratori.

 

 

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SGB PER UNO SCIOPERO VERO E NECESSARIO

Nel mese di Marzo i lavoratori e le lavoratrici della Scuola si troveranno nuovamente a dover scegliere fra due scioperi. Il primo in ordine temporale di indizione, è stato lanciato per l'8 marzo dall'Assemblea Nazionale del movimento "Non una di meno", facendo appello ai sindacati per la convocazione di uno sciopero generale, così da permettere la possibilità di adesione al più ampio numero di lavoratrici dipendenti e a chi gode del diritto di scioperare, nella GIORNATA INTERNAZIONALE di LOTTA delle DONNE. 

Uno sciopero per mettere al centro le rivendicazioni femminili sul lavoro e il welfare, la necessità di trasformare relazioni, rapporti sociali e narrazioni. In casa, a scuola, sui luoghi di lavoro, nelle istituzioni. Rapporti sociali determinati dal sistema capitalista.

 Le donne sempre più stanno assumendo la consapevolezza del contenuto di classe della condizione in cui vivono, avendo il coraggio di confrontarsi con tutte le diversità sul terreno della coerenza dei fatti.

Il secondo invece è uno sciopero solo della scuola ed è stato indetto per il 17 marzo da Cobas, Usb e Unicobas, dopo l'uscita delle 8 deleghe in bianco della scuola. In questo modo si rischia di depotenziare di fatto la partecipazione delle oltre 650.000 donne della scuola allo sciopero dell’8 marzo.

Dopo la sconfitta che abbiamo subito con l’approvazione della “Buona Scuola”, si ripropone lo stesso approccio autoreferenziale ad una situazione che nelle scuole sta degenerando ogni giorno, dove la lotta non può essere fatta con gli appelli o le interviste in tv.


Noi riteniamo che all'elemento politico generale dello sciopero dell'8 marzo, si debba unire quello apparentemente più “vertenziale” delle deleghe al Governo sulla scuola, a maggior ragione in un settore come quello della scuola dove oltre l’80% degli 800 mila lavoratori è donna, che coinvolge oltre 7 milioni di studentesse e studenti, e relative famiglie. La vicenda delle deleghe riguarda la nostra condizione di classe lavoratrice, così come quelle del salario bloccato da 8 anni, degli organici insufficienti, della demolizione del welfare di cui proprio le donne pagano il prezzo più caro. L’attacco alla scuola pubblica portato avanti con la Buona Scuola e tutte le “riforme” del lavoro hanno colpito direttamente le donne, tanto e a tutti i livelli, dal salario alla dignità professionale ed umana. Chiuderci nella singola vertenza del settore scuola e limitarla al tema delle deleghe condanna alla sconfitta e non lascia prospettive per un futuro di rivendicazioni collettive.

Non c’è, dunque, un motivo “politico” o di contenuto per separare le date.


Sappiamo per certo che più scioperi che non siano differenti in modo chiaro nei contenuti, nelle rivendicazioni e nei metodi non trovano più neppure il consenso minimo degli iscritti delle organizzazioni che li propongono.

Un percorso chiaro di connessione delle lotte può invece ridare fiducia e forza al sacrificio che i lavoratori compiono con lo sciopero. Come con lo sciopero del 24 aprile 2015, di cui fummo promotori in prima persona, in netta contrapposizione alla linea dei sindacati collaborazionisti, costretti a scendere in campo (compresi i Cobas) su posizioni moderate con lo sciopero del 5 maggio, demmo vita non solo ad una giornata di lotta partecipata ma anche ad un nuovo metodo di relazioni tra sindacati, all’insegna del rispetto e confronto. Un percorso colpevolmente fatto fallire.

Svuotare il valore e l’efficacia dello sciopero, depotenzia lo strumento fino al punto che la Commissione Anti-sciopero chiede ai sindacati un accordo anche per la scuola, che preveda l’obbligo ai lavoratori di comunicare in anticipo la propria adesione mettendo in condizione i Dirigenti di riorganizzare il servizio, rendendo di fatto nulla la forza dello sciopero.

SGB è una giovane formazione con un’importante esperienza di lotte anche nel settore della Scuola. Sosterremo le manifestazioni dell’8 marzo e porteremo nella discussione nei nostri organismi nazionali la proposta di sciopero nella scuola l’8 marzo.

Per ciò che è nelle nostre possibilità concrete, intendiamo intervenire nei confronti di tutte le forze sindacali di base affinché ritirino la data del 17 marzo, convergano sulla data dell’8 e non costringano le lavoratrici e i lavoratori ad un’altra insensata divisione.


Le compagne di SGB si apprestano a partecipare all’Assemblea Nazionale delle Donne a Bologna del 4 e 5 febbraio con la disponibilità e franchezza per quel dialogo vero alla base di ogni possibile agire comune.

Contro la guerra e lo sfruttamento
Viva la lotta delle donne
Viva le lavoratrici in lotta
Se io non valgo non produco!

Di seguito trovate il link per leggere l'appello di Non una di meno

https://nonunadimeno.wordpress.com/author/nonunadimeno/


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