Pubblico Impiego

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INDICAZIONI UTILI PER BOICOTTARE I QUIZ INVALSI CON LO SCIOPERO BREVE

 

SCIOPERO BREVE DELLE ATTIVITA' FUNZIONALI di SOMMINISTRAZIONE, CORREZIONE E TABULAZIONE dei quiz INVALSI, secondo il calendario di ogni singola scuola

SCIOPERO DELLA SOMMINISTRAZIONE IL 3 MAGGIO ALLA SOLA SCUOLA PRIMARIA

SCIOPERO DELLA CORREZIONE A PARTIRE DAL 3 MAGGIO E PER TUTTA LA DURATA DELLE ATTIVITA' LEGATE ALL'INVALSI NELLA SCUOLA PRIMARIA.

SGB ha tentato fino all'ultimo, come negli anni scorsi, di bloccare i quiz con lo sciopero di somministrazione anche nelle giornate del 6 e 7 maggio, ma la Commissione di Garanzia per gli scioperi lo ha vietato, visto che era programmato uno sciopero pochi giorni dopo che, di fatto, favorisce il “circo” Invalsi.

Riteniamo ingiusta questa decisione, visto che lo sciopero breve sull'Invalsi non interrompe il servizio e la legge “antisciopero” nasce dalla dichiarata volontà di garantire i servizi essenziali. SGB non si è arresa e ha strappato comunque la possibilità di bloccare anche i quiz del 6 e 7 maggio, attraverso lo sciopero della correzione, dando così una risposta efficace alle tantissime richieste di intervento arrivate in queste settimane da moltissimi insegnanti.

ATTENZIONE: nessun lavoratore è obbligato a comunicare PRIMA la sua adesione allo sciopero, sono illegittime TUTTE le richieste (scritte o orali) da parte dei Dirigenti che prevedano perentoriamente la comunicazione anticipata di adesione allo sciopero. Specialmente in questo caso avvisare prima potrebbe facilitare l'individuazione degli scioperanti e una loro sostituzione con la nomina di altri che non vi aderiscono.

 MODALITA'

SCIOPERO BREVE delle attività funzionali connesse alle SOLE prove INVALSI, compresa correzione e tabulazione per il periodo definito dalla programmazione di ogni singola istituzione scolastica; per la durata di un’ora all’inizio del turno per la somministrazione e/o un’ora a fine turno nel caso della correzione o tabulazione.

Questa forma di sciopero ha molti vantaggi:

               in primo luogo siamo comunque presenti a scuola, quindi possiamo vigilare affinchè i quiz non vengano somministrati o corretti da altro personale         (pratica illegittima);

               in secondo luogo, lo sciopero breve non interrompe l'attività didattica, dando quindi forza e risalto all'opposizione al modello di scuola a crocette.

PER LA SOMMINISTRAZIONE (il 3 maggio):

ci rifiutiamo esclusivamente di distribuire i test, comunicandolo la mattina stessa. Lasciamo alla segreteria (o chi indicato dal dirigente) il materiale e dichiariamo la nostra adesione allo sciopero proclamato da SGB (in allegato trovate il modulo, necessario per quantificare la trattenuta di una sola ora di attività funzionale).

Entriamo in classe a svolgere un'attività didattica, come previsto dall'orario di lezione. Nel caso in cui il dirigente abbia dato indicazione di andare a somministrare i quiz su una classe diversa dalla propria, consigliamo di prendere comunque la classe assegnata, pur se non somministreremo i test, svolgendo altra attività didattica.

NESSUNO PUO’ VENIRE A SOMMINISTRARE I QUIZ AL POSTO NOSTRO; SAREBBE CONDOTTA ANTISINDACALE. Spieghiamo ai colleghi che non intendono sostenere questa lotta, che non vale la pena essere complici di un atto illegittimo

Trattenuta: Un'ora di attività funzionale pari a euro 17,50

PER LA CORREZIONE: presupponendo che il Dirigente abbia emanato circolare con la designazione puntuale dei docenti, il giorno previsto si comunica alla segreteria (con altro modulo che alleghiamo) anche via fax, email (possibilmente pec) la propria adesione allo sciopero di SGB, comunque non si ritirano i test e non si svolge alcuna prestazione. Se per la correzione è prevista una convocazione apposita a scuola ad una data ora, consigliamo comunque di presentarsi e dichiarare di essere in sciopero breve e ricordare che nessuno può svolgere il compito precedentemente assegnato a chi ora si dichiara in sciopero.

Nel caso in cui non sia stata individuata una data specifica per la correzione dei quiz, ma semplicemente un termine dei lavori, ci si dichiara in sciopero della correzione nel primo momento utile, ovvero appena terminato lo svolgimento dei quiz.

Trattenuta: Un'ora di attività funzionale pari a euro 17,50

In pratica si dichiara l'adesione a questo sciopero ad inizio giornata, senza alcuna possibilità di essere passibili di provvedimenti disciplinari od ordini di servizio vista la proclamazione ufficiale di sciopero (vedi la pubblicazione sul sito della Commissione di Garanzia al link https://www.cgsse.it/web/guest/elenco-scioperi ), rifiutando legittimamente di correggere i quiz. Se la correzione è stata fissata durante un incontro collegiale (programmazione, consigli di classe, collegio, ecc…) non si interrompe il servizio e si svolge la normale attività prevista per quella riunione.

Potete reperire i moduli di adesione allo sciopero breve sul sito www.sindacatosgb.it .

RICORDIAMO LA NECESSITA' DI PRETENDERE CHE OGNI DISPOSIZIONE DELLA DIRIGENZA AVVENGA IN FORMA SCRITTA (come è nostro diritto), compresa l'individuazione di somministratori e correttori.

Ogni atto volto alla sostituzione o allo spostamento delle date previste dai piano delle attività E' ATTIVITÀ ANTISINDACALE.

Si richiamano i lavoratori alla massima vigilanza e a comunicare immediatamente al Sindacato qualsiasi abuso.

IN CASO DI DIFFICOLTA' NELL'ESERCIZIO DEL VOSTRO DIRITTO DI SCIOPERO, VI INVITIAMO A CONTATTARCI

scrivendo a scioperoquizinvalsi@sindacatosgb.it o contattando i seguenti numeri telefonici:

3391635624 – 3471215548 – 3290908822- 3922138650

 Con lo sciopero delle mansioni, costruiamo il vero e proprio boicottaggio dei quiz. Riusciamo a rendere legittimo ed ufficiale il rifiuto del lavoro di somministrazione, correzione e tabulazione.

Il compito di un sindacato che serve ai lavoratori è anche questo: individuare i migliori e più efficaci strumenti di lotta a fronte di un impegno economico il più contenuto possibile perché sappiamo che la nostra lotta dovrà durare tutto il tempo necessario.

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Pubblico Impiego. Agenzia delle Entrate

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Cominciamo dal salario accessorio, tema scatenato in questi giorni. Il fondo per il 2016 ed il 2017. Qualcuno dice che non ci sarà, che non sarà pagato: lo abbiamo già preso. Una buona parte. Sono già stati pagati gli anticipi per il 2016, il 2017, ed anche per il 2018.

Scarica il comunicato completo

 

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Pubblico Impiego. Né Soldi. Né Contratto. Né Assunzioni In arrivo invece riforma, mobilità, licenziamenti, valutazione ed impronte digitali

 

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In arrivo la riforma della Pubblica Amministrazione. 8 articoli a firma della min. Bongiorno, approvati lo scorso 21 dicembre dal Consiglio dei Ministri, una riforma con legge delega al Governo che vogliono approvare rapidamente.

Spariti dalla Finanziaria turn over e ricambio e rimandate le poche assunzioni previste, nella riforma si parla invece di mobilità forzata e licenziamenti.

Invece di salario e del contratto, scaduto a fine anno, ancora una volta poco più dell’indennità di vacanza contrattuale in Finanziaria e la discrezionalità nella riforma in arrivo.

E, come se non bastasse, la schedatura delle impronte digitali per i dipendenti pubblici, l’ennesimo affronto per milioni di lavoratori che continuano a fare andare avanti i servizi per tutti i cittadini, trattati pubblicamente come  malviventi per nascondere i tagli che continuano a fare a personale e diritti.

Altro che lavoro, assunzioni, salario e dignità: tutto appare in linea con le riforme di Brunetta e Madia e le politiche dei governi precedenti accompagnate da Cgil Cisl Uil & C.

Lo abbiamo già detto, l’errore è pensare che tutto si possa risolvere sperando in un governo amico o nei sindacati complici, senza organizzarsi e mobilitarsi direttamente per rivendicare salario, lavoro, assunzioni, pensioni, diritti, dignità e condizioni.

Scarica e leggi il comunicato in pdf

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bilancio

La legge di bilancio approvata a fine 2018 stabilisce, in controtendenza con il passato recente, un incremento della spesa pubblica per oltre 51 miliardi di euro per il triennio 2019-2021.  Si tratterebbe di un dato non trascurabile se non fosse che, per le clausole di salvaguardia inserite in accordo con la U.E., una cifra pressoché analoga dovrà servire integralmente a sterilizzare l’aumento dell’IVA nei prossimi due anni. Per questo il governo intende avviare una spending review  in analogia con quelle varate dai governi precedenti e da tutte le generiche leggi “lacrime e sangue” degli ultimi anni. Prima dell'accordo tra il governo italiano e la Commissione Europea l'incremento di spesa previsto dalla manovra era di 65,30 miliardi di euro.

Gran parte di questi 51 miliardi di euro di uscite in più previste per il prossimo triennio sono legate all'incremento di 40,90 miliardi di spesa corrente. La spesa per il 2019 aumenta di circa 9,7 miliardi di euro per finanziare il c.d. Reddito di Cittadinanza e “quota 100”che non modifica i capisaldi della “Legge Fornero” ma  apre in via sperimentale alcune finestre per coloro che potranno andare in pensione, se in possesso dei requisiti previsti dalle nuove norme a fronte di una diminuzione dell’assegno. Il c. d. Reddito di Cittadinanza dovrebbe, secondo il governo, aggredire la povertà assoluta ed essere il nuovo strumento di inserimento nel mercato del lavoro. Per SGB non si tratta invece né delle “fine della povertà” né di uno “storico nuovo welfare state” come la propaganda governativa vuole far credere, bensì di una misura molto caotica, totalmente insufficiente per quanto riguarda un possibile, ma poco probabile aumento dei posti di lavoro e con una visione estremamente punitiva nei confronti delle famiglie povere che devono accettare condizioni assurde come quelle dell'emigrazione lavorativa, mentre ancora una volta si dirottano le risorse a favore delle imprese.

Sicuramente interessante per tutti i lavoratori laureati (anche della scuola) di età inferiore ai 45 anni la possibilità di riscattare gli anni di studio con un risparmio di circa il  50% . La legge di bilancio stabilisce un ammontare uguale per tutti pari a  5.241,30 euro per ogni anno di studio.

Pur trattandosi di una manovra propagandata come espansiva non mancano i tagli alla spesa sociale, ai ministeri e alla scuola pubblica. Il fondo povertà viene decurtato di 6,6 miliardi per il triennio venendo destinato a parziale copertura del RdC. Per i ministeri è previsto un taglio della spesa di circa 1,4 miliardi di euro solo per il 2019 mentre il taglio più consistente è quello del settore Scuola all'interno del comparto dell'Istruzione, Università e Ricerca che ammonta a circa 4 miliardi di euro in meno per il triennio 2019-2021. Aumenta invece di 200 milioni la spesa universitaria nel triennio 2019-2021. Per la Scuola si passa da 48,3 a 44,4 miliardi nel giro di tre anni, con una riduzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 ). Il taglio più drastico riguarda la riduzione dei fondi per gli insegnanti di sostegno, un miliardo nel ciclo primario, 300 milioni in quello secondario.   Ulteriori tagli alla scuola sono legati al taglio del Fondo da destinare alla contrattazione collettiva relativa al contratto FIT (- 66,40 milioni), alla riduzione delle ore dell'ex Alternanza scuola–lavoro (-56,60 milioni), all'edilizia scolastica (-450 mln), il versamento all'entrata del bilancio dello Stato delle risorse delle istituzioni scolastiche non utilizzate (22,5 milioni di euro di risparmio nel 2019) e diverse altre voci  “minori”.

Alla luce di questi tagli è legittimo supporre che il governo stia valutando (in negativo)  una revisione degli organici del sostegno. La stessa legge di bilancio 2019 rinvia  al  primo settembre 2019 la riforma dei docenti di sostegno prevista dalla legge 107/2015.

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Pubblico Impiego. Questione salariale. Finanziaria

 

Ladro portafogli

 

In Finanziaria di nuovo spiccioli per il contratto, E l’idea dei BTP al posto del salario

Approvato al Senato il provvedimento per le impronte digitali e la videosorveglianza al posto del badge, contemporaneamente per i Dipendenti Pubblici arrivano in Finanziaria pochi soldi destinati all’indennità di vacanza contrattuale e per poter continuare a pagare il cd. “elemento perequativo”, accompagnati dall’idea, poi smentita, di corrispondere Buoni del Tesoro al posto del salario.

Ma lo stanziamento per il contratto, in scadenza a fine 2018, ancora una volta va poco al di là dell’indennità di vacanza contrattuale ed anche l’elemento perequativo è destinato ad essere riassorbito, anche se ancora non è chiaro in che modo.

Ancora volta siamo in presenza di un Governo che, per fare fronte al debito pubblico andando incontro ai diktat della Troika, impone un sostanziale blocco dei contratti.

Con una condizione salariale da tempo in emergenza, continua la stessa politica che, con la complicità sindacale ormai storica di chi ha firmato anche l’ultimo contratto, da oltre un decennio riduce gli stipendisgretola il Contratto Nazionale ed annulla anche i diritti più elementari conquistati con le lotte (come la videosorveglianza su chi lavora), riversando tutto il trattamento salariale sui fondi accessori sempre più ridotti e gestiti, con la valutazione, in modo sempre più incontrollato dalla Dirigenza.

Perché questo è ciò che sta avvenendo.

C’è bisogno di riconquistare salario, stabile, dignitoso, sicuro, di renderlo certo in una 14° mensilità anche per i Dipendenti Pubblici, non di mance a disposizione di chi valuta. Altro che impronte digitali e BTP, basta con i sindacati complici e le loro politiche che hanno rubato salario e diritti.

In questo senso appare emblematica la recente decisione della Corte Costituzionale.La Corte Costituzionale giudica legittima la trattenuta del 2,5% per i Dipendenti Pubblici in regime di Tfr

 

La Corte mette la parola fine con la sentenza 213 del 2018,  lo fa richiamando esplicitamente il ruolo avuto da Cgil Cisl Uil & C. con l’accordo quadro del luglio 1999, l’accordo che scippa il Tfs/Tfr dei lavoratori per istituire i fondi pensione sindacali. Tradotto, ancora una volta Cgil Cisl Uil & C. firmano gli accordi contro i Lavoratori, poi fanno ricorso contro i loro stessi accordi prendendo in giro di nuovo gli stessi Lavoratori e chiedendo loro, per anni, persino l’adesione al sindacato. Cornuti e mazziati!

In allegato il comunicato in pdf

 

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Bandiere SGB

Finanziaria 2019. Pubblico Impiego. Cosa è cambiato?

  Cambia il Governo ma continua la stretta per i dipendenti pubblici. Per il contratto, in scadenza a fine 2018, di nuovo briciole forse sufficienti all’indennità di vacanza contrattuale ed a coprire la clausola di salvaguardia.

Una politica salariale in assoluta continuità con chi ha messo in crisi anche milioni di lavoratori pubblici, con stipendi fermi al palo e trattamenti complessivamente addirittura in diminuzione da oltre un decennio, grazie alla complicità di organizzazioni che di sindacato non hanno più nulla e che hanno reso e rendono possibili questi processi contro i lavoratori.

Ma per il 2019 salta ancora il turn over: anche il prossimo anno niente assunzioni per sostituire chi va in pensione per Ministeri, Agenzie Fiscali, Parastato, Università e Presidenza del consiglio, il buio per enti locali, scuola e sanità.

Eppure è necessario non solo lo sblocco del turn over, ma un piano di assunzioni straordinario nel Pubblico Impiego: una politica che dia risposte occupazionali di cui il Paese ha urgenza e la smetta con lo smantellamento in atto da decenni e che ha prodotto tagli occupazionali e sociali nei servizi fondamentali a tutti i cittadini, condizioni di lavoro insostenibili e dipendenti con l’età media più alta d’Europa.

Basta con i diktat di un’Europa solo di nome, di una Troika strumento da decenni di politiche da Robin Hood e redistribuzione al contrario che continuano a gettare sul lastrico masse di lavoratori e cittadini.

E’ necessaria una nuova stagione di protagonismo diretto e di organizzazione e conflitto dei lavoratori, unici che possano riprendere in mano futuro, condizioni ed interessi. Lo sciopero generale del 26 ottobre organizzato da SGB insieme a sindacati non complici, unico in quest’autunno, le manifestazioni in tutta Italia, per noi hanno tracciato la strada da riprendere con tutti i lavoratori. Ce n’è bisogno.

In basso, il comunicato in pdf

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Pubblico Impiego. Il contratto scade a fine anno

Per i prossimi 3 anni, ancora una volta, vacanza contrattuale

Con stipendi fermi da oltre  10 anni, il Governo per i prossimi 3 anni non stanzia neanche un euro per il rinnovo dei Contratti dei Dipendenti Pubblici, in scadenza a fine anno. Ancora una volta, solo la vacanza contrattuale.

E da gennaio via anche la perequazione prevista dal recente contratto solo fino a dicembre.

Un film già visto e durato quasi un decennio, che ha falcidiato i nostri salari, con i soliti sindacati complici pronti alla fine a mettere una pietra sopra ogni rivendicazione ed a firmare una toppa  anche peggiore del buco.

Con una crisi salariale oggi più grave di ieri, è chiaro come solo i Lavoratori possano organizzarsi per pretendere, riprendersi e ricostruire diritti e condizioni, a partire anche da scelte sindacali nuove, chiare e necessarie. Abbandonando i sindacati complici.

No a valutazione e discrezionalità. E’ necessario salario vero, certo, stabile, su cui poter contare, ogni mese nello stipendio. E’ tempo per la 14esima anche nel Pubblico Impiego.

Niente soldi, ma nel Def il Governo introduce le impronte digitali al posto del badge per i Dipendenti Pubblici. Continua l’attacco insopportabile ai salari ed alla dignità stessa di milioni di Lavoratori. Basta.

 

Nel Pubblico Impiego, oltre 25 anni di blocco del turn over hanno prodotto la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, l’aggravio continuo delle condizioni di lavoro, livelli occupazionali ormai inferiori anche alle medie europee e, grazie anche alle riforme pensionistiche, l’età media dei dipendenti pubblici più alta d’Europa.

Una politica di Pubblico Impiego ad esaurimento, da decenni rivolta a tagliare, smantellare, privatizzare beni e servizi comuni per il profitto di qualcuno. Non ce lo possiamo permettere.

C’è bisogno di lavoro: un piano straordinario di assunzioni, di stabilizzazione dei precari, per ridare  fiato e futuro ai servizi pubblici e risposta ad una disoccupazione, soprattutto giovanile, che è la vera emergenza in tutto il Paese. Dobbiamo pretenderlo.

 

E’ necessario invertire le politiche di governi e sindacati che in questi anni hanno continuamente innalzato l’età necessaria, ridotto i trattamenti, smantellato la previdenza pubblica e scippato il Tfr dei lavoratori in favore di fondi a gestione privata e sindacale.

Pensione pubblica, sicura, a 60 anni o 35 di contributi.

L’accordo del luglio 2016 che ha ridotto a 4 i comparti del Pubblico Impiego chiudendo, tra l’altro, la porta in faccia alle rivendicazioni salariali dopo uno stop lungo un decennio, il recente contratto già in scadenza a fine anno, tutti figli dell’accordo generale del 10 gennaio 2014.

Mentre continuano a tagliare diritti, trattamenti e condizioni ai Lavoratori, i sindacati complici cancellano gli spazi di democrazia, i diritti più elementari di rappresentanza e di espressione del dissenso accreditandosi come unici e fidati sindacati per la controparte.

Cancellano la contrattazione sostituendola col confronto, lasciano le mani libere alla controparte che può decidere liberamente senza alcuna necessità di accordo, svuotando di ogni senso i tavoli sindacali e trasformando così lo stesso ruolo sindacale.

Si impegnano formalmente a non scioperare, a non protestare, a sanzionare i Lavoratori che lo fanno.                                

Noi no

Il 26 ottobre e’ Sciopero Generale

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