Pubblico Impiego

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dignità

È partita nei giorni scorsi in Parlamento la discussione sul cosiddetto “decreto dignità” dopo che le commissioni Lavoro e Finanze della Camera hanno approvato, nei giorni scorsi, importanti emendamenti rispetto al testo originario licenziato dal Governo. Il Decreto, allo stato attuale, va a modificare diverse norme in materia di Lavoro nei settori privati, reintroduce i voucher fino a 10 giorni per le piccole imprese dell’agricoltura e del turismo, aumenta i livelli d’ indennità risarcitoria per il licenziamento illegittimo (non viene comunque rispettato l’impegno elettorale di ripristinare il diritto alla reintegrazione sul posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa ) e modifica anche la durata e le modalità di proroga dei contratti andando nella direzione d’incentivare, almeno in teoria, la stipula di contratti a tempo indeterminato. Per quanto riguarda il comparto Scuola salta invece il tetto massimo dei 36 mesi per la reiterazione dei contratti a termine introdotto dal comma 131 dell’art. 1 della Legge 107 del 2015. Per quanto concerne invece la complicata vicenda delle maestre elementari con diploma magistrale, conseguito entro l’a. s. 2000/2001, il cui valore abilitante è stato disconosciuto dalla sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017 è stata prevista la trasformazione del contratto a tempo indeterminato (o del contratto annuale) in contratto con scadenza 30 giugno, in applicazione delle sentenze di merito. Si prevede, però, come ipotesi di soluzione della vicenda un concorso non selettivo aperto sia ai diplomati magistrali che ai laureati in Scienze della Formazione primaria che abbiano svolto almeno due anni di servizio negli ultimi otto.

Ad oltre sette mesi dalla sentenza del Consiglio di Stato e con due diversi governi che si sono avvicendati alla guida del Paese noi di SGB che abbiamo appoggiato tutte le lotte di queste colleghe e di questi colleghi non possiamo che denunciare questa ennesima presa in giro per la categoria.

Il rinvio dei 120 giorni dell'applicazione della sentenza del 20 dicembre sembra una trovata per scavalcare il periodo delle immissioni in ruolo ed evitare le soluzioni normative vere e coraggiose.

Sicuramente l’abolizione del tetto massimo dei 36 mesi di rapporti di lavoro farà tirare un momentaneo sospiro di sollievo ai tanti precari storici che si sarebbero apprestati a svolgere, dal prossimo settembre, il loro ultimo anno di lavoro a scuola ma non può essere certo il ritorno alla dimensione di precario a vita l’aspirazione massima di un qualsiasi lavoratore. Inoltre permangono tutte le incertezza relative (per il momento per la scuola secondaria) alle effettive disponibilità di posti che nei prossimi anni rimarranno a disposizione dei supplenti via via che andrà a regime il FIS (formazione iniziale triennale) visto che i neoassunti dovranno svolgere, a salario ridotto, un’importante quantità di lavoro in classe che inevitabilmente sarà tolta alle disponibilità per le supplenze.      

Sulla conversione peggiorativa dei contratti ci troviamo davanti ad una decisione storica, senza precedenti. Non ci risultano provvedimenti normativi passati con cui siano mai stati trasformati dei contratti a tempo indeterminato in contratti a tempo determinato. Diciamo questo perché ci sembra fuori da ogni logica precarizzare nuovamente quelle migliaia (circa 6000 maestre-i) di diplomati magistrali che sono entrati in ruolo e hanno già superato l’anno di prova , dimostrando quindi ,di fatto, di essere, a tutti gli effetti idonei a ricoprire l’incarico che stanno attualmente svolgendo. Questo provvedimento si aggiunge all’altro pronunciamento epocale, quello del Consiglio di Stato del 20 dicembre secondo cui il diploma magistrale conseguito entro l’a. s. 2000/2001 non è più spendibile per l’inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento per il ruolo.

Per quanto riguarda invece la summenzionata procedura concorsuale, il Governo sembrerebbe spedito verso la soluzione definitiva dell’intera questione ma purtroppo non è così. Nonostante il facile ottimismo del Governo e delle commissioni parlamentari, questi lavoratori, dopo il concorso, transiteranno da una graduatoria (GAE o GI) all’altra (GM regionale) con nessuna certezza sui tempi di scorrimento della futura graduatoria del concorso e con l’inevitabile rischio di sovvertimento degli attuali ordini di punteggio.

Di fronte a questa situazione le soluzioni “provvisorie” che cercano di rabberciare le cose senza fare quelle scelte coraggiose che potrebbero ridare serenità a chi lavora nella scuola diventano solo fonte di ulteriore caos. L’unica soluzione rimane quella dell’assunzione a tempo indeterminato per tutti i lavoratori (ATA e docenti di ogni ordine e grado di scuola) che hanno raggiunto i 36 mesi di servizio, una soluzione che da sola eliminerebbe il precariato e permetterebbe alla scuola pubblica di adempiere al suo ruolo essenziale per la società.

Per SGB questa è la sola soluzione non pasticciata e per questo continueremo a lottare evitando di farci abbagliare da soluzioni tanto fantasiose quanto inconsistenti.

Al posto di modificare e/o congelare singoli pezzettini della legge 107 (buona scuola) l’attuale maggioranza parlamentare dovrebbe avere il coraggio di farsi carico della sua totale abolizione.

SGB porterà nuovamente in piazza la questione delle maestre diplomate magistrali e dell’abrogazione della “buona scuola” in occasione dello sciopero del sindacalismo di base del prossimo 26 ottobre.

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buoni pasto 777x437

E’ questa la risposta che molti dipendenti pubblici si sentono dire dalle migliaia di esercenti che – visto il trattamento praticato dalle società che li erogano – hanno deciso di accettare solo contante.

A nostro giudizio le amministrazioni pubbliche non possono far finta di nulla e ignorare il problema o scaricarlo interamente sulla CONSIP che, per loro conto, ha gestito i vari lotti dei mega appalti, né è pensabile che a pagare il conto di questo disservizio siano i dipendenti, a cui i buoni oggi inutilizzabili debbono essere interamente rimborsati.

Crediamo però che sui ticket sia giunto il momento di produrre una decisa inversione di rotta prevedendo la loro monetizzazione e contestuale inserimento in busta paga, senza contare che alcuni settori lavorativi – docenti e personale ATA delle scuole – proprio non ce l’hanno.

Allo stesso tempo lo standard di 7 Euro adottato da molte amministrazioni pubbliche, deve costituire non più il massimo, ma il minimo dell’importo erogabile, lasciando alla discrezionalità delle amministrazioni stesse la facoltà di aumentarlo fino a un tetto massimo da stabilire.

Infine, se è vero che il buono pasto compensa – sostituendolo – il servizio di mensa (che in molti casi sarebbe addirittura preferibile), riteniamo che fino a 10 euro di importo giornaliero esso debba essere completamente esentasse.

Su questo invitiamo tutti i dipendenti delle pubbliche amministrazioni a sostenere la petizione elaborata da SGB e rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Al Ministro dell’Economia e al Ministro per la  Pubblica Amministrazione contenente le proposte sopra illustrate.

Qui il link alla petizione: chn.ge/2JDxkrz 

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vigile

Alcuni delegati del sindacato generale di base della Toscana  dicono la loro sulla Polizia Municipale o meglio sull'uso che ne viene fatto da parte di Sindaci ossessionati dalla sicurezza 

D Ha senso ormai parlare di Polizia municipale?

Partiamo dal codice di procedura penale e dalla legge quadro 65/86 sulla pm: il primo attribuisce mansioni di polizia giudiziaria, la seconda funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza; le funzioni di p.g. obbligano i vigili a prevenire i reati denunciando o arrestandone i responsabili.

Il ruolo di ausiliario di p.s. invece attribuisce compiti di pubblica sicurezza/ordine pubblico, anche se in via ausiliaria.

Non è da escludere un intervento legislativo in ambito Governativo atto, a stravolgere la situazione esistente, per impiegare sempre piu' la Polizia Municipale in funzioni di pubblica sicurezza e non solo a supporto\ausilio delle altre forze dell'ordine.

Ma ad oggi, certe mansioni non  competono se non  in via ausiliaria,  i Vigili non possono nè debbono sostituirsi alle altre forze di polizia. Basterebbe che i sindacati avessero ben chiara questa distinzione per evitare utilizzi improprio della Pm. 

D Ma forse dimenticate il ruolo dei sindaci ...

Il Sindaco, a prescindere dalla sua collocazione politica, quando partecipa ai comitati ordine e sicurezza pubblica in Prefettura, dovrebbe chiedere a Prefetto e Questore di favorire azioni concrete per la sicurezza che poi è ben altro rispetto alla militarizzazione delle città. Al contrario certi sindaci tendono ad assumersi impegni che vanno al di là delle possibilità con la polizia municipale chiamata a sostituire le altre forze dell’ordine.

Ci pare evidente che certi sindaci ai tavoli Prefettizi giochino un ruolo singolare, si sentono onnipotenti e per questo assecondano richieste senza prima verificarne la reale fattibilità.

Prendiamo ad esempio alcuni progetti adottati dalla Polizia Municipale, sono progetti incentivanti che nel corso degli anni da eccezionali sono diventati normali, progetti che hanno sopperito alle carenze degli organici dilatando gli orari di impiego. La partecipazione a questi progetti, sono su base volontaria, è diminuita invece di aumentare, è tangibile che se un impiego diventa rischioso per l'agente di Pm quest'ultimo preferisce rinunciare all'incremento salariale per salvaguardare la sua salute e sicurezza.

Trattasi di progetti pagati con il codice della strada ma che alla fine concorrono a determinare la spesa di personale, il cui tetto era e resta invalicabile. Coniugare allora assunzioni di personale con il rispetto dei dettami di Maastricht è questa la vera contraddizione, da una parte invochi maggiore sicurezza ma dall'altra hai possibilità assunzionali limitate. E non dimentichiamo che un ente locale non dovrebbe assumere solo Vigili. Paghiamo oggi le conseguenze di politiche dissennate che da una parte perseverano nella austerità, dall'altra sembrano ignorare i gravi disagi prodotti dalla mancanza di personale in tutti i servizi comunali. Forse se avessimo più educatori, più maestre, maggiori servizi nei quartieri e una idea di sviluppo della città diversa da quella che produce la movida, oggi avremmo meno problemi di ordine pubblico.

Torniamo alla Pm. E' forte lo scontro tra chi la vorrebbe all'interno delle forze di polizia e chi ne rivendica un ruolo cittadino ..?

La domanda dirimente è un’altra: vogliamo arrestare la deriva che spinge la pm a svolgere sempre più mansioni di ordine pubblico? O riteniamo inutile farlo? Cosa faranno le varie Rsu? La questione verrà ridotta al welfare aziendale, all'utilizzo dei fondi derivanti dall'art 208 del codice della strada, alla dilatazione degli orari all'interno dei progetti incentivanti? Insomma verrà monetizzato il rischio o il disagio oppure avvieremo una riflessione seria sull'utilizzo della Pm da parte dei sindaci? 

I problemi nascono dala legge 125 del 2008 che all’articolo 54 attribuisce ai sindaci il potere di deliberare in difesa della incolumità pubblica e della sicurezza urbana. La sicurezza urbana diventa una sorta di bene pubblico da tutelare al pari di sanità, istruzione, anzi si spendono sempre più soldi per la sicurezza percepita, si assumono più vigili a discapito di altre figure come educatrici, amministrativi, tecnici.. Non obiettiamo sulla necessità di dare alle comunità locali ambienti sicuri, non condividiamo l'idea che la coesione sociale e la convivenza civile si limitino all'ordine e sicurezza. 

Da qui nasce il protagonismo dei sindaci e i loro interventi sempre piu' pressanti tanto è vero che nel 2011 intervenne la Corte Costituzionale per limitare le ordinanze dei Primi cittadini

Senza aprire un contenzioso culturale o ideologico, è bene chiarirsi le idee, la cosiddetta insicurezza percepita nasce proprio dalla mancanza di dati reali, da paure e campagne stampa , cio' non significa sminuire i problemi derivanti da fenomeni in crescita come spaccio e criminalità che non saranno combattuti dagli inutili daspo urbani . È comunque innegabile che sia proprio la riduzione della spesa sociale la causa dell'aumento delle devianze, delle dipendenze. 

Prendiamo ad esempio la movida, il risultato delle politiche intraprese per 30 anni da tanti sindaci tra permessi concessi con eccessiva liberalità per l'apertura di bar e ristoranti in numero impressionante. I permessi sono figli di una idea della città bottegaia, oggi ne paghiamo le conseguenze. Nell'estate 2018 è bene operare una riflessione sui protocolli di intesa tra Comuni e Prefetture a 20 anni dalla loro ideazione, analogo discorso vale per il Pacchetto sicurezza che una decina di anni fa venne adottato per inasprire le pene sui reati predatori e per chiamare in causa direttamente i Sindaci nella lotta contro  spaccio e consumo di droghe, prostituzione, accattonaggio, fenomeni di violenza, sfruttamento di minori e disabili, danneggiamento al patrimonio pubblico e privato, incuria, degrado, occupazioni abusive, pubblica viabilità, decoro urbano. Non dimentichiamo che proprio nel 2011 la Corte Costituzionale decise che i provvedimenti dei sindaci dovevano essere dettati solo da ragioni eccezionali, motivi urgenti e contingibili, al contrario sono divenuti una pratica quotidiana con ordinanze spesso bocciate dal Tar

D ma i regolamenti della Polizia municipale sono spesso obsoleti

Siamo sempre piu' preoccupato da certi Regolamenti di polizia locale che rispondono a logiche securitarie e finalizzate a costruire dei nuclei speciali nella Pm con mansioni praticamente equivalenti a qualche squadra speciale e operativa della Ps. Non crediamo sia questo il ruolo della Pm, anche chi non vuole limitarsi al rispetto del codice della strada non pensa a un ruolo della Pm sempre piu' spostato verso ruoli da ps e cc. Lo abbiamo detto tante volte ricordando le innumerevoli funzioni spettanti alla Pm ma ormai i vigili non si assumono più per garantire questi servizi che vanno dal controllo del traffico, all'annona che si occupa dei prezzi alla lotta contro l'abusivismo edilizio senza dimenticare il ruolo del vigile di quartiere. Se un regolamento è vecchio va aggiornato ma non stravolto. E poi la riscrittura in quale ottica avviene? E questo discorso non vale solo per il regolamento di polizia urbana..

Ricordiamo che il 70% delle ordinanze dei sindaci e delle sanzioni è destinato a colpire gli emarginati, i cosiddetti ultimi, i destinatari dei provvedimenti del daspo urbano. Sorvegliare e punire, non pensiamo a Focault ma ad una logica che porta i sindaci a un processo di penalizzazione dei corpi più deboli ed emarginati della società. Gli agenti di Polizia Municipale sono tra l'incudine e il martello, per questo è bene aprire il confronto sull'utilizzo della Pm che per noi resta quello tradizionale di ausilio delle altre forze dell'ordine e soprattutto di contrasto all'inquinamento, agli abusi edilizi, alla sofisticazione alimentare, al rispetto del codice della strada. Al vigile con il manganello continuiamo a preferire il vigile di quartiere.

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SGB simbolo

L'ipotesi di contratto siglata il 26 giugno tra MIUR, CGIL, CISL,UIL e GILDA afferma che, per i docenti neo trasferiti e neo immessi in ruolo su ambito territoriale, non si potrà procedere alla nomina triennale su scuola, tramite la chiamata diretta del preside, per il prossimo anno scolastico. In parole povere, questi docenti rimangono titolari su ambito territoriale e non su scuola così come rimane la durata triennale della loro nomina sull'istituto. Quello che cambia è che il conferimento della nomina triennale non viene più fatto dal dirigente scolastico (per ora limitatamente all'anno scolastico 2018/19) in base a curriculum, colloquio etc, ma dall'Ufficio scolastico in base al punteggio di mobilità.

A nostro avviso, questa inversione di tendenza ha tre ragioni: 1) oltre il 40% dei dirigenti non si è avvalso di questa possibilità, lasciando agli uffici scolastici il compito di assegnare il personale in base alla tabella titoli; 2) la chiamata diretta è stato uno dei principali bersagli delle lotte dei sindacati conflittuali contro la “buona scuola”. Ad esempio, quando lo scorso anno il contratto siglato da governo e soliti sindacati chiedeva ai Collegi la complicità sui criteri della chiamata, nelle scuole in cui è presente SGB questa complicità è stata abbondantemente negata, mentre negli stessi collegi docenti, dopo che Cgil, Cisl e Uil avevano dichiarato che la buona scuola sarebbe stata il Vietnam del Governo, i delegati rsu eletti nelle loro liste hanno scritto in moltissimi casi le regole d'ingaggio del personale con i dirigenti, avallando, di fatto, uno dei cardini fondamentali della 107 che, a parole, dicevano di contrastare. Che questo non sia stato un "incidente di percorso" di delegati sprovveduti, ma una vera e propria linea di condotta sindacale è dimostrato anche da quest'ultimo contratto; 3) i partiti dell'attuale maggioranza, durante la campagna elettorale, avevano speso parole critiche (e a costo zero) sulla chiamata diretta.

Ci conforta veder limitato il potere assoluto dei dirigenti che può incorrere (e inevitabilmente incorre) in abusi e comportamenti non trasparenti, ma non possiamo far finta che si tratti di una vittoria definitiva.

Il blocco della chiamata diretta, infatti, si riferisce solo all'anno scolastico 2018-19. La battaglia per ottenerne l'abrogazione non è quindi terminata.

Inoltre, l'aspetto vergognoso della vicenda degli ambiti è legato all'incarico triennale, con valutazione finale, a cui sono sottoposti i lavoratori, con conseguente ricatto continuo e strisciante per quanti avessero opinioni contrarie alla dirigenza.

Teniamo a ricordare in proposito che SGB mette a disposizione i suoi avvocati e le sue strutture per verificare, dalla A alla Z, le motivazioni di tutti i casi che gli saranno eventualmente sottoposti di mancato rinnovo dell'incarico triennale ai docenti interessati da parte dei presidi.

Infine occorre avere chiaro che, la motivazione della sospensione della chiamata diretta per il prossimo anno scolastico non è una valutazione negativa di questa pratica, ma il fatto che il contratto sia arrivato troppo tardi, pertanto i Collegi dei Docenti non potrebbero più votare il proprio complice assenso ai criteri di chiamata decisi dai dirigenti. Quindi il prossimo anno, in presenza di un nuovo accordo siglato per tempo, la chiamata diretta potrebbe tranquillamente essere applicata.

Avvisiamo il governo, i sindacati complici e promettiamo a tutti i lavoratori della scuola che SGB, non si è fatta abbagliare da questo contentino e proseguirà la mobilitazione fino all'abrogazione di tutta Legge 107 a partire proprio dall'eliminazione della chiamata diretta e dalla titolarità su ambito.

Sulle farlocche linee guida del MIUR di due anni fa per la c.d. “chiamata per competenze” e della preparatoria intesa tra MIUR e sindacati complici del 6 luglio 2016 siamo già abbondantemente intervenuti con i nostri comunicati del 22 luglio 2016 Chiamata diretta dei presidi, tra autoritarismo di Stato e demagogia sindacale” https://www.sindacatosgb.it/it/pubblico-impiego/scuola/207-scuola-chiamata-diretta-dei-presidi-tra-autoritarismo-di-stato-e-demagogia-sindacale e del 23 luglio 2016 Linee guida CHIAMATA DIRETTA Scheda Tecnica” https://www.sindacatosgb.it/it/pubblico-impiego/208-scuola-linee-guida-chiamata-diretta-scheda-tecnica

Nel luglio 2016, i sindacati maggiormente rappresentativi hanno firmato un accordo per legittimare la chiamata diretta e per tutelare i dirigenti scolastici da eventuali ricorsi giudiziari. Nel giugno 2018 , gli stessi sindacati hanno firmato un accordo che invece congela provvisoriamente questo potere dei presidi. Ancora una volta, CGIL, CISL , UIL firmano sempre e comunque , adeguandosi, puntualmente come un orologio svizzero, al nuovo vento del potere.

Esprimiamo il nostro determinato sostegno a tutti i delegati, militanti sindacali di base e lavoratori che in questi due anni hanno mantenuto, tra mille difficoltà, la schiena dritta e la coerenza di non prostrarsi davanti al MIUR e ai dirigenti padroni, fornendo grandi esempi di dignità, onestà e determinazione a migliaia di colleghi.

I docenti della scuola dell'Infanzia, primaria e secondaria di I grado, trasferiti su ambito, dovrebbero inserire la scuola richiesta dal 28 giugno al 5 luglio su istanze on line e avranno l'assegnazione tra il 9 e il 13 luglio. I docenti della secondaria di secondo grado inseriranno la scuola di preferenza dal 13 al 23 luglio e avranno l'assegnazione tra il 24 e il 27 luglio.

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re nudo INVALSI 1

Quest'anno alla scuola primaria il boicottaggio all'Invalsi ha avuto adesioni enormi rispetto agli scorsi anni, in particolar modo in Veneto, Sardegna, Toscana e Lombardia, ma notizie incoraggianti sono arrivate da tutte le regioni. Questi dati ci dicono che i lavoratori sono stati molto determinati nella protesta, intravedendo come questa facesse male alla controparte. Proviamo a parlare separatamente dei diversi protagonisti.

Gli insegnanti hanno compreso l'efficacia dello sciopero breve che consente di respingere l'Invalsi, ma di restare in servizio a verificare che i quiz non vengano somministrati o corretti. Lo sciopero dell'attività di somministrazione è emotivamente più difficile rispetto a quello dell'intera giornata. In molti casi le colleghe hanno dovuto affrontare pressioni incredibili da parte di dirigenti, ma con il sostegno di SGB hanno tenuto la schiena dritta e difeso il proprio diritto di dire NO. In molti casi si è trattato di RSU elette nelle liste dei sindacati complici che, abbandonati dalla propria organizzazione (che spesso appoggiava i dirigenti nel sostenere l'illegittimità della lotta), hanno aperto gli occhi.

I dirigenti scolastici, in molti casi, hanno frainteso intenzionalmente la normativa (situazioni segnalate puntualmente da SGB agli uffici competenti), o adottando decisioni in base alle proprie soggettive convinzioni, o messo semplicemente “sotto processo” le colleghe, ree di non essersi impaurite di fronte alle loro minacce. Ci hanno annoiato con la storiella che l'Invalsi è ora “attività ordinaria”, definizione che esiste dal 2011 che, guarda caso, non viene mai trasformata in “obbligatoria” e che comunque non ha consentito a Miur e Commissione di garanzia di vietare lo sciopero. In alcune scuole sono arrivati addirittura a consentire il rifiuto della correzione, a patto che le lavoratrici non si dichiarassero in sciopero, segno che ciò che più li intimorisce è la possibilità che sempre più colleghe disubbidiscano, facendo vedere che “il re è nudo”. La battaglia contro l'arroganza dei dirigenti scorretti è stata vinta dappertutto, grazie anche alla compattezza (sempre crescente) dei lavoratori. Chi ha lottato ha seguito le regole, ma si è trovato di fronte un avversario che le regole le intende solo quando sono a proprio favore. Per il futuro stiamo ragionando se rinunciare allo sciopero e procedere direttamente con l'invio al macero dei fascicoli invalsi.

L'Invalsi ha confermato la scarsa attendibilità dei dati forniti rispetto alle classi che hanno svolto regolarmente i quiz, un fatto a dir poco grottesco per un ente di ricerca. Ci risulta che questi presunti scienziati della didattica abbiano anche fatto pressioni sulle scuole in cui lo sciopero ha cancellato i quiz, affinché tabulassero comunque le prove, giustificandone la mancata compilazione con una falsa assenza degli alunni.

Anche questo ci dà la misura di quanto questa protesta abbia spaventato il potere, il quale ora cerca di nasconderla in tutti i modi.

Lo sciopero aveva anche lo scopo di dimostrare la nostra rabbia per il nuovo e vergognoso contratto e di chiarire che non accettiamo il licenziamento di massa delle colleghe diplomate magistrali.

La lotta prosegue. Ogni insegnante che ha partecipato al boicottaggio è ora più forte, consapevole della propria forza, quando si organizza con un sindacato che ha come unico punto di riferimento l'interesse della classe lavoratrice e quindi del diritto ad un'istruzione statale realmente libera, aperta a tutti e di qualità.

SGB ringrazia tutte le colleghe che hanno avuto fiducia nella nostra proposta e si sono fatte avanti in prima persona per difendere i propri ideali.

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oro

Nella busta paga di Giugno troveremo probabilmente gli arretrati contrattuali, che – dopo quasi dieci anni senza contratto – si attestano su importi che vanno da 592 e 883 euro lordi una tantum. Basterebbe questa misura per capire che recupereremo ben poco del potere di acquisto perduto. Ma non è tutto. Infatti l'illusione degli arretrati farà perdere di vista i problemi reali, tra buste paga sempre più basse, carichi di lavoro in continuo aumento, profili professionali obsoleti, organici inadeguati, e calibrati su un fabbisogno triennale riversato su risorse economiche sempre più striminzite in luogo della dotazione organica di diritto: effetti collaterali dell’odio verso il dipendente pubblico seminato dai vari Ichino, Brunetta e Madia.

Alla pochezza degli arretrati si aggiunge quella degli aumenti effettivi di stipendio che vanno dai 52 euro della categoria A1 ai 90 euro della categoria D6 (lordi s’intende).

A questi importi andrà aggiunto(ma solo per 8 mesi) il cosiddetto elemento perequativo compreso tra 2 euro per la categoria D6 e i 29 euro per la A1. Senza alcuna certezza per la permanenza in futuro di questa componente della retribuzione (un “non stipendio” nei fatti)

All'aspetto economico va associato anche il cosiddetto salario accessorio che al di là delle vacue promesse (aumenti per le posizioni organizzative, per la responsabilità delle categorie D, per le progressioni orizzontali degli apicali di categoria, per le indennità rivalutate, etc.) solo in rari casi permetterà di trovare adeguata capienza economica per finanziare i vari istituti contrattuali.

Ma il contratto riserverà altre "sorprese" di carattere normativo e con ricadute sulla stessa contrattazione decentrata. Quella forse più grave riguarda la riduzione del potere negoziale del sindacato in genere e in particolare delle RSU.

La nostra funzione, quella dei nostri delegati, consisterà invece nel valorizzare i nostri eletti RSU, affinché conquistino miglioramenti contrattuali anche lavorando tra le contraddizioni di questo Contratto utilizzandone al massimo ogni possibilità; smascherando la rinuncia dei sindacati alla contrattazione in cambio del welfare aziendale e di altre amenità (proventi del codice della strada in favore del fondo Perseo-Sirio); valorizzando ogni spiraglio possibile per un miglioramento generale delle condizioni di lavoro, portando la contrattazione oltre i confini stabiliti da questo Contratto.

Partiamo da qui, dal costruire assieme ai delegati, alle RSU e ai Lavoratori una piattaforma comune che consenta di riconquistare salario, diritti e potere decisionale anche in materia di organizzazione del lavoro, di assunzioni, di gestione del rapporto di lavoro.

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re nudo INVALSI 1

Quest'anno alla scuola primaria il boicottaggio all'Invalsi ha avuto adesioni enormi rispetto agli scorsi anni, in particolar modo in Veneto, Sardegna, Toscana e Lombardia, ma notizie incoraggianti sono arrivate da tutte le regioni. Questi dati ci dicono che i lavoratori sono stati molto determinati nella protesta, intravedendo come questa facesse male alla controparte. Proviamo a parlare separatamente dei diversi protagonisti.

Gli insegnanti hanno compreso l'efficacia dello sciopero breve che consente di respingere l'Invalsi, ma di restare in servizio a verificare che i quiz non vengano somministrati o corretti. Lo sciopero dell'attività di somministrazione è emotivamente più difficile rispetto a quello dell'intera giornata. In molti casi le colleghe hanno dovuto affrontare pressioni incredibili da parte di dirigenti, ma con il sostegno di SGB hanno tenuto la schiena dritta e difeso il proprio diritto di dire NO. In molti casi si è trattato di RSU elette nelle liste dei sindacati complici che, abbandonati dalla propria organizzazione (che spesso appoggiava i dirigenti nel sostenere l'illegittimità della lotta), hanno aperto gli occhi.

I dirigenti scolastici, in molti casi, hanno frainteso intenzionalmente la normativa (situazioni segnalate puntualmente da SGB agli uffici competenti), o adottando decisioni in base alle proprie soggettive convinzioni, o messo semplicemente “sotto processo” le colleghe, ree di non essersi impaurite di fronte alle loro minacce. Ci hanno annoiato con la storiella che l'Invalsi è ora “attività ordinaria”, definizione che esiste dal 2011 che, guarda caso, non viene mai trasformata in “obbligatoria” e che comunque non ha consentito a Miur e Commissione di garanzia di vietare lo sciopero. In alcune scuole sono arrivati addirittura a consentire il rifiuto della correzione, a patto che le lavoratrici non si dichiarassero in sciopero, segno che ciò che più li intimorisce è la possibilità che sempre più colleghe disubbidiscano, facendo vedere che “il re è nudo”. La battaglia contro l'arroganza dei dirigenti scorretti è stata vinta dappertutto, grazie anche alla compattezza (sempre crescente) dei lavoratori. Chi ha lottato ha seguito le regole, ma si è trovato di fronte un avversario che le regole le intende solo quando sono a proprio favore. Per il futuro stiamo ragionando se rinunciare allo sciopero e procedere direttamente con l'invio al macero dei fascicoli invalsi.

L'Invalsi ha confermato la scarsa attendibilità dei dati forniti rispetto alle classi che hanno svolto regolarmente i quiz, un fatto a dir poco grottesco per un ente di ricerca. Ci risulta che questi presunti scienziati della didattica abbiano anche fatto pressioni sulle scuole in cui lo sciopero ha cancellato i quiz, affinché tabulassero comunque le prove, giustificandone la mancata compilazione con una falsa assenza degli alunni.

Anche questo ci dà la misura di quanto questa protesta abbia spaventato il potere, il quale ora cerca di nasconderla in tutti i modi.

Lo sciopero aveva anche lo scopo di dimostrare la nostra rabbia per il nuovo e vergognoso contratto e di chiarire che non accettiamo il licenziamento di massa delle colleghe diplomate magistrali.

La lotta prosegue. Ogni insegnante che ha partecipato al boicottaggio è ora più forte, consapevole della propria forza, quando si organizza con un sindacato che ha come unico punto di riferimento l'interesse della classe lavoratrice e quindi del diritto ad un'istruzione statale realmente libera, aperta a tutti e di qualità.

SGB ringrazia tutte le colleghe che hanno avuto fiducia nella nostra proposta e si sono fatte avanti in prima persona per difendere i propri ideali.

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