Pubblico Impiego

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PERSONALE DOCENTE CON CONTRATTO IN SCADENZA DURANTE LA CHIUSURA O LA SOSPENSIONE DELLE ATTIVITA’

Il CCNL garantisce la proroga del contratto per il periodo di chiusura della scuola o sospensione delle attività didattiche, nel caso in cui l’assenza del titolare (indipendentemente dal tipo di assenza) copra tutto il periodo e prosegua per i primi 7 giorni dopo la ripresa delle attività. Nell’attuale situazione, viste le disposizioni in merito alla didattica a distanza, la proroga del contatto, in caso di scadenza della supplenza, viene disposta dal primo giorno di chiusura (per le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna il periodo di chiusura è stato dal 24 febbraio al 1 marzo) o di sospensione delle attività didattiche o dal giorno successivo alla scadenza del contratto.

La nota ministeriale 392 del 18 marzo 2020, richiamando l’art. 121 del D.L. 18 del 17 marzo 2020, dispone che il contratto venga prorogato “a prescindere dunque dall’eventuale rientro del titolare e per tutta la durata dell’emergenza sanitaria”; ciò al fine di garantire la continuità occupazionale.

Le nota 392 autorizza inoltre gli Istituti Scolastici a nominare supplenti brevi anche per sostituzioni necessarie durante il periodo di sospensione attività, al fine di garantire la prosecuzione della didattica a distanza. Il personale individuato quale avente diritto alla nomina, dovrà disporre di strumentazione idonea o potrà fruire di quella della scuola che “potrà essere assicurata dal DSGA in quanto consegnatario e dal dirigente scolastico attraverso l’istituto del comodato d’uso”.

PERSONALE ATA CON CONTRATTO IN SCADENZA DURANTE LA CHIUSURA O LA SOSPENSIONE DELLE ATTIVITA’

La circolare 38905 del 28 agosto 2019, all’art. 4 dispone che “Ove al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto da giorno festivo, o da giorno libero, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea, viene prorogata nei riguardi del medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto. Un contratto in scadenza durante la sospensione delle attività va quindi prorogato, se permane l’assenza del titolare.

La nota ministeriale 392 del 18 marzo 2020, stabilisce la possibilità di stipulare contratti di supplenza anche per il personale ATA, in caso di assenza del titolare. Nel caso degli assistenti amministrativi, sono altresì applicabili le disposizioni relative alla disponibilità di adeguata strumentazione per il lavoro a distanza o la fornitura da parte della scuola in comodato d’uso.

Risulta altamente discriminatorio l’art. 121 del D.L. 18 del 17 marzo 2020, in quanto limita la propria efficacia al personale docente. Il titolo dell’articolo è: Misure per favorire la continuità occupazionale” ; misure quindi con fini sociali e slegate dal funzionamento delle scuole. Perchè mai il personale ATA precario non può essere destinatario di un simile intervento?

Il D.L. inoltre consente alle scuole dell’infanzia, primarie e medie di nominare fino a 1000 assistenti tecnici per supportare la didattica a distanza, con contratti fino al termine delle attività didattiche.

SGB ha già inviato queste precisazioni a tutte le scuole del paese. Invitiamo il personale titolare di supplenze brevi a segnalare eventuali abusi.

CONGEDI PER DIPENDENTI PRIVATI

L’articolo 23 del DL 18/2020 prevede un congedo di 15 giorni (continuativi o frammentati), con retribuzione al 50%, per i lavoratori genitori del settore privato, con figli di età non superiore a 12 anni. La domanda si presenta direttamente all’INPS che dovrà emanare indicazioni al riguardo. Se l’altro coniuge è disoccupato o fruisce già di ammortizzatori sociali, non si ha diritto a questo congedo. SGB ritiene che questo articolo possa essere utilizzabile anche per i coniugi dei lavoratori della scuola, in quanto i docenti sono si a casa, ma impegnati nella didattica a distanza, gli assistenti amministrativi e motli assistenti tecnici sono impegnati nel telelavoro (diversi tecnici sono impegnati anche in presenza nelle scuole) e i collaboratori scolastici effettuano servizio in turnazione o sono reperibili.

CONGEDI PER DIPENDENTI PUBBLICI

L’art. 25 prevede il medesimo congedo per i dipendenti pubblici, quindi anche per quelli della scuola. La differenza è che la domanda va presentata direttamente alla propria amministrazione. Questi congedi sono immediatamente fruibili, pertanto, se la scuola non si è già attrezzata con una propria modulistica, presentate una domanda in carta libera, chiedendo congedo art. 25, D.L. 18/2020. E’ chiaro che un simile tipo di permesso, vista la retribuzione al 50%, è utile soprattutto al personale ATA in servizio in quegli istituti che continuano a richiedere un’assurda presenza negli edifici scolastici, mettendo a rischio i lavoratori e le loro famiglie per pratiche assolutamente non essenziali.

ESTENSIONE PERMESSI LEGGE 104/92

Per quanti ne avessero diritto, l’art. 24 prevede che i giorni di permesso per la Legge 104 (solitamente fino a 3 giorni al mese), vengono aumentati con ulteriori 12 giorni, da fruire nei mesi di marzo e aprile 2020.

BONUS BABY SITTER

Gli articoli 23 e 25 prevedono 600 euro di bonus per quanti siano impegnati in attività lavorativa e abbiano figli di età non superiore a 12 anni. Anche in questo caso, sono esclusi coloro che fruiscano di altre forme di ammortizzatori sociali.

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lettera aperta

Dipendenti pubblici, dobbiamo stare a casa e continuare a lottare perché nessuno sia obbligato a rischiare la vita per la sete di profitto di pochi!

Ormai da diverse settimane si è manifestata nel nostro paese una emergenza sanitaria, trasformatasi in brevissimo tempo in emergenza sociale, a cui nessuno di noi fino a poco tempo fa avrebbe creduto di dovere fare fronte.

L’emergenza corona-virus che ha colpito per prime le regioni del nord e che si sta estendendo velocemente in tutto il Paese è stata affrontata per diverse settimane in modo disarticolato e differenziato fra regione e regione, fra comune e comune. Il Governo, in un primo momento quasi totalmente latitante, si è mosso in modo spesso contraddittorio e con grande ritardo rispetto a ciò che richiedeva la situazione. La cosa però veramente inaccettabile è il condizionamento che le associazioni padronali, a partire da Confindustria, hanno esercitato, ottenendo così la subordinazione dei nostri interessi a quelli speculativi di pochi.

I luoghi di lavoro, della produzione, dei servizi e del terziario che in questa situazione rimangono aperti trasformandosi in focolai del virus ed impedendo il distanziamento sociale negli orari di percorrenza casa-lavoro, sono decine di migliaia ed il prezzo lo stiamo pagando tutti.

Non è un caso che anche il sindaco di Bergamo e con lui ormai molti altri amministratori, sia arrivato a chiedere, inascoltato, la chiusura dei siti produttivi e degli uffici per fare fronte alla situazione tragica che sta attanagliando quel territorio.

Come sindacato, fin da quando la scienza ha indicato i rischi che stavamo correndo, con lo slogan CHIUDERE TUTTO - PAGARE TUTTI, ci siamo mossi per la chiusura di tutti i siti lavorativi non indispensabili ed il rafforzamento dei servizi essenziali. Abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere il fermo dei lavoratori in tutti i siti dove la sicurezza è messa a rischio, organizziamo e sosteniamo blocchi delle attività e scioperi dove necessario, sosteniamo l’utilizzo massiccio del lavoro cosiddetto agile.

Per difendere la salute, il reddito, i diritti conquistati con decenni di lotte è necessario contrastare gli interessi speculativi del padronato e il burocratismo folle di qualche dirigente pubblico che evidentemente crede di giocare a Risiko.

Le segnalazioni che ci pervengono e per le quali interveniamo sono molte infatti anche nella pubblica amministrazione e lo facciamo con l’obbiettivo di svuotare tutto ciò che non è strettamente necessario tenere aperto, senza perdere diritti e salario. Ciò che fa la differenza è però il comportamento e la determinazione di ognuno di noi.

In un contesto come questo andare a lavorare negli uffici pubblici anche quando (non sempre) si potrebbe usufruire del lavoro agile è sbagliato non solo per sé ma soprattutto nei confronti di quei lavoratori a cui il lavoro agile è negato e a quelli a cui è reso obbligatorio recarsi al lavoro nonostante non sia necessario.

E’ sbagliato nei confronti di chi sta tenendo aperto con grandi sacrifici personali i servizi essenziali ed in particolare quelli sanitari.

Dobbiamo schierarci senza nessun tentennamento contro il lavoro non indispensabile e per la garanzia del reddito a tutti i lavoratori, pensionati, precari e disoccupati!

Come dipendenti pubblici abbiamo un compito in più; abbiamo l’obbligo di svolgere una funzione pubblica che oggi si manifesta con l’avversione totale agli interessi speculativi del padronato che mai come ora è evidente a tutti quanto siano antitetici agli interessi dell’intera comunità.

Tutti a casa, tutti in lotta!

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La nota premette l’obiettivo di attuare ogni misura necessaria ad impedire la diffusione del contagio; premessa che pone in secondo piano qualsiasi esigenza di servizio. In sintesi, si stabilisce che:

1) si attuino i servizi minimi stabiliti dalla contrattazione d’istituto in caso di sciopero. Nel casi in cui il contratto d’istituto non ne preveda, il dirigente deve emanare un decreto datoriale in cui indica tali servizi, quindi deve assumersi la responsabilità di indicare quali servizi scolastici siano essenziali al punto di dover mantenere in servizio il personale ATA ed esporlo al rischio contagio. Se quindi qualcuno dovesse ammalarsi, il dirigente risponderà delle ragioni per cui ha mantenuto in servizio quel lavoratore.

2) per garantire i servizi minimi, rispettando l’obbligo di tenere il minor numero possibile di lavoratori in servizio, il dirigente emana disposizioni con i turni e le modalità per l’esercizio del telelavoro, sentita la RSU d’Istituto. E’ quindi fondamentale chiedere alla RSU d’istituto di far valere le proprie prerogative e di intervenire nella definizione dell’organizzazione del servizio.

Nei giorni in cui non siamo chiamati al servizio, la nota chiede di far fruire le ferie residue (quelle da consumare entro il 30 aprile), terminate le quali, non è possibile richiedere alcuna compensazione al personale, in base all’art. 1256 del C.C. Il personale quindi resterà a casa, regolarmente retribuito. Il lavoro a distanza degli Assistenti Amministrativi è servizio a tutti gli effetti, pertanto non richiede compensazione. Nel determinare i turni di permanenza a casa, i dirigenti dovranno tener conto delle seguenti priorità: condizioni di salute, cura dei figli a seguito della contrazione dei servizi educativi per l’infanzia, condizioni di pendolarismo con utilizzo dei mezzi pubblici per i residenti fuori dal comune sede di servizio. Si ritiene necessario che la turnazione venga programmata per un periodo di almeno una settimana, considerando che non è strettamente necessario mantenere l’apertura delle sedi tutti i giorni della settimana.

3) Quali sono i servizi indicati per ogni profilo? Per gli Assistenti Tecnici, la nota dice che devono assicurare la manutenzione dei laboratori e la conservazione dei materiali, nonché assistere nell’organizzazione del lavoro a distanza (chiaramente quelli di informatica). Terminate queste mansioni, non si vede alcuna necessità di tenerli in servizio, quantomeno per tutto l’orario settimanale.

Per gli Assistenti Amministrativi, i servizi sono quelli individuati dal dirigente e atti a garantire il funzionamento della struttura scolastica, in assenza di lezioni, pertanto è possibile una turnazione che ne tenga in servizio una minima parte.

Per i Collaboratori Scolastici, eseguita la pulizia dei locali, si dispone che debbano solo garantire la sorveglianza ed il ripristino dei locali in cui si svolgono i servizi essenziali. Appare evidente come, in questa fase, bastino 2 collaboratori nella sede centrale o al massimo in 2 sedi, in caso di particolari necessità.

Si raccomanda tutto il personale di pretendere le opportune e necessarie disposizioni scritte, a firma della Dirigenza, e di non tenere in alcuna considerazioni eventuali altri canali di comunicazione quali, ad esempio, messaggi telefonici.

 

Ricordiamo inoltre la necessità di fornire le dotazioni di protezione indicate dalla normativa.

 

Chiediamo di segnalare eventuali ipotesi di violazione delle disposizioni normative, in modo da consentirci la segnalazione alla Prefettura.

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                                                                             scuole

LO STESSO MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, CHE HA LASCIATO LE SCUOLE APERTE DURANTE L'EMERGENZA, ADESSO SI RICORDA DEL PERICOLO DI CONTAGIO NEL CASO DI TROPPE PERSONE PRESENTI A SCUOLA

 

RICORDIAMO CHE IL PERSONALE ATA:

1) DEVE GARANTIRE SOLO L’APERTURA DELLA SEGRETERIA;

2) NELLA QUASI TOTALITÀ DEI CASI, BASTA UN ASSISTENTE AMMINISTRATIVO ED UN COLLABORATORE SCOLASTICO PER FORMARE IL CONTINGENTE MINIMO;

3) IL LAVORATORE ATA, IN ATTESA DEL PROPRIO TURNO, DEVE RIMANERE A CASA - NON DEVE ASSOLUTAMENTE RECUPERARE CON FERIE, PERMESSI O RECUPERI - INVITIAMO TUTTI GLI ATA AD INFORMARCI NEL CASO DI SIMILI PRETESE DA PARTE DI DS E/O DSGA.

La circolare 278 del 6 marzo raccomandava ai dirigenti scolastici di attivare forme di lavoro flessibile (lavoro a distanza e turnazione). La circolare 279 dell' 8 marzo invece raccomanda tassativamente di garantire solo i servizi minimi essenziali previsti in caso di sciopero come le pratiche connesse al pagamento dei supplenti brevi (quelli a cui adesso negano il rinnovo del contratto) per eseguire le quali basta un assistente amministrativo ed un collaboratore per aprire la scuola. Al massimo, possono chiedere di aprire i locali per riunioni urgenti tra pochissime persone, ma la circolare impone la sospensione di tutti gli Organi Collegiali (quelli già calendarizzati e non rinviabili si tengono con modalità a distanza). Diversi dirigenti (alcuni dei quali addirittura aizzati da un'eversiva associazione dei presidi) , dimostrando un comportamento che non esitiamo a definire di “sciacallaggio”, stanno cercando di imporre al personale ATA la richiesta di ferie, talvolta, minacciando di defalcare le ore di lavoro straordinario già svolte e magari accantonate per eventuali recuperi.

A breve scriveremo a tutti gli istituti per ricordare, ancora una volta, che comportamenti del genere ci vedranno attivare le vie legali. Nel frattempo, invitiamo tutti i colleghi ATA a non firmare alcuna richiesta di ferie, ad eseguire soltanto ordini di servizio trasmessi per iscritto e a segnalarci le scuole presso cui intervenire.

 

RICORDIAMO AL PERSONALE DOCENTE CHE:

 

1) SONO SOSPESI TUTTI GLI ORGANI COLLEGIALI, QUELLI GIA’ CALENDARIZZATI E NON RINVIABILI, SARANNO ORGANIZZATI A DISTANZA

2) BISOGNA EVITARE ANCHE LE RIUNIONI IN PRESENZA PER ORGANIZZARE L'EVENTUALE DIDATTICA A DISTANZA

3) AI SUPPLENTI BREVI DEVE ESSERE GARANTITO IL CONTRATTO

In merito agli Organi Collegiali, la circolare appare chiara, anche se può indurre in errore il passaggio sul mantenimento di quelli già calendarizzati, ma si legge che vanno limitati anche quelli a distanza, pertanto è chiaro che quelli in presenza non si possono svolgere. Per la didattica a distanza, è evidente che ogni collega è libero di organizzare le attività secondo le proprie scelte e nel fermo rispetto del diritto, costituzionalmente garantito, della libertà d'insegnamento. Non c’è alcun obbligo di utilizzare le piattaforme on line indicate dal Ministero o dalla scuola. È inoltre inesistente per il docente l'obbligo di possedere beni e utilità o (se posseduti a titolo privato) di metterli a disposizione dell'amministrazione scolastica. In questi casi, ed in via strettamente eccezionale, è possibile, rispettando tutte le precauzioni imposte dai DPCM, operare da scuola (una persona in un’aula) secondo le aperture appositamente disposte. Invitiamo i docenti , soprattutto in questa fase, alla massima prudenza nell'utilizzo di strumenti di comunicazione “social” onde evitare di trasgredire involontariamente le insidiose norme sulla privacy. Altra raccomandazione che facciamo ai docenti riguarda la valutazione di eventuali elaborati restituiti a distanza dagli studenti: non essendo contemplata la didattica (e la valutazione) a distanza nel nostro ordinamento, eventuali voti (o anche giudizi) formalizzati sui registri in questa fase sono facilmente impugnabili da parte degli studenti. Sui supplenti brevi, la circolare resta assolutamente (e forse volutamente) ambigua. Si chiarisce che i supplenti sono impegnati nella didattica a distanza e ciò presuppone che, in caso di scadenza del contratto nel corso di queste settimane, l’incarico venga prorogato, permanendo l’assenza del titolare. A nostro avviso è comunque chiaro che, indipendentemente dalla didattica a distanza, se permane senza soluzione di continuità l’assenza del titolare fino a dopo la ripresa delle attività, i contratti dovranno ricomprendere tutto il periodo di sospensione. SGB sta già valutando eventuali ricorsi per quanti si troveranno illegittime sospensioni del contratto e del salario. La circolare poi dice che i dirigenti, in caso di assenza del titolare in questi giorni, possono nominare supplenti brevi per garantire la didattica a distanza. Insomma il Ministero dovrebbe fare pace con se stesso! Ribadiamo che le circolari di questi giorni (e quelle che seguiranno) non possono stravolgere l'intero ordinamento giuridico: norme costituzionali, disciplina del lavoro, normativa sugli organi collegiali, leggi sulla sicurezza, regolamenti sulla privacy e contratti collettivi nazionali. Facciamo presente che se qualche zelante dirigente del ministero (o di qualche ufficio scolastico o anche d'istituto) intende approfittare dell'emergenza per scatenare il far west dei diritti, (magari per costruirsi qualche carriera politica) siamo pronti a rispondere con ogni mezzo necessario, a partire dalle denunce agli organi competenti!

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Riccardo Iacona 260x170

IL GIORNALISTA RICCARDO IACONA GETTA LA MASCHERA

La puntata di “Presa Diretta”, andata in onda su Rai 3 il 28 febbraio,   sostiene acriticamente la chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici nonché la valutazione degli studenti basata esclusivamente sugli esiti dei quiz INVALSI.                                                                                                                                      

Non ricordiamo una trasmissione di approfondimento sulla scuola pubblica talmente priva di contraddittorio come quella trasmessa la sera dello scorso venerdì, durante la quale abbiamo assistito a dei veri e propri “Comizi” di due protagonisti assoluti (Ricci - membro cda dell'Invalsi e Giannelli - presidente dell'Associazione Nazionale Presidi) ai quali non è seguito alcun intervento contraddittorio. La trasmissione si apre subito con due enormi bufale: la prima secondo cui “la scuola italiana è rimasta la stessa dal 1929”. Chiunque farebbe fatica a contare tutte le riforme e controriforme che la scuola pubblica italiana ha conosciuto dal dopoguerra ad oggi; l'altra, ancora più grave: “L’ultimo rapporto dell’Ocse Pisa, che valuta i livelli di istruzione degli studenti nel mondo, segnala che gli studenti italiani sono ormai agli ultimi posti per competenze scientifiche e comprensione del testo.” Si tratta di un'affermazione gravemente falsa come immediatamente fatto osservare dai ricercatori di ROARS (Le fake news di Presa Diretta sulla scuola italiana su www.roars.it). Infatti, secondo i dati PISA OCSE 2018 gli studenti italiani del Nord Est e Nord Ovest superano quelli finlandesi in Matematica. Nella sua ossessione esterofila, Iacona avrebbe potuto ricordare molte cose, ad esempio che l’Italia è ultima in Europa per spesa d'istruzione rispetto al PIL (3,6 % rispetto alla media europea di oltre il 5%) oppure avrebbe potuto interessarsi al dibattito che, negli ultimi anni, si aperto negli USA sulla necessità di abolire le prove standardizzate. Nel 2017 il Naep, l’Invalsi americano, è giunto alla conclusione secondo cui le prove standardizzate non solo non risolvono il problema delle carenze conoscitive degli studenti ma ne costituiscono una delle principali cause. Negli USA, infatti, fino all' Every Student Succeeds Act del 2015, la maggior parte dei fondi federali destinati agli istituti pubblici variava a seconda degli esiti dei test. Questo sistema ha fatto appiattire quasi tutti i programmi sui test (il cosiddetto teaching to the test) distruggendo la qualità della didattica con effetti sempre peggiorativi sugli studenti. In Italia, purtroppo, è proibita qualsiasi discussione sui test e la trasmissione di ieri lo ha ampiamente confermato. L'altro punto cardine della trasmissione è stata la chiamata diretta dei docenti, (indirettamente abolita, al momento, per l'effetto combinato della legge di bilancio 2019 che ha abrogato gli ambiti territoriali e dall'ultimo CCNI sulla mobilità). Secondo Presa Diretta (e non “Scherzi a parte”) il dirigente scolastico avrebbe le capacità di valutare, in maniera trasparente, non solo la preparazione dei docenti, in ogni disciplina d'insegnamento, ma addirittura il loro grado di motivazione nonché di predisposizione alla professione docente. Al giornalista Iacona è anche sfuggito che oltre il 40 % dei dirigenti scolastici, quando ha potuto, non si è avvalso dello strumento della chiamata diretta.

Naturalmente neanche noi di SGB esprimiamo un giudizio complessivamente positivo sullo stato attuale della scuola pubblica nel Paese. Ma non possiamo consentire che feudali restaurazioni vengano spacciate per moderne riforme. Siamo reduci dallo sciopero generale del 14 febbraio che ha visto l'adesione di oltre 15.000 lavoratori della scuola tra docenti e lavoratori ATA (mai pervenuti nelle trasmissioni di Iacona) per rivendicare la stabilizzazione dei precari ed un adeguato rinnovo del Contratto, visto che i principali scandali internazionali sono il lavoro precario ed il salario basso del comparto scuola. Alla luce di tutte le ragioni esposte, la O.S. SGB chiede alla RAI la trasmissione di un'ulteriore puntata di Presa Diretta in merito alla situazione della scuola dove venga garantito un maggiore pluralismo. In caso contrario sarà ancora più evidente che questa puntata è stata trasmessa su precisa indicazione di quelle forze politiche contrarie al graduale processo di abrogazione della Legge 107/2015 (c.d. buona scuola) e che vorrebbero trasformare sempre più le scuole in caserme comandate dai presidi sceriffi.

NO A UNA NUOVA “BUONA SCUOLA”

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ata esausti

NOTA DEL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE DEL 6 MARZO E  DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 8 MARZO

Il Sindacato Generale di Base, già prima dell'emanazione della Nota n. 278 del 6 marzo del MI e del DPCM del 8 marzo, aveva più volte chiesto al Governo la chiusura degli istituti scolastici e non la semplice sospensione delle attività didattiche. La nota n. 278, pur riportando vari chiarimenti, non risolve i problemi di sicurezza. Ad esempio, in merito alle riunioni, afferma che: "Nel caso in cui dette riunioni si svolgano in presenza, andranno in ogni caso assicurate, in relazione all’entità dell’emergenza epidemiologica, misure precauzionali quali un adeguato distanziamento tra i partecipanti, ai sensi delle disposizioni vigenti". Facciamo osservare che nessuna amministrazione scolastica può avere alcuna certezza in merito al corretto comportamento adottato dalle persone in servizio nei giorni precedenti all'incontro (luoghi, persone frequentate etc). A tal proposito, il DPCM del 8 marzo (art. 1 lettera h) stabilisce che “sono sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza” per tutti i lavoratori della scuola, relativamente alle c.d. zone rosse. Non è pensabile che il personale ATA in servizio nella provincia di Bologna possa correre meno rischi di contagio del personale ATA in servizio nella provincia di Modena. La nota n. 278, per quanto concerne la possibilità per il personale ATA di usufruire del lavoro agile, riporta che: "Nel caso di numerose richieste di lavoro agile, il Dirigente scolastico privilegerà nella concessione i soggetti portatori di patologie che li rendono maggiormente esposti al contagio, coloro che si avvalgono dei servizi pubblici di trasporto per raggiungere la sede lavorativa e i lavoratori sui quali grava la cura dei figli a seguito della sospensione dei servizi dell’asilo nido e delle scuole dell’infanzia. E’ comunque consigliata l’adozione, in generale per il personale ATA, di una organizzazione attenta a garantire l’attività essenziale, adottando in proposito ogni forma di flessibilità. In regime di sospensione, si raccomanda di limitare l’accesso dell’utenza tramite ulteriori scaglionamenti, attendendo al rispetto di idonee regole precauzionali, tra cui il distanziamento e l’areazione dei locali." Riscontriamo il rischio di un'ulteriore disparità di trattamento tra tutto il personale ATA, se un lavoratore ATA volesse fruire del lavoro agile e non dovesse avere patologie, figli minori da accudire o viaggiare con mezzi pubblici, si troverebbe in condizioni di svantaggio rispetto ad altri colleghi che presentano le suddette motivazioni al Dirigente Scolastico, considerato che lo stesso è tenuto a valutarle. Inoltre, risulta che in numerosi Istituti si proceda con il ricatto di pretendere ferie o recuperi a compensazione del servizio non svolto, scoraggiando molti colleghi dal chiedere la flessibilità.

Ma l'innovazione più tragicomica, introdotta dall'ultimo DPCM, riguarda la riapertura delle scuole in molti comuni lombardi definiti, fino ad appena qualche giorno fa, come dei veri e propri “focolai” del coronavirus come Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno ed altri per i quali era stato precedentemente stabilita la chiusura. In queste zone lombarde (che rientreranno in un'unica e nuova zona rossa regionale) gli ATA dovranno riprendere servizio nonostante l'aumento dei contagiati sul territorio e davanti ad un sistema sanitario regionale quasi al collasso.

É del tutto immotivato e irresponsabile tenere le scuole aperte senza gli studenti!

 Chiediamo al ministro dell'istruzione Azzolina, al viceministro ed ai sottosegretari competenti di prendere posizione in merito a tale questione!

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Negli ultimi decenni l'istituzione scolastica ha subito drastiche riduzioni di personale e di risorse finanziarie, con gravi ripercussioni sul funzionamento della scuola. A questo impoverimento generale, il Parlamento ha aggiunto un sistema normativo di otto  “deleghe” alla c.d. legge “buona scuola” che ha indubbiamente peggiorato la scuola pubblica nel nostro Paese. Una di queste deleghe riguarda la “Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale. nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione (…)” come denominata dal Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61. Gli istituti professionali sono  stati chiamati all'esecuzione di questa  controriforma, che è giunta al secondo anno di attuazione, la cui complessità è tale da destare non poche preoccupazioni per tutti i docenti coinvolti, sia precari che di ruolo. Si tratta di un controverso paradigma di innovazione nella didattica e nella valutazione delle competenze, che riduce ulteriormente le ore destinate ai contenuti generali, in favore delle sole attività laboratoriali. La riforma istituisce una nuova figura di docente “tutor”, su cui dovrebbe gravare una mole di lavoro burocratico esorbitante. Le recenti linee guida per l'attuazione della riforma dei professionali parlano di un notevole sforzo organizzativo, da parte dei docenti; di partecipazione a un cambiamento delle metodologie didattiche, che è già in atto, con intensificazione delle compresenze e la riorganizzazione del monte ore. Un impegno che conduce ad un cambiamento strutturale dei percorsi scolastici, con la presunta personalizzazione degli apprendimenti e con il coinvolgimento del Docente “tutor”, che deve essere in grado di: ascoltare, individualizzare, programmare decine di PFI, coordinare e concordare UDA con gli altri colleghi ed infine valutare e rielaborare i documenti in itinere. Questo incredibile aumento del carico di lavoro (a parità di salario) rappresenta il colpo di grazia alla didattica: i docenti diventano definitivamente degli impiegati che solo in via residuale potranno concentrarsi sulle lezioni. In queste condizioni si rischia un forte esodo dei docenti titolari verso altri indirizzi della scuola secondaria.

Questo cambiamento avviene :

  • Ø senza  una formazione specifica
  • Ø senza alcun incremento in organico
  • Ø senza alcun investimento aggiuntivo da parte dello Stato, neanche per le attrezzature  e per i laboratori.                             

 IL 14 FEBBRAIO SCIOPERIAMO ANCHE PER QUESTE RAGIONI!                     

NO AGLI AUMENTI DI LAVORO INUTILI E BUROCRATICI!           

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