Pubblico Impiego

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Pubblico Impiego. Né Soldi. Né Contratto. Né Assunzioni In arrivo invece riforma, mobilità, licenziamenti, valutazione ed impronte digitali

 

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In arrivo la riforma della Pubblica Amministrazione. 8 articoli a firma della min. Bongiorno, approvati lo scorso 21 dicembre dal Consiglio dei Ministri, una riforma con legge delega al Governo che vogliono approvare rapidamente.

Spariti dalla Finanziaria turn over e ricambio e rimandate le poche assunzioni previste, nella riforma si parla invece di mobilità forzata e licenziamenti.

Invece di salario e del contratto, scaduto a fine anno, ancora una volta poco più dell’indennità di vacanza contrattuale in Finanziaria e la discrezionalità nella riforma in arrivo.

E, come se non bastasse, la schedatura delle impronte digitali per i dipendenti pubblici, l’ennesimo affronto per milioni di lavoratori che continuano a fare andare avanti i servizi per tutti i cittadini, trattati pubblicamente come  malviventi per nascondere i tagli che continuano a fare a personale e diritti.

Altro che lavoro, assunzioni, salario e dignità: tutto appare in linea con le riforme di Brunetta e Madia e le politiche dei governi precedenti accompagnate da Cgil Cisl Uil & C.

Lo abbiamo già detto, l’errore è pensare che tutto si possa risolvere sperando in un governo amico o nei sindacati complici, senza organizzarsi e mobilitarsi direttamente per rivendicare salario, lavoro, assunzioni, pensioni, diritti, dignità e condizioni.

Scarica e leggi il comunicato in pdf

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bilancio

La legge di bilancio approvata a fine 2018 stabilisce, in controtendenza con il passato recente, un incremento della spesa pubblica per oltre 51 miliardi di euro per il triennio 2019-2021.  Si tratterebbe di un dato non trascurabile se non fosse che, per le clausole di salvaguardia inserite in accordo con la U.E., una cifra pressoché analoga dovrà servire integralmente a sterilizzare l’aumento dell’IVA nei prossimi due anni. Per questo il governo intende avviare una spending review  in analogia con quelle varate dai governi precedenti e da tutte le generiche leggi “lacrime e sangue” degli ultimi anni. Prima dell'accordo tra il governo italiano e la Commissione Europea l'incremento di spesa previsto dalla manovra era di 65,30 miliardi di euro.

Gran parte di questi 51 miliardi di euro di uscite in più previste per il prossimo triennio sono legate all'incremento di 40,90 miliardi di spesa corrente. La spesa per il 2019 aumenta di circa 9,7 miliardi di euro per finanziare il c.d. Reddito di Cittadinanza e “quota 100”che non modifica i capisaldi della “Legge Fornero” ma  apre in via sperimentale alcune finestre per coloro che potranno andare in pensione, se in possesso dei requisiti previsti dalle nuove norme a fronte di una diminuzione dell’assegno. Il c. d. Reddito di Cittadinanza dovrebbe, secondo il governo, aggredire la povertà assoluta ed essere il nuovo strumento di inserimento nel mercato del lavoro. Per SGB non si tratta invece né delle “fine della povertà” né di uno “storico nuovo welfare state” come la propaganda governativa vuole far credere, bensì di una misura molto caotica, totalmente insufficiente per quanto riguarda un possibile, ma poco probabile aumento dei posti di lavoro e con una visione estremamente punitiva nei confronti delle famiglie povere che devono accettare condizioni assurde come quelle dell'emigrazione lavorativa, mentre ancora una volta si dirottano le risorse a favore delle imprese.

Sicuramente interessante per tutti i lavoratori laureati (anche della scuola) di età inferiore ai 45 anni la possibilità di riscattare gli anni di studio con un risparmio di circa il  50% . La legge di bilancio stabilisce un ammontare uguale per tutti pari a  5.241,30 euro per ogni anno di studio.

Pur trattandosi di una manovra propagandata come espansiva non mancano i tagli alla spesa sociale, ai ministeri e alla scuola pubblica. Il fondo povertà viene decurtato di 6,6 miliardi per il triennio venendo destinato a parziale copertura del RdC. Per i ministeri è previsto un taglio della spesa di circa 1,4 miliardi di euro solo per il 2019 mentre il taglio più consistente è quello del settore Scuola all'interno del comparto dell'Istruzione, Università e Ricerca che ammonta a circa 4 miliardi di euro in meno per il triennio 2019-2021. Aumenta invece di 200 milioni la spesa universitaria nel triennio 2019-2021. Per la Scuola si passa da 48,3 a 44,4 miliardi nel giro di tre anni, con una riduzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 ). Il taglio più drastico riguarda la riduzione dei fondi per gli insegnanti di sostegno, un miliardo nel ciclo primario, 300 milioni in quello secondario.   Ulteriori tagli alla scuola sono legati al taglio del Fondo da destinare alla contrattazione collettiva relativa al contratto FIT (- 66,40 milioni), alla riduzione delle ore dell'ex Alternanza scuola–lavoro (-56,60 milioni), all'edilizia scolastica (-450 mln), il versamento all'entrata del bilancio dello Stato delle risorse delle istituzioni scolastiche non utilizzate (22,5 milioni di euro di risparmio nel 2019) e diverse altre voci  “minori”.

Alla luce di questi tagli è legittimo supporre che il governo stia valutando (in negativo)  una revisione degli organici del sostegno. La stessa legge di bilancio 2019 rinvia  al  primo settembre 2019 la riforma dei docenti di sostegno prevista dalla legge 107/2015.

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Bandiere SGB

Finanziaria 2019. Pubblico Impiego. Cosa è cambiato?

  Cambia il Governo ma continua la stretta per i dipendenti pubblici. Per il contratto, in scadenza a fine 2018, di nuovo briciole forse sufficienti all’indennità di vacanza contrattuale ed a coprire la clausola di salvaguardia.

Una politica salariale in assoluta continuità con chi ha messo in crisi anche milioni di lavoratori pubblici, con stipendi fermi al palo e trattamenti complessivamente addirittura in diminuzione da oltre un decennio, grazie alla complicità di organizzazioni che di sindacato non hanno più nulla e che hanno reso e rendono possibili questi processi contro i lavoratori.

Ma per il 2019 salta ancora il turn over: anche il prossimo anno niente assunzioni per sostituire chi va in pensione per Ministeri, Agenzie Fiscali, Parastato, Università e Presidenza del consiglio, il buio per enti locali, scuola e sanità.

Eppure è necessario non solo lo sblocco del turn over, ma un piano di assunzioni straordinario nel Pubblico Impiego: una politica che dia risposte occupazionali di cui il Paese ha urgenza e la smetta con lo smantellamento in atto da decenni e che ha prodotto tagli occupazionali e sociali nei servizi fondamentali a tutti i cittadini, condizioni di lavoro insostenibili e dipendenti con l’età media più alta d’Europa.

Basta con i diktat di un’Europa solo di nome, di una Troika strumento da decenni di politiche da Robin Hood e redistribuzione al contrario che continuano a gettare sul lastrico masse di lavoratori e cittadini.

E’ necessaria una nuova stagione di protagonismo diretto e di organizzazione e conflitto dei lavoratori, unici che possano riprendere in mano futuro, condizioni ed interessi. Lo sciopero generale del 26 ottobre organizzato da SGB insieme a sindacati non complici, unico in quest’autunno, le manifestazioni in tutta Italia, per noi hanno tracciato la strada da riprendere con tutti i lavoratori. Ce n’è bisogno.

In basso, il comunicato in pdf

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Pubblico Impiego. Questione salariale. Finanziaria

 

Ladro portafogli

 

In Finanziaria di nuovo spiccioli per il contratto, E l’idea dei BTP al posto del salario

Approvato al Senato il provvedimento per le impronte digitali e la videosorveglianza al posto del badge, contemporaneamente per i Dipendenti Pubblici arrivano in Finanziaria pochi soldi destinati all’indennità di vacanza contrattuale e per poter continuare a pagare il cd. “elemento perequativo”, accompagnati dall’idea, poi smentita, di corrispondere Buoni del Tesoro al posto del salario.

Ma lo stanziamento per il contratto, in scadenza a fine 2018, ancora una volta va poco al di là dell’indennità di vacanza contrattuale ed anche l’elemento perequativo è destinato ad essere riassorbito, anche se ancora non è chiaro in che modo.

Ancora volta siamo in presenza di un Governo che, per fare fronte al debito pubblico andando incontro ai diktat della Troika, impone un sostanziale blocco dei contratti.

Con una condizione salariale da tempo in emergenza, continua la stessa politica che, con la complicità sindacale ormai storica di chi ha firmato anche l’ultimo contratto, da oltre un decennio riduce gli stipendisgretola il Contratto Nazionale ed annulla anche i diritti più elementari conquistati con le lotte (come la videosorveglianza su chi lavora), riversando tutto il trattamento salariale sui fondi accessori sempre più ridotti e gestiti, con la valutazione, in modo sempre più incontrollato dalla Dirigenza.

Perché questo è ciò che sta avvenendo.

C’è bisogno di riconquistare salario, stabile, dignitoso, sicuro, di renderlo certo in una 14° mensilità anche per i Dipendenti Pubblici, non di mance a disposizione di chi valuta. Altro che impronte digitali e BTP, basta con i sindacati complici e le loro politiche che hanno rubato salario e diritti.

In questo senso appare emblematica la recente decisione della Corte Costituzionale.La Corte Costituzionale giudica legittima la trattenuta del 2,5% per i Dipendenti Pubblici in regime di Tfr

 

La Corte mette la parola fine con la sentenza 213 del 2018,  lo fa richiamando esplicitamente il ruolo avuto da Cgil Cisl Uil & C. con l’accordo quadro del luglio 1999, l’accordo che scippa il Tfs/Tfr dei lavoratori per istituire i fondi pensione sindacali. Tradotto, ancora una volta Cgil Cisl Uil & C. firmano gli accordi contro i Lavoratori, poi fanno ricorso contro i loro stessi accordi prendendo in giro di nuovo gli stessi Lavoratori e chiedendo loro, per anni, persino l’adesione al sindacato. Cornuti e mazziati!

In allegato il comunicato in pdf

 

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L'attuale governo, in perfetta sintonia con quelli precedenti, non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte in campagna elettorale e l'aria che tira nel mondo della scuola continua ad essere irrespirabile:

-non sono state destinate le risorse necessarie per realizzare il rinnovo del contratto 2019/2021

-non è stata abolita la Legge Fornero (la quota 100 non è la risposta)

-non è stata trovata una soluzione accettabile alla questione delle Maestre diplomate magistrali.

 

IL 26 OTTOBRE SCENDEREMO IN PIAZZA

  • per un rinnovo contrattuale VERO con almeno 300 euro di aumento sui nostri cedolini (per compensare il potere d'acquisto che abbiamo perso a causa del mancato adeguamento degli ultimi contratti) e il ripristino degli scatti di anzianità. Da gennaio 2019 lo stipendio sarà addirittura decurtato di circa 20 euro.
  • per abolire la legge Fornero e garantire la pensione dei lavoratori a 60 anni o con 35 di contributi
  • per la riapertura delle GAE alle maestre con Diploma Magistrale fino all'A.S. 2000/01 o con Laurea in SFP
  • la stabilizzazione di tutti i precari con 36 mesi di servizio, un serio piano di assunzioni di almeno 250 mila posti tra docenti, personale ATA ed educatori, in particolare per il sostegno, l’educazione agli adulti e nelle scuole di “frontiera” delle periferie
  • per l'abolizione di tutte le “riforme” dalla Autonomia alla Gelmini, fino alla Legge 107/15 e dei due pilastri di privatizzazione della scuola su cui è basata: CHIAMATA DIRETTA e BONUS DI MERITO (il cui fondo deve essere completamente trasferito al FIS).
  • Trasferimento dei fondi pubblici ora destinati alle scuole private o alle Fondazioni degli ITS (i post diploma) e di tutti i fondi per i vari progetti al rinnovo del Contratto per aumenti diretti di stipendio e in busta paga.
  • per il ripristino della titolarità su scuola e non su ambito per i docenti e per il diritto incondizionato alla mobilità territoriale e professionale di tutto il personale della scuola (NO ALLA REGIONALIZZAZIONE)
  • per la messa in sicurezza degli edifici e per il benessere dei lavoratori
  • contro lo strapotere di DS e DSGA
  • per la cancellazione dell’Alternanza Scuola Lavoro obbligatoria
  • per la riduzione del costo della mensa scolastica, in modo da renderla accessibile a tutti i bambini (no al modello Lodi) e un vero sostegno al diritto allo studio: borse di studio e trasporti gratuiti per gli studenti.

NON SOPPORTIAMO QUESTO CLIMA!

IL 26 OTTOBRE CAMBIAMO L'ARIA NELLE NOSTRE SCUOLE!

 

 

IL 26 OTTOBRE IL PERSONALE ATA  DICE

BASTA ALLO SFRUTTAMENTO

 

Cambiano i governi ma per i lavoratori della scuola le cose non cambiano e per il personale ATA addirittura peggiorano.

Il personale ATA  continua a pagare il prezzo più alto delle continue riforme peggiorative della scuola messe in atto da tutti i governi degli ultimi vent’anni. Gli aumenti stipendiali sono stati irrisori e buona parte sparirà a gennaio, visto che i fondi ci sono solo fino al 31 dicembre 2018.

Le scuole, perennemente in rosso, per sanare i bilanci, oltre a chiedere esosi “contributi volontari” alle famiglie, affittano tutti  gli spazi disponibili a chiunque sia in grado di pagare, in orari pomeridiani o di chiusura (il sabato e addirittura la domenica), imponendo ai collaboratori scolastici di svolgere la vigilanza e fare le pulizie senza riconoscere agli stessi alcun compenso straordinario.

Gli amministrativi sono spesso chiamati a svolgere compiti e utilizzare piattaforme digitali per cui non hanno ricevuto alcuna formazione specifica, col rischio di danneggiare altri lavoratori e/o utenti e diventano i capri espiatori per un'amministrazione che prima scarica sempre più lavoro sulle segreterie, poi ne riduce drasticamente gli effettivi.

I governi passano, ma la scuola pubblica è abbandonata a sé stessa, nei piani del governo non si prevedono assunzioni  ATA ne risorse aggiuntive, si preferisce aumentare i poteri dei dirigenti (oltre ai loro stipendi), si introducono bonus premiali, affidandoli alla discrezionalità del dirigente, escludendo completamente gli ATA anche dall'illusoria e umiliante pratica dei premi. Al contrario, per estorcere sempre più lavoro (pensiamo solo al divieto di nominare supplenti), fioccano minacce e procedimenti disciplinari e se protesti parte la caccia al “fannullone”.

E intanto i carichi di lavoro aumentano e i lavoratori  invecchiano senza che ci sia un ricambio generazionale reale e questo alimenta insofferenza, stress e a volte si finisce col prendersela col collega assente o che magari  “gode” di permessi per motivi di salute e tutto si trasforma in una  guerra tra poveri. La stessa “quota 100” per la pensione, ad oggi solo pubblicizzata dal governo, non dà una reale risposta al continuo aumento dell'età media del personale.

Per questi motivi decidiamo di scioperare e di manifestare il nostro dissenso contro scelte messe in atto da TUTTI I GOVERNI che hanno riempito la scuola di PON e di supporti tecnologici costosi,  dimenticandosi che la scuola è fatta soprattutto di persone. 

I sindacati ci dicono di andare incontro alle esigenze di presidi e Dsga e rassegnarci, noi invece vogliamo reagire, nelle scuole e fuori, al fianco di tutti gli altri lavoratori.

Per aumenti veri in busta paga, assunzioni che ripristinino organici sufficienti, il rispetto della dignità del personale ATA, per il diritto al pensionamento a 60 anni o con 35 anni di contributi

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Pubblico Impiego. Il contratto scade a fine anno

Per i prossimi 3 anni, ancora una volta, vacanza contrattuale

Con stipendi fermi da oltre  10 anni, il Governo per i prossimi 3 anni non stanzia neanche un euro per il rinnovo dei Contratti dei Dipendenti Pubblici, in scadenza a fine anno. Ancora una volta, solo la vacanza contrattuale.

E da gennaio via anche la perequazione prevista dal recente contratto solo fino a dicembre.

Un film già visto e durato quasi un decennio, che ha falcidiato i nostri salari, con i soliti sindacati complici pronti alla fine a mettere una pietra sopra ogni rivendicazione ed a firmare una toppa  anche peggiore del buco.

Con una crisi salariale oggi più grave di ieri, è chiaro come solo i Lavoratori possano organizzarsi per pretendere, riprendersi e ricostruire diritti e condizioni, a partire anche da scelte sindacali nuove, chiare e necessarie. Abbandonando i sindacati complici.

No a valutazione e discrezionalità. E’ necessario salario vero, certo, stabile, su cui poter contare, ogni mese nello stipendio. E’ tempo per la 14esima anche nel Pubblico Impiego.

Niente soldi, ma nel Def il Governo introduce le impronte digitali al posto del badge per i Dipendenti Pubblici. Continua l’attacco insopportabile ai salari ed alla dignità stessa di milioni di Lavoratori. Basta.

 

Nel Pubblico Impiego, oltre 25 anni di blocco del turn over hanno prodotto la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, l’aggravio continuo delle condizioni di lavoro, livelli occupazionali ormai inferiori anche alle medie europee e, grazie anche alle riforme pensionistiche, l’età media dei dipendenti pubblici più alta d’Europa.

Una politica di Pubblico Impiego ad esaurimento, da decenni rivolta a tagliare, smantellare, privatizzare beni e servizi comuni per il profitto di qualcuno. Non ce lo possiamo permettere.

C’è bisogno di lavoro: un piano straordinario di assunzioni, di stabilizzazione dei precari, per ridare  fiato e futuro ai servizi pubblici e risposta ad una disoccupazione, soprattutto giovanile, che è la vera emergenza in tutto il Paese. Dobbiamo pretenderlo.

 

E’ necessario invertire le politiche di governi e sindacati che in questi anni hanno continuamente innalzato l’età necessaria, ridotto i trattamenti, smantellato la previdenza pubblica e scippato il Tfr dei lavoratori in favore di fondi a gestione privata e sindacale.

Pensione pubblica, sicura, a 60 anni o 35 di contributi.

L’accordo del luglio 2016 che ha ridotto a 4 i comparti del Pubblico Impiego chiudendo, tra l’altro, la porta in faccia alle rivendicazioni salariali dopo uno stop lungo un decennio, il recente contratto già in scadenza a fine anno, tutti figli dell’accordo generale del 10 gennaio 2014.

Mentre continuano a tagliare diritti, trattamenti e condizioni ai Lavoratori, i sindacati complici cancellano gli spazi di democrazia, i diritti più elementari di rappresentanza e di espressione del dissenso accreditandosi come unici e fidati sindacati per la controparte.

Cancellano la contrattazione sostituendola col confronto, lasciano le mani libere alla controparte che può decidere liberamente senza alcuna necessità di accordo, svuotando di ogni senso i tavoli sindacali e trasformando così lo stesso ruolo sindacale.

Si impegnano formalmente a non scioperare, a non protestare, a sanzionare i Lavoratori che lo fanno.                                

Noi no

Il 26 ottobre e’ Sciopero Generale

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Firma

Arriva puntuale anche la firma di FLP sul Contratto Nazionale Funzioni Centrali.

Quel contratto che, dopo quasi un decennio, ha voluto chiudere ogni rivendicazione salariale da parte dei Lavoratori.

Quel contratto che ha tagliato ancora la malattia, introdotto come regola la discrezionalità al posto dei diritti, tolto la contrattazione sostituendola con il confronto e lasciando le mani libere alla controparte, colpito ancora i diritti elementari dei Lavoratori anche in materia di democrazia e rappresentanza.

Dopo aver fatto tutta la propria campagna Rsu proprio contro il contratto, arriva puntuale anche la firma di FLP.

Si accomoderà ad un tavolo sindacale ormai vuoto, anzi, così com’è dannoso per i Lavoratori, in cui non è più prevista alcuna contrattazione ed il ruolo sindacale è quello complice di invitato fedele, utile a ratificare tagli e peggioramenti delle condizioni.

Cgil Cisl Uil fino a Confsal Salfi Flp ed Usb, tutte facce della stessa medaglia di un percorso comune avviato formalmente con il TUR Testo Unico di Rappresentanza di Rappresentanza.

L’accordo del 10 gennaio 2014, col quale questi stessi soggetti vendono e abdicano definitivamente al ruolo sindacale, si impegnano a non protestare, a non scioperare, persino a sanzionare i Lavoratori che protestassero, negando ogni diritto elementare a chi non si allinea.

La firma del contratto di Flp era per questo scontata ed allo stesso tempo irrilevante da tempo, colpisce solo la condotta senza scrupoli di chi si propone come baluardo contro il contratto prima delle Rsu, per firmarlo subito dopo.

Un contratto che scade a fine anno e che i Lavoratori devono riconquistare, nel salario, nel lavoro, nell’occupazione, nei diritti e nella Democrazia nei luoghi di lavoro.

Contro le politiche dei tagli ai Lavoratori e contro i sindacati che le accompagnano da troppo tempo.

Il 26 ottobre è Sciopero Generale

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