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STORIA DI UNO SCIOPERO BREVE... MA INTENSO!

Dopo la cacciata dei test invalsi dalle scuole primarie, è ora di dire no alla regionalizzazione

Lo scorso 3 maggio il Sindacato Generale di Base (SGB) ha proclamato lo sciopero breve per bloccare la somministrazione e la correzione dei test invalsi alle scuole primarie.

Solo in quest’ultime infatti il corpo insegnanti può agire attivamente per evitare un metodo di valutazione – quello degli invalsi – ritenuto non solo obsoleto ma anche pericoloso per la preparazione degli studenti, per la loro privacy e per la libertà d’insegnamento. Per quanto riguarda le scuole secondarie apparentemente solo gli studenti potrebbero agire con delle rimostranze, anche se a caro prezzo, dato che dal prossimo anno i quiz saranno propedeutici all’esame di maturità. Qui il ruolo attivo dei professori è praticamente nullo, in quanto lo svolgimento e la correzione avviene in maniera telematica, laddove le attrezzature funzionino ovviamente.

Ma cos’è lo sciopero breve? Come funziona? E perché sembra essere attualmente l’unico strumento in grado di bloccare effettivamente questi test?

A rispondere è una delle ideatrici di questa pratica di lotta: la prof.ssa Barbara Battista, anche alla direzione nazionale dell’SGB: “La storia di questo sciopero inizia quattro anni fa, oggi tutti ne parlano perché è l’unico sciopero contro gli invalsi che si sta svolgendo in questa modalità nel Paese, e andrà avanti ad oltranza. Si dice breve perché dura solo un’ora, il tempo necessario alla somministrazione e/o alla correzione degli invalsi., in questo modo non solo gli insegnanti hanno una minore decurtazione economica, ma non debbono rinunciare all’attività didattica nelle loro aule e cosa più importante possono – essendo presenti in classe – controllare che effettivamente i quiz non arrivino all’Istituto Invalsi.”

Quando si proclamava lo sciopero per l’intera giornata di fatto non si riusciva in questo a causa della condotta scorretta di più attori in scena: “Succedeva che gli insegnanti venivano sostituiti -una pratica di fatto antisindacale – e peggio ancora si ritrovavano a correggere nei giorni successivi i test che erano stati comunque somministrati”.

A questo si aggiungeva spesso anche il cambio delle date di somministrazione, uguali in tutta Italia, al fine di vanificare uno sciopero già proclamato e che, in virtù della legge 146/1990, non poteva essere spostato o replicato. Una legge che limita il diritto di sciopero a vantaggio e tutela dell’"utente" dei servizi pubblici. Una figura quella dell’utente, che come ricorda Wolf Bukowski nel suo ultimo libro La buona educazione degli oppressi, viene con questa legge contrapposta al lavoratore e al suo diritto di sciopero producendo: “Visto che gran parte della classe lavoratrice è anche utente dei servizi collettivi (…) sia una lotta tra poveri che una dissociazione del sé stesso utente dal sé stesso salariato”.

Lo sciopero breve apparentemente riesce a bypassare la 146/1990 in quanto non esiste il danno all’utente, poiché non viene bloccata un’attività didattica ma un’attività funzionale. Ciò accade solo apparentemente però dato che SGB è stato costretto a revocare lo sciopero breve per la somministrazione indetto per le date del 6 e 7 maggio, sollevando il dubbio che non si siano considerati utenti gli alunni ma piuttosto l’Istituto Invalsi.

Su questo punto è chiara anche la prof.ssa Battista: “Le maestre hanno oggi un compito gravoso sulle spalle, quello di difendere il diritto allo sciopero. Noi non stiamo solo dicendo no agli invalsi, noi stiamo difendendo il diritto allo sciopero. Se un datore di lavoro ha la possibilità di licenziarti, di decurtarti lo stipendio, di farti un disciplinare, di darti un ordine di servizio, di entrare nella tua classe per dirti se stai facendo bene o stai facendo male, capite che l’unico strumento per il lavoratore diventa lo sciopero.” Sono molte infatti le segnalazioni al sindacato di maestre e maestri minacciati dai dirigenti scolastici di provvedimenti disciplinari in caso di sciopero, ma non solo c’è anche chi è stato aggredito nella propria aula, davanti ai propri alunni – e parliamo di bambini - dai dipendenti Invalsi. SGB, oltre agli interventi scuola per scuola, sta preparando un dossier con le testimonianze da presentare al ministero dell’Istruzione e alla commissione anti-sciopero.

La cosa che ci fa più piacere è la ripresa di dignità e l’esempio che gli insegnanti stanno dando anche ai loro ragazzi, alle famiglie, in particolare oggi che c’è questo disgregarsi delle relazioni, con sempre più casi di genitori che vanno a picchiare gli insegnanti o di insegnanti esasperati che scoppiano in classe, questo sciopero che è un momento di lotta unifica e ridà dignità all’insegnante, perché ritorna “padrone” della sua classe – prosegue la prof.ssa Battista – Il problema degli invalsi è anche un problema didattico e metodologico: noi dobbiamo interrompere l’attività del normale programma per tre giorni perché arrivano gli invalsi e secondo questa logica dovremmo allenare gli studenti a questi test, modificando e tagliando ulteriormente il normale programma didattico.”

Quello che si sta mettendo realmente in discussione è dunque la libertà d’insegnamento, a favore di test che di fatto limitano la capacità critica degli studenti e umiliano l’attività degli insegnanti, privati delle loro competenze valutative.

Parallelamente si combatte contro la regionalizzazione della scuola, che insieme agli invalsi, ne disegna un modello completamente privatizzato in cui: gli studenti diventano clienti, dando di conseguenza un’istruzione di base differenziata - in base al censo - di quello che dovrebbe essere secondo la nostra Costituzione un diritto fondamentale per tutti; mentre i profitti, sempre seguendo la logica capitalistica, aumenteranno attraverso lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici.

Lo sciopero della scuola proclamato da tutti i sindacati di base e conflittuali, stavolta per l’intera giornata, è previsto per il 17 maggio.

Flavia Grossi

 

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