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SGB ADERISCE ALLO SCIOPERO PROCLAMATO DALLA CUB

 in allegato il testo dell'INTESA Sindacati firmatari e Ministro Bussetti

Alla scuola servono assunzioni vere, aumenti salariali, edifici sicuri e libertà di insegnamento non le fandonie dei sindacati servi di governi e dirigenti.

E' bastata ai sindacati complici una breve riunione, nella tarda serata del martedì di Pasqua, con il premier Conte ed il ministro Bussetti a far revocare lo sciopero contro la regionalizzazione della scuola. L'intesa “strappata” da CGIL, CISL, UIL, SNALS e GILDA verte su 4 punti: il rinnovo contrattuale, la stabilità nel rapporto di lavoro, il sistema nazionale d'istruzione e il salario accessorio. Sul resto il silenzio assoluto.                                                                                  

Aumenti stipendiali: si parla di aria fritta visti i 20 euro medi a testa riservati ai dipendenti pubblici dall'ultima Legge di Bilancio. Fino a quando non ci sarà un finanziamento apposito (e nulla c’è nel Documento di Economia e Finanza per il prossimo anno) i salari dei dipendenti pubblici italiani, inclusi quelli della scuola, continueranno a rimanere pressoché fermi. Reclutamento dei docenti: i pensionamenti per il prossimo anno saranno circa 42 mila (non c’è stata la valanga dei quota 100) a cui andranno aggiunte quelle attribuite d'ufficio. Le prossime assunzioni rischiano di coprire a mala pena la metà del turn over. E per il personale ATA? Nulla di stabilito nell'intesa.                                                                                                            

Regionalizzazione: nessuna delle bozze del Consiglio dei Ministri è stata abrogata. In effetti, i sindacati amici dei governi non hanno mai posto la vera questione della privatizzazione della scuola, come in sanità o nei trasporti o nella formazione professionale. “L’aziendalizzazione” in atto ha già diviso le scuole: nei quartieri popolari (delle “aree a rischio”) le scuole soffrono e chiudono per la mancanza di finanziamenti e organici adeguati alle esigenze, compresa la sicurezza degli edifici. Rimane la generica promessa di salvaguardare l’unità della nazione mentre possiamo affermare che aumenterà il divario tra regioni ricche e regioni povere con differenze economiche e sociali che metteranno a rischio l’uguaglianza e la parità di risorse investite nella scuola.

Salario accessorio: continua ad essere prevalentemente utilizzato per “premiare il merito”, pagare progetti e tutto ciò che consente ai dirigenti e al loro staff di tenere la scuola sotto controllo. Nell'accordo si legge solo un vago impegno ad una “maggiore flessibilità nella determinazione e nell'utilizzo dei fondi”, senza fare alcun riferimento economico in cifre.

Dall'accordo pasquale tra MIUR e sindacati non viene fuori alcuna sorpresa. L'intesa serve al governo per la campagna elettorale permanente e ai sindacati complici per svolgere il ruolo di controllo su qualsiasi possibile e reale opposizione, così come è già accaduto con lo sciopero del 5 maggio 2015 per “cambiare” la Buona Scuola. Definimmo giustamente gli 80 euro di Renzi come mancia elettorale per le elezioni europee del 2014. Riconosciamo oggi al governo delle social card di Conte, Di Maio e Salvini il merito di aver reso virtuali anche le mancette elettorali.

SGB è in sciopero contro i test INVALSI nella scuola primaria e il 1° MAGGIO sarà a Taranto con gli studenti delle scuole spesso chiuse nel quartiere Tamburi, avvelenato dall'inquinamento prodotto dall' Ilva, un biocidio avallato da accordi sottoscritti dai soliti sindacati complici.

CHE SIA UN MAGGIO DI LOTTA

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