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bilancio

La legge di bilancio approvata a fine 2018 stabilisce, in controtendenza con il passato recente, un incremento della spesa pubblica per oltre 51 miliardi di euro per il triennio 2019-2021.  Si tratterebbe di un dato non trascurabile se non fosse che, per le clausole di salvaguardia inserite in accordo con la U.E., una cifra pressoché analoga dovrà servire integralmente a sterilizzare l’aumento dell’IVA nei prossimi due anni. Per questo il governo intende avviare una spending review  in analogia con quelle varate dai governi precedenti e da tutte le generiche leggi “lacrime e sangue” degli ultimi anni. Prima dell'accordo tra il governo italiano e la Commissione Europea l'incremento di spesa previsto dalla manovra era di 65,30 miliardi di euro.

Gran parte di questi 51 miliardi di euro di uscite in più previste per il prossimo triennio sono legate all'incremento di 40,90 miliardi di spesa corrente. La spesa per il 2019 aumenta di circa 9,7 miliardi di euro per finanziare il c.d. Reddito di Cittadinanza e “quota 100”che non modifica i capisaldi della “Legge Fornero” ma  apre in via sperimentale alcune finestre per coloro che potranno andare in pensione, se in possesso dei requisiti previsti dalle nuove norme a fronte di una diminuzione dell’assegno. Il c. d. Reddito di Cittadinanza dovrebbe, secondo il governo, aggredire la povertà assoluta ed essere il nuovo strumento di inserimento nel mercato del lavoro. Per SGB non si tratta invece né delle “fine della povertà” né di uno “storico nuovo welfare state” come la propaganda governativa vuole far credere, bensì di una misura molto caotica, totalmente insufficiente per quanto riguarda un possibile, ma poco probabile aumento dei posti di lavoro e con una visione estremamente punitiva nei confronti delle famiglie povere che devono accettare condizioni assurde come quelle dell'emigrazione lavorativa, mentre ancora una volta si dirottano le risorse a favore delle imprese.

Sicuramente interessante per tutti i lavoratori laureati (anche della scuola) di età inferiore ai 45 anni la possibilità di riscattare gli anni di studio con un risparmio di circa il  50% . La legge di bilancio stabilisce un ammontare uguale per tutti pari a  5.241,30 euro per ogni anno di studio.

Pur trattandosi di una manovra propagandata come espansiva non mancano i tagli alla spesa sociale, ai ministeri e alla scuola pubblica. Il fondo povertà viene decurtato di 6,6 miliardi per il triennio venendo destinato a parziale copertura del RdC. Per i ministeri è previsto un taglio della spesa di circa 1,4 miliardi di euro solo per il 2019 mentre il taglio più consistente è quello del settore Scuola all'interno del comparto dell'Istruzione, Università e Ricerca che ammonta a circa 4 miliardi di euro in meno per il triennio 2019-2021. Aumenta invece di 200 milioni la spesa universitaria nel triennio 2019-2021. Per la Scuola si passa da 48,3 a 44,4 miliardi nel giro di tre anni, con una riduzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 ). Il taglio più drastico riguarda la riduzione dei fondi per gli insegnanti di sostegno, un miliardo nel ciclo primario, 300 milioni in quello secondario.   Ulteriori tagli alla scuola sono legati al taglio del Fondo da destinare alla contrattazione collettiva relativa al contratto FIT (- 66,40 milioni), alla riduzione delle ore dell'ex Alternanza scuola–lavoro (-56,60 milioni), all'edilizia scolastica (-450 mln), il versamento all'entrata del bilancio dello Stato delle risorse delle istituzioni scolastiche non utilizzate (22,5 milioni di euro di risparmio nel 2019) e diverse altre voci  “minori”.

Alla luce di questi tagli è legittimo supporre che il governo stia valutando (in negativo)  una revisione degli organici del sostegno. La stessa legge di bilancio 2019 rinvia  al  primo settembre 2019 la riforma dei docenti di sostegno prevista dalla legge 107/2015.

 

La “manovra” contiene l'eliminazione di alcuni importanti capisaldi della Legge 107/2015 :

  • abolizione del FIT per i futuri docenti (art. 792 lettera a, b, c)
  • modifica del terzo anno di FIT per i docenti della secondaria inseriti nell'attuale sistema di reclutamento art. (art. 792 lettera m punti 1 e 3)
  • eliminazione della chiamata diretta dei docenti e degli ambiti territoriali; titolarità su scuola per tutti i docenti di ruolo (art. 796)
  • assunzione di 290 educatori dei convitti nazionali (art. 415) , 2000 maestre della scuola primaria per il tempo pieno e 400 docenti nei licei musicali
  • forte riduzione delle ore d'obbligo dell'ex alternanza scuola-lavoro (artt. 784 , 785 “percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento”) che passano a  210 ore per i professionali, 150 per i Tecnici, 90 per i licei
  • internalizzazione degli ex LSU come personale ATA (art. 446)

Il FIT (formazione iniziale, tirocinio e inserimento) è il sistema di reclutamento per i docenti della scuola secondaria introdotto dalla Legge 107/15, una sorta di contratto “a tutele crescenti”, il jobs act applicato alla scuola pubblica. Il percorso doveva essere di durata triennale: nei primi due anni il docente sarebbe stato impegnato in attività divise tra formazione e supplenze brevi con salario fortemente ridotto, la cui determinazione veniva rinviata alla contrattazione nazionale (art. 8 comma 2 del Dlgs n. 59 del 13 aprile 2017 abrogato dall'art. 792 – lettera l della Legge di bilancio per il 2019 ferma restando la loro applicazione alle procedure concorsuali già avviate) mentre nel terzo anno di FIT il docente avrebbe prestato servizio a tempo pieno, sotto osservazione del tutor per almeno 24 ore e con valutazione finale da parte della commissione di valutazione insediata presso l'istituto. Le stessa legge “buona scuola” aveva previsto per questa fase transitoria l'avvio del terzo anno di percorso FIT per i docenti che avevano superato  l'ultimo concorso riservato agli abilitati di seconda fascia d'Istituto.  Per il terzo anno di FIT (art. 8 comma 3 del Dlgs n. 59 del 13 aprile 2017 abrogato dall'art. 792 – lettera l della Legge di bilancio per il 2019) si applicano per il docente le regole del contratto a tempo determinato anche per la richiesta di ferie , permessi etc. Inoltre l'anno “di prova” (secondo l'art. 13 comma 1 del Dlgs n. 59 del 13 aprile 2017 ) non doveva essere ripetibile. In caso di valutazione negativa finale da parte della Commissione si sarebbe dovuto definitivamente risolvere il rapporto di lavoro. Invece la legge di bilancio 2019 ( art. 792 – lettera m punto 1 della Legge di bilancio per il 2019) elimina il carattere dell'irripetibilità del terzo anno FIT. I docenti che ora stanno svolgendo il terzo anno di FIT, nel caso di valutazione positiva finale, saranno immessi in ruolo nella scuola di attuale servizio dove saranno tenuti a rimanere per almeno altri 4 anni ( art. 792 – lettera m punto 3 della Legge di bilancio per il 2019).

Per i futuri docenti tornerà quindi il concorso aperto a tutti. Sicuramente in questa fase vengono “Traditi” i docenti precari di  terza fascia della scuola secondaria che avevano fatto legittimo affidamento su un imminente concorso riservato agli insegnanti con almeno 36 mesi di servizio. A questi precari storici sarà riservata solamente una quota del 10 % dei posti del prossimo concorso cioè praticamente nulla  ( art. 792 – lettera o punto 2 della Legge di bilancio per il 2019) . Questa misura è vergognosa! SGB aveva già criticato il concorso riservato, ritenendo che colleghi che insegnano da anni dovessero essere stabilizzati, senza altri concorsi o graduatorie, ma il governo ora peggiora la loro situazione, eliminando ogni possibilità di percorsi automatici di assunzione in ruolo, anche se rinviati a tempi lontani.

Cogliamo l'occasione per ricordare che il Decreto c.d. “dignità” aveva già abrogato la l'art. 1 comma 131 della legge 107/15 secondo cui nella scuola non era più possibile la reiterazione dei contratti a termine annuali oltre la terza volta per docenti, ATA ed educatori.

La legge di bilancio 2019 (art. 796) stabilisce che a partire dall'a.s. 2019/2020 tutti i trasferimenti del personale docente avverranno esclusivamente tra scuole. Il docente acquisirà titolarità sulla scuola dove ha ottenuto il trasferimento. Il CCNI sulla mobilità territoriale e professionale  siglato il 31 dicembre 2018 (art. 6 comma 8) recepisce questa nuova normativa e stabilisce che “prima di eseguire la mobilità, i docenti con incarico triennale, ivi inclusi i docenti con incarico triennale in scadenza al 31 agosto 2019, acquisiscono la titolarità sulla scuola di incarico . I docenti titolari su ambito, privi di incarico su scuola, sono assegnati sulla provincia”.  I docenti attualmente titolari su ambito non sono più tenuti a giocare per forza la carta del trasferimento per avere la titolarità su scuola, come avvenuto negli ultimi  anni.  Venendo eliminata la titolarità su ambito territoriale, viene eliminata anche la chiamata “per competenze” dei docenti da parte dei dirigenti scolastici con relativa nomina triennale.

Nessun incremento di posti è  previsto per le attuali dotazioni organiche di personale ATA nonostante l’enorme aumento del carico di lavoro degli ultimi anni.

Con decenni di ritardo potrebbe invece finire il calvario dei circa 11mila  ex LSU sfruttati come manodopera a basso costo e senza diritti dentro le scuole, una vera forma di lavoro nero legalizzato.

Secondo l'art. 446 della legge di bilancio 2019, nel triennio 2019-2021, le amministrazioni pubbliche utilizzatrici dei lavoratori socialmente utili  possono procedere all’assunzione a tempo indeterminato

 questi lavoratori, anche con contratti di lavoro a tempo parziale, nei limiti della

dotazione organica e del piano di fabbisogno del personale, tendendo conto del  possesso da parte dei lavoratori dei

 requisiti di anzianità e attraverso l'espletamento di selezioni riservate per l’accesso al pubblico impiego.

 Con apposita e successiva decretazione dovrebbero essere bandite le modalità selettive per il reclutamento di questi lavoratori.

Pressoché inconsistenti (0,65 mld per il 2019, 0,90 mld per il 2020 e 1,3 mld nel 2021)  le risorse destinate al rinnovo del CCNL del Pubblico Impiego già scaduto. Facendo una media, spetteranno più o meno 20 euro a testa ai circa 3,2 milioni di dipendenti pubblici italiani. Prosegue quindi il furto di salario, avviato dal governo Berlusconi nel 2010. L’unica eccezione riguarda  i dirigenti scolastici a quali è stato riconosciuto un aumento di stipendio del 3,48 %  che si traduce in un incremento medio di circa 440 euro netti in più al mese che diventeranno 540 a partire dal 2020 come stabilito con  l’intesa contrattuale del 13 dicembre 2018.

Sempre confermata  la totale inutilità dei sindacati firmatari che sanno portare a casa solo gli aumenti di stipendio dei dirigenti scolastici e che in questi anni, pur di conservare  la qualifica di “firmatari”, hanno sottoscritto contratti integrativi sia “pro” che “contro” la buona scuola, come l'intesa del 6 luglio 2016 (governo Renzi–ministro Fedeli) che legittimava fortemente la “chiamata diretta”,  fornendo ai presidi un'importante arma da usare nel caso di contenziosi con gli insegnanti potenzialmente discriminati dalla chiamata diretta, fino a quella di natura quasi opposta del 26 giugno 2018 (governo Conte –ministro Bussetti)  che congelava la chiamata diretta dei docenti per un anno. Discorso analogo per i CCNI sulla mobilità. Fanno letteralmente ridere le assemblee indette dalle sigle concertative in queste ultime settimane contro una legge finanziaria “sbagliata, miope e recessiva” che destina “insufficienti finanziamenti per i rinnovi contrattuali 2019-2021” che però gli stessi sindacati sono già pronti a sottoscrivere in cambio delle solite prebende.

SGB non ha mai avuto governi amici.                                                                                               

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