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Pubblico Impiego. Il contratto scade a fine anno

Per i prossimi 3 anni, ancora una volta, vacanza contrattuale

Con stipendi fermi da oltre  10 anni, il Governo per i prossimi 3 anni non stanzia neanche un euro per il rinnovo dei Contratti dei Dipendenti Pubblici, in scadenza a fine anno. Ancora una volta, solo la vacanza contrattuale.

E da gennaio via anche la perequazione prevista dal recente contratto solo fino a dicembre.

Un film già visto e durato quasi un decennio, che ha falcidiato i nostri salari, con i soliti sindacati complici pronti alla fine a mettere una pietra sopra ogni rivendicazione ed a firmare una toppa  anche peggiore del buco.

Con una crisi salariale oggi più grave di ieri, è chiaro come solo i Lavoratori possano organizzarsi per pretendere, riprendersi e ricostruire diritti e condizioni, a partire anche da scelte sindacali nuove, chiare e necessarie. Abbandonando i sindacati complici.

No a valutazione e discrezionalità. E’ necessario salario vero, certo, stabile, su cui poter contare, ogni mese nello stipendio. E’ tempo per la 14esima anche nel Pubblico Impiego.

Niente soldi, ma nel Def il Governo introduce le impronte digitali al posto del badge per i Dipendenti Pubblici. Continua l’attacco insopportabile ai salari ed alla dignità stessa di milioni di Lavoratori. Basta.

 

Nel Pubblico Impiego, oltre 25 anni di blocco del turn over hanno prodotto la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, l’aggravio continuo delle condizioni di lavoro, livelli occupazionali ormai inferiori anche alle medie europee e, grazie anche alle riforme pensionistiche, l’età media dei dipendenti pubblici più alta d’Europa.

Una politica di Pubblico Impiego ad esaurimento, da decenni rivolta a tagliare, smantellare, privatizzare beni e servizi comuni per il profitto di qualcuno. Non ce lo possiamo permettere.

C’è bisogno di lavoro: un piano straordinario di assunzioni, di stabilizzazione dei precari, per ridare  fiato e futuro ai servizi pubblici e risposta ad una disoccupazione, soprattutto giovanile, che è la vera emergenza in tutto il Paese. Dobbiamo pretenderlo.

 

E’ necessario invertire le politiche di governi e sindacati che in questi anni hanno continuamente innalzato l’età necessaria, ridotto i trattamenti, smantellato la previdenza pubblica e scippato il Tfr dei lavoratori in favore di fondi a gestione privata e sindacale.

Pensione pubblica, sicura, a 60 anni o 35 di contributi.

L’accordo del luglio 2016 che ha ridotto a 4 i comparti del Pubblico Impiego chiudendo, tra l’altro, la porta in faccia alle rivendicazioni salariali dopo uno stop lungo un decennio, il recente contratto già in scadenza a fine anno, tutti figli dell’accordo generale del 10 gennaio 2014.

Mentre continuano a tagliare diritti, trattamenti e condizioni ai Lavoratori, i sindacati complici cancellano gli spazi di democrazia, i diritti più elementari di rappresentanza e di espressione del dissenso accreditandosi come unici e fidati sindacati per la controparte.

Cancellano la contrattazione sostituendola col confronto, lasciano le mani libere alla controparte che può decidere liberamente senza alcuna necessità di accordo, svuotando di ogni senso i tavoli sindacali e trasformando così lo stesso ruolo sindacale.

Si impegnano formalmente a non scioperare, a non protestare, a sanzionare i Lavoratori che lo fanno.                                

Noi no

Il 26 ottobre e’ Sciopero Generale

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