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dignità

È partita nei giorni scorsi in Parlamento la discussione sul cosiddetto “decreto dignità” dopo che le commissioni Lavoro e Finanze della Camera hanno approvato, nei giorni scorsi, importanti emendamenti rispetto al testo originario licenziato dal Governo. Il Decreto, allo stato attuale, va a modificare diverse norme in materia di Lavoro nei settori privati, reintroduce i voucher fino a 10 giorni per le piccole imprese dell’agricoltura e del turismo, aumenta i livelli d’ indennità risarcitoria per il licenziamento illegittimo (non viene comunque rispettato l’impegno elettorale di ripristinare il diritto alla reintegrazione sul posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa ) e modifica anche la durata e le modalità di proroga dei contratti andando nella direzione d’incentivare, almeno in teoria, la stipula di contratti a tempo indeterminato. Per quanto riguarda il comparto Scuola salta invece il tetto massimo dei 36 mesi per la reiterazione dei contratti a termine introdotto dal comma 131 dell’art. 1 della Legge 107 del 2015. Per quanto concerne invece la complicata vicenda delle maestre elementari con diploma magistrale, conseguito entro l’a. s. 2000/2001, il cui valore abilitante è stato disconosciuto dalla sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017 è stata prevista la trasformazione del contratto a tempo indeterminato (o del contratto annuale) in contratto con scadenza 30 giugno, in applicazione delle sentenze di merito. Si prevede, però, come ipotesi di soluzione della vicenda un concorso non selettivo aperto sia ai diplomati magistrali che ai laureati in Scienze della Formazione primaria che abbiano svolto almeno due anni di servizio negli ultimi otto.

Ad oltre sette mesi dalla sentenza del Consiglio di Stato e con due diversi governi che si sono avvicendati alla guida del Paese noi di SGB che abbiamo appoggiato tutte le lotte di queste colleghe e di questi colleghi non possiamo che denunciare questa ennesima presa in giro per la categoria.

Il rinvio dei 120 giorni dell'applicazione della sentenza del 20 dicembre sembra una trovata per scavalcare il periodo delle immissioni in ruolo ed evitare le soluzioni normative vere e coraggiose.

Sicuramente l’abolizione del tetto massimo dei 36 mesi di rapporti di lavoro farà tirare un momentaneo sospiro di sollievo ai tanti precari storici che si sarebbero apprestati a svolgere, dal prossimo settembre, il loro ultimo anno di lavoro a scuola ma non può essere certo il ritorno alla dimensione di precario a vita l’aspirazione massima di un qualsiasi lavoratore. Inoltre permangono tutte le incertezza relative (per il momento per la scuola secondaria) alle effettive disponibilità di posti che nei prossimi anni rimarranno a disposizione dei supplenti via via che andrà a regime il FIS (formazione iniziale triennale) visto che i neoassunti dovranno svolgere, a salario ridotto, un’importante quantità di lavoro in classe che inevitabilmente sarà tolta alle disponibilità per le supplenze.      

Sulla conversione peggiorativa dei contratti ci troviamo davanti ad una decisione storica, senza precedenti. Non ci risultano provvedimenti normativi passati con cui siano mai stati trasformati dei contratti a tempo indeterminato in contratti a tempo determinato. Diciamo questo perché ci sembra fuori da ogni logica precarizzare nuovamente quelle migliaia (circa 6000 maestre-i) di diplomati magistrali che sono entrati in ruolo e hanno già superato l’anno di prova , dimostrando quindi ,di fatto, di essere, a tutti gli effetti idonei a ricoprire l’incarico che stanno attualmente svolgendo. Questo provvedimento si aggiunge all’altro pronunciamento epocale, quello del Consiglio di Stato del 20 dicembre secondo cui il diploma magistrale conseguito entro l’a. s. 2000/2001 non è più spendibile per l’inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento per il ruolo.

Per quanto riguarda invece la summenzionata procedura concorsuale, il Governo sembrerebbe spedito verso la soluzione definitiva dell’intera questione ma purtroppo non è così. Nonostante il facile ottimismo del Governo e delle commissioni parlamentari, questi lavoratori, dopo il concorso, transiteranno da una graduatoria (GAE o GI) all’altra (GM regionale) con nessuna certezza sui tempi di scorrimento della futura graduatoria del concorso e con l’inevitabile rischio di sovvertimento degli attuali ordini di punteggio.

Di fronte a questa situazione le soluzioni “provvisorie” che cercano di rabberciare le cose senza fare quelle scelte coraggiose che potrebbero ridare serenità a chi lavora nella scuola diventano solo fonte di ulteriore caos. L’unica soluzione rimane quella dell’assunzione a tempo indeterminato per tutti i lavoratori (ATA e docenti di ogni ordine e grado di scuola) che hanno raggiunto i 36 mesi di servizio, una soluzione che da sola eliminerebbe il precariato e permetterebbe alla scuola pubblica di adempiere al suo ruolo essenziale per la società.

Per SGB questa è la sola soluzione non pasticciata e per questo continueremo a lottare evitando di farci abbagliare da soluzioni tanto fantasiose quanto inconsistenti.

Al posto di modificare e/o congelare singoli pezzettini della legge 107 (buona scuola) l’attuale maggioranza parlamentare dovrebbe avere il coraggio di farsi carico della sua totale abolizione.

SGB porterà nuovamente in piazza la questione delle maestre diplomate magistrali e dell’abrogazione della “buona scuola” in occasione dello sciopero del sindacalismo di base del prossimo 26 ottobre.

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