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educatori

Pochi giorni fa il Segretario del Partito unico di Governo, da una trasmissione televisiva, ha ordinato il perentorio licenziamento di una docente della scuola pubblica. L'Ufficio scolastico competente, con un grado di solerzia difficilmente riscontrabile in altre occasioni, ha subito provveduto ad avviarne le relative pratiche. Non stiamo parlando di una feroce dittatura militare. Parliamo della democratica Italia del 2018. La maestra Lavinia Flavia Cassaro rischia il licenziamento in seguito agli improperi che ha rivolto alle forze dell'ordine, a margine di un corteo antifascista, la scorsa settimana a Torino. L'apertura di un procedimento disciplinare in questo caso, normativa alla mano, non starebbe in piedi e l'accusa crollerebbe davanti a qualsiasi giudice del lavoro. Che un giornalista o un personaggio politico siano ignoranti di diritto del lavoro lo dobbiamo dare per probabile, ma i tecnici degli uffici scolastici regionali il loro lavoro lo conoscono bene e sanno che un eventuale licenziamento non reggerebbe in sede giudiziaria. La collega era infatti fuori dal luogo di lavoro e non ha compiuto nessuno degli atti definiti antidoverosi per quella parte degli impiegati pubblici che svolgono mansioni di insegnamento. Come SGB non ci compete esprimere un giudizio sul comportamento della collega. Ci asteniamo da facili condanne sia verso l'operato delle forze di polizia che nei confronti della maestra. Quello che sicuramente ci sentiamo di condannare è la grande operazione di linciaggio mediatico portata avanti, in maniera chiaramente strumentale, dai principali organi d'informazione del Paese, utile solo a gettare fango e generalizzato discredito sull'intera categoria dei docenti. Se poi oltre ad essere insegnante sei anche donna, allora il fango è ancora più pesante perché siamo in Italia. Questa trappola mediatica nella quale è caduta la collega di Torino , insieme ad altri colleghi dai quali è stata attaccata, come si può leggere nelle varie pagine e blog degli insegnanti, è stata pianificata a tavolino con degli obiettivi ben precisi da conseguire. Innanzitutto serve ad attaccare la lotta dei maestri diplomati magistrali che il Governo intende licenziare dopo la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 20 dicembre, facendo un'operazione mediatica tale da condizionare tutta l'opinione pubblica (come ad esempio quando si parla accanitamente di maestre che maltrattano i bambini). Inoltre si deve “preparare il terreno” per il nuovo capitolo sui procedimenti disciplinari da inserire nel nuovo CCNL entro il 31 luglio 2018. Infine bisogna far capire ai lavoratori della scuola che al loro interno non sono ammessi dei “Giusti” ossia persone che manifestino, in alcun modo (corretto o scorretto che sia), forme di solidarietà nei confronti di altri lavoratori o semplicemente di altri esseri umani; basti pensare al crescente e preoccupante numero di vittime di aggressioni fisiche (o addirittura di uccisioni) condotte nel nostro Paese, nella solita distrazione dei media, da parte di organizzazioni dichiaratamente neo fasciste e razziste e contro l'esistenza delle quali la maestra Lavinia Flavia Cassaro ha manifestato la scorsa settimana. Per quale motivo sarebbe più grave tale comportamento se commesso (fuori orario di servizio) da un insegnante anziché da un altro impiegato? Lo stesso ragionamento allora andrebbe fatto per un esponente delle forze dell'ordine che alza la voce durante un litigio con la moglie o per le decine di migliaia che ogni domenica insultano la polizia dalle curve degli stadi. Ci sono parlamentari (a volte ministri) che nei comizi istigano alla violenza e esprimono minacce esplicite, ma in quei casi non partono procedure disciplinari, nonostante rivestano ruoli di responsabilità e siano strapagati. E per restare nel settore della scuola, quali sanzioni verranno decise per quei dirigenti scolastici che, violando palesemente la Costituzione, nei documenti di presentazione delle loro scuole hanno scritto frasi vomitevoli sul valore dei loro istituti direttamente legato alla poca presenza di alunni stranieri o provenienti da famiglie povere? Nell'ultima settimana di campagna elettorale, in un Paese con la disoccupazione giovanile al 37% (40% al Sud), con i salari reali tra i più bassi d'Europa, con i livelli di precarietà oramai generalizzati e l'età pensionabile tra le più elevate al mondo, il mostro da abbattere e su cui scaricare tutte le responsabilità dello sfascio sociale non poteva che essere una maestra elementare che guadagna 1300 euro al mese. La Storia si ripete. Ma confidiamo che tutti i colleghi, prendendo spunto dalla vicenda della collega di Torino, spieghino agli alunni la necessità di difendere la libertà di tutti per difendere la propria.

 

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