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Dopo l’accordo dello scorso aprile , sindacati e Ministero tornano a siglare un CCNI sulla pelle dei lavoratori ATA ex LSU condannati al salario dimezzato (il passaggio da part time a full time stabilito con il Decreto Rilancio scade il 31 dicembre 2020) e delle diverse migliaia di lavoratori esodati creati paradossalmente dal processo di internalizzazione (non più dipendenti delle aziende ma nemmeno assunti dallo Stato per mancanza di posti e/o di requisiti).

L'accordo disciplina la possibilità per quanti abbiano avuto un posto intero di chiedere trasferimento su altro posto intero, ma solo nell'organico destinato alla internalizzazione. Si sottolinea con forza che non verrà dato alcun posto aggiuntivo. Questi accordi rappresentano il maldestro tentativo di mettere una piccola toppa su un buco enorme. Lo ribadiamo per l’ennesima volta: la soluzione al problema degli esuberi e dei part time non sta nella mobilità interprovinciale (che comunque deve essere pienamente garantita) ma nell’incremento dei posti, soprattutto dove ci sono i part time egli esuberi. Il legislatore deve modificare la normativa concernente il processo d’internalizzazione affinché i prossimi bandi presentino requisiti molto meno stringenti ed un maggiore numero di posti. Non è possibile che sotto le aziende private i lavoratori in servizio nelle scuole erano circa 16mila (concentrati soprattutto nelle regioni del centro - Sud) per poi magicamente passare a circa 11mila per Legge. Come abbiamo già affermato ad aprile, il governo si era cacciato in un vicolo cieco a causa della scelta di disporre assunzioni su posti part time, anziché stanziare i fondi necessari a stabilizzare tutti. Chi era stato costretto ad accettare un posto part time avrebbe infatti potuto chiedere un posto intero (visto che non esistono a sistema posti che nascono part time), ma essendo insufficienti gli organici triennali, ci sarebbero stati migliaia di lavoratori perdenti posto (posto di titolarità e non di lavoro) che l’amministrazione avrebbe dovuto comunque sistemare, con anche il rischio di dover prendere i posti per le future assunzioni e gli incarichi per i supplenti annuali. Questo punto di debolezza del governo era un’occasione d’oro e andava sfruttato per ottenere lo stanziamento di risorse aggiuntive per consentire l’assunzione degli esclusi e la trasformazione da part time a tempo pieno. Ma i sindacati firmatari (e anche qualcun altro) continuano a muoversi in tutt’altra direzione cioè quella di far passare l’idea che il processo d’internalizzazione è da considerarsi concluso. Un accordo come quello del 3 agosto fa anche ridurre le speranze sulla volontà politica di prorogare il passaggio da part time a full time oltre il 31 dicembre.

SGB conferma la mobilitazione per continuare a rivendicare:

  • Lo spostamento dei posti rimasti vacanti, verso le regioni in cui risultavano lavoratori esclusi dalle assunzioni (anziché spostare i lavoratori e le loro famiglie), per favorire l’assunzione di quanti sono rimasti esclusi;
  • Lo stanziamento di risorse per trasformare i contratti part time in contratti a tempo pieno;
  • Al fine di non innescare una guerra tra poveri, saturando i posti destinati ai precari ATA delle graduatorie, considerare i posti occupati dagli assunti della procedura del 1 marzo come organico aggiuntivo di potenziamento, come fatto per i docenti, ai tempi delle assunzioni del 2015
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