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tasche vuote

 

Il governo si era cacciato in un vicolo cieco a causa della scelta di disporre assunzioni su posti part time, anziché stanziare i fondi necessari a stabilizzare tutti.

Ora, chi era stato costretto ad accettare un posto part time avrebbe potuto chiedere un posto intero (visto che non esistono a sistema posti che nascono part time), ma gli organici triennali decisi dal ministero sono insufficienti, pertanto avremmo avuto migliaia di lavoratori perdenti posto che l’amministrazione avrebbe dovuto comunque sistemare, con anche il rischio di dover prendere i posti per le future assunzioni e gli incarichi per i supplenti annuali.

Questo punto di debolezza del governo era un’occasione d’oro e andava sfruttata per ottenere lo stanziamento di risorse aggiuntive per consentire l’assunzione degli esclusi e la trasformazione da part time a tempo pieno per quanti si trovano ora con un salario di 500 euro al mese.

Proprio per questo SGB a fine marzo ha scritto al governo rivendicando:

1) Lo spostamento dei posti rimasti vacanti, verso le regioni in cui risultavano lavoratori esclusi dalle assunzioni (anziché spostare i lavoratori e le loro famiglie), per favorire l’assunzione di quanti sono rimasti esclusi;

2) Lo stanziamento di risorse per trasformare i contratti part time in contratti a tempo pieno;

3) Al fine di non innescare una guerra tra poveri, saturando i posti destinati ai precari ATA delle graduatorie, considerare i posti occupati dagli assunti della procedura del 1 marzo come organico aggiuntivo di potenziamento, come fatto per i docenti, ai tempi delle assunzioni del 2015.

Richieste per noi irrinunciabili, un contratto normale a tempo pieno per tutti i lavoratori, part time ed esclusi, che potevano e dovevano trovare strada già in questa occasione, visti gli enormi problemi burocratici del governo. Bastava che il sindacato svolgesse il ruolo per cui è nato: tutelare i lavoratori anziché la propria posizione.

E invece, nell’accordo si legge che non sarà stanziato un centesimo. Il CCNI appena siglato prevede solo ciò che già era stato stabilito dalla precedente normativa:

- gli esclusi e quanti non avevano avuto un posto a tempo pieno potranno chiedere di trasferirsi in altre regioni (dove i posti sono rimasti vacanti).

- Finita questa fase, anche coloro che erano già stati assunti con contratti a tempo pieno, magari in scuole lontane, potranno chiedere la mobilità sui posti rimasti ancora vacanti, nel limite degli 11.263 posti destinati alle procedure di internalizzazione.

- Per evitare i guai burocratici al governo, gli assunti il 1 marzo non parteciperanno fino al 2022 alla mobilità del personale scolastico e a tutti viene attribuita la titolarità sulla scuola in cui sono. I posti destinati ai contratti part time forzati, risulteranno a sistema come un unico posto con 2 titolari.

Eppure, chi ha firmato questo accordo, pur non portando a casa alcun risultato, canta vittoria. Leggendo i loro comunicati si evince che la soddisfazione deriva dal fatto che il governo si è di nuovo seduto al tavolo con questi sindacati, anziché procedere d’imperio. In cambio, i sindacati firmatari hanno tolto le castagne dal fuoco al governo.

Ma se non portate a casa alcun risultato per i lavoratori, a cosa serve che vi facciano sedere a quel tavolo? Chiaramente non ci riferiamo agli interessi delle vostre organizzazioni, ma a quelli dei lavoratori.

Per SGB la partita non finisce qui. Nei prossimi giorni decideremo le mobilitazioni possibili (vista la fase di emergenza) e cominceremo a costruire quelle che dovremo attuare con forza quando si potrà tornare nelle piazze.