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CHI USA I QUIZ INVALSI TRADISCE LA PROPRIA FUNZIONE

DI INSEGNANTE

Appello ai colleghi delle scuole superiori

Lo scorso anno, ci è stato segnalato che diversi colleghi delle superiori hanno esercitato forti pressioni sugli studenti, affinchè desistessero dalle azioni di boicottaggio dei quiz invalsi. Si è arrivati a minacciare gli studenti di abbassare i voti e non ammettere all’anno successivo se non si partecipava ai quiz. In alcuni casi, sono stati attivati veri e propri procedimenti disciplinari ai danni dei ragazzi, per la loro legittima protesta.

In primo luogo precisiamo che questi soggetti (facciamo fatica a chiamarli insegnanti o colleghi) con questo comportamento si pongono al di fuori della comunità dei lavoratori, al pari di quei pochi docenti della primaria che addirittura sostituiscono i lavoratori in sciopero per garantire la sopravvivenza del “circo invalsi”.

In secondo luogo, la pretesa di imporre i quiz invalsi quali strumenti di ordinaria valutazione è assolutamente illegittima, in assenza di una condivisione con i colleghi e dell’inserimento dei quiz nella programmazione dell’attività didattica annuale di ogni singolo docente.

Al di là della formalità, il punto è che purtroppo alcuni insegnanti si sono talmente legati all’idea aziendalista ed escludente della scuola delineata in tutta l’Unione Europea, che ormai siamo costretti ad annoverarli quasi tra le controparti dei lavoratori e degli studenti. Così come per quei sindacati che chiamano allo sciopero solo per ottenere spazi di potere e andare ad elemosinare piccole e insignificanti modifiche della 107.

Sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei colleghi è invece degnissima della funzione che svolge e, magari senza alzare la voce, condivide le nostre critiche al sistema escludente e svilente dell’Invalsi, specie ora che è palesemente il pilastro della “mala scuola”.

A questi colleghi facciamo appello affinchè aderiscano convinti allo sciopero del 12 maggio che trasforma la rabbia dei lavoratori in legittima protesta e punta a debellare la legge 107. Chiediamo inoltre di non ostacolare le legittime azioni di protesta organizzate a loro volta dagli studenti, condannati ad avere una scuola trasformata in campo d’addestramento allo sfruttamento.

Apriamo il confronto con i ragazzi, stimoliamo la riflessione e non temiamo di farci mettere in discussione. Le proteste di queste settimane in Francia contro il jobs act versione oltralpe ed il protagonismo studentesco ci insegnano che quando la coscienza di classe è radicata, gli studenti capiscono bene dove andare.

A quanti avevano smarrito la via lasceremo la porta aperta, ma dopo i blocchi dei giorni scorsi e dopo il 12 maggio, sarà evidente il fronte di quanti realmente e nei fatti combattono la “malascuola”

12 maggio tutti in sciopero; tutti a Roma per la dignità dei lavoratori