Pubblico Impiego

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Negli ultimi decenni l'istituzione scolastica ha subito drastiche riduzioni di personale e di risorse finanziarie, con gravi ripercussioni sul funzionamento della scuola. A questo impoverimento generale, il Parlamento ha aggiunto un sistema normativo di otto  “deleghe” alla c.d. legge “buona scuola” che ha indubbiamente peggiorato la scuola pubblica nel nostro Paese. Una di queste deleghe riguarda la “Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale. nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione (…)” come denominata dal Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61. Gli istituti professionali sono  stati chiamati all'esecuzione di questa  controriforma, che è giunta al secondo anno di attuazione, la cui complessità è tale da destare non poche preoccupazioni per tutti i docenti coinvolti, sia precari che di ruolo. Si tratta di un controverso paradigma di innovazione nella didattica e nella valutazione delle competenze, che riduce ulteriormente le ore destinate ai contenuti generali, in favore delle sole attività laboratoriali. La riforma istituisce una nuova figura di docente “tutor”, su cui dovrebbe gravare una mole di lavoro burocratico esorbitante. Le recenti linee guida per l'attuazione della riforma dei professionali parlano di un notevole sforzo organizzativo, da parte dei docenti; di partecipazione a un cambiamento delle metodologie didattiche, che è già in atto, con intensificazione delle compresenze e la riorganizzazione del monte ore. Un impegno che conduce ad un cambiamento strutturale dei percorsi scolastici, con la presunta personalizzazione degli apprendimenti e con il coinvolgimento del Docente “tutor”, che deve essere in grado di: ascoltare, individualizzare, programmare decine di PFI, coordinare e concordare UDA con gli altri colleghi ed infine valutare e rielaborare i documenti in itinere. Questo incredibile aumento del carico di lavoro (a parità di salario) rappresenta il colpo di grazia alla didattica: i docenti diventano definitivamente degli impiegati che solo in via residuale potranno concentrarsi sulle lezioni. In queste condizioni si rischia un forte esodo dei docenti titolari verso altri indirizzi della scuola secondaria.

Questo cambiamento avviene :

  • Ø senza  una formazione specifica
  • Ø senza alcun incremento in organico
  • Ø senza alcun investimento aggiuntivo da parte dello Stato, neanche per le attrezzature  e per i laboratori.                             

 IL 14 FEBBRAIO SCIOPERIAMO ANCHE PER QUESTE RAGIONI!                     

NO AGLI AUMENTI DI LAVORO INUTILI E BUROCRATICI!           

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