Pubblico Impiego

conflittualita conformismo

PUBBLICO IMPIEGO:

CONFLITTUALITÀ O CONFORMISMO? 

Contrattazione,Comparti e Rappresentanza Sindacale

 

Si è chiusa pochi giorni fa l’ipotesi di accordo nazionale relativo alle prerogative sindacali che contiene qualche importante novità. Nei giorni successivi è stato definito il calendario delle contrattazioni per quello che riguarda i nuovi compartoni del lavoro pubblico.

 Si tratta di un altro tassello che va ad aggiungersi alla sistematica opera di demolizione del lavoro pubblico attuato però con la piena condivisione sindacale.  Un nuovo corso nelle relazioni sindacali che verrebbero garantite solo per quelle organizzazioni compiacenti e che è iniziato con l’accordo del 4 Aprile 2016 (quello sull’aggregazione dei comparti di contrattazione definitivamente sottoscritto il 13 Luglio 2016)[i].

Per quello che riguarda il primo accordo – in linea con la filosofia delle relazioni sindacali a livello nazionale – si stringe ulteriormente il cappio al collo delle organizzazioni non rappresentative, regolamentando in maniera ancora più rigida anche le prerogative delle RSU.  Infatti, per arginare le attività dei singoli eletti tutte le prerogative (indizione di assemblea, utilizzo della bacheca, etc.) vorrebbero destinarle alla RSU nella sua interezza: un vero e proprio cappotto giuridico!

Sorprende anche il fatto che contrariamente a quanto legiferato con il decreto 150/2009 (quello di Brunetta per intenderci) i comparti di contrattazione non sono più 4, ma 5. Appare infatti un comparto autonomo di contrattazione per la sola Presidenza del Consiglio dei Ministri destinato ad un contingente di poco più di 2000 persone.

Una bella contraddizione per chi – a destra o a sinistra – voleva ridurre i comparti per evitare sacche di privilegio sindacale.

Ci troviamo infatti davanti ad un gioco di prestigio di dubbia legittimità che consente all’ARAN di confermare distacchi e prebende alle organizzazioni sindacali già presenti al tavolo,  in cambio della firma sull’accordo che diminuisce  i comparti. A rimetterci saranno così solo i lavoratori che con gli accorpamenti  subiranno una omogeneizzazione verso il basso delle condizioni contrattuali .

E’ evidente che lo stesso scenario e lo stesso baratto lo vedremo anche in occasione della stipula del Contratto Nazionale per il quale il cammino si presenta ora un po’ complicato.

Infatti, sebbene la spesa per il personale sia diminuita negli anni (12 miliardi in meno tra il 2009 e il 2015 secondo la CISL, 5 miliardi in meno tra il 2012 e il 2015 secondo l’ISTAT) in virtù della riduzione degli organici e delle politiche di taglio al salario accessorio (alias “spending review”), c’è difficoltà a sbloccare i contratti per l’assenza di adeguate risorse economiche.

Quelle sinora certe – poiché contenute nei Bilanci dello Stato 2016 e 2017 – dovranno essere integrate con analoghi stanziamenti a carico delle Regioni e delle autonomie locali e, in sede di legge finanziaria 2018, con un sostanziale raddoppio delle risorse anche da parte dello Stato per finanziare gli incrementi delle amministrazioni centrali.

I negoziati però proseguono, anche se le stesse organizzazioni  concertative si sono rese disponibili a chiudere, avendo certezza degli stanziamenti in finanziaria in base a quanto previsto dall’accordo del 30 Novembre che – va ricordato – non garantisce risorse per tutti e lascia irrisolti parecchi nodi: primo tra tutti quello di conciliare gli aumenti con il bonus di 80 Euro.

Il bonus (voluto da Renzi  per vincere le elezioni Europee nel 2014) per circa 1/10 dei dipendenti, rischia infatti di sterilizzare – in tutto o in parte a seconda del reddito annuale – qualunque tipo di aumento. Allo stesso modo di come l’aggregazione di comparti di contrattazione prima separati, rischia di livellare verso il basso  i già  modesti incrementi salariali.

La contrattazione dovrebbe concludersi tra Ottobre e Dicembre 2017: per i tempi della presentazione della legge finanziaria 2018 e per fare in modo che i pur modesti aumenti (comprensivi di una modesta parte di arretrati) vada ad essere corrisposta immediatamente prima delle elezioni nazionali e delle elezioni RSU.

Sui contenuti contrattuali vige il massimo riserbo, ma è chiaro – almeno dalla direttiva della Ministra Madia – che si vuole dare un’ulteriore stretta ai diritti individuali, rafforzare la selettività nell’attribuzione dei premi al personale, dare più risorse al secondo livello e meno al primo.

SGB non può che rimarcare la necessità di restituire soldi in maniera fissa e ricorrente  (per questo abbiamo proposto l’istituzione della 14esima mensilità) anche storicizzando parte del salario accessorio oggi percepito.

Questi saranno i temi al centro delle nostre iniziative e mobilitazioni d’autunno che culmineranno con

23 settembre Assemblea Nazionale a Milano

 Appello ai Movimenti, Lavoratori, Pensionati, Studenti, Disoccupati, Precari e per costruire lo Sciopero Generale

27 Ottobre Sciopero  Generale Nazionale

proclamato da SGB, CUB, Si Cobas, Usi-AIT, Slai Cobas

[i]
                        1 CCNQ 13.7.2016 - ART. 2 - Determinazione dei comparti di contrattazione collettiva

  1. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 1, disciplinati dai contratti collettivi nazionali relativi al rapporto di lavoro pubblico sono aggregati, fermo restando quanto stabilito dall’art. 74, comma 3 del d.lgs. 150 del 2009, nei seguenti comparti di contrattazione collettiva:
  2. A) Comparto delle Funzioni centrali;
  3. B) Comparto delle Funzioni locali;
  4. C) Comparto dell’Istruzione e della ricerca;
  5. D) Comparto della Sanità.

              

                        1bis  Art. 74 d. lgs. N. 150/2009, comma 3. Con uno o piu' decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri sono determinati, in attuazione dell'articolo 2, comma 5, della legge 4 marzo 2009, n.15, limiti e modalita' di applicazione delle disposizioni, anche inderogabili, del presente decreto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, anche con riferimento alla definizione del comparto autonomo di contrattazione collettiva, in considerazione della peculiarita' del relativo ordinamento, che discende dagli articoli 92 e 95 della Costituzione. Fino alla data di entrata in vigore di ciascuno di tali decreti, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri continua ad applicarsi la normativa previgente.

              

                        1ter  Art.3 DPCM n. 226 del 5/11/2010 Disposizioni in materia di contrattazione collettiva nazionale 1. L'ARAN, in base alle disposizioni impartite dal Presidente del Consiglio dei Ministri, attiva una distinta e autonoma contrattazione a livello nazionale per il personale, dirigenziale e non, del comparto autonomo di contrattazione collettiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

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