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Cari compagni cari colleghi

vi ringrazio a nome del Sindacato Generale di Base SGB, per l’onore che ci avete riconosciuto con l’invito ai lavori del congresso del FISE, purtroppo non posso intervenire di persona. La situazione in Italia è veramente complicata in questo momento e dobbiamo utilizzare tutte le nostre risorse per attuare il nostro compito.

Solo da pochi giorni sono stati firmati i Contratti Nazionali di tutto il Pubblico Impiego e anche della Scuola, i peggiori dal 1945, e sempre in questi mesi stiamo preparando le elezioni delle Rappresentanze Sindacali sui posti di lavoro.

Rinunciare oggi alla presenza ai vostri lavori è molto difficile, la mia esperienza al congresso del FISE in Venezuela fu molto importante per consolidare la consapevolezza dell’importanza di avere una visione internazionale dello scontro di classe e, in particolare, dei processi in atto nell’istruzione ed educazione. Incontrarvi ci ha permesso di sentire l’abbraccio della solidarietà internazionalista delle tante compagne e compagni che nelle organizzazioni di classe lottano per la libertà e la pace.

Era il 2012, vi feci una relazione sullo stato di decadenza del sistema italiano dell’istruzione e sulle responsabilità della UE. Il movimento della scuola in Italia era ancora in lotta dopo la riforma del Governo di destra Berlusconi che licenziò oltre 200 mila lavoratori e impose il taglio della spesa dell’istruzione più pesante che all’epoca si ricordasse, avevamo subito un grave colpo ma ancora i lavoratori e i sindacati di base avevano un certo seguito perché la lotta era stata condotta anche se con diversi errori.

Sono passati 6 anni e i Governi dell’austerità di centro-sinistra della Banca Europea, prima di Monti e poi di Renzi, hanno assunto tutti i risultati del grave colpo alla “struttura” dell’istruzione; senza modificare nulla delle precedenti leggi, hanno tolto l’anima a quel poco di scuola pubblica che rimaneva.

La riforma della “Buona Scuola” per i Padroni, ha completato il processo di privatizzazione, ha dato più soldi alla scuola privata e fa funzionare la scuola pubblica come fosse privata: il sogno di ogni padrone, assicurarsi la formazione delle nuove generazioni di lavoratori senza cultura critica, già assoggettati anche all’idea di essere degli schiavi.

Hanno dato maggiori poteri ai Dirigenti Scolastici di controllare i lavoratori, con “4 monete” per i premi ai loro servitori, hanno più potere nei disciplinari, per i trasferimenti da una scuola all’altra o cambi di cattedra, hanno la possibilità di fare assunzioni dirette e scegliere i docenti a loro più obbedienti. I pochi assunti, comunque, non coprono il numero dei lavoratori che vanno in pensione e hanno paghe più basse (fino a mille euro l’anno) dei loro colleghi assunti prima del 2012 e così il tasso di precariato rimane alto, altro che sentenza europea per l’assunzione dopo 36 mesi di lavoro precario!

Per gli studenti questo si traduce in maggiori costi per le tasse e i libri e sempre più grande è il numero degli studenti che abbandonano la scuola, chi rimane esce con una preparazione non idonea. Gli studenti sono obbligati a fare 400 ore di Alternanza Scuola Lavoro, tolte alle ore di lezione, e andare a lavorare senza paga nelle aziende, con l’illusione di avere un posto di lavoro dopo la scuola. L’impresa privata entra direttamente nella scuola e detta le sue regole e i suoi programmi di studio, specialmente nella formazione tecnica e professionale dove in maggior numero frequentano i figli dei lavoratori.

Il movimento della scuola però non è stato in grado di opporsi nella maniera necessaria. Gli errori del passato si sono ripetuti, l’empirismo dei comitati corporativi, l'opportunistica fiducia nei sindacati collaborazionisti della CES, e il sindacalismo di base incapace di superare la propria ristretta ottica di sopravvivenza immediata che non gli hanno consentito di affrontare lo scontro fino in fondo.

Abbiamo perso, e ora tutti ne paghiamo le conseguenze, mentre aumentano i regali ai padroni e le spese militari (+10% in un anno) e la guerra sta colpendo i nostri vicini fratelli come in Palestina o in Siria. Il Contratto Nazionale non solo ci dà un aumento ridicolo del 3,4% e ruba 10 anni di arretrati (quasi 10 mila euro a lavoratore) ma soprattutto assume tutte le peggiori leggi di questi decenni e assorbe le condizioni poste dai padroni sulle libertà democratiche e sindacali, condivise dai sindacati complici e sottoscritte purtroppo da USB e Cobas che ne hanno accettato il ricatto.

Dopo il primo Accordo nel settore privato sulla Rappresentatività Sindacale del 10 gennaio 2014, anche nei contratti nel pubblico impiego è stato tolto potere alle Rappresentanze Sindacali di posto di lavoro, divieto di indire assemblea per il rappresentante dei sindacati non firmatari, aumento del periodo di divieto di sciopero fino a 4 mesi durante la contrattazione.

E’ notizia di ieri che i sindacati collaborazionisti hanno firmato un altro Accordo con i padroni: per l’approvazione della legge sulla rappresentatività sindacale e hanno definito un modello di contrattazione. La contrattazione nazionale viene limitata, serve per stabilire il “trattamento economico minimo” secondo parametri che lo portano molto al di sotto dell’inflazione, mentre quella di secondo livello (territoriale) dovrà essere legata alla produttività (meritocrazia) e al “welfare aziendale” con la decurtazione di parte del salario per pagare le assicurazioni private per la salute, previdenza, l’istruzione o attività culturali, generalmente gestite dai sindacati stessi o dal padrone.

Così mentre la Corte Europea legittima il licenziamento delle donne incinte, nei contratti nazionali italiani si attacca il diritto alla malattia e danno congedi retribuiti alle donne che subiscono violenza ma se il figlio si ammala i giorni di ferie li devono cedere i colleghi di lavoro!

E’ chiaro che tanto più ci si piega ai ricatti tanto più i padroni pretendono.

Preoccupante è l’effetto che questa sconfitta sta producendo sulla coscienza dei lavoratori, la sfiducia e l’arrendevolezza sui luoghi di lavoro davanti alla arroganza dei Dirigenti anche quando è palesemente fuori legge, diventa il nostro principale problema.

Qualche mese fa per una sentenza del Consiglio di Stato, 50 mila maestre diplomate già in servizio, molte da decenni, si sono viste negare la possibilità di passare dal precariato al contratto a tempo indeterminato dopo che 7 mila di loro grazie a sentenze dei Tribunali del lavoro erano riuscite ad avere un posto fisso e a fine anno si troveranno di nuovo precarie. Questa amara esperienza ha reso ancora più palese che non è possibile pensare di sostituire la lotta sindacale con le vertenze legali, che nei Tribunali si svolge la stessa lotta di classe con i rapporti di forza che si stabiliscono nei luoghi di lavoro. Stiamo sostenendo la loro lotta anche con lo sciopero unitario con il sindacalismo di base, cercando di dare un contenuto più ampio, perché l’altro elemento che caratterizza anche queste lotte è il corporativismo che spezza la solidarietà e porta alla sconfitta.

Preoccupante è incapacità del sindacalismo di base di superare i propri limiti, in questa epoca di pieno tradimento della classe dei lavoratori dei sindacati della CES, e anzi l’assunzione da una parte di esso del opportunismo del più becero corporativismo fino l’esposizione dichiarata nelle elezioni politiche di domani 4 marzo, che crea non poca confusione e spesso apre conflitti tra gli interessi dei lavoratori e le coalizioni che appoggiano.

Tutto questo i lavoratori, seppur distanti dalle dinamiche sindacali, lo percepiscono. Se a questo si somma l’attacco sul piano economico e l’allungamento dell’età pensionabile delle donne (la maggioranza dei lavoratori sono donne) abbiamo una categoria perlopiù sfiancata, con le giovani generazioni disoccupate o assunte in condizioni molto peggiori delle precedenti.

SGB e CUB non sono piegati e insieme stiamo lottando nei posti di lavoro per riconquistare, palmo a palmo, i diritti sindacali senza chiedere il permesso dei padroni.

SGB ha solo due anni di vita, non abbiamo la pretesa di essere gli unici ad avere le ragioni ne la rappresentanza del movimento di lotta dei lavoratori nel nostro paese, questo ci da la certezza che se sapremo resistere agli attacchi dei padroni potremo portare il nostro contributo alla costruzione di un forte sindacato di classe nel nostro paese: questo e il nostro compito!

Al momento possiamo solo alimentarci della forza e delle determinazione dei milioni di maestre e maestri, professori e studenti di tutto il mondo anche a costo della loro vita, della durissima repressione per mano del tallone di ferro imperialista.

Noi siamo con il FISE e oggi possiamo, realisticamente, solo portare il nostro contributo di esperienza e di analisi di cosa sta succedendo in Italia e in Europa, chiediamo di poter rimanere in contatto e scambiarci le notizie su ciò che succede nei rispettivi paesi e sulle iniziative che il FISE promuove cosi da poterle diffonderle tra i lavoratori italiani e quando possibile sostenerle attivamente.

Siamo interessati a sviluppare la nostra azione su alcuni temi in particolare: lotta per la libertà di insegnamento, contro la meritocrazia, per la riappropriazione della storia del movimento dei lavoratori contro il revisionismo fascista e la “cultura d’impresa”; lotta contro le spese militari, contro la guerra, la costruzione di un movimento di insegnanti per la pace e la scuola pubblica; contro la repressione degli insegnati e di tutti i lavoratori come pure degli studenti, per la libertà di espressione e di organizzazione.

Abbiamo ancora nelle orecchie le grida di una maestra di Torino contro le forze dell’ordine che difendevano una manifestazione di fascisti, ma ancora più forte è la stessa arroganza di Renzi (candidato al governo del centrosinistra) Salvini (candidato dalla destra) che in chiusura di campagna elettorale hanno dichiarato senza alcun timore che “ la maestra va licenziata!”

Compagni e colleghi, il compito degli insegnanti, dei lavoratori della scuola è difendere e riconquistare l’istruzione e l’educazione ai figli dei lavoratori tutti.

Perché nessun operaio, nessun lavoratore si tolga il cappello al passaggio del padrone!

Onore ai maestri e agli studenti caduti nella lotta per la scuola pubblica per tutti, solidarietà di classe a chi sta resistendo.

Viva il FISE

Viva i Sindacati di Classe!

B.B.

Esecutivo Nazionale SGB

 

http://wftufise.org/18th-congress-of-fise-4-5-march-2018-in-mexico/

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