In fondo al comunicato l’intervento di SGB al Forum

Conclusa la due giorni di interventi, 40 nazioni rappresentate dai sindacati, organizzata dalla Federazione Mondiale dei Sindacati (WFTU), Federazione Generale dei Sindacati della Repubblica Araba Syriana (GFTU) e la Confederazione Generale dei Sindacati Arabi (ICATU).

Con questa iniziativa, in un clima di fratellanza e libera espressione, gli oltre 230 delegati (dalla folta delegazione palestinese, a quella cinese) hanno potuto conoscere da vicino la realtà siriana, in un momento delicato e al contempo decisivo degli sviluppi della guerra.

La guerra è uno schifo!

In sei anni di guerra è stata martirizzata tutta la popolazione della Siria, quella dei paesi vicini e anche presa in ostaggio quella europea, chiamata a sempre maggiori sacrifici per pagare le spese militari e diventata anch’essa oggetto di attentati criminali.

La guerra in Siria è una guerra imperialista, così tutti gli intervenuti l’hanno definita, i cui scopi sono nella necessità dei grandi monopoli di controllare un centro nevralgico per il Medio Oriente per le comunicazioni, i commerci, l’energia e non solo.

Una guerra che ha fatto centinaia di migliaia di morti ha distrutto una buona parte dell’apparato produttivo, del sistema sanitario e dell’istruzione, lasciando 4 milioni di lavoratori senza impiego e costringendo almeno 10 di milioni persone all’emigrazione.

É presto per fare i conti dei danni materiali provocati dalla guerra (si parla di almeno di 4 miliardi di dollari in infrastrutture e oltre 100 per l’apparato industriale) ma è certo che la distruzione e la violenza lascia segni indelebili tra le popolazioni e specialmente nelle giovani generazioni.

L’appello dei Sindacati Arabo Siriani è diretto: l’aggressione imperialista in tutta l’area (Siria, Palestina, Yemen..) va fermata, come gli embarghi che ne sono la prosecuzione e stritolano i popoli, lo sfruttamento e il mercimonio sui profughi, anche la guerra mediatica deve trovare una ferma resistenza perché rende impossibile alle popolazioni degli altri paesi distinguere chi è l’aggredito e chi l’aggressore, chi finanzia e sostiene il terrorismo e chi lo combatte.

Tutti i convenuti hanno salutato con favore i successi militari che vedono le forze siriane e i loro alleati, liberare le ultime rocca forti del Deash, anche se forti sono le preoccupazioni per gli ulteriori sviluppi e le reazioni che questo comporterà, vista la linea aggressiva che USA e Israele continuano avere nella zona e le “incertezze” europee che si consumano quando si tratta di continuare a vendere armi.

Tutte le delegazioni hanno confermato la loro solidarietà di classe nei confronti dei lavoratori e del Sindacato siriano (GFTU) impegnato nella lotta a riconquistare condizioni di vita e di lavoro degne per tutti, condizione essenziale in questa nuova fase di ricostruzione che darà il segno alla vera possibile vittoria del popolo siriano: la difesa della propria dignità e la propria libertà di decidere quale governo avere, senza l’ingerenza di nessuna potenza esterna.

Con la stessa forza è stata espressa solidarietà ai popoli che in questo momento stanno sotto l’attacco della arroganza della amministrazione americana guidata da Trump: Cuba, Venezuela, Corea, l’Iran e la Palestina “prima e principale causa per i popoli arabi”.

La delegazione di SGB ha portato la propria solidarietà ai lavoratori e alle popolazioni, annunciando lo sciopero generale del 27 ottobre e la manifestazione del 16 settembre contro la militarizzazione del territorio e le spese militari in occasione dello sbarco a Livorno della nave americana, il cui carico di morte era destinato in quell’area. La manifestazione, purtroppo, non ha avuto luogo a causa del lutto cittadino per le sei morti e lo stato di allerta provocato dal maltempo, proprio durante i giorni del Forum a Damasco. Ciò che è avvenuto a Livorno è l’ennesimo episodio che dimostra gli effetti tragici della politica asservita agli interessi del capitale, nessuna cura delle persone né dell’ambiente mentre fioccano i finanziamenti alle imprese di guerra. Rimane l’impegno di SGB a sostenere e promuovere tutte le iniziative del movimento contro la base Nato di Camp Derby.

Facciamo nostro l’appello di George Mavrikos segretario della Federazione Mondiale dei Sindacati (WFTU) nel suo intervento, “Ci appelliamo a voi per l'unità e l'azione, per l'unità di azione contro l'imperialismo. Contro le privatizzazioni dei settori strategici dell'economia, per il lavoro, i diritti sociali e democratici per tutti, per lo sviluppo sociale ed economico in base alle esigenze della gente e non del profitto. Facciamo appello a voi per l'unità d'azione al fine di tutelare il diritto del nostro popolo a decidere da sé per il proprio presente e il futuro.”

INTERVENTO di GEORGE MAVRIKOS (WFTU)

 

INTERVENTO SGB – ITALY

Cari compagni

è un onore ed una emozione essere qui, con voi in questa importante occasione.

Testimoniare la solidarietà della nostra organizzazione sindacale al popolo e ai lavoratori siriani colpiti dalla aggressione imperialista è un dovere che sentiamo non solo nei vostri confronti ma anche nei confronti di tutti i lavoratori italiani, quelli che non piegano la testa alla prepotenza padronale.

Il mio paese e la coalizione a cui appartiene la Nato, purtroppo sono parte in causa colpevole di questa grave crisi che si è abbattuta sulle vite di milioni di esseri umani di tutto il Medio Oriente e il Nord Africa. La crisi strutturale del capitalismo non si circoscrive ad un solo paese è la stessa causa degli attentati criminali come quello di Barcellona, per citarne l’ultimo, utili a giustificare ulteriormente gli sforzi bellici dei paesi coinvolti. A questo serve il terrorismo.

Gli interessi economici delle multinazionali, anche di origine italiana, in tutta la zona, sono conosciuti e sono molto importanti. Interessi che condizionano apertamente la politica del Governo Italiano, attuale come dei precedenti. Le valigie dei nostri ministri, come quella della signora Pinotti, purtroppo portano solo contratti ed accordi per i grandi imprenditori.

Enel, Finmeccanica, Beretta solo per citare le più grandi, energia ed armi vedono l’Italia tra i paesi maggiormente esposti nella corsa alla conquista di nuovi affari. Non sono da meno le imprese nell’edilizia o nelle comunicazioni.

Questo avviene con tutti i mezzi leciti o illeciti (cosi ritenuti anche dalle loro leggi), di cui sono capaci. Accettano tutto, corruzione, assassinio, la guerra. Le alleanze, i patti comprese le risoluzioni dell’Unione Europee o peggio dell’ONU, possono essere continuamente violate se questo permette di fare affari, non esiste neanche più il patriottismo davanti all’uccisione di un cittadino italiano in terra straniera.

Solo quest’anno il Governo Italiano ha aumentato del 452% l’ammontare delle autorizzazioni per l’esportazione di armi dal 2014. Per la cifra di 14 miliardi di cui oltre 9 sono per i paesi fuori dalla Nato e dalla UE e in particolare proprio in quest’area.

Comprese le 20 mila bombe all’Arabia Saudita prodotte dalla RWM, nella Sardegna dei minatori licenziati a migliaia per la chiusura delle miniere di piombo e zinco dello Stato.

Solo nel luglio passato anche sul fronte dell’ammodernamento dell’Esercito Italiano sono stati stanziati altri 12,8 miliardi di euro per il prossimo triennio fino al 2019, per nuovi carri armati e blindati.

Con l’acquisto per la Marina Militare di 90 caccia F-35 avevano promesso 10 mila posti di lavoro ne hanno realizzati meno di 3.600 per una spesa complessiva di .. 19 miliardi di euro.

D’altra parte tutta la spesa militare costa al popolo italiano 64 milioni di euro al giorno, l’1,4% del Pil ma per Trump è poco occorre arrivare al 2% e il Governo Gentiloni si è subito reso disponibile a soddisfare la richiesta.

Ma non c’è solo il Patto Atlantico, l’Unione Europea sta stringendo i tempi per la costituzione dell’Esercito Europeo e questo già costa e innalzerà le tensioni e la violenza nei troppi conflitti armati.

Tutte le cifre dette cosi sono numeri che per quanto grandi dicono poco: vanno rapportate ai sacrifici imposti. 3 milioni di disoccupati, 7 milioni di dichiarati poveri, l’60% della popolazione che non capisce cosa legge, 1.600 morti l’anno sui posti di lavoro.

L’inumanità di tutto questo è nei muri che l’Europa prova ad erigere, muri che dovrebbero fermare gli esseri umani che scappano dalle guerre che loro fomentano, muri armati dalle stesse aziende di chi guadagna dalle guerre, e campi di “accoglienza” che sono invece prigioni delle peggiori, la speculazione sulle centinaia di migliaia che tentano di arrivare in Europa attraverso l’Italia è enorme. L’emigrazione dagli scenari di guerra è diventato anch’esso un business, che vuole rendere docile la nuova forza lavoro di cui l’Europa ha bisogno. Chi sopravvive al viaggio e alla detenzione dovrebbe poi accettare qualsiasi condizione di lavoro.

Nei campi, nelle industrie, cosi come arruolati nella criminalità organizzato, li vorrebbero carne da macello. Gli accordi stipulati dal Governo Gentiloni con la Libia (o meglio con il gruppo che si è reso disponibile a questo commercio) e l’attacco sfrenato anche alle ONG per il controllo assoluto del Mediterraneo, sono a dimostrare il valore che questi signori danno alla vita umana e, contemporaneamente, alla loro impossibilità di dare una risposta ai problemi di cui loro interessi sono la causa.

Scatenano i professionisti del “razzismo” in campagne d’opinione che vorrebbero orientare il popolo e i lavoratori contro gli immigrati e i rifugiati. La crisi economica e il peggioramento progressivo delle condizioni di vita e di lavoro in Italia, perseguito da decenni dai Governi italiani specialmente quelli di “sinistra”, creano oggettivamente contraddizioni forti e una concorrenza dura tra i lavoratori.

Ma questi stregoni della guerra non possono controllare tutto. La lotta di classe non ha colore ne nazione, gli immigrati sono parte della classe lavoratrice, con noi si organizzano.

L’orrore della guerra per il popolo italiano è un ricordo lontano, le giovani generazioni non l’hanno conosciuta se non per la testimonianza diretta degli anziani.

Decenni di revisionismo storico hanno consegnato a intere generazioni di lavoratori la sfiducia in qualsiasi possibilità di riconquista di condizioni di vita almeno dignitose. La sfiducia è il nostro principale nemico che si è fatto strada grazie ha chi ha tradito la classe operaia, a chi ha ceduto ai ricatti. La politica riformista del “meno peggio” e l’estremismo parolaio hanno allontanato i lavoratori dalla lotta organizzata.

Il degrado anche culturale e morale prodotto dalla logica del profitto in tutti i campi della vita sta generando mostri anche dal punto di vista sociale.

Il ricco occidente che pretende di esportare il suo modello di vita e punta il dito sulle altre culture, sta producendo ingiustizie, morti, distruzione sociale ed ambientale, e lo fa anche in casa propria!

SGB è un giovane sindacato in crescita che ha radici profonde nella storia e nella militanza sindacale del nostro paese. Siamo impegnati a costruire gli elementi fondanti del sindacato di classe di cui abbiamo bisogno come l’aria.

La lotta per la pace e l’autodeterminazione dei popoli è parte integrante della lotta sindacale.

Non c’è conquista per nessuno fino a quando può esistere un paese che con la forza dei soldi e delle armi può sfruttare, uccidere un altro popolo, come succede ogni giorno in Palestina per mano di Israele.

SGB ha proclamato per il 27 ottobre in tutta Italia, in tutte le categorie del pubblico e privato sciopero generale.

Tutte le forze del sindacalismo di classe che non hanno accettato i ricatti sui diritti sindacali, stanno rafforzando un fronte comune, fatto di solidarietà e lotte anche nei singoli settori, come il grande sciopero del 16 giugno dei trasporti di terra, mare, aria e anche la logistica.

Il 27 ottobre la classe lavoratrice scenderà in piazza per il rinnovo dei contratti, per l’aumento dei salari e delle pensioni, contro la disoccupazione e per lo stato sociale contro le privatizzazioni. È nella piattaforma uguali diritti per tutti i lavoratori di ogni nazione, basta con la guerra!

E citando le parole di Manlio, un minatore sardo:

MILLE SCONFITTE ABBIAMO SUBITO,

MILLE VOLTE HAI TREMATO PADRONE.

MORIRAI DI SPAVENTO IL GIORNO DELL’ULTIMA LOTTA !

 

SGB in Siria- FORUM INTERNAZIONALE, CONTRO LA GUERRA E PER LA SOLIDARIETA’ DI CLASSE

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