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di seguito la lettera che SGB e CUB hanno consegnata

al Vice Direttore presso la Rappresentanza Italiana della Commissione Europea a Roma

 

 

8 marzo 2017:

Nel 60° anniversario dei Trattati di Roma, vogliamo dire la nostra!

 

Alla Commissione Europea

alle deputate e ai deputati del Parlamento Europeo

Noi lavoratrici e lavoratori del settore pubblico e privato, a tempo indeterminato, precarie o invisibili a lavoro nero, di diverse nazionalità, l’Otto Marzo, nella giornata internazionale di lotta delle donne, anche in Italia scioperiamo!

Nel 60° anniversario dei Trattati di Roma, vogliamo dire la nostra.

Ci rivolgiamo alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo per denunciare le nostre gravi condizioni di vita e di lavoro, determinate dalle politiche dell’Unione Europea e dei Governi italiani, che se ne sono fatti partecipi e fautori.

Le risposte alla grave crisi strutturale del sistema economico hanno generato mostri anche in Europa:

La violenza maschile sulle donne e l’omofobia hanno origine nella cultura dello sfruttamento e nell’ignoranza, così come qualsiasi tipo di intolleranza e discriminazione razziale o religiosa. Una battaglia culturale che, per smuovere le coscienze, deve partire dalla trasformazione radicale delle relazioni economiche tra esseri umani.

Le Privatizzazioni degli ultimi decenni nei settori fondamentali del Welfare come la scuola, la salute, la mobilità, la casa, la previdenza, la giustizia fino alla privatizzazione dell’acqua, hanno “liberalizzato” il mercato, cioè dato la possibilità a speculatori e corrotti di mettere mano ancor di più ai fondi pubblici. Questo si fa anche a dispregio dei casi di calamità, come il terremoto o disastri ambientali provocati dalle aziende complici della criminalità organizzata.

In questi decenni sono peggiorati i servizi e le condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici, è stata svilita la funzione sociale di giustizia del Welfare universale, vanto dell’Europa, facendo invece del Welfare una cassaforte svaligiata.

Lo stesso destino sta toccando alla scuola e all’istruzione/educazione che si sta appiattendo sull’addestramento al servilismo delle nuove generazioni. Questo il risultato anche delle sollecitazioni che furono fatte al Governo italiano da Draghi e Trichet nel 2011.

Il Lavoro ha assunto come carattere dominate la precarietà: in tutti i tipi di contratti, tempi e ritmi di lavoro dilatati e diritti e salari ristretti. In questo le donne pagano ulteriormente, con salari più bassi degli uomini, con ricatti e discriminazioni a causa del lavoro “familiare”, cui sono chiamate per sostituire gran parte del Welfare.

Le sentenze della Corte Europea sul precariato, così come quelle sulle pensioni delle donne, sono state il grimaldello con cui il Governo italiano ha, di fatto, tagliato posti di lavoro, anziché stabilizzare le lavoratrici, ha portato a 65 anni (il minimo) l’età pensionabile per le donne del pubblico (pari al 70% di tutto il settore) e peggiorato le condizioni di accesso al pensionamento di tutti i lavoratori con la legge Fornero.

Con questi “aggiustamenti” l’UE ha chiuso le procedure di infrazione!

In questo contesto, ci sono donne meno donne di altre, come le immigrate a cui il Governo Italiano non riconosce neanche i contributi previdenziali versati in Italia.

Non ci sarà giustizia né uguaglianza fintanto che gli immigrati non avranno stessi diritti a parità di doveri; il caporalato che uccide sui campi, nei cantieri come in fabbrica è l’espressione più disumana dello sfruttamento.

Le libertà democratiche, le libertà sindacali in Italia ed in Europa sono di fatto bloccate da un sistema che limita gli spazi di partecipazione sulla base di criteri di rappresentanza sempre più stretti e a favore delle “grandi” confederazioni, le uniche depositarie dei diritti di assemblea e di sciopero. Così si impedisce il controllo democratico da parte dei lavoratori e si aumentano i fattori di corruzione. In Italia, addirittura, Sindacati e Confindustria hanno firmato l’Accordo del 10 gennaio 2014, con cui i diritti sindacali vengono accordati solo a chi accetta di NON scioperare dopo la firma di un contratto!

La guerra, la violenza non sono fattori “naturali”. La vendita delle armi e l’innalzamento di muri sono il “grande mercato” di vite umane. L’Europa e l’Italia hanno un amaro primato: le aziende italiane sono tra le prime esportatrici di armi proprio in quei paesi e a quei gruppi di potere che ne sono gli artefici. Si tratta delle stesse aziende a cui poi vengono date commesse, e i relativi finanziamenti, per difendere i nostri confini. Gli ultimi accordi internazionali associati all’uso dei CEI violano il profondo senso di umanità e di giustizia del nostro popolo e fomentano le posizioni populiste, sovraniste, che individuano nello straniero la fonte dei problemi di cui, invece, egli stesso è vittima, al pari delle lavoratrici e dei lavoratori italiani.

Basta con i diktat della Trojka ai popoli europei, la UE deve dimostrare nei fatti quello che proclama:

venga abbassata l’età pensionabile, ridotto l’orario di lavoro, aumentati i salari e le pensioni;

vengano riconosciuti eguali diritti per eguali doveri nel lavoro e nella società, senza distinzione di razza, sesso e religione;

vengano garantiti diritti sindacali ai lavoratori e a tutte le organizzazioni sindacali;

vengano bloccati i finanziamenti alle Banche e le privatizzazioni;

vengano cancellati i debiti “pubblici” che stanno strangolando i popoli.

La lotta alla violenza e alla guerra si fa ri-pubblicizzando tutto il Welfare e vietando la vendita di armi ai paesi coinvolti nei conflitti armati.

Esprimiamo la nostra solidarietà:

ai popoli europei in lotta contro la politica di sfruttamento e ricatto di BCE, UE e FMI;

ai popoli colpiti dalle guerre e dalle occupazioni straniere;

a tutte le donne colpite dalla violenza.

Ricordiamo tutte le donne uccise sul lavoro dallo sfruttamento.

Marciamo al fianco di tutte le donne oggi in piazza, in Europa e nel mondo.

W l’Otto Marzo!

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