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Un report informativo sulla mobilitazione sindacale in Francia , fatto da una nostra compagna sul luogo, Marta.
Siamo vicino ai lavoratori francesi e ci auguriamo che lo sciopero si generalizzi sempre più, fino alla vittoria

 

 

Sciopero generale 5 dicembre in Francia : on lache rien, on continue!
Il 5 dicembre in Francia, secondo la CGT, 1,5 milioni di persone hanno riempito le strade di varie città in occasione dello sciopero generale proclamato da tutte le sigle sindacali riunite in un fronte intersindacale(CGT, Solidaires, FO, FSU a cui si sono aggiunti anche la CFE-CGC e la CFDT), di cui 250,000 a Parigi.
L’opposizione alla riforma del sistema pensionistico annunciata dal governo Macron da qualche mese unito in un solo fronte un enorme quantità di settori, oltre ai ferrovieri (SNCF) e ai lavoratori dei trasporti (RATP) direttamente sotto attacco: gli insegnanti di ogni ordine e grado, i lavoratori della sanità, del sociale, i pompieri, i lavoratori dell’ elettricità (EDF) e del gas (IEG), raffinerie, gli studenti… Un fronte unico di lotta all’insegna dello sciopero ad oltranza, come emerso dalle assemblee nazionali dei lavoratori dell’SNCF e della RATP: la giornata del 5 non è stata che una tappa, è stata votata la continuazione dello sciopero il 6 e fino a lunedì 10, quando nuove manifestazioni si svolgeranno in più città, all’iniziativa della CGT,FO,Solidaires e FSU, secondo quando deciso dalle AG (assémblées générales) di settore nazionalmente.
La parola d’ordine di continuare fino al ritiro del progetto di legge di riforma delle pensioni, riporta all’ atmosfera dello sciopero generale di dicembre 1995 che costrinse il governo a ritirare la riforma e l’enorme partecipazione al 5 supera probabilmente quella della prima manifestazione contro la loi Travail del 2016. Quello che è certo è i numeri delle piazze del 5 dicembre superano di gran lunga quelli delle prime cinque manifestazioni della protesta contro la precedente riforma del sistema pensionistico e previdenziale del 2010.
La riforma delle pensioni è una delle punte di diamante del governo Macron. Dietro l’annuncio demagogico di un sistema pensionistico ‘’universale’’, con gli ‘’stessi diritti per tutti’’, si nasconde il vero obiettivo del governo: cercare di dividere il mondo del lavoro in generale, rafforzando il corporativismo, cercando di ostacolare le mobilitazioni e le iniziative di fronte unico. Dietro questa retorica, si nasconde anche la volontà di assestare un duro colpo ad alcuni delle categorie più combattive, ovvero i ferrovieri della SNCF resisi protagonisti dello sciopero storico nel 2018 e i lavoratori dei trasporti, che già il 13 settembre avevano lanciato una giornata di sciopero molto seguita sempre contro la riforma in questione, considerabile un po’ come la piattaforma di lancio dello sciopero del 5 dicembre. Ne erano scaturite altre giornate di sciopero il 21 e il 24 settembre.
Infatti, i ferrovieri e i lavoratori dei trasporti beneficiano di due degli undici regimi pensionistici speciali (i lavoratori del minerario, notarile, culto, bancari Banque de France, ex dipendenti della Société d’exploitation industrielle des tabacs et des allumettes (Seita), operai degli stabilimenti industriali dello Stato (FSPOEIE) o i lavoratori del regime temporaneo dell’insegnamento privato (Retrep)…), senza contare i dipendenti pubblici, enti locali, ospedalieri, indipendenti o agricoli.
Dal 2010 infatti, l’età pensionistica è stata aumentata in generale da 60 anni a 62 anni, fatti salvi alcuni settori, per l’appunto per cui, dove l’età media di pensionamento è di 55,7 anni alla RATP, di 56,9 anni alla SNCF e di 57,7 anni all’ EDF e IEG, rispetto ai 61,3 nel pubblico e 63 anni del settore generale.
Quindi sia la destra (LREM) che il governo hanno cominciato una crociata contro questi lavoratori sostenendo che si tratti di privilegiati, che non solo andrebbero in pensione prima degli altri, ma avrebbero anche una pensione più elevata. In realtà tutto dipende dalle ritenute effettivamente versate e anche dal fatto che, data la natura usurante delle condizioni di questi settori, i lavoratori vanno in pensione prima e senza aver maturato il massimo dei contributi, cosa che in che in media, comporta uno scarto di circa 900 euro in media rispetto ai pensionati sotto il sistema generale ( 2160 euro rispetto a 1260 euro in media, secondo i dati ministeriali del 2019). Senza dimenticare che si parla di categorie che fanno notturno, week-end, turni molto lunghi e in ambienti non necessariamente salubri.
A questo proposito recentemente, da ultimo il 21 ottobre 2019, i lavoratori della SNCF hanno esercitato il diritto di recesso, ovvero la cessazione delle mansioni in presenza di un contesto lavorativo non sicuro, di un pericolo ‘’grave e imminente’’, per tre giorni, a seguito di un incidente, ovvero la collisione di un regionale veloce TER sulla linea Reims-Charleville con un convoglio merci eccezionale che era restato bloccato di traverso su un passaggio a livello. L’incidente aveva provocato 11 feriti non gravi su 70 passeggeri. Il macchinista si era trovato ad occuparsi dei passeggeri e, allo stesso tempo, ad attivare un dispositivo a 1,5 km da dove si trovava per dare l’allerta agli altri treni.

Contro l’azione demagogica e di attacco del governo, contro l’intento di innescare divisioni corporativiste e mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, un fronte unico delle sigle sindacali ha lanciato l’appello al 5 dicembre.
Nel frattempo, precedentemente e nei prossimi giorni, ci sono state iniziative di costruzione e raggruppamento per rafforzare la risposta intercategoriale all’avanzata distruttiva del governo: la promozione di un’assemblea generale intercategoriale (AG interprofessionnelle Front de Lutte) ha cercato di riunire vari settori, soprattutto a Parigi e nel 92° dipartimento. Delegati, rappresentanti sindacali, lavoratori di vari settori, come i postini e le postine di Sud Poste 92, e studenti si sono riuniti in un quadro di rilancio e costruzione del 5 dicembre e oltre, al di là delle rispettive direzioni sindacali. Al fine di rafforzare i legami intercategoriali ed elaborare una piattaforma rivendicativa condivisa e solidale fra le varie categorie con la parola d’ordine dello sciopero generale ad oltranza. Dopo la manifestazione, l’ AG Interpro et des fronts de lutte ha visto la partecipazione di almeno 700 persone.
Dal 5 dicembre, i lavoratori della SNCF e della RATP (il 70%) sono determinati a continuare a scioperare: il ‘’giovedì nero’’ dei mezzi secondo i media, continua con la maggior parte dei treni annullati e su Parigi due linee di metro funzionanti su 14 (perché automatiche) e RER ferme o pressoché inesistenti, con intere stazioni chiuse, molti autobus sospesi. Senza contare anche cinque raffinerie, istituti scolastici e altri settori.
Il momento è cruciale: il 7 dicembre ci saranno almeno due manifestazioni a Parigi (una all’iniziativa della CGT contro la precarietà e una chiamata dai gilets gialli, che hanno sostenuto e partecipato allo sciopero del 5 dicembre).
La portata durissima della riforma, unita alle riforme peggiorative che toccano varie categorie, come la scuola, ha dato vita ad una manifestazione unitaria, enorme e molto importante. I prossimi giorni saranno decisivi nel coinvolgimento attivo delle varie categorie, degli studenti: nella messa in pratica di una dinamica collettiva di sciopero ad oltranza come proclamato dalle AG dei lavoratori SNCF, RATP, dal fronte sindacale unitario e dagli attori che portano avanti un’azione di fronte unico di lotta intercategoriale, come l’AG Interpro.

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