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copertina VERSO LO SCIOPERO GENRALE RAVENNA

Bella, importante e partecipata assemblea a Ravenna, in preparazione dello sciopero generale del 26 ottobre prossimo.
 La lunga lotta di SGB Ravenna, in Marcegaglia ed i risultati ottenuti sono stati il filo conduttore dell'intervento d'apertura con il quale si è messo al centro il  protagonismo dei lavoratori attraverso la capacità di produrre conflitto  e da qui la necessità di esserlo anche su temi di carattere generale nella giornata del 26 ottobre prossimo.
 L'intervento di Antonio Ferrari, segretario della Federazione Metalmeccanici Uniti/CUB,  ha spiegato il contesto e le modalità con le quali si è giunti al vergognoso accordo all'Ilva di Taranto firmato il 6 settembre scorso da cgil,cisl,uil,usb e ugl.

L'utilizzo da parte del ministro di Maio, delle regole previste nell’'accordo della complicità padroni/sindacati del 10 gennaio 2014, per arrivare alla sottoscrizione dell’accordo Ilva, ha determinato l’esclusione dal confronto dell'unica organizzazione che continua a battersi per la riconversione delle fonti inquinanti, al fine anche di preservare integralmente i posti di lavoro. L’unica organizzazione fra l’altro che, non avendo firmato l’accordo del 10 gennaio 2014, può battersi e dichiarare sciopero contro gli accordi Ilva, senza che i lavoratori vengano sanzionati.

Ferrari ha posto anche il tema della costruzione del sindacato di classe  e della opposizione alle burocrazie e alle corporazioni sindacali, nei sindacati "storici", così come nel sindacalismo di base nonchè la necessità di dare uno spessore politico allo sciopero generale per non svilirne la portata.
Temi questi condivisi da tutti gli intervenuti.
 La lettura dell'attuale fase della politica e la descrizione della piattaforma SGB dello sciopero del 26 ottobre, sono state al centro dell'intervento di Massimo Betti.

Uno sciopero che, chiamando alla mobilitazione i lavoratori di tutti i settori, i disoccupati, i precari ed i settori popolari in genere, non può che avere carattere politico generale e deve essere in grado di  cogliere le contraddizioni maggiori nel campo governativo ed in quello della complicità sindacale. E’ proprio con l'accordo dell'Ilva che padronato, governo e sindacati firmatari del 10 gennaio 2014, stanno cercando di disegnare un nuovo consociativismo, in questa fase allargato a pezzi di sindacati di base e a sindacati neofascisti. 
Allo stesso tempo la mobilitazione, che non si conclude certamente con lo sciopero del 26 ottobre, deve indicare proposte di intervento economico che abbiano il segno della giustizia sociale e rifiutino i ricatti che in questi giorni la Troika sta rendendo palesi nei confronti di chi, anche solo a livello di propaganda (solo di questo si tratta), critica riforme antipopolari come quella pensionistica. Nessuna alleanza quindi con chi vuole riproporre le ricette neoliberiste della Unione Europea e nessun appoggio a politiche che distribuiscono ulteriori risorse verso l'alto come la flat tax, che, al di là della propaganda, non colpiscono la precarietà nel lavoro e non cancellano le controriforme Fornero e del Jobs act, cercano di reprimere le lotte sindacali attraverso l'inasprimento penale dei presidi e dei picchetti, dividono i lavoratori con una sorta di apartheid per quelli immigrati, tagliano risorse al welfare e lasciano invariati i grandi capitoli di spesa inutile o dannosa come quello delle grandi opere o quello delle spese militari ed infine non colpiscono la corruzione e l'evasione fiscale.

Da qui la decisione di sostenere le manifestazione di Taranto e di Torino dove è fisicamente possibile dare visibilità alla contrarietà all'accordo Ilva e alla lotta No Tav. Uno sforzo che i compagni SGB di Ravenna metteranno in campo portando una delegazione dei lavoratori Marcegaglia a Taranto ed unendosi agli altri dell'Emilia Romagna che, rinunciando ad una comoda ma politicamente meno rilevante manifestazione in loco, si recheranno a Torino.  

 

Ravenna 12/10/2018

 
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