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sciopero 28 2018 locandina ridotta

In allegato la locandina in alta definizione

Riduzione d'orario, generalizzata per tutti a parità di salario, per evitare l'abbassamento senza fine dei salari, oggi anche frutto della massiccia precarizzazione del lavoro e dell’immissione in alcuni settori lavorativi di manodopera extracomunitaria.

Per non cadere in una guerra tra poveri, per combattere la xenofobia e sviluppare la solidarietà di classe tra lavoratori autoctoni e immigrati.

In questo paese si è arrivati a sostenere ideologicamente il lavoro sottopagato, decontrattualizzato, finanche gratuito, quasi fossero una conquista sociale (sic): l’alternanza scuola lavoro, i lavoratori dell’EXPO, gli LSU e tutte le forme di baratto fra ore di lavoro e stato sociale.

La riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario sarebbe possibile già da oggi se l’innovazione tecnologica fosse utilizzata a fini sociali, finalizzata alla creazione di nuovi posti di lavoro, a liberare tempi di vita. In quest’ottica il lavoro nei giorni festivi ed il lavoro notturno ove necessari socialmente, vanno resi volontari.

Forti aumenti salariali, svincolati da incrementi di produttività e/o di flessibilità, sottraendo quote al profitto.

Per evitare il dumping contrattuale e la corsa al ribasso senza fine, a pari mansione e tipologia di lavoro deve corrispondere pari salario, inquadrandoli in un unico contratto collettivo nazionale per categoria.

I salari devono essere adeguati automaticamente all’aumento del costo della vita reale, attraverso un sistema di indicizzazione automatica.

Lo strumento del contratto collettivo nazionale di lavoro va difeso!

Gli accordi sindacali interconfederali, riassunti nell’accordo del gennaio 2014, li hanno invece svuotati, innescando un rapido processo di smantellamento e di deroga alla contrattazione di secondo livello. La contrattazione di secondo livello non può sostituire il contratto nazionale e va intesa soltanto in senso migliorativo!

Rivendichiamo l’armonizzazione contrattuale alle migliori condizioni, rivendichiamo il principio “a uguale lavoro uguale salario”!

Piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione, i cui dipendenti sono tra i più anziani d’Europa! Per garantire la gratuità e l’efficienza dei servizi ai cittadini, per eliminare il precariato e il lavoro in appalto, presente nella maggior parte dei comparti pubblici, per la messa in sicurezza ed il presidio del territorio, per la realizzazione dei necessari interventi infrastrutturali dei beni pubblici.

Lavoro, salario per una vita dignitosa!

Contro la precarietà ci vuole rigidità. Basta con l’ideologia della flessibilità che altro non è che precarietà di vita e di lavoro. Il contratto a tempo indeterminato deve tornare ad essere la formula con la quale le aziende possono assumere mentre quella a tempo determinato va autorizzata solo per giustificati motivi di straordinarietà.

Va abolito il contratto a tutele crescenti (Jobs act) ripristinando l’art. 18 ed estendendolo a tutti i lavoratori. Allo stesso modo vanno abolito le altre forme di contratto atipico .

Mentre i nostri politici protestano e alzano barricate contro il taglio dei vitalizi, definiti “diritti acquisiti”, i lavoratori subiscono gli effetti della legge Fornero che ha cancellato i loro diritti acquisiti e portato le pensioni alla soglia della vecchiaia.

Non bastano piccoli aggiustamenti propagandistici, occorre cancellare una legge ingiusta, varata soltanto per realizzare un ulteriore risparmio, sempre a danno dei lavoratori.

Nel pubblico impiego il TFR/TFS viene addirittura liquidato dopo due anni dalla cessazione dal servizio!

In pensione a 60 anni di età o con 35 di contributi, è il minimo che ci è dovuto!

Nell’ultima tornata di rinnovi contrattuali, a partire dal contratto dei metalmeccanici, sono state introdotte misure di “welfare aziendale” che, attraverso l’adesione obbligatoria ai vari fondi, sottraggono soldi dalle tasche dei lavoratori, anche a favore dei sindacati complici presenti negli enti bilaterali.

Una doppia truffa che, in barba al principio costituzionale dell’universalità dei servizi pubblici come sanità, scuola, pensioni, acqua e trasporti, li taglia e li privatizza, finanziandoli con pezzi di salario.

Il welfare deve essere universale e gli incrementi salariali devono essere reali e messi nelle tasche dei lavoratori! Nessuna nuova schiavitù in nome del cosiddetto welfare aziendale, nessuno scambio a perdere per i lavoratori!

La fiscalità generale deve servire anche a garantire servizi di cura e assistenza agli anziani, ai bambini, ai disabili. Servizi oggi insufficienti, spesso inaccessibili per i costi altissimi.

Difesa e ripristino delle conquiste dello stato sociale: pensioni, universalità e gratuità delle prestazioni sanitarie e dell'istruzione pubblica, piano straordinario di edilizia pubblica, requisizione delle case sfitte in mano ai grandi gruppi immobiliari!

Il diritto di sciopero, il diritto alla rappresentanza sindacale libera ed elettiva, sono diritti fondamentali!

La Costituzione Italiana illustra chiaramente il quadro di queste libertà da rivendicare in ogni aspetto.

I sindacati complici hanno gradualmente e consapevolmente disarmato i lavoratori, hanno ingabbiato i loro diritti, impedito loro di decidere sugli accordi che li riguardano, hanno relegato

fuori dai cancelli delle fabbriche e fuori dagli altri luoghi di lavoro ogni forma reale di democrazia!

L'azzeramento dell'accordo del 10 gennaio 2014 che, fra le altre cose assegna il monopolio sindacale ai soli sottoscrittori del medesimo accordo, in cambio dell’impegno formale a non scioperare ed a condannare i lavoratori che scioperassero contro gli accordi sottoscritti da sindacati e padroni, segna lo spartiacque tra lotta sindacale e collaborazione con il padronato, tra lotta per i diritti e garanzia di privilegi.

Lo sciopero deve tornare ad essere strumento praticabile nell’impari lotta tra capitale e lavoro!

La rappresentanza nei luoghi di lavoro deve essere libera da ricatti e condizionamenti, sindacali e padronali: una testa un voto, tutti elettori e tutti eleggibili!

La guerra oggi si combatte tra i blocchi economici imperialisti, con lutti e tragedie inimmaginabili nei paesi considerati “terra di conquista” e/o strategicamente importanti per gli interessi di questi blocchi.

La natura imperialista del blocco europeo (UE) è fuori di dubbio e produce immiserimento economico e sociale delle classi subalterne, in particolare dei paesi più deboli economicamente, fra i quali l’Italia.

Motivo questo sufficiente per una mobilitazione che unisca l’opposizione alla guerra “esterna” con quella alla “guerra interna”.

L’andamento florido dell’industria bellica e l’aumento delle spese militari degli Stati sono il segno evidente di una guerra permanente: 23 miliardi di euro (64 milioni di euro al giorno) verranno spesi nel 2018; di questi, 15,5 miliardi vengono spesi per il rinnovo degli armamenti, ossia per avere armamenti idonei a uccidere meglio.

A queste cifre vanno aggiunte quelle per le “missioni umanitarie”, che spesso coprono vere e proprie missioni militari, e per il deposito per le armi nucleari in Italia.

Sono infine aberranti le intenzioni del governo che, in ossequio alle richieste di Trump in seno alla NATO, vorrebbe raddoppiare nei prossimi sette anni le spese militari portandole da 64 a 100 MILIONI al giorno.

Tutte risorse sottratte alle nostre principali necessità di lavoro, case, ospedali, asili, scuole e servizi sociali.

C’è l’esigenza perciò di lottare contro una politica economica che impoverisce il lavoro dipendente, smantella lo stato sociale, degrada i diritti, produce liberismo all’interno e guerra di bombe all’esterno per rapinare le risorse o acquisirle a basso prezzo.

Uno dei punti centrali della mobilitazione non può che essere la lotta alle morti sul lavoro, per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e nei territori invasi da fonti inquinanti.

Fermare le fonti inquinanti all’interno delle aziende, a partire dall’area a caldo dell’acciaieria più grande d’Europa, l’ILVA di Taranto, anche con seri piani di riconversione.

Fermare le fonti inquinanti dentro e fuori i luoghi di lavoro è un obiettivo che nello sciopero d’Autunno vogliamo centrale, per,batterci contro la costrizione ad accettare qualsiasi lavoro, anche se provoca inevitabilmente malattie e morte.

Contro il ricatto occupazionale va proposto legislativamente “l’omicidio da lavoro” con pene conformi.

Gli obiettiviche abbiamo enunciato nei vari paragrafi, sono tutti raggiungibili tramite:

lotta vera all’evasione fiscale che recuperi risorse sottratte alla collettività che nel 2017 ammontavano a quasi 87 MILIARDI

revisionedel sistema di tassazione a favore dei settori popolari all’opposto della Flat Tax annunciata dal Governo

riduzione fortissima delle spese militari, che attualmente ammontano a 23 MILIARDI all’anno e che il governo nei prossimi anni vorrebbe portare a 40 MILIARDI

seria lotta alla corruzione che ricordiamo costa a tutti noi, secondo la Corte dei Conti e gli esperti del settori fra i 60 e i 100 MILIARDI all’anno,

il rifiuto dei parametri di bilancio imposti dalla Unione Europea e dalla Banca Centrale Europea.

Questo è l’orizzonte a cui guardiamo e al quale devono guardare le lotte dei lavoratori, a partire dallo

Sciopero Generale

26 ottobre '18

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